Dare fuoco a un barbone

Riguardo al Clochard bruciato a Rimini nei primi di novembre 2008:

Se le cose stanno davvero come ce le hanno raccontate io non lo so, ma in tal caso avremmo di fronte tutta l’arsura che può produrre il cuore umano. La stupidità congenita o l’immaturità dei giovani rei non è sufficiente a determinare simili comportamenti e non può attenuare nemmeno parzialmente le responsabilità dei soggetti; queste potrebbero essere al massimo condizioni favorenti; vi è nel fondo molto di più e di terribilmente peggiore. L’abitudine alla non considerazione dell’altro, il disprezzo totale per chi è giudicato inferiore, la condanna a morte atroce di chi è debole, sfortunato, handicappato, brutto; l’eliminazione di tutti coloro che in qualche modo, essendo diversi, disturbano la visione della realtà rosata di certe persone è prodotto di una mentalità intrinsecamente omicida ormai vastamente  radicata nella persona come metastasi al punto di diventare la sua legge di vita. E non è un caso che molto spesso queste cose avvengano a carico di quei figli che sono favoriti dall’agiatezza delle loro famiglie ignare. La cultura dell’agiatezza, proprio, matura spesso in silenzio e nell’ombra anche di questi frutti malsani, li protegge, li stimola, li rivela terribilmente ad un tratto!

Il mendicante, così come altri stati “malati”, cagionevoli dell’essere umano, che lo si voglia o no, è spesso ed indirettamente testimone d’accusa davanti agli occhi di coloro che hanno fatto dell’arroganza e della prevaricazione sugli altri il loro cavallo di battaglia in ogni cosa, magari celandosi dietro un aspetto falsamente altruista. La società produce i rifiuti ma non li vuole vedere e li nasconde nelle discariche; similmente taluni vorrebbero fare anche con gli ultimi fra gli uomini perchè rivelano col loro solo esistere l’ingiustizia congenita dei sistemi umani della società al di là di ogni bendicente definizione. Essi sono molto spesso testimoninanza vivente davanti a Dio di ciò che li ha resi tali!

A persone che condividono lo spirito che parrebbe albergare in coloro che operarono quel delitto calzano a pennello le parole terribili del Salmo: 68, 24-29

Si offuschino i loro occhi, non vedano;
sfibra per sempre i loro fianchi.
Riversa su di loro il tuo sdegno,
li raggiunga la tua ira ardente.
La loro casa sia desolata;
senza abitanti la loro tenda;
perché inseguono colui che hai percosso,
aggiungono dolore a chi tu hai ferito.
Imputa loro colpa su colpa
e non ottengano la tua giustizia.
Siano cancellati dal libro dei viventi
e tra i giusti non siano iscritti.

Se è così, cioè se davvero dentro sono così come appaiono (e loro soltanto e Dio lo possono sapere), poveri loro. Se il ricco epulone risultò condannato alla Geenna per non aver sfamato il povero Lazzaro, per essere stato indifferente nei suoi confronti, che ne sarà di coloro che l’hanno voluto bruciare per semplice diletto o per noia?

POVERI LORO!

Vi è sempre, io credo, una possibililità di giustificazione, una via ancora aperta al pentimento, alla riparazione, una possibilità di perdono insomma. Ma quale prezzo personale è richiesto a questo punto, quanto è remota da trovare per loro la porta stretta?  Il giudizio di Dio sul proprio essere non si compra come si comprano usualmente le indulgenze o le giustificazioni presso la società umana, non si potrà mai comprare, a nessun prezzo! Si potrà forse ignorare per anni, anche per una vita intera, ma quanto pesa e quanto è implacabile e terribile! Alla fine vince sempre.

Poveri loro, se quanto riferito corrisponde al vero.

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La croce negata

L’impressione – scusatemi se intervengo nel problema delle croci rimosse dalla scuola di Valladolid in Spagna, – l’impressione, dicevo, è quella che Cristo entri in tutta questa storia come i cavoli a merenda. Nel mio lavoro di allevatore ho visto sovente i maschi dominanti, ormai diventati vecchi, marcare compulsivamente il territorio alla loro maniera, nel tentativo penoso di esorcizzare la fine della loro gloriosa carriera riproduttiva, quasi a voler affermare in quella maniera di essere ancor freschi e vitali e non, ormai, vecchi ed impotenti.

L’analogia mi viene spontanea guardando alla reazione rabbiosa della Chiesa romana di fronte al fatto che un potere laico ha decretato la cessazione dell’ostensione dei suoi simulacri dagli edifici pubblici. Io credo che in verità la chiesa non voglia difendere tanto la Testimonianza cristiana che quelle croci dovrebbero rappresentare quanto,  piuttosto, il fatto che esse erano il suo emblema in quell’edificio; erano cioè un segno del suo comando dentro quella società. Tutti sappiamo che la rimozione di simboli, statue, vessilli, emblemi è un atto che di norma prelude alla caduta o all’indebolimento di un potere o di una istituzione ed è precisamente questo ciò che ella teme a mio avviso. Lo teme perchè, evidentemente, non è la vera chiesa di Cristo, perché non ha fede in Cristo ma nelle opere dell’uomo. Io non credo che il veto al crocifisso negli edifici pubblici sia una guerra a Cristo, ai suoi valori, alle nostre radici, ma piuttosto voglia essere un ridimensionamento alle ingerenze improprie della chiesa a vantaggio dell’uguaglianza e delle diversità. In un paese come la Spagna, dopo tutto quello che la chiesa romana ha combinato ai tempi dell’inquisizione, mi pare molto poco ancora. Io credo che Cristo, quello vero, se ne freghi di ogni potere, ma invece li giudicherà tutti quanti.

Allora, per favore, pur non entrando nel merito della discussione, che la chiesa eviti di considerare gli uomini così deficienti da non capire come stanno le cose. A me invece sembra che sia proprio lei a non capire che il tempo scorre inesorabile, malgrado ogni suo tentativo di imbalsamarlo.

Ciascuno è ancora libero di credere e testimoniare il Cristo come vuole e ritiene giusto. Chi ritiene di fare e credere diversamente è altrettanto libero. La rimozione di alcuni crocefissi da parte di un potere laico, se non sostituiti da altro-attenzione bene-non è atto più grave o più condannabile di altri che quel potere quasi sicuramente opera.

Rissa fra monaci “cristiani” al S. Sepolcro

Come volevasi dimostrare… Hanno dato spettacolo di se.  Ma vedrete cose ben peggiori di queste, cose che già sono state compiute, ma che ancora devono essere rivelate pubblicamente.

Gesù l’aveva detto:

Vi do un comandamento nuovo: che vi amiate gli uni gli altri; come io vi ho amato, così amatevi anche voi gli uni gli altri.
Da questo tutti sapranno che siete miei discepoli, se avrete amore gli uni per gli altri».

(Giovanni 13, 34-35)

Questo è il mio comandamento: che vi amiate gli uni gli altri, come io vi ho amati.
Nessuno ha un amore più grande di questo: dare la vita per i propri amici.
Voi siete miei amici, se farete ciò che io vi comando.

(Giovanni 15, 12-14)

Infatti… guardate un po’ il filmato

e questo, che è pure migliore

Dai loro frutti li riconoscerete. Si raccoglie forse uva dalle spine, o fichi dai rovi?
Così ogni albero buono produce frutti buoni e ogni albero cattivo produce frutti cattivi; un albero buono non può produrre frutti cattivi, né un albero cattivo produrre frutti buoni.
Ogni albero che non produce frutti buoni viene tagliato e gettato nel fuoco.
Dai loro frutti dunque li potrete riconoscere.

(Matteo  7, 16-20)

Parole straordinariamente attuali, vere ed utili! Voglio precisare che questo principio per discernere le nature è universalmente valido sia per i soggetti individuali che per quelli collettivi, quali istituzioni, ordini, chiese.

Bisogna che tutti comincino a meditare seriamente su queste cose che sono troppo importanti per la vita di ciascuno.

Per finire ecco quel che dice Paolo:

1Corinzi 6, 7 E dire che è già per voi una sconfitta avere liti vicendevoli! Perché non subire piuttosto l’ingiustizia? Perché non lasciarvi piuttosto privare di ciò che vi appartiene?

Anche in Giacomo troviamo:

Giacomo 4, 1 Da che cosa derivano le guerre e le liti che sono in mezzo a voi? Non vengono forse dalle vostre passioni che combattono nelle vostre membra?

Cosa hanno studiato invece questi? Di chi sono davvero discepoli? Cosa praticano? Cosa predicano? Chi adorano in verità?
Ognuno è in grado di rispondere a queste domande e così sarà andando avanti, sempre più chiaramente, perchè:

Non c’è nulla di nascosto che non debba essere manifestato, nulla di segreto che non debba essere conosciuto e venire in piena luce.
(Luca 8, 17)

2 novembre: ricorrenza dei morti o celebrazione dell’ipocrisia?

Quel che io sento in proposito:

 

Nei miei più lontani rimpianti brilla ancor oggi il ricordo luminoso di un piccolo camposanto di montagna, luogo di pace, semplicità, bellezza. Esprimeva nel suo aspetto il sentimento puro, bambino, di coloro che lo frequentavano a versare una lacrima o un pensiero per coloro che più non sono. Qualche fiore di campo era colto e deposto sulla pietra nuda da mani veramente pietose, ma del resto i fiori crescevano da se vicino, intorno alle lapidi storte e ancor più sul sentierino bianco prima del cancello. Il mio spirito vi riposava volentieri, anche se nessuno di me vi era sepolto. Mi sentivo “a casa”, mi sentivo in pace in quel luogo solitario. Rare persone, quasi sempre donne silenziose, vi passavano per lo più durante le mattine del  venerdì e del sabato o nei giorni di festa. Non vi erano mercati al di fuori, nemmeno nella ricorrenza principale. E poi lo sguardo poteva spaziare oltre il muretto di recinzione e saziarsi ancor più del silenzio e dello spazio limpido, dei profumi dell’erba e  mi pareva davvero di udire le voci di coloro che furono; guardando ora questa lapide ora un’altra mi sembrava di rivivere con loro per un commovente attimo nel quale contemplavo in silenzio i miei pensieri e sentimenti. Percepivo…

Ora, non mi permetterei di giudicare nessuno in particolare, ma questi luoghi sono quasi del tutto cambiati come è cambiata l’aria che vi si respira ed il tempo in cui viviamo; si è provata la necessità, di pari passo al crescere delle disponibilità economiche, di trasformare le tombe in esposizioni o vetrine dello status famigliare e del censo, testimonianze blasfeme del livello sociale del clan di appartenenza. Orribili fiori finti dai colori spesso innaturali troneggiano sgraziati e tronfi nei vasi, tombe come tempietti o esposizioni dallo stile a volte incredibilmente pacchiano, deturpante proliferano a iosa come protese in una stupida gara di sfoggio e di sfarzo che a mio parere offende anche la morte e l’uomo stesso.

Molti di coloro che erano avari nell’onorare la persona quand’era in vita, dopo la sua morte, si sviscerano inaspettatamente, prodigandosi ad adornare oltremisura la sua tomba almeno una volta l’anno. Ma cosa vorrebbero nascondere con questo atto? Il giudizio di Dio forse? La voce della loro coscienza che morde?

Certo che ognuno  può ben sapere cosa lo muove ad agire così. Io percepisco anche qui la differenza e dico che non mi piace.
E poi in tanti si guardano fra loro, si controllano a vicenda (atteggiamento tipico di comunità), si giudicano in base allo sfoggio delle tombe, alle luci, ai moccoli. Che tristezza!
Hanno fatto di ogni cosa un mercato, hanno voluto defraudare anche la morte della sua naturalezza! Guai se una tomba non viene adornata in quel giorno, il giudizio della comunità o di sue parti verso i parenti è immediato, totale, impietoso. Il conformismo e l’ipocrisia si aggirano a grandi passi anche nei cimiteri, specialmente in quel giorno, nel vano tentativo di dimostrare l’indimostrabile, di nascondersi dietro i cesti di fiori. Non sarò mai con questo sistema di intendere le cose perché la comunità non può pretendere, mai, di ordinare allo spirito dell’uomo cosa deve o non deve fare, quando e come deve fare. Lo spirito è libero per definizione. La semplicità di una pietra incisa lavata dalla pioggia ed il ricordo personale dovrebbero poter bastare all’uomo per comprendere e meditare che il sepolcro non è la sua ultima meta, ma solo tappa di un ricordo, un motivo per piangere e consolarci delle nostre miserie.

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