La coscienza e le azioni

Mi chiedo spesso, all’udire notizie di crimini efferati o di azioni sconsiderate e malvagie, che aggiungono un male ulteriore all’umanità già di per se sofferente, cosa ne sia della coscienza di coloro che le compiono.  Quale è il limite di coscienza che fa la differenza fra chi le compie e chi no ed anche fra la condanna e il perdono (da parte di Dio). Gesù disse a nostra istruzione: Padre perdona loro perché non sanno quello che fanno; …  ma fino a quando non sapranno?

Chi di noi non ha mai compiuto per incoscienza azioni sconsiderate, che solo per un caso fortuito (o per provvidenza divina), non hanno provocato del male ad altri? Se esamino il mio passato con la consapevolezza di un quasi sessantenne vedo chiaramente in quante occasioni i limiti della mia giovane, immatura coscienza o la leggerezza nella considerazione per gli altri avrebbero potuto giocarmi dei brutti tiri con conseguenze potenzialmente gravissime. Non è successo nulla, ma ad altri, a volte, è andata peggio. Perché?

La coscienza intesa come pura consapevolezza interiore delle proprie azioni è il solo elemento che è in grado di porci in relazione logica e diretta col Bene, con la Giustizia, col Prossimo, con Dio. Infatti essa conduce naturalmente alla compassione cioè a considerare l’altro e ciò che ci circonda come parte di noi stessi. In altre parole la coscienza, considerando l’altro, amplia in tal modo i suoi orizzonti, guardando solo alla propria individualità invece si rinsecchisce e si limita a proprio danno. La coscienza dell’uomo è già naturalmente  limitata in varia misura ed ordine, da cui la necessità dell’umiltà che sola ci permette di oltrepassare, riconoscendoli, i nostri limiti personali e naturali. Questo perché la coscienza è l’occhio dell’anima. Essa vede e prevede infatti, quando sia bene formata integra e matura, tutte le conseguenze dell’umano agire in modo globale, completo, prudente, impedendo all’uomo di compiere errori fatali per se o gli altri. A meno di essere autolesionisti, tutti quanti prima di agire dovrebbero considerare le conseguenze che tale agire comporta e questo nella misura più ampia possibile riguardo a tutte le sue ripercussioni future. Ma qui vi è appunto un problema che riguarda il limite della coscienza umana. Al pari di colui che subisce la paresi completa di una parte del corpo, fatto che può portare il malato a negligere ed ignorare totalmente la parte colpita al punto che questa, essendo del tutto insensibile può ferirsi, infettarsi, e non curata, condurre tutto il corpo a setticemia mortale, così accade su un altro piano a colui che compie il male per pura incoscienza delle sue conseguenze,  forse per leggerezza, forse sedotto e convinto dall’idea che possano esistere scorciatoie facili all’esistenza. La sua “paresi”, in questo caso è proprio l’incapacità di considerare le cose e le azioni nella loro globalità e ciò infatti riconduce ad uno stile di vita nichilistico, stigmatizzabile in: cogli l’attimo; del domani non v’è certezza.

La legge di Dio, il suo insegnamento, quindi, divengono una cognizione indispensabile al fine di chiarificare ed orientare la coscienza, dandoci la nozione del male (peccato) e fornendoci le chiavi per comprendere, la luce necessaria per vedere. La coscienza illuminata in tal modo ci fa comprendere e vedere come compiere il male, anche per noncuranza, verso altri danneggerà inevitabilmente noi stessi in un tempo presente o futuro, perché la Vita di cui tutti fruiamo è unica e chi maledice la Vita nell’altro, fuori di se stesso, la maledice prima ancora in se stesso. Perciò chi ha sposato la Legge di Dio non può assolutamente pensare di compiere il male deliberatamente, ma se ne guarda attentamente.

Dio parla in un modo o in un altro, ma non si fa attenzione. Parla nel sogno, visione notturna, quando cade il sopore sugli uomini e si addormentano sul loro giaciglio; apre allora l’orecchio degli uomini e con apparizioni li spaventa, per distogliere l’uomo dal male e tenerlo lontano dall’orgoglio, per preservarne l’anima dalla fossa e la sua vita dalla morte violenta. Giobbe 14-18

Il limite della coscienza (incoscienza), nel fare il male è stato ed ancora  può essere una attenuante per ammettere il perdono di Dio e dell’uomo. Ma questo è sempre meno un percorso possibile perché anche nell’autolimitare volontariamente la propria coscienza esiste una responsabilità per le conseguenze che ne possono derivare. Si assiste oggi all’assurdo (secondo la pura logica), all’autolesionismo di coloro che provano piacere chiudendo gli occhi e bene sapendo che durante la corsa hanno la probabilità di sbattere contro un ostacolo, a volte costituito purtroppo da altre persone, evidentemente non considerate come tali. Così abbiamo sempre più i drogati, gli ubriachi al volante o in altri posti di responsabilità, e via dicendo. Tutti costoro appartengono ad una categoria che autolimita, spesso volontariamente, la propria coscienza e che non considera, non vede o non vuol vedere, di conseguenza, l’impatto negativo verso la Vita che la loro azione reca. Questo aspetto della realtà nelle loro considerazioni non esiste o quasi. Non voglio pensare a quali molteplici motivazioni più o meno gravi possono condurre le persone a tale comportamento e non è mio compito giudicarle. Ma certamente, in qualche modo, dovranno rispondere di fronte a Colui che ha creato la Vita e la coscienza e passare a loro volta, in un tempo futuro (azione della Provvidenza, non della rivalsa), attraverso esperienze dolorose, malattie incluse, simili a quelle che hanno causato; ciò non per vendetta ma fino a quando non abbiano compreso, cioè fino a quando non sia stata  ripristinata l’integrità e la giusta funzione della loro coscienza. Questo indipendentemente dal perdono della colpa o dalla condanna, indipendentemente dalla Misericordia divina ed umana.

I gravami che vengono generati in tal modo, creano infatti delle ferite, delle lacune gravissime nell’individuo che compie tali azioni, cioè nello stato della sua coscienza. Se non verranno riparate egli non può accedere alla Vita in modo pieno e nessuno se non lui stesso ha il potere di riparale appunto vivendo intimamente e personalmente, prendendo coscienza di ciò che volle altrove ignorare.

Vi sono poi coloro la cui coscienza più non esiste ed è pertanto inguaribile. Stento ad immaginarmi come tal tipo di persone possano essersi generate e in qual modo riescano a vivere. Ma la Scrittura ci dice che esistono ed operano sempre e comunque il Male. Per loro un’altra strada è preparata e questo problema ormai non ci riguarda se non per puro monito ed avvertimento.

La scimmia

Questo articolo mi permette di affrontare contemporaneamente 2 temi: uno generale, che riguarda l’impossibilità di sussistenza di un BENE puro ed autentico in questo mondo, analizzando le cause che mantengono in atto tale situazione; l’altro particolare, che riguarda la cura delle malattie operata col metodo omeopatico. In questi mesi sto iniziando a scoprire cosa sia veramente l’omeopatia; il caso volle che in google libri ritrovassi il trattato del Medico Samuele Hahnemann, padre dell’omepoatia, inerente la cura e le problematiche delle mattie croniche. Conoscevo da sempre il principio dei simili  su cui tale medicina si basa, ammettendolo per vero e sacrosanto ed avevo dell’omeopatia un nozione comune, generale, superficiale, inesatta. Presenziai pure attentamente ad una visita omeopatica  da parte di un medico specializzato nel ramo ad un mio parente, ma non ebbi mai il modo di potermi realmente avvicinare alla pratica di tale medicina, trovando piuttosto laborioso ed improbabile il reperimento dell’esatto simile di una malattia nel mezzo della enormità di repertori infiniti di: sintomi, sostanze, orari, condizioni che vengono determinate e ricercate al fine di individuare il rimedio più esattamente simile. Del resto, i risultati nulli del trattamento omeopatico prescritto dal medico al mio parente non mi incoraggiavano all’approfondimento della materia. Ho letto parte del libro e il risultato è stato: Claudio, non ti hanno mai voluto far sapere cosa veramente è l’omeopatia! Te l’hanno presentata come un medicina improbabile, fantasiosa, quasi impotente, lunga e dagli effetti dubbi o condizionati dall’autosuggestione.  Ma Il libro sulle malattie croniche di Hahnemann riflette invece lo spirito e la Scienza di un vero Medico che, pur con i limiti materiali dell’epoca, ha rivelato di essere un Grande in senso scientifico, spirituale , intuitivo ed umano, lasciandoci una eredità immensa che purtroppo (è naturalmente una opinione personale), è stata in parte avariata proprio da molti di coloro che dovevano custodirla e tramandarla, nello Spirito prima di tutto.

Alcune prove eseguite sulla mia persona con farmaci omeopatici da me scelti mi hanno infine tolto ogni dubbio sulla effettiva efficacia di questa medicina geniale e potente il cui studio genuino dovrebbe invece essere propagato nelle scuole al posto di tante inutili materie. Ma questo non si farà mai perché toglierebbe affari ed affaracci a certa gente dando a ciascuno la possibilità di gestire in autonomia gran parte della propria salute oltre che di capire tante altre cose; ciò non è utile al buon gioco del sistema.

Quando l’aspetto commerciale o politico si impone in una realtà, lo Spirito di Bene, quale esso sia, viene immancabilmente perduto, tradito, violentato, adulterato.

In quel libro io ho ritrovato invece lo spirito autentico del Medico, riconoscendolo simile a quello con il quale mi sono dedicato per anni, pur non essendo laureato, alla ricerca della salute e del benessere dei conigli che ho ricevuto in custodia.

Ora, ciò premesso, affronteremo il tema generale esprimendo una legge che credo sia universalmente constatabile. In questo mondo quando un Bene autentico viene rivelato, scoperto, donato all’umanità, sia esso il Vangelo, la scienza omeopatica o altro, immancabilmente viene suscitata la sua “scimmia” ovvero il suo falso simigliante che opera instancabilmente in modo da sostituirsi o sovrapporsi al soggetto originale cercando di riscuoterne il credito presso gli uomini. il Male che si traveste al fine di risultare invisibile, inesistente, imita sempre e necessariamente il bene quasi perfettamente…MA NON LO E’, non potrà mai esserlo malgrado ogni suo sforzo ed espediente!

Ogni bene puro ed autentico, rivelato apertamente ed ingenuamente, finisce perciò, presto o tardi per fornire al male una ulteriore occasione di travestimento ed azione!

Guardiamo alla Verità di Cristo ed alla istituzione ecclesiastica che ne è venuta, guardiamo all’omeopatia come era in origine e come viene intesa oggi. Guardiamo alle scoperte scientifiche ed all’uso che ne fanno le grandi multinazionali della medicina, le “lobbies” dei medici, dei farmacisti e via dicendo.

Perciò Cristo insegnava in parabole; un modo per far annunciare ed insegnare la verità senza esporla completamente alla contaminazione del maligno che, Lui sapeva, sarebbe immancabilmente avvenuta.

Perciò tutto questo mi insegna a dubitare grandemente di tutti coloro che pare stringano in pugno la soluzione definitiva dei problemi dell’umanità. Ciò non potrà avvenire che in un Giorno solo, come rivelatoci della Scritture.

Nel tempo presente e fino a quel Giorno il Bene, quello con la B maiuscola, può albergare, crescere e fruttificare solo nel cuore puro dell’uomo e giammai sulle piazze del mondo. Un tuorlo d’uovo, ricco di proteine ed altri preziosi elementi nutritivi, non può essere impunemente esposto all’atmosfera di questo mondo, pena la sua corruzione immediata e inevitabile a causa dei batteri.

Così la verità pura, il Bene puro ed essenziale.

Perciò dobbiamo sempre coltivare la Speranza e vegliare sul Bene dentro di noi malgrado fuori ogni cosa pare degenerare al peggio. Il messaggio Cristiano ci ha detto e predetto tutto. Vegliate e pregate sempre perché l’azione della Giustizia non vi colpisca. E’ infatti sospeso sulle teste dell’umanità, di tutti noi,  un infinito  carico di iniquità regresse e presenti che reclamano giustizia e la Giustizia, prima o poi, dovrà avere corso.

Guarire con la mente

Quello che sto per dire non pretende affatto di avere valore di prova, tanto meno di prova scientifica e non pretende nemmeno di essere un metodo valido per tutti e in ogni caso di malattia possa presentarsi. Si tratta solo di alcune esperienze, osservazioni e ragionamenti personali che però potrebbero servire a motivare ed aiutare colui che si sentisse liberamente ispirato a svilupparle. Solo Dio è onnisciente e queste cose sono comunque cose umane con tutti i loro limiti seppure, a volte, di grandissima utilità.

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Il potere, antitesi dell’Amore

Eppure si tratta di un ragionamento semplicissimo! Ma nessuno tra i Dotti e gli Eminenti pare averlo mai compreso.

In antico, ed ancor oggi, si insegna il timor di Dio. Col Cristo però si è insegnato particolarmente l’Amore per Dio e l’Amore di Dio. Anche un idiota comprende che Dio, almeno  quello rivelatoci da Cristo, apprezzerà chi lo ama piuttosto di chi lo teme soltanto. Il timore infatti genera solo la sottomissione ma non può consentire di realizzare l’Unità di intenti, la Figliolanza. Il timore può avere certo una sua utilità momentanea, ma solo al fine di poter iniziare un dialogo edificante con uomini dalla dura cervice ed abbrutiti dalla natura materiale. Esso DEVE necessariamente lasciare il posto al dialogo dell’amore non appena l’uomo sia stato scosso da se stesso. Da servi o schiavi che erano inizialmente, gli uomini sono quindi chiamati da Dio ad essere Figli, Amici e questo si può realizzare solo se l’amore per Dio dimorerà, liberamente accolto, nei loro cuori, senza nessuna forma di costrizione o di imposizione esterna, ma soltanto perché quegli uomini si riconoscono pienamente e spontaneamente, in tutta coscienza  nel Soggetto del loro amore condividendone perciò le Leggi, la Giustizia, gli obiettivi e infine l’esistenza, la responsabilità e la Vita.

Chi agisce solo per timore della onnipotenza di Dio, avendone perciò coscienza e pure essendo minutamente fedele ad ogni sua Legge, è inferiore e retrogrado rispetto a colui che agisce motivato dall’Amore.

Tutto l’insegnamento di Gesù è volto a farci riflettere su questo concetto elementare che sebbene esposto più volte fin dall’antico Testamento ha finito per assumere una posizione di definitiva preminenza man mano che la volontà di Dio quanto all’umanità veniva chiaramente esposta.

Da ciò scaturisce direttamente una riflessione ed un giudizio pesante ed ineluttabile riguardo a certo operato delle religioni. Mi sovvengono in particolare i delitti compiuti dai cristiani, ma anche quelli più attuali che portano l’etichetta dell’Islam più estremo e fondamentalista. Il discorso corre parallelamente a quello della giustificazione secondo le opere (umane) o secondo la fede ed in parte contribuisce a spiegarne lo spirito per evitare i tremendi malintesi che da esso si sono generati.

Le conversioni forzate, le inquisizioni, le guerre di religione,  i ricatti vitali, fatti abominevoli che ricoprono da secoli la faccia del pianeta di ignominia grave per il genere umano. Cosa hanno a che fare con Dio? Cosa mai hanno preso da Dio? Nulla! Ma tutto dalla durezza dei cuori di coloro che li promossero e scatenarono, genìa malsana che ancor oggi pensa di poter ottenere un futuro su questo pianeta.

Tutti questi tentativi violenti dell’uomo di fare adorare forzosamente, con l’esercizio del potere, qualcosa che egli non vuole amare per i più disparati ed ingiudicabili motivi, sono indubbiamente alieni dalle logica, dalla volontà, dalla magnanimità e dall’azione di Dio.

Ecco dunque la sola base accettabile per tutti al fine di promuovere un dialogo inter-religioso possibile ed auspicabile: non questa o quella usanza, non le tradizioni, non i riti, non i dogmi, ma unicamente la rispondenza sostanziale delle azioni umane e degli insegnamenti alla legge dell’Amore. Tutto il resto è solo feccia inutile e tossica. Possiede la Suprema verità solo chi ha compreso ed accettato fino in fondo la Legge d’Amore che sorregge, unisce a vivifica ogni realtà ed ogni essere dell’Universo da sempre.

Qualsiasi potere  religioso o civile volto alla coartazione in ogni forma della libera volontà e scelta serena delle coscienze non produrrà mai frutti per Dio e per l’umanità ma per il maligno che infatti si adopera in ogni modo per conferire tale  potere ai suoi figli degni, a coloro che per lui sono “in odore di santità”. L’amore di Dio invece concede all’uomo insegnamenti, profeti, la fede e secoli e millenni, se occorre, affinché questi possa essere in grado di ritrovarLo con le proprie decisioni, a ragion veduta, pur attraverso molteplici errori e tentativi, conservando sempre la propria integrità e dignità di Essere. Il Cristo ci è venuto incontro, ma mai ha obbligato  sotto minaccia di morte o anatema alcuno che non lo ravvisasse giusto a fare qualcosa in nome di Dio. Al massimo lo ha voluto avvisare delle conseguenze del proprio agire, ma in modo assolutamente disinteressato ed amorevole.

Vi è perciò un Giudizio che spaventa grandemente tutti coloro che agiscono secondo il maligno ed agognano ed ottengono il potere in questo mondo ed è quello che potrebbe promanare (e un giorno promanerà universalmente), dalle coscienze umane che si sono rese conto in se stesse di questi fatti. Ciò sancirebbe la fine pascolo degli empi che solo sull’inganno dell’uomo è fecondo, ma isterilisce senza rimedio quando la visione della Verità delle cose libera le coscienze individuali per sempre dalla soggezione da ogni potere che non sia quello di Dio e del suo Amore.

Credere – Le ragioni della Fede e del razionalismo

Mi sono chiesto molte volte che cosa, in fondo in fondo, orienti, determini le persone a credere o non credere a certe verità  così come, d’altro canto, alle menzogne permettendo quindi la consumazione di inganni a volte atroci a loro danno . La cosa mi interessa particolarmente per quanto concerne l’aspetto della fede e della religione, ma non solo; vedremo come partendo da questo interrogativo sia possibile  generare un ampio corollario  di ragionamenti i quali ci aiuteranno a comprendere  l’uomo e ad indirizzare meglio,  di conseguenza,  la nostra vita.

Il ragionamento filosofico di coloro che incarnano una posizione scettica o negazionista, minuziosamente ragionata, riguardo all’esistenza di cose sovrannaturali, può essere anche accolto, ma non con valore assoluto. Concordo sul fatto da costoro rilevato che esistano effettivamente nei comportamenti dei popoli e proporzionalmente al loro grado di ignoranza, atteggiamenti comuni, direi morbosi, inclini ad accogliere acriticamente ogni preteso fatto meraviglioso,  preternaturale. Ciò non fornisce tuttavia la prova della non esistenza di piani esistenziali differenti da quello  materiale e immediatamente sensibile. Questo avviene perché da sempre la prospettiva di un evento miracoloso che infranga le ordinarie leggi di natura, sollevando anche solo nell’immaginario l’umanità dai gioghi pesanti di questa e consolandola dei timori più oscuri che essa prova, ottiene come risultato una accettazione estesa, annegando in questo impeto ogni stimolo ad una analisi critica dell’evento.

Se le realtà interiori esistessero – ed esistono – avrebbero su tutto il sistema materiale-sensoriale un superiore ruolo di determinanza dovuto proprio alla loro natura. Pertanto, il razionalismo, può anche, in determinati contesti, essere applicato alla fede con vantaggio, mentre la fede viene esclusa a priori e dalle sue origini dal razionalismo il quale parrebbe soltanto accettare come probante ciò che emerge unicamente dalle esperienze sensoriali, direttamente constatabile, provabile, ripetibile, quantificabile. Siccome la fede si rivolge necessariamente e per sua natura a cose o a caratteristiche di un soggetto non concretizzabili oggettivamente – altrimenti non sarebbe proprio necessaria – essa non può, in nessun caso essere contemplata dal ragionamento razionale e scientifico fine a se stesso, riducendosi in questo caso la diatriba tra le due parti ad un dialogo tra un sordo e un muto, dove uno, pur udendo, non può parlare e l’altro, potendo parlare, non ha i mezzi per udire.

La fede, non potendosi dimostrare con la ragione proprio ai ragionatori appare loro una forma di azzardo o di “investimento personale” ad altissimo rischio su cose non direttamente accertabili per coloro che ragionano sì con intelligenza ma solo basandosi esclusivamente sulla logica cerebrale e sui dati oggettivi forniti dal proprio apparato sensorio. Possiamo ammettere questo, poiché la fede si ancora su evidenze spesso molto personali ed interiori, che non sono altrettanto trasmissibili e condivisibili al pari di una esperienza sensoriale o scientifica. Tuttavia questo non significa né preclude il fatto che nell’uomo vi sia un’altro apparato, diverso dal sensorio, con funzione simile, ma rivolto massimamente verso la sua interiorità. Le scoperte della psicologia, relativamente recenti, ci dicono che l’interiorità umana è un sistema complesso, articolato, funzionale, con le sue leggi, i suoi linguaggi simbolici ed i suoi molti lati oscuri che  la scienza e la psicologia, ancora, non hanno potuto penetrare completamente. Esse hanno tuttavia il merito di averci dissipato molti fra i meandri oscuri che alimentavano la superstizione, compresa quella  che è radicata e tuttora coltivata all’interno delle religioni.

Ma vediamo da vicino in motivi e gli orientamenti del credere che un uomo può avere:

Penso che Credere sia, in ultima analisi, l’atto esprimente il riconoscersi e il ritrovarsi profondamente nei valori dichiarati o dimostrati di un determinato soggetto e nelle sue manifestazioni.

Chi è sinceramente alla ricerca del Dio Sommo contemporaneamente riscoprirà in se stesso i motivi di un grado sempre crescente di affinità con Lui, fino a raggiungere la completa identificazione col medesimo. E’ un percorso che tende necessariamente alla realizzazione dell’Unità, in modo ancor più completo che nell’unione coniugale o nel figlio per essa concepito concepito.

Una domanda semplice, chiara ed elementare mi è stata posta: Perché noi cristiani dobbiamo credere che il nostro Dio o il nostro insegnamento religioso, sia migliore di quello professato da altre religioni? In altre parole, quali sono le motivazioni per credere in questo Dio e non in un altro? Perché affidarci  al magistero cristiano piuttosto che  al magistero ebraico, islamico, buddista e via dicendo. Cercherò di rispondere spiegando il tragitto personale per cui sono giunto a certe conclusioni.

DIO è UNO SOLO! Pertanto non si tratta di credere o di seguire un Dio o l’altro ma, al più, di decidere quale forma di adorazione o di educazione religiosa sia  per noi la più adatta allo scopo di conoscerlo amarlo, raggiungerlo.

Chiariamo subito che Dio, in qualunque modo e sotto qualunque nome si voglia indicarlo non può essere che UNO come una  ed univoca è necessariamente la Verità. Dunque lo stesso Dio per tutti da cui tutto è nato. Già il poter riconoscere intimamente il valore, il peso e la Verità di questa affermazione crea a molte persone grossi problemi di logica e soprattutto di coerenza col proprio vissuto. Il primo passo per avere una conoscenza di Dio è proprio questo: saper comprendere, riconoscere e percepire il motivo della sua unicità. Di conseguenza tutte le manifestazioni, le religioni, le dottrine, le fedi debbono essere considerate, anche dove non siano manifestamente errate  o travisate,  come parziali, provvisorie; strumenti, veicoli recanti i germi della verità, utili a quel popolo, in quel periodo storico (anche lunghissimo), in quel contesto, per indirizzare l’uomo verso la totale conoscenza di Dio che sarà compiuta per tutti solo con l’instaurarsi del suo Regno sulla terra, cioè quando vedremo “faccia a faccia” e non “come in uno specchio”, per usare le parole di Paolo apostolo. Vediamo quindi – parlo per immagine – che la cima della medesima, altissima montagna sacra può essere raggiunta o quantomeno avvicinata tramite percorsi ed orientamenti assai differenti fra loro e partendo da “luoghi mentali” assolutamente distanti, sia nel tempo, sia nello spazio, sia nella logica. Ma l’obiettivo eterno iscritto, insito nella natura umana è sempre uno per tutti: salire nel punto più elevato possibile dal quale sarà poi facile vedere e giudicare esattamente tutto quello che all’intorno si trova più in basso. Le religioni, in particolare quelle rivelate, sono dunque quei sentieri che si percorrono a piedi, o con animali da soma  per salire alla cima e realizzare così la propria, percepita vocazione spirituale. Ma vi è un altro tracciato, non meno importante scritto questa volta all’interno dell’uomo, DI OGNI UOMO, il quale è un po’ come la sua mappa personale, la sua bussola e che gli permette di valutare ed apprezzare i progressi o i regressi del suo incedere, del suo percorso nell’avvicinarsi, nell’integrarsi a Dio. Sapere di possedere questo strumento interiore ed innato è il secondo passo per poter credere in maniera solida e dirigerci verso l’autentico BENE. A nulla servirebbe infatti sapersi orientare perfettamente mediante la stella polare, ben sapendo che indica il nord, se non si conoscesse qual’è la sua immagine o la sua posizione in mezzo ad altre stelle per poterla esattamente ed indubitabilmente identificare fra le tante  simili.

Luca 10:22 Ogni cosa mi è stata affidata dal Padre mio e nessuno sa chi è il Figlio se non il Padre, né chi è il Padre se non il Figlio e colui al quale il Figlio lo voglia rivelare».

Nel cuore di ogni uomo, infatti esiste, innato in ognuno, un complesso di fattori e di cognizioni che sono in grado di guidarlo esattamente ed infallibilmente, nel lungo termine; la cosiddetta coscienza, che non si fa sentire soltanto come rimorso per una cattiva azione compiuta, ma è un vero e proprio sistema capace di interagire con i pensieri e l’attività vitale dell’uomo, sebbene spesso permanga inascoltato, misconosciuto, travisato,  impedito, sottovalutato proprio dall’uomo esteriore con pretese di razionalità.

La religione, ma anche la scienza,  quale essa sia, non possono mai prescindere dalla coscienza individuale, non possono mai prevaricare su di essa quando invece dovrebbero aiutarne in modo puro, disinteressato e fedele lo sviluppo e la presa di cognizione difendendola efficacemente da tutte le innumerevoli manovre occulte, astute, menzognere, le quali tendono elettivamente ad alterarla o impedirla nelle sue funzioni. Inutile dire che abbiamo di fronte un binomio (credo-coscienza individuale) che risulta essere delicatissimo in quanto la menzogna può compiere a danno di esso dei guasti notevolissimi, travisando, nascondendo, invertendo le funzioni che ognuno dei suoi componenti dovrebbe avere originariamente. Perciò il processo del Credere è così spesso travagliato, sofferto e molti inganni e disillusioni vede e subisce durante il suo divenire prima di poter approdare in un porto sicuro.

Il riconoscimento di Dio.

Supponiamo di non sapere nulla di Dio, anzi disponiamoci ad esaminare tutto quanto può assomigliargli; non sapendo nulla di certo possiamo ritenere che Dio può essere qualsiasi cosa o essere cada sotto le nostre percezioni possedendo certe caratteristiche. Si faranno subito avanti molti pretendenti alla carica di “Dio”. Esaminiamoli dunque alla luce della nostra coscienza ovvero alla luce di quello che sentiamo essere dentro di noi amabile, desiderabile, bello, giusto, eterno sopra ogni cosa.

Guardiamo per prima cosa che cosa desiderano da noi i possibili “Dio” e cosa sono disposti a concederci, anche alla luce delle esperienze vissute in passato dai nostri antenati.

Si presenta il denaro, Mammoona e dice: – io ti posso concedere ogni cosa bella e desiderabile, lecita o illecita  che tu vedi in questo mondo, basta che mi rendi adeguato sacrificio in te su alcune cose: devi essere assolutamente fedele e sacerdote alle mie Leggi che imparerai ad utilizzare e praticare nel tempo e che io stesso ti insegnerò e nulla ti sarà precluso perché tutto ciò che è nel mondo, vita umana compresa, si può comprare, è solo questione di prezzo! L’unico limite nell’ottenere ciò sei tu stesso.

Si presenta un uomo che dice: io ho molto potere e credito nella società e te ne concederò una gran parte soltanto se tu mi servirai come un servo fedele e diverrai attuatore fedele, senza dare un giudizio morale, della mia volontà presso altri. Ti rammento che il Potere è una qualità superiore che domina, oltre che sul denaro, anche le coscienze degli uomini fornendo benefici che il denaro da solo non può concedere. Ti sentirai simile a Dio.

Si presenta un prete che dice: – Io ti insegnerò la vera via di Dio e sarai bene accetto e onorato all’interno della nostra comunità, in essa avrai un posto tuo e navigherai in acque tranquille, col vento sempre a favore, le faccende della tua vita saranno benedette dal Signore se farai fedelmente ciò che io ti dico. Io stesso pregherò e chiederò ad altri di per te.

Si presenta Gesù che dice: – Sarai mio amico se farai ciò che ti dico; io ti offro la porta stretta e la croce, ma per giungere alla Vita; tuttavia il mio giogo è soave e leggero.

Vediamo che qualsiasi aspirante ad essere Dio o miraglio della propria esistenza richiede invariabilmente all’uomo di osservare e praticare la sua legge, la sua volontà e promette in cambio un miglioramento dell’esistenza presente o futura, ma mentre i primi tre propongono in cambio qualcosa di allettante che ha riscontro concreto riguardo alla vita materiale, il Cristo avanza una proposta affatto diversa, praticamente opposta. Ne deduco che i primi tre lavorano per conquistarsi l’uomo attraverso i sensi la ragione mostrando la CONVENIENZA, mentre il quarto, Gesù, uccide la convenienza dei sensi e parla al cuore, all’interiorità dell’uomo, mostrando prima di tutto, e primo fra tutti, non ai sensi, ma all’intelligenza dell’anima, un ragionamento, una grandissimo disegno di Giustizia!

Matteo 5:1 Vedendo le folle, Gesù salì sulla montagna e, messosi a sedere, gli si avvicinarono i suoi discepoli.
Matteo 5:2 Prendendo allora la parola, li ammaestrava dicendo:
Matteo 5:3 «Beati i poveri in spirito,
perché di essi è il regno dei cieli.
Matteo 5:4 Beati gli afflitti,
perché saranno consolati.
Matteo 5:5 Beati i miti,
perché erediteranno la terra.
Matteo 5:6 Beati quelli che hanno fame e sete della giustizia,
perché saranno saziati.

E questo, una volta inteso a livello personale illumina il cuore di una luce incomparabile, attiva la speranza, cambia efficacemente la vita degli uomini in una condizione migliore.

Come  scegliere dunque e perché?

INDISPENSABILITA’ ASSOLUTA DELLA FEDE PER FARE UN PASSO DECISIVO CHE VADA OLTRE LE EVIDENZE DI SENSI

Il fattore discriminante in una scelta del genere non può che essere che il contenuto intimo dell’uomo, della persona e la scelta avverrà sia per una scelta istintiva, simpatica, consonante, sia attraverso un processo ragionato, magari integrato da tratti di esperienza vitale; sebbene una certa influenza possa essere temporaneamente esercitata dal proprio contesto sociale e culturale è da ritenere che nel lungo o lunghissimo periodo la sua rilevanza tenda a scemare completamente perché, prima o poi quella persona dovrà confrontarsi con la veridicità di quanto prima ritenuto come verità.

Se assumiamo come centro ideale l'uomo, esistono cose amabili che si muovono verso di esso ed altre che invece ne vengono repulse, allontanate. Per fare un esempio materiale e relativo al corpo, possiamo dire che i principi nutritivi del corpo appartengono alla prima categoria in quanto dopo esser stati assunti vengono trattenuti, mentre i veleni, gli scarti, appartengono alla seconda perchè il corpo, se anche li dovesse assumere in forma inconsapevole tende per suo immutabile principio ad allontanarli, ad espellerli da se con ogni mezzo possibile. Ora se questa forma di "intelligenza" sa operare automaticamente a prescindere dall'attività cerebrale e dalla cognizione del soggetto, a maggior ragione ciò accade per quello che riguarda le azioni emotive, intelligenti volitive o coscienti  della persona ed i relativi oggetti che ne costituiscono la sintesi pratica.

Paragonando quindi l’oggetto del credere ad un alimento ideale per la coscienza, per  la mente e per lo spirito umano possiamo trarre alcune conclusioni.

  1. L’uomo ha generalmente bisogno di credere in qualcosa; necessita di un appoggio, abbisogna di sperare, proprio come, generalmente, prova la fame e la sete; evidentemente ciò accade perchè si sente incompleto, mancante, debole, imperfetto in se stesso ed aspira naturalmente a conseguire una miglior condizione eterna. Se infatti possedesse già tutto ciò di cui abbisogna non gli servirebbe più di credere in nulla possedendo già tutto in se stesso. A riprova di ciò consideriamo gli egoisti e i presuntuosi, gli empi, i pieni di se che idealmente, auto illudendosi (ma evidentemente sbagliano), di essere il meglio sotto ogni aspetto, tendono a credere solo a se stessi disprezzando di conseguenza tutto quello che è al di fuori non contemplato o considerato degno nel proprio ego o che muove contro di esso. Chi è sazio, dunque non mangia, mentre a chi è fortemente affamato si può credere inizialmente di poter propinare di tutto, anche cibi avariati o deliberamene avvelenati quali potrebbero essere ad esempio le menzogne delle sette di ogni genere. Proprio nel campo della religione cioè del bisogno, della fame dello Spirito questa legge è valida, ma non reggerà sul lungo periodo proprio a causa della coscienza umana e dell’azione di Dio che vigila sulla sua Parola.
  2. L’uomo per indole naturale è portato a credere più facilmente in cose che sono affini, rispecchianti, collineari a quei valori e desideri che già possiede e soprattutto ama in se stesso. Ma il “se stesso” ha vari “strati di “contenuti, vari livelli dei quali il più profondo, che è quello spirituale, è anche il più importante e determinante nel lungo periodo. Le altre stratificazioni di contenuti appartengono invece all’anima ed alla mente e sono o dovrebbero essere utili e strumentali al livello spirituale che molto spesso non appare, sembra essere assente, noncurante o addormentato. Tutto questo porta nel tempo e nelle generazioni ad una costruzione coerente che si delinea infine come un via di cui si eredita il passato o il trascorso e della quale si vive, edificandolo il futuro. Ognuno ha sempre il potere di mutare la direzione di questo percorso, a ragion veduta ed in funzione di ciò che ritiene essere meglio oppure può decidere di mantenerla e di avanzare in essa.
  3. E’ quindi necessario, generalmente, che l’uomo sappia riscuotersi dalla sua naturale indolenza e trovi il motivo ed il coraggio per agire diversamente, discernendo e rifiutando le adulazioni, il fascino, il blandire dei falsi e cattivi maestri per accettare e sposare in se la verità.

L’adulterio

Gesù ha esteso il giudizio della Legge di Dio, nei riguardi dell’adulterio e di conseguenza anche di ogni altro peccato, fino a toccarne la sua prima manifestazione nel cuore umano.

Matteo 5:27 Avete inteso che fu detto: Non commettere adulterio;

Matteo 5:28 ma io vi dico: chiunque guarda una donna (soltanto) per desiderarla, ha già commesso adulterio con lei nel suo cuore.

A questo aggiungiamo un consiglio che procede sulla stessa linea estremamente pura:

Matteo 5:29 Se il tuo occhio destro ti è occasione di scandalo, cavalo e gettalo via da te: conviene che perisca uno dei tuoi membri, piuttosto che tutto il tuo corpo venga gettato nella Geenna.

Matteo 5:30 E se la tua mano destra ti è occasione di scandalo, tagliala e gettala via da te: conviene che perisca uno dei tuoi membri, piuttosto che tutto il tuo corpo vada a finire nella Geenna.

Ma poi aggiunge:

Matteo 15:18 Invece ciò che esce dalla bocca proviene dal cuore. Questo rende immondo l’uomo.

Matteo 15:19 Dal cuore, infatti, provengono i propositi malvagi, gli omicidi, gli adultèri, le prostituzioni, i furti, le false testimonianze, le bestemmie.

Viene allora da riflettere su cosa si deve fare se, come Gesù afferma, il cuore stesso è la sorgente dello scandalo e del peccato? Forse che l’uomo deve strapparselo per salvarsi?

Cosa intendeva dire Gesù con tutto questo insegnamento che dichiara in purezza e verità i dettati della Legge di Dio? Intendeva forse porre una condizione che all’uomo normale risulta impraticabile? Voleva forse dichiarare implicitamente che tutti sono già condannati nella loro stessa natura? Nessuno infatti odia la propria carne e sono davvero pochi gli uomini che non bramano, quantomeno in embrione, nel cuore, ciò che loro manca o solo appare bello prima ancora di guardare se sia legittimo. Il moto istintuale, basso, vegetativo, animale, infatti, precede e prescinde sempre dalla volontà della mente nell’uomo normale. Gli ipocriti o i superficiali solitamente seppelliscono e negano totalmente questa scomoda, implicita evidenza della condizione umana, ma non per questo essa, in loro, sparisce nel nulla. Spesso diviene anzi ancor più insidiosa perché non più riconosciuta per ciò che oggettivamente è.

Con questo Gesù afferma prima di tutto una Verità assoluta. E’ poi più che verosimile che abbia detto in tal modo intendendo rivolgersi particolarmente a tutti coloro che, come i Farisei, ritenevano di potersi giustificare da soli, interpretando la Legge di Dio spingendone fino all’assurdo l’applicazione  secondo accezione letterale,  partorendo una serie infinita di usanze, tradizioni, ritualità esteriori, liturgie che di per se non possono salvare l’uomo naturale da ciò che oggettivamente è. E’ sempre una forma di idolatria fare questo cioè costruire un simulacro di terra alla Legge divina che invece è Spirito e Vita, credendo che  possa salvarci mediante le sue assurde esasperazioni.

Gesù, io credo, volle precisare, rivolgendosi specialmente a chi esagerava  l’interpretazione e l’applicazione delle leggi di Mosè,  l’estremo limite cui effettivamente giunge la Legge di Dio. Volle in tal modo fare riflettere. Nella pratica di di essa con una pretesa esattezza umana, qualsiasi comportamento, anche di poco mancante, rispetto a tale limite verrebbe dalla Legge inevitabilmente condannato; ne deriva quindi che nessuno di quelli poteva essere giustificato in questo modo; ma essi lo avrebbero potuto comprendere solo scendendo di un poco, con umiltà dai pulpiti della millantata perfezione che si erano costruiti e conquistati nelle generazioni. Inutile precisare che questo messaggio di portata universale vale anche per i “farisei”di oggi, comunque siano travestiti e nulla ha a che fare con una questione razziale o religiosa ma solo con i contenuti di giustizia propri delle persone. Comprendiamo quindi che l’azione del volere umano diretto ad ottenere l’autopurificazione si rivela incapace di penetrare e correggere i misteriosi ed imperscrutabili anfratti del cuore, di scindere il legame pernicioso ed oneroso che incatena l’uomo rendendolo succube del peccato.

Luca 11:39 Allora il Signore gli disse: «Voi farisei purificate l’esterno della coppa e del piatto, ma il vostro interno è (rimane) pieno di rapina e di iniquità.

Potrebbe sembrare una condanna o un’invettiva durissima, ma era solo un monito in toni accesi, non perché i Farisei fossero imperfetti nella Legge, ma perché rifiutarono di riconoscerlo.

Giovanni 9:41 Gesù rispose loro: «Se foste ciechi, non avreste alcun peccato; ma siccome dite: Noi vediamo, il vostro peccato rimane».

All’uomo vengono quindi presentate da Cristo due vie possibili: quella difficilissima di realizzare in se la Legge di Dio fino ad assoluti e totali livelli di perfezione, a costo di cavarsi occhi e tagliarsi mani, oppure quella (ben più logica e praticabile), di affidarsi alla misericordia di Dio usando a sua volta  misericordia verso il prossimo, essendo cosciente delle proprie  (da se stesso), inguaribili debolezze.

L’esperienza pratica ci mostra con larga messe di esempi come laddove l’uomo abbia scelto la prima possibilità si sia immancabilmente giunti (salvo forse rarissime eccezioni che tuttavia confermano la regola), a produrre una larga messe di perfetti ipocriti, falsi con gli altri e con se stessi a tal punto da non riuscire nemmeno più a riconoscersi come tali.

Ecco, io credo, perché hanno inventato le flagellazioni, i cilici, i digiuni, le mortificazioni, umiliato la donna con burqua ed ogni altra barbara usanza. Ecco perché condannano a morte i sessualmente diversi. Ecco perché condannano a morte! Condannado a morte tutte queste manifestazioni dell’umanità essi in realtà tentano di esorcizzare quella stessa natura che si riconoscono dentro e che non possono in nessun modo scrollare da se stessi, una natura che reagisce potente agli stimoli suoi propri, malgrado ogni forma di castrazione e penitenza autoiflitta, malgrado ogni ferma volontà tesa a impedirlo, malgrado ogni preghiera ripetuta con la bocca all’infinito.

Quando infatti “quel tipo di santo” o eterno aspirante a tale condizione deve scontrarsi duramente, ogni giorno, con la propria natura corporale, animale ed i suoi limiti, piuttosto che riconoscere umilmente la propria insufficienza di fronte ad essa, sarà portato preferibilmente a nascondere la propria macchia incolpando di essa ciò che è invece null’altro che un elemento in se innocente, ma col naturale potere di eccitare la sua brama. Così, colui che nel cuore è ladro, sarà più facilmente pronto a d accusare, giudicare e condannare assolutamente colui che ostenta una ricchezza che egli desidera invece possedere ardentemente rivelando così a Dio di essere peggiore di lui.  Io credo che un vero Santo possa rimanere indifferente e puro anche in mezzo ad un circolo di donne provocanti ed invece quell’agire di iniqua castrazione e repressione inevitabilmente perpetrato da molte religioni, per lo più a carico delle donne ma non solo, a mio parere prova proprio il contrario di quello che si vorrebbe affermare; prova che oltre a non essere santi, i sedicenti perfetti sono pure grandissimi ipocriti, incapaci di comprendere i principali fondamenti reali dell’insegnamento religioso e dello Spirito di Dio.

E siccome alla fine non possono non rendersi conto di tutto ciò ecco che si riducono, si determinano ad operare solo per curare il loro aspetto esteriore, pilotare falsamente il giudizio e la considerazione degli uomini, sola cosa che a loro in fondo interessa.

Davvero accade che le persone si qualificano per sempre di fronte a Dio in comportamenti come questi!

Dunque Cristo ci dice, giustamente, che basta meno di una piuma per infrangere la Legge di Dio, basta meno di una piuma perchè la nostra anima pesi troppo sul piatto della bilancia ma, per chi sa e può ascoltare e a differenza da quanto vi hanno lasciato capire fino ad ora, non lo dice per condannarci o accusarci come invece ha fatto per millenni certa religione aliena da Dio. Lo dice perché diveniamo coscienti delle tare che l’essere umano, volente o nolente, reca in se stesso. In base a ciò è scritto giustamente:

Romani 3:23 tutti hanno peccato e sono privi della gloria di Dio,
Romani 3:24 ma sono giustificati gratuitamente per la sua grazia, in virtù della redenzione realizzata da Cristo Gesù.

Romani 3:4 Impossibile! Resti invece fermo che Dio è verace e ogni uomo mentitore,

Giovanni 8:7 E siccome insistevano nell’interrogarlo, alzò il capo e disse loro: «Chi di voi è senza peccato, scagli per primo la pietra contro di lei».

In sostanza possiamo così riassumere l’insegnamento di Gesù riguardo all’adulterio ma anche al peccato in generale:

La Legge di Dio non verrà mai meno e insiste su ogni cosa creata, ma tu, uomo, devi avere presente che sei sottomesso fin dalla nascita al regime del peccato, e questa sottomissione è uno status quo della tua attuale natura; il peccato e la sua legge, nel tuo cuore, comandano spesso, coi fatti, più della tua stessa volontà manifesta. Se credi di poterti santificare solo con la tua volontà e con le opere umane di devozione e penitenza sbagli profondamente perché invece otterrai solo il sepolcro imbiancato ovvero il tuo guscio esteriore puro (forse), ma all’interno ogni sorta di marciume permarrà indisturbata anche se sepolto nel cuore in un vaso dal coperchio di piombo. Dato che nessuno può giudicare il cuore umano, se non Dio, come puoi pretendere tu di guarirlo dal male con pratiche umane? Questo perché sei un essere nato schiavo del peccato ed il peccato ha, in varia misura, un potere ed imperio reale su di te avendo un dominio più o meno esteso su parti del tuo cuore che la tua volontà non può direttamente controllare (brame, passioni, istinti ecc.). Il confronto giudiziale con la Legge di Dio schiaccerebbe immancabilmente e soprattutto anche il più puro o giusto fra gli uomini proprio a causa di esse.

Allora che fare?

Noi sappiamo che Cristo è venuto a liberare l’uomo dal giogo della Legge, che lo condurrebbe impietosamente  e sicuramente ad un giudizio di condanna, mediante il perdono, la grazia e la misericordia; non che per questo la Legge sia abolita o sminuita di importanza, al contrario, ma una nuova via, più diritta, comprensibile, ragionevole e praticabile viene aperta all’uomo da Cristo. Essa favorisce ed incoraggia la presa di coscienza del proprio limite e, al contrario, invita l’uomo a farsi eunuco della propria volontà in favore di quella di Dio; invita l’uomo che sia cosciente della propria imperfezione e limitatezza ad affidarsi a Dio in ogni cosa, anche nell’ottenere liberazione dal proprio peccato, per quanto inconfessabile o imperdonabile possa sembrargli.

Isaia 1:18 «Su, venite e discutiamo»dice il Signore.
«Anche se i vostri peccati fossero come scarlatto,
diventeranno bianchi come neve.
Se fossero rossi come porpora,
diventeranno come lana.

Isaia 1:19 Se sarete docili e ascolterete,
mangerete i frutti della terra.

Non si dice all’uomo: – liberati dal male !-, ma lo si invita a pregare il Padre con un -Liberaci dal male! – E’ Lui che libera dunque!

Abbiamo assistito invece, nella storia di quasi tutte le religioni, ad un fiorire, ad un proliferare di posizioni, usanze ed insegnamenti tanto assoluti quanto assurdi che di queste parole di Gesù e della volontà di Dio tutto hanno colto meno che lo Spirito suo e l’intento.

Gesù non intendeva, con ciò che ha detto, fare dell’umanità una massa di persone sessualmente inibite o deviate, in vario grado, Egli non intendeva “castigare” o mutilare l’indole naturale umana affermando che anche il solo guardare  o desiderare è peccato d’adulterio commesso nel cuore.

Il suo ragionamento era diverso e potrebbe così esprimersi:

Voi tutti, che fate dell’applicazione rigorosa e formale della Legge il vostro assoluto punto di forza, di giudizio ed elezione state bene attenti, perché io vi conosco bene, so perfettamente che dentro non siete affatto esenti da certi istinti malgrado tutti i vostri duri sforzi e se sarete così rigidi e spietati nel giudicare gli altri (condannando a morte), quello che portate addosso e che a Dio non si può nascondere, varrà a farvi sicuramente condannare. Noi sappiamo che Cristo è venuto a liberare l’uomo dal giudizio della Legge mediante il perdono, la misericordia ed il dono di se stesso.

Con questo, vale sempre per tutti il Comandamento di non peccare cioè di non rendersi complici con la propria volontà dei propri istinti, di  cercare di non aggiungere, ma di sottrarre il peso della nostra personale intenzione e volontà a quello dell’eredità negativa che già portiamo addosso, grande o piccola che sia. Il rispetto del prossimo e l’amore per la vita altrui, da soli, dovrebbero essere un deterrente più che valido e ragionevole contro l’induzione a peccare oltre che un parametro per giudicare la effettiva gravità dell’azione peccaminosa.

Giovanni 8:11 Ed essa rispose: «Nessuno, Signore». E Gesù le disse: «Neanch’io ti condanno; và e d’ora in poi non peccare più».

In proposito, voglio ribadire ancora una volta che la soggezione al peccato, dalla quale tutto il genere umano è gravato, non ha nulla a che fare con la concupiscenza della carne nè si trasmette ai discendenti per mezzo di essa, come sostenuto erroneamente e non so in quale tipo di buona o cattiva fede da alcuni Padri della Chiesa ( Agostino, Ambrogio). La dimostrazione evidente, che loro non potevano prevedere, sta oggi nei figli nati dalla fecondazione in vitro, che pur essendo totalmente alieni dal concorso della libidine umana, hanno, in merito ai rapporti col peccato, una natura uguale a quella di tutti. Si tratta quindi, come ho già affermato di uno status dell’umana natura, di un livello di esistenza in cui l’uomo si è calato che si procrastina più per una trasmissione di tipo genetico che non magico e misterioso.

Il Vasaio

L’azione di Dio sull’uomo, durante i secoli è stata in più riprese paragonata al lavoro del vasaio. Cercherò di chiarire come questo sia un aspetto assai importante nel lungo processo di purificazione e separazione dei valori di Bene e di Male in questo mondo affinché si attuino le premesse per la nuova Creazione che come sappiamo sarà assolutamente pura dall’empietà e dal male in ogni sua forma…

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Lo scandalo

Chi ha il cuore puro su questa terra?

Certamente i bambini, nei quali è innato!

Cosa fa chiunque reca loro scandalo (non solo in forma sessuale)?

Distrugge la loro purezza.

Ma cosa fa ancora costui?

Distruggendo la loro purezza cancella in loro la condizione per la quale essi attingono all’imago Dei (immagine di Dio) che essi, TUTTI,  naturalmente contemplano ed hanno nel cuore, come è scritto:

Matteo 18:10 Guardatevi dal disprezzare uno solo di questi piccoli, perché vi dico che i loro angeli nel cielo vedono sempre la faccia del Padre mio che è nei cieli.

Marco 9:42 Chi scandalizza uno di questi piccoli che credono, è meglio per lui che gli si metta una macina da asino al collo e venga gettato nel mare.

L’azione che reca scandalo può condurre la vittima ad una condizione di apparentemente totale estraneità con Dio venendo meno, per causa sua, la corrispondenza interiore, il mezzo, quella naturale  trasparenza a Dio che permette all’uomo vergine nel cuore di cercarlo liberamente, di conoscerlo, di seguirlo e amarlo, di sapere che…ESISTE;  questo è, nell’intento degli autori di scandali,  il modo di farne più docile preda di cattivi maestri che sono in genere identificabili negli stessi o nei loro numerosi ed insospettabili famigli ovunque diffusi. Tutti sono perciò da considerare come i propagatori principali del peccato in mezzo agli uomini, ne sono in effetti la matrice e la nutrice assidua.

Potremmo affermare che un po’ tutta la vita terrena e la condizione umana, anche  soprattutto a causa di queste persone e delle loro azioni, è uno scandalo che attenta di continuo, come una sorta di reazione a catena, alla purezza originale dei bambini, che la modifica e la distrugge, ma alcuni hanno una responsabilità maggiore in questo poiché fanno proseliti con l’intento deliberato di trasformarli in figli della geenna ancor peggiori di loro stessi. Sono questi che bisognerebbe saper riconoscere, non per giudicarli, ma per tenersene alla larga, per togliere loro ogni possibilità di nuocere, per non essere loro incauti complici e doversene poi dolere.

Come dicevo, il loro agire vorrebbe avvicinare l’uomo alla geenna che è prima di tutto una condizione personale caratterizzata, dall’interdizione, dall’assenza o dalla totale cancellazione dei tratti di questa Imago Dei dal cuore dell’uomo il che ci pone di fronte ad un dilemma: chi può giudicare, condannare o perdonare queste cose se non Dio solo? E’ verso di Lui infatti la prima offesa. C’è chi è un satanasso per sua scelta deliberata e chi lo è divenuto perché spinto o condizionato da altri, dalla loro violenza, da situazioni concomitanti. Come giudicare tutto questo? E’ impossibile per l’uomo, sia in termini di esatta conoscenza dei fatti, sia per quanto riguarda l’arco temporale assolutamente insufficiente e limitato che egli potrebbe considerare, sia, infine, per la piccolezza e parzialità dei suoi concetti di giustizia, ma tutti comprendiamo bene che ci sarà una grande differenza nel Giudizio di questi due tipi di uomo che apparentemente fanno le stesse cose negative. Questo perché ciò che gli empi credono di poter fare ad altri non avviene che in modo superficiale nelle loro vittime, un modo sempre perdonabile dalla grande misericordia di Dio; l’imago Dei può venire ripristinata e ricondotta alle loro vittime in un attimo dalla Carità di Dio perché invero non si è mai cancellata dal loro cuore; gli empi invece, l’hanno perduta per sempre col loro agire e non potranno mai più averla perché il loro cuore indurito è cambiato ed ormai incapace di ravvedersi in qualsiasi modo. E questo sarà il motivo, l’accusa indelebile del loro Giudizio!

Tuttavia vi sono alcune considerazioni salutari che già oggi si possono fare liberamente senza timore di arrecare ingiustiza.

Ad esempio: nei casi dei preti pedofili: è più condannabile il fatto sessuale in se stesso, oppure il comportamento lucidamente omertoso di chi, a differenza del pedofilo, non è sotto influenza di ormoni, almeno in quel momento e lo copre, lo giustifica, lo nasconde, lo difende ad ogni costo, procrastinando così le occasioni in cui può fare danni ulteriori? Se è consigliata la macina al collo per il primo, cosa mai dovrà applicarsi ai secondi?

Ecco, a me pare che questi ultimi siano invece da considerare con priorità, da allontanare, da scartare lasciandoli nel loro brodo. Il pedofilo, preso singolarmente può essere malato, debole, vigliacco, tutto quello di peggio che volete pensare di lui; certo va fermato presto in ogni modo e con ogni mezzo ed eventualmente punito severamente secondo la legge umana, ma gli quegli altri cosa sono invece?

Sono dei veri mafiosi che badano agli interessi della propria confraternita prima che alla giustizia, all’immagine prima che alla persona; sono proprio quelli, alla fine, che veramente sacrificano i piccoli ai pedofili, all’economia, alla loro convenienza quale essa sia e ad ogni altro idolo si siano inventati; pensateci bene e traete però tutte le conseguenze di questo fatto, che sono molte e gravissime. Tenete presente questo quando vi parlano della Carità, tenetelo presente quando vi insegnano la Verità, l’amore di Dio, l’accoglienza, tenetelo presente quando pretendono da voi …. e loro non toccano nemmeno con un dito; tenetelo presente quando vi dichiarano PECCATORI ORIGINALI, attestando così che la vostra origine è in satana e non in Dio.

Non è forse comportamento satanico questo?  E non crediate che esso riguardi solo la pedofilia, ci devono essere, secondo il mio avviso, cose ben peggiori che devono ancora  uscire.

Orbene, non mi va di giudicarli personalmente e nemmeno potrei, ma di allontanarli dalle mie considerazioni, di SBATTERLI FUORI PER SEMPRE e per principio dalla mia esistenza e da quella dei miei posteri, questo sì, visto anche che sono attualmente del tutto inutili!.

Siracide 11:33 Guàrdati dal malvagio, poiché egli il male prepara,che non contamini per sempre anche te.

E’ un mio sacrosanto diritto. E questo agire, pur non essendo un giudizio assoluto, e pur non apparendo all’esterno, ha su di loro, sui quelli che fossero veramente empi, delle conseguenze tragiche, anche se non visibili immediatamente, perchè li obbliga, forse per la prima volta, a vivere del loro e perciò a riconoscere che non valgono nulla; che da loro stessi non possono avere quella vita che tanto agognerebbero possedere. E proprio questo dovrebbe fare la gente un volta resasi conto di quel che pesano davvero. Invece (ma io credo ancor per poco),  si tace, si sorvola incomprensibilmente, si inghiottisce amaro in silenzio, si coltiva largamente l’ipocrisia per non dover vedere, anche di fronte a prove sbattute duramente sulla faccia come questo filmato shock realizzato dalle Iene riguardante i Salesiani di Arona e che subito qualcuno, che evidentemente ha molta influenza, ha cercato inutilmente di far sparire dal web; fatti ormai datati 2007 che, come moltissimi altri, ci si è guardati bene dal far apparire se non marginalmente e di sfuggita alla ribalta delle cronache di questo paese. Eppure non sono cose da poco! Evviva il diritto alla completezza ed obiettività dell’informazione! Questo è la misura della nostra libertà: l’ignorare, il non poter vedere il recinto occulto che ci tiene prigionieri!

Orbene, l’ho già affermato altrove: se è vero che queste ed altre azioni nefande ancora paiono essere ignorate da Dio (anche se invero sono giudicate in partenza, ma Egli vuole dare loro ogni possibilità di sanare i torti fatti e recedere dalle loro vie), ed ancor più dall’uomo, esse tuttavia ne collocano gli attori, li ricomprendono in un determinato divenire, in un certo ineluttabile destino comune. Dio sa distinguere senza fallo le vittime dagli agenti, le azioni dovute alla semplice predominanza dell’animalità umana rispetto alla legge di Dio nel cuore umano da quelle dovute a precisa e sciente determinazione spirituale.

Si avverano così le parole profetiche del Vangelo:

Matteo 10:26 Non li temete dunque, poiché non v’è nulla di nascosto che non debba essere svelato, e di segreto che non debba essere manifestato.
Matteo 10:27 Quello che vi dico nelle tenebre ditelo nella luce, e quello che ascoltate all’orecchio predicatelo sui tetti.
Matteo 10:28 E non abbiate paura di quelli che uccidono il corpo, ma non hanno potere di uccidere l’anima; temete piuttosto colui che ha il potere di far perire e l’anima e il corpo nella Geenna.

Una sola consolazione: nel caso specifico citato, almeno uno, fra loro non ha piegato il ginocchio di fronte a Baal.

La speranza: “respiro” dello spirito

Considero personalmente la Speranza una facoltà eccezionale data all’uomo, un vero potere che è in grado di fargli superare con una forza inusitata ogni valle oscura gli si presenti davanti.

Indipendentemente dall’obiettivo o dal soggetto in cui possiamo aver riposto speranza, tutti ne abbiamo constatato qualche volta la potenza.

A conferma, è vero che non esiste miglior mezzo per fiaccare l’uomo che individuare dove ed in cosa egli ripone la sua prima speranza e poi privarlo di essa invalidandone o interdicendone in qualunque modo l’oggetto. Io credo che un uomo privato di ogni speranza sia poco più che un uomo morto… cioè incapace di avanzare, di gioire, di migliorare, di essere attivo anche spiritualmente. Un preda annunciata per il suo nemico ed anche per le malattie! Nell’antichità la profanazione del tempio dei popoli vinti e l’oltraggio ai simulacri degli déi ivi adorati corrispondeva precisamente a questo fine; distruggere la suprema speranza di quel popolo per renderlo più facilmente assoggettabile abbattendone la forza profonda e spirituale.F

A volte, perfino la speranza riposta in un bel sogno o in una palese utopia ha il temporaneo potere di sollevare il dolore ed aiutare l’uomo a trascorrere, ad “attraversare” alcuni momenti difficili, apparentemente interminabili ma sempre passeggeri, dell’esistenza.

Ispirare motivata speranza agli altri significa incoraggiare, aiutare la vita, toglierla o tradirla deliberatamente per fine malvagio ha la stessa valenza di uccidere.

A maggior ragione essa dà forza a chi individua, propone e stabilisce come mira della sua esistenza qualcosa che è realmente Alto, Bello nella Verità, universalmente valido ed eterno, amabile, dato che una valida speranza può anche essere a volte riposta nell’uomo o in cose caduche, ma può funzionare solo per fini parimenti caduchi e limitati. Se poi la speranza è riposta con stoltezza o sopra un occulto inganno,  ecco che allora la si deve meglio chiamare col nome di illusione. La ragione sorretta dalla giustizia deve essere posta quale baluardo affinché ciò non accada. La ragione ci aiuta a scoprire, trovare e suscitare la nostra interiorità migliore  che sorreggerà poi, a sua volta, la ragione nelle sue scelte. E’ necessario inoltre considerare su quale piano di ragionamento si intende procedere ed agire perché ciò che può valere per il piano materiale spesso non concorda con quanto vale in quello spirituale così che mai e poi mai la ricchezza, che nel mondo alimenta le facili fedi e le sicure speranze di molti, potrà influire o migliorare le qualità del proprio spirito o della propria giustizia; casomai è più facile che possa peggiorarle. In tal modo anche  le speranze dell’uomo spirituale sono di natura differente da quelle ispirate dalla natura materiale e carnale.

Si impegna spesso l’esistenza intera per identificare personalmente al meglio quale sia il motivo, l’oggetto o il “luogo” di una vera Speranza, per perfezionare questo si attua, in bene o in male, ogni tentativo, ogni progresso ed ogni miglioria del proprio modus vivendi; solo per essa non ci si siede per terra ad oziare e non si smette mai di ricercare cosa sia il Meglio malgrado esposti al rischio di cadute ed errori.

Perciò parlerò ora della speranza riposta in quello che è da sempre l’obiettivo più alto ed inarrivabile per qualsiasi uomo: Dio.

Sebbene Egli sia, in ogni cosa e in ogni essere, il Signore del mondo, rimane troppe volte lontano più che altro per una questione di incomprensione o impreparazione ancora presenti da parte dell’uomo. Di qui la necessità di avere Speranza, unica cosa capace di collegarci idealmente e spiritualmente con ciò che ancora non possediamo ma a cui agogniamo disperatamente. In questo, devo dire che l’annuncio cristiano ha quantomeno saputo individuare le più alte aspettative del cuore umano proponendo alla ragione del cuore e della mente una via possibile, percorribile e plausibile, appunto un obiettivo di speranza suprema e totale in grado di rimediare efficacemente ogni torto ed ogni lacrima fin oltre la barriera del tempo e della morte. I cristiani sperano di vedere realizzato un già stabilito rapporto filiale con Dio in quanto Egli, mediante il Cristo si è voluto rivelare come Padre di ogni uomo. Non siamo dunque schiavi né servi ma figli, ma  il compimento di questa promessa ora possiamo pregustarlo solo con la Speranza per causa del mondo e fino a quando il tempo non sia finito.

La dottrina cristiana definisce Virtù la speranza e la associa giustamente alla Fede ed alla Carità in quanto servono in pratica a connotare una sola, precisa posizione  e disposizione spirituale dell’uomo. E’ infatti sul piano spirituale che la Speranza per antonomasia agisce. La definirei ” respiro dello spirito umano”.  Non si spera in Dio senza avere fede in Lui così come se non si ha carità, cioè amore e buona volontà, verso di Lui. Notare che Fede e Carità nei confronti di Dio implicitamente necessitano della disponibilità interiore umana a dare credito illimitato a Dio, unico tipo di credito , che anche e soprattutto una persona poverissima può concedere liberamente se non condizionata da un eccessivo amor proprio. Essa infatti finirà per pensare più o meno così: – La mia vita non mi da nessuna speranza di bene, non ho più nulla da perdere perché mi è stato tolto tutto, che cosa rischio a dare fiducia a Dio? Mi rimane solo lui dopo tutto. -

Le parole del Salmo sono quindi il suo pensiero senza che magari lo sappia:

Salmi 38:8 Ora, che attendo, Signore? In te la mia speranza.

Salmi 61:7 Lui solo è mia rupe e mia salvezza, mia roccia di difesa: non potrò vacillare.
Salmi 61:8 In Dio è la mia salvezza e la mia gloria; il mio saldo rifugio, la mia difesa è in Dio.

Comprendete che invece per chi povero non è – e non solo in termini di denaro ma soprattutto di orgoglio e forza personale – gli interrogativi che sorgono possono essere di tutt’altra natura: -Mi conviene? Perchè devo affrontare un rischio o una perdita quando sto benissimo così come sono?-

Ma per questi è scritto:

Proverbi 11:7 Con la morte dell’empio svanisce ogni sua speranza, la fiducia dei malvagi scompare. [perché è riposta in cose del mondo che non sono eterne e quindi debbono essere considerate  ispiratrici di fatue e mendaci speranze]

Ma cosa impedisce ancora  a certi uomini di vivere con speranza, di vivere anche di speranza ?

Io penso che sarebbe troppo facile dire: perché o non hanno carità o non hanno fede, anche se ciò potrebbe essere vero; il problema viene solo trasferito dalla speranza alla fede o alla carità e il risultato comunque non cambia. Non se ne viene a capo. E’ evidente però che deve infine trattarsi di una precisa posizione, condizione  o determinazione personale.

Tutti gli uomini incontrano, più o meno decifrate,  un certo numero di rivelazioni della verità durante tutta la loro vita. Esse sono spesso dissimulate  nei contatti e nei contenuti che la vita stessa impone e trasmette; sono come imbocchi di sentieri che possiamo valutare e decidere di percorrere o scartare, sono nascosti in una foresta di dubbio ed incertezza e pochi ed a volte incerti sono gli elementi per valutarne preventivamente il valore reale. Esistono dei fari di illuminazione come gli insegnamenti etici e religiosi, ma necessitano sempre dell’azione e della ragione umana per essere utilizzati correttamente. Alcuni riescono a scorgere subito una via da seguire, giusta o sbagliata che sia, altri rimangono interdetti, a volte traumatizzati o disillusi da precedenti esperienze negative,  a volte traditi brutalmente nella loro interiore verginità, a volte semplicemente incapaci di operare dei distinguo su ciò che viene loro incontro, impediti da freni od ostacoli interiori non facilmente esplicabili.

Io mi sono convinto che una propria speranza con la S maiuscola un uomo la debba coltivare, accudire, potare, indirizzare, custodire come una pianta amata capace di crescere in terra fino toccare il cielo. Per fare questo egli deve chiamare a raccolta tutte le sue doti migliori di volontà, obiettività, giustizia, conoscenza, equilibrio, esperienza, sapienza e via dicendo. Su tutto deve dominare l’umiltà e la preghiera poiché non siamo assoluti né onniscenti e gli stessi istrumenti che utilizziamo per avanzare e comprendere necessitano di continui emendamenti perchè imperfetti, costituzionalmente impuri. E’  un processo che altri chiamano santificazione. Anch’essi comunque, quali siano, operano di concerto e servono bene solo obbedendo reciprocamente alla legge della Carità sì che uno serve a sorreggere e migliorare l’altro in continuazione affinché tutto l’uomo possa avanzare nella chiarificazione di se stesso fino a scorgere nitidamente e quindi “respirare” nel cuore  l’immagine del Vero Dio, la Promessa di Dio che in lui abita da sempre e che sarà totale e pienamente tangibile solo alla fine dei tempi divenendo l’unica realtà possibile . E’ questo che ha il potere di alimentare una speranza che diviene ogni giorno più vicina e reale. Tutti siamo imperfetti e perfettibili in questo a meno di non essere vincolati immotivatamente da qualcosa nel nostro animo e non volercene, anche irrazionalmente, staccare. Come ripeto, uno solo di questi vincoli ha il potere di arrestare o inibire il progresso e l’azione tutte le altre facoltà e di arrestare così il progresso dell’uomo. Allora la sua speranza comincia a morire poco a poco senza che egli se ne avveda o scade di livello verso obiettivi sempre meno utili alla vita sotto ogni profilo.

Nel secolo presente, tutto pare congiurare per uccidere la Speranza dell’uomo. Da questo punto di vista, cioè quello della Speranza interiore, noi possiamo ben vedere in azione la tenebra fitta o la bestia coi denti di ferro o qualsiasi altra figura biblica possa dare l’idea di soffocamento inesorabile della giustizia, di grave minaccia per l’integrità e l’esistenza dei giusti. Viene meno ogni giorno ed in ogni atto un brano di giustizia reale o di bene e nel contempo si avanzano tronfie e false un gran numero di illusioni, di sorgenti di falsa speranza. Il fine di questo andazzo del mondo è fin troppo evidente. Una cosa per spingere e l’altra per attrarre, ma il luogo verso cui vorrebbero condurre è il baratro. Si cerca di dimostrare all’uomo che l’uomo (l’altro) è sostanzialmente satanico incoraggiando così il suo orgoglio personale e rendendolo preda a sua volta dello stesso male che condannerebbe negli altri. Da ciò comprendiamo che siamo di fronte ad una fase dello scontro estremo che si sta attuando sempre più velocemente. I tempi dunque precipitano… Il comprendere questo deve servire a rafforzare la nostra speranza, non a fiaccarla e poter fare questo dipende solo dall’aver posto realmente le fondamenta della nostra casa sulla roccia. Per i credenti Dio è la Roccia eterna e Cristo la pietra d’angolo.

Il Signore che ha liberato Israele dall’Egitto ha detto:

Ezechiele 34:11 Perché dice il Signore Dio: Ecco, io stesso cercherò le mie pecore e ne avrò cura.

Io stesso! Espressione chiara che non lascia spazio ad alcun se o ma. Considerino bene tutti quelli che credono e sperano il Lui che promessa hanno davanti proveniente dal Fedele e dal Verace per antonomasia.

Noi credenti abbiamo speranza perché ci è stata fatta una grande promessa e non nuda, ma corredata delle indispensabili caparre.

La nostra stella, in questa navigazione cieca a causa delle sempre più fitte tenebre esteriori siano tutte le virtù che originano ed appartengono a quella stessa Eterna Promessa. La nostra reale fedeltà in questo è la miglior condizione e garanzia che possiamo darci affinché la nostra più pura speranza  possa divenire realtà.

Fecondazione in vitro: chiesa contraria, perché?

Un’ occasione per evidenziare alcuni errori di interpretazione

Una semplice questione:

I bambini concepiti “in vitro” nascono senza che la loro esistenza dipenda da un atto sessuale; essi vengono al mondo senza una  unione intrinsecamente peccaminosa o impura in cui la concupiscenza della carne potrebbe, secondo alcuni modi d’intendere, comunicare il peccato originale e trasmetterlo in qualche modo al bambino, tanto è vero che spesso anche le cellule maschili vengono prelevate direttamente senza che vi sia emissione seminale.

Cade quindi, di fronte a queste constatazioni, almeno una parte di quel costrutto colpevolizzante l’uomo, in parte malinteso dalle genti, teso a identificare il peccato originale con l’atto sessuale, capace di far sentire in colpa ad ogni atto e rendere quindi l’uomo più assoggettabile e malleabile al potere della religione.

Essendo da sempre la sessualità l’unico modo per generare figli, veniva automaticamente identificata quale veicolo di trasmissione del peccato originale nei nascituri rendendo quindi indispensabile la loro sottomissione al rito del battesimo se avessero voluto salvarsi.

La fecondazione in vitro, secondo questo erroneo ragionare, solo per il motivo che è priva della componente della libidine umana dovrebbe quindi permettere di ottenere dei figli liberi dalle catene del peccato originale, proprio come Gesù. Evidentemente  non può esser così. Tutti sanno che questi nascituri saranno, senza bisogno di prove, persone come tutte, senza che manchi loro qualcosa o che qualcosa sovrabbondi più di altre.

Da tutto ciò si evince che la trasmissione del cosiddetto peccato originale e la libidine non sono entità in relazione diretta, tanto meno obbligata.

Sesso, quindi non è sinonimo di peccato originale!

Si può invece parlare ragionevolmente di legge della natura e di vita carnale contraria a quella di Dio, non perché intenzionalmente nemica, ma semplicemente perché meno evoluta, più grezza, sorda allo spirito, pesante e primitiva. E’ quindi un’ indole naturale che viene ereditata insieme alla costituzione corporale dell’uomo senza relazione con la sessualità, indole simile, comune a quella degli animali, indole che tutta l’umanità ha preso in carico in Adamo col fine di perfezionare e confermare una scelta naturale da parte dell’uomo ovvero decidere consapevolmente se innalzare il proprio essere verso il cielo di Dio, mettendone in pratica ed amandone le leggi, o precipitare verso l’abisso del caos dell’involuzione dell’essere, della soggezione totale alle leggi animali e materiali. Dobbiamo anche considerare che il nerbo del cosiddetto peccato originale non può certo risiedere in una costituzione naturale quale è la vita animale che ci riveste ma la sua sede propria saranno piuttosto una volontà ed una coscienza umana, nonché i valori su cui questi elementi attivi dell’uomo si ancorano e si sviluppano. Si tratta quindi di connotazioni e valori spirituali dell’uomo, non certo corporali, quelli da considerare in primo luogo quando si tratti di stabilire quale sia il suo rapporto personale col peccato. Il corpo, certamente occulta, seduce, svia, impedisce, confonde, contrasta per un certo tempo lo spirito umano e di Dio, ma alla fine deve sempre soggiacere alla sua volontà, sia in bene che in male.

Comprendiamo allora come il cosiddetto sacramento deve necessariamente avere un aspetto primario da considerare, aspetto che non è certamente quello liturgico-rituale esteriore, ma quello dottrinale, illuminante, concernente cioè la trasmissione di un insegnamento puro di vita secondo volontà di Dio. Ed analogamente, questo dobbiamo considerarlo anche per comprendere l’essenza di qualsiasi atto religioso. Si sostiene comunemente che siccome l’atto religioso coinvolge tutto l’essere umano, ne deriva la necessità che anche il corpo partecipi obbligatoriamente a tale atto, appunto mediante i riti e le liturgie, codificate dalla propria religione. Mi permetto di dissentire assolutamente riguardo alla seconda parte; la vera liturgia della religione, almeno di quella cristiana, dovrebbe essere primariamente l’espressione concreta dell’amore verso il prossimo. Con questo solo si rende perfetta e vera l’adorazione di Dio. Ne deriva, secondo il mio modo di ragionare, che ciò che soltanto può completare nella sfera corporale e materiale e in maniera sostanziale l’atto di devozione ed adorazione interiore di Dio, coinvolgendovi l’intero essere umano in spirito, anima e corpo. Ciò non è altro che vivere esercitando praticamente la Carità custodita nel cuore. Questa dovrebbe essere la vera liturgia dei cristiani come sta scritto:

Giovanni 13:35 Da questo tutti sapranno che siete miei discepoli, se avrete amore gli uni per gli altri».

Matteo 25:37 Allora i giusti gli risponderanno: Signore, quando mai ti abbiamo veduto affamato e ti abbiamo dato da mangiare, assetato e ti abbiamo dato da bere?

Matteo 25:38 Quando ti abbiamo visto forestiero e ti abbiamo ospitato, o nudo e ti abbiamo vestito?

Matteo 25:39 E quando ti abbiamo visto ammalato o in carcere e siamo venuti a visitarti?

Matteo 25:40 Rispondendo, il re dirà loro: In verità vi dico: ogni volta che avete fatto queste cose a uno solo di questi miei fratelli più piccoli, l’avete fatto a me.

Isaia 29, 13 …. questo popolo mi onora con le labbra, mentre il suo cuore è lontano da me….

Isaia 1:14 I vostri noviluni e le vostre feste io detesto, sono per me un peso; sono stanco di sopportarli.

….

Isaia 1:16 Lavatevi, purificatevi,togliete il male delle vostre azioni dalla mia vista.Cessate di fare il male,
Isaia 1:17 imparate a fare il bene, ricercate la giustizia, soccorrete l’oppresso, rendete giustizia all’orfano, difendete la causa della vedova».

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