Rallegriamoci, esultiamo, ci è nato un Salvatore!
Vero!
Ma se anche un solo povero patisce il freddo dentro al suo cartone e nessuno può farci nulla e ammala o muore per il freddo, per poter essere felici stanotte dobbiamo dimenticarcene, far finta che non ci sia, anche solo per un giorno! E’ così che si diventa ipocriti, non lo capite? E’ così che si inculca l’abitudine a staccare un contesto dall’altro come si trattasse di realtà aliene fra loro.
Io non riesco più a ignorare. Queste ed altre cose sono ormai parte di me, entrano sempre nella mia preghiera. Le ho viste e misurate con la ragione e col cuore. Patisco per la mia impotenza, per la mia inettidudine, per il mio sempre troppo egoismo di fronte ad esse. Sono a fatica sufficiente a me stesso, come posso aiutare?
Il Signore guarda alle strade dei poveri conducendoli con la loro indigenza e non dimentica quelle dei ricchi nella loro arroganza.
Non è però che bisogna sentirsi in colpa se si possiede qualcosa a differenza di altri che non possiedono nulla, perché è anche vero che questo qualcosa ci serve per operare, oltre che per vivere. Il punto è semmai come si opera: se a favore della vita (anche quella degli altri) o contro la vita. E’ il bilancio generale di tutto l’essere e di ciò che egli fa che può renderci degni o indegni figli di Dio, non il confronto contabile fra i portafogli nostri e dei poveri. Forse il denaro saprà guarire un povero dalla sua povertà? Se credete questo voi non conoscete cosa sia la povertà. Dio guarirà il mondo dalla povertà, non certo l’uomo!
Il Signore ci aveva detto che i poveri sarebbero stati sempre con noi ( Gv. 12, 8 ) a predizione che le azioni umane contro la povertà non avrebbero mai risolto il problema.
Il Natale fa sanguinare ancor più ferite che dolgono tutto l’anno, che non si vogliono o non si possono guarire, malgrado i tanti bei discorsi fatti coi piedi sotto ad una tavola imbandita, spesso fino al vomito, ed il pensiero avvolto nell’illusione che quell’altro mondo, quello schifoso e freddo dei pezzenti, degli infelici, degli emarginati, dei disperati, non ci appartenga in nessun modo né mai avrà a toccarci direttamente. La paura è che quel mondo finisca un giorno per divorare il nostro ed ecco: non è un timore poi tanto infondato! Quanto siamo fragili anche noi! Quanti di coloro che pensano in tal modo hanno dovuto dolorosamente ricredersi. E’ bastata una banale crisi economica e nemmeno tanto feroce in confronto a tutto il marcio che sotto ancora cova. Quanta iniquità sta a fondamento nascosto della nostra bella economia, del nostro scontato, arrogante benessere, della nostra evoluta civiltà senza che nemmeno lo sappiamo, senza che, magari, dipenda direttamente da noi. Ignorare che la nostra esistenza di normalità contiene invece molte pesanti ipoteche nascoste può forse permetterci di rimanere spensierati per un po’, ma non servirà a cancellarne il gravame. Essa farà un giorno rovinare al suolo tanta arroganza.
Non so quale sia la soluzione per questo tempo di ingiustizia e corruzione strutturale, congenita, dilagante, oltre al fatto di sperare che passi per sempre; so solo cosa si può fare personalmente.
So che il Natale “felice” può forse andare bene per dei fanciulli (nemmeno tutti fra loro ne possono godere), per non turbare la loro serena esistenza, ma non sarà mai più per me finché non sorga la vera Speranza.
Malgrado tutto, il mio augurio è di buon Natale a tutti ed è un buon augurio perché fondato su una certezza.