Una risposta a Giacomo Korn

Per comprendere questo articolo fino in fondo bisognerebbe leggere prima:

AD UN TRATTO NEL FOLTO DEL BOSCO

un racconto fantasioso ma assai edificante di cui Giacomo Korn ci presenta un cenno con un bel commento ricco di speranza e che mi offre l’occasione per dire qualcosa sugli animali, lo spirito loro e dell’uomo.

Io credo che gli animali facciano spontaneamente la loro parte, cioè offrano generosamente il loro sacrificio, in molti modi, nel percorso di riscatto dell’umanità e della creazione dalla bruttura della sua condizione presente. Subire in silenzio ed impotenza le vessazioni, le ingiustizie, gli sfoghi,le crudeltà gratuite, le perversioni di quello che troppe volte è un re ingusto e immotivatamente crudele per loro, li rende grandi, belli, amabili, degni.
Sovente poi, essi sopportano e smaltiscono sulla loro pelle la sovrabbondanza di gravami che l’uomo non potrebbe da solo sopportare senza soccombere. Personalmente riconosco di avere un gradissimo debito di riconoscenza verso di loro. Tutti dovrebbero rendersi conto di questo nella loro coscienza ed agire di conseguenza.
Può esistere, anche se non sempre è facile porlo in opera oggi, un profondo, gratificante rapporto di armonia tra uomo ed animale ed in generale con tutto ciò che vive.
Chi se ne priva intenzionalmente o ne priva altri per il proprio tornaconto perde irrimediabilmente uno dei lati migliori della propria esistenza attuale e si preclude moltissimo di quella futura.

Lungi da me il voler umanizzare l’animale; è un abominio; ma la giustizia da parte dell’uomo farebbe certo vivere meglio noi e loro. Disgraziatamente, molte culture improprie si stanno impossessando del privilegio di trattare con e per gli animali e questo unicamente col fine di privare l’uomo di una sua caratteristica naturale ed originale, per renderlo dipendente nel rapporto che invece dovrebbe mantenere direttamente con la natura che lo circonda e che dovrebbe costituire il suo migliore ambiente vitale. L’umanità sta divenendo sempre più “animalista” e, dall’altra parte, sempre più ignorante riguardo a cosa sia davvero un animale, come vada trattato, di cosa abbia bisogno. Vi è, assai diffuso in certe persone, un pietismo tanto puerile, quanto ipocrita pari solo alla loro non conoscenza e distanza mantenuta dal mondo animale reale. Esso poi si avvantaggia e diviene ridondante facendo strumentalmente leva sulle crudeltà oggettive perpetrate a carico degli animali da certi uomini (come se fosse una novità!). E sono in molti che per i loro sporchi interessi promuovono queste false, arroganti subculture che nascondono al loro fondo soltanto un gran desiderio di prevaricazione di uomo sull’uomo ed una smania infinita di acquisire a tutti i costi un qualche tipo di potere, non importa quale.

Per contro, vi sono uomini che dell’animale sfruttano unicamente la cruda legge di sopravvivenza, spesso con l’aggravante dell’intenzione volta al male. In questo la comunità diviene branco, diviene bestia, diviene Sodoma nel senso più deteriore del termine perchè rinuncia così ad avere uno spirito che possa definirsi tale perferendogli un’anima animale. Ed è proprio perché non riconoscono nella bestia umana nulla che sia loro simile gli animali si allontanano dalla citta di quel racconto ovvero dal consorzio umano che così opera.  Ma non possono farlo fisicamente  – e come potrebbero? –  è  perciò il loro Spirito che se ne va da quella città, come pure quello della terra, dei boschi, delle acque… e dell’uomo.
Non vi accorgete che l’acqua bagna ma non irriga più né disseta, i fiori, pure essendo più belli e grandi e numerosi di un tempo marciscono improvvisamente al colmo del loro splendore, gli animali stessi appaiono denaturati, vetrinario-dipendenti, depressi, ormonati, oppure … estinti.
Io credo che l’interruzione o l’aberrazione del giusto rapporto dell’uomo con la natura e con gli animali, faccia parte a pieno titolo di un piano premeditato di schiavitù ed assassinio perpetrato a danno dell’umanità oltre che dell’Opera di Dio. Ciò è attuato soprattutto mediante la falsa cultura, il cosiddetto progresso, ma anche – ed è la cosa peggiore che più inganna e seduce- mediante la falsa scienza dell’animalità e delle sue leggi naturali.

Lo spirito, certo, non pesa nulla sui piatti delle bilance, ma pesa ed è assolutamente determinante nel dare senso, sapore, pienezza, direzione, futuro, verità alla vita dell’uomo e di tutti.
Senza lo Spirito, tutto è un vano brigare, un vano possedere, un vano progredire, un vano prolificare, un vano sollevar polvere. La situazione diviene alla lunga asfittica, necrotica…ed è infine la morte di quel sistema mentre crede di essere ancor vivo.
Chi è allora il bimbo cacciato dalla città se non l’immagine dello spirito divenuta cosa abominevole e DEMONE per quegli abitanti scellerati? Chiamiamolo Ebreo prseguitato perché tale, chiamiamolo Gesù, chiamiamolo Uomo, vittima ammutolita ed impotente di un Male a lui superiore, chiamiamolo Verità, Testimone fedele ed incorruttibile, Coscienza, Vittima del Sacrificio, chiamiamolo Messia, perchè tali sono i suoi nomi, e tutti propri.

Il solo Principio in grado di instaurare la perfetta armonia è stato giudicato cacciato fuori dalla città! La Giustizia ottiene anche così il suo trionfo e si trasferisce in altro luogo, insieme a color che ne sono degni!
E i due bambini che decidono di lasciare la comunità non sono forse l’immagine dei novelli Adamo ed Eva, avanguardie, primizie, capostipiti ideali di una nuova umanità che si sta preparando in seno a tutte le città del mondo?

Il grande Isaia ce lo ha detto chiaramente con parole sublimi che ancor oggi hanno il potere di commuovermi profondamente perchè parlano di una Promessa e di un Futuro per coloro che Amano il Bene: 

Prima che mi invochino, io risponderò
mentre ancora stanno parlando,
io già li avrò ascoltati.
Il lupo e l’agnello pascoleranno insieme,
il leone mangerà la paglia come un bue,
ma il serpente mangerà la polvere,
non faranno né male né danno
in tutto il mio santo monte». Dice il Signore.
Isaia 65, 24-25

 L’uomo deve trovare il coraggio di scendere dalle montagne della protervia per risalire su quelle di Dio.

Con chi sto io?

Ascolto le ragioni di tutti, ma poi guardo le azioni concrete.

Le persone che più mi preoccupano da sempre non sono i cattivi individuabili, i violenti dichiarati, ma piuttosto i mediocri senza dignità, nobiltà né elezione, sono i miserabili divenuti poveri di tutto perché hanno rinunciato da molto tempo ormai ad un retta intelligenza del mondo e della vita, cosa che hanno debitamente compensato con una estrema specializzazione nell’esercizio dell’arroganza, della sopraffazione violenta, della menzogna e di ogni forma possibile di invadenza, furto compreso. Quelli che considerano ormai un diritto acquisito l’abitudine farla da padroni in casa dell’ospitante cercando in ogni modo di sottoporlo alle loro leggi ed alla loro mentalità. E se non riescono ad emergere come vorrebbero in cuor loro, causa l’oggettivo errore di metodo e la contorsione della propria mente, allora cercano con invidia profonda, irragionevole, di tirare giù, di abbassare al loro livello gli altri in tutti i modi possibili, leciti ed illeciti.

La cronaca recente continua a darci ampie dimostrazioni di queste persone, di quel che sono pronte a fare pur di portare avanti la loro inconcludenza secolare e congenita, inevitabilmente e da sempre a spese degli altri.

Qui si viola semplicemente, e spesso con un altissimo grado di coscienza, il più grande comandamento di Dio che è quello dell’Amore tra uomo ed uomo.

Non si può giustamente affermare che tali persone appartengano tutte ad un popolo specifico o ad una razza soltanto, ma piuttosto si tratta di una, purtroppo onnipresente, categoria dove tutte si riconoscono coltivando strenuamente, quale analgesico alle proprie frustrazioni e al di là di ogni altra classificazione possibile, un atteggiamento comune, una “scuola”, un metodo di procedere nella vita, cosa che li illude perfino di avere un dio dalla loro parte.

Ma riflettiamo:  quale Dio vero è mai stato ingiusto, arrogante, vile, ladro, mentitore, omicida (nel senso di desiderare l’annientamento assoluto ed immotivato dell’uomo), irrispettoso della buona fede altrui e della Verità? E se anche fosse, quale distanza rimane comunque fra l’uomo e Dio? Qualcuno vuole farsi avanti?

Ho conosciuto persone di diversa etnia e credenza religiosa che coltivavano il rispetto dell’altro e questo bastava a ben qualificarli e a rendere onore al loro Dio (che Unico è, per tutti),  seppure chiamato con nomi diversi dal mio; ciò bastava a farne dei Vicini in ogni senso.

Cosa diversa predicano invece gli integralisti ed i loro molteplici fiancheggiatori. Intendiamoci subito: non c’è una sola religione che sia esente da fenomeni deteriori come gli atteggiamenti fondamentalisti, da eccessi in ogni senso, non c’è una sola società nella quale non abbondino masse manovrabili dalla propaganda religioso-politica, che si lasciano manipolare al peggio per loro comodo o debolezza intrinseca, così come non esiste una sola religione i cui praticanti  possano dirsi tutti, perfettamente in stato di grazia o senza peccato, cosa che comunque non servirebbe a giustificare tali atteggiamenti assolutistici verso l’uomo o il peccatore, in quanto nemmeno Dio o Allah si comportano in tal modo pur avendo tutti gli attributi per farlo. Ogni raggruppamento religioso infatti è costituito da uomini i quali hanno in se – quasi tutti a quanto ne so – una duplice anima, un’anima non unitaria, un’anima divisa, un’anima impura (detto senza voler offendere né giudicare). Oggi è il fondamentalismo cosiddetto Islamico a mietere vittime innocenti, ieri era l’inquisizione della chiesa cattolica romana e via dicendo. Nessuno fra noi è in grado scagliare la prima pietra, dato anche che qui non si intende né si può lapidare nessuno, ma si sta solo cercando di capire.

Nessuna religione è stata mai totalmente indenne da questi fenomeni perché tutte sono ad un tempo vittime e nutrici elettive dell’errore fondamentale che è nell’umanità. Tale errore si può definire come la ritenzione fatta, o inculcata da alcuni, anche in pura malafede, di un falsa immagine di Dio, del Sacro, del Vero. Tutta l’energia e lo zelo dell’uomo, laddove vengano convogliati e diretti in una falsa direzione o da una falsa intenzione  producono inevitabilmente mostri e l’integralismo religioso si è dimostrato essere sempre uno dei più potenti e spietati fra essi proprio perché forte di valori che, giusti o sbagliati che siano, risiedono ed agiscono su un piano dei valori: quello del cuore e dello spirito, che è  primario e nell’uomo, posto al di sopra di tutti gli altri. Il senso del Sacro, dimorando nel cuore, nel centro affettivo profondo dell’uomo, coinvolge infatti, sia per il bene che per il male, la “deità” dell’uomo, costituisce l’assicurazione del  suo futuro ed è per questo che il ” Sacro” è sempre capace di scatenare queste lotte terribili nelle quali qualcuno (grande illuso in verità) ritiene perfino di poter cambiare coi suoi “rituali”, il suo ricatto, il suo numero e la sua insistenza petulante e tracotante anche le Verità Eterne che stanno sopra l’uomo.

Ogni religione rivelata contiene  e diffonde col suo insegnamento delle perle di preziosa saggezza divina, esse sono a volte rivelate dall’alto, a volte percepite o dedotte dall’uomo, ma quando esse vengono  concrezionate , sopravvestite da qualcosa (politica ed interesse, ad esempio), che loro non appartiene,  finiscono per divenire il nucleo duro di una realtà deviante ed aberrante che  inevitabilmente  attira a sé tutto il marcio dell’universo facendo purtroppo anche molte vittime innocenti . Bisognerebbe già capire da queste caratteristiche con chi si ha davvero a che fare. Infatti, chi seguirà infine i falsi predicatori di Dio e della giustizia attuandone le volontà? Solo chi all’interno del cuore e nel suo profondo esercita o detiene, anche non visto dall’uomo, un qualche commercio con la falsità o l’ipocrisia in ogni sua forma possibile e pertanto non è in grado di riconoscere come tale la menzogna operante che lo seduce. Chi, al contrario, se ne andrà o verrà cacciato e combattuto da quel sistema? Colui che amando fino in fondo la Verità e la Giustizia nel proprio cuore, avendo posto queste cose a principio della sua vita, anche non visto dagli uomini, costituisce per questo regno di falsità sistematica  in fase di aggregazione un ostacolo, un testimone d’accusa, un elemento di discontinuità e di scandalo.

Questa realtà malefica, che ha preso furtivamente la forma o meglio il pretesto del Sacro e del Divino è invero una perfetta mistificazione e pure avendo somiglianza di aspetto, non ne ha nessuna nello Spirito, così come due corpi umani di cui uno è vivo e l’altro morto possono avere forme simili, non distinguibili da lontano, ma non certo somiglianza di spirito e di funzioni reali. L’uomo morto, il cadavere, è appunto il fondamentalismo assassino a qualunque pretesto religioso o politico dichiari di appartenere, lo è tanto quanto il falso sacerdozio che nell’ esasperazione smisurata del sacrificio di sangue (sempre altrui), pretende di colmare o nascondere la sua carenza totale nella pratica della Verità. Così come affermato giustamente da Paolo di Tarso (2 Corinzi 3, 6), la lettera uccide e lo Spirito da la vita  e tutti dovremmo ben renderci conto di quale differenza intercorre tra un insegnamento che dimora amato nel cuore di un uomo (e che si riflette necessariamente, di conseguenza, in ogni suo atto) e quello che viene tenuto in piedi col ditino teso e minaccioso a suon di citazioni dei versetti Scritturali e con la minaccia del terrore o del ricatto vitale. Chi possiede l’Insegnamento nel cuore, può anche esulare dalla conoscenza formale dei versetti scritturali o dal loro pronunciamento, ma chi cita i versetti soltanto, o è agli inizi della sua scoperta di Dio,  o è un cembalo che tintinna inutilmente, ed è sempre meglio per lui e per tutti se evita di fare chiasso e tiene valide per se le citazioni.

Stiamo vedendo sempre più e già da un pezzo, come tutti gli uomini finiscano infine per inquadrarsi, per dichiararsi in due sole categorie, in due sole “razze” (anche gli indifferenti o gli indecisi saranno costretti a schierarsi da qualche parte prima o poi) in due sole genetiche di spirito: una, apparentemente rara a trovarsi anche perché non ama mostrarsi e non è vanagloriosa, che vive con l’intento per la vita in pace, per costruire, per migliorare, per far funzionare bene tutte le cose, per condividere la gioia ed il frutto con altri e l’altra, apparentemente molto più numerosa che sembra esistere solo per depredare, per demolire, per mentire, rendere invalido ogni sistema con la sua sola presenza, per uccidere e rubare, forte del numero della massa stupida ed influenzabile che non vuol nemmeno curarsi sapere  come stanno veramente le cose ma, per mero ed egoistico interesse, segue ed aumenta la corrente comune e dominante. Ora se io come uomo non posso certo giudicare le persone, a qualsiasi popolo appartengano, posso però giudicare (inteso nel senso di valutare) la volontà del loro spirito, del loro “credo”  e scegliere. In ciò, visto che non siamo ancora al giudizio assoluto, ci si potrebbe anche sbagliare, ma quando dobbiamo giudicare un albero lo si fa dai frutti. Evidentemente chi giudica positivamente o sostiene anche indirettamente e faziosamente le azioni e le ragioni del terrorismo magari solo tacendo parti della verità, è perché ne gusta dei frutti per lui squisiti e non credo proprio si tratti dei poveri popoli che il fondamentalismo massacra da una parte e dall’altra, ma piuttosto di  alcune persone ben determinabili che sanno circondarsi di altri fino a dissimularsi dalla vista degli occhi carnali.

L’uomo che vivrà ed avrà futuro anche su questa terra, secondo il mio modo di vedere, sarà invece quel tipo di uomo capace di vedere, capace di giudicare con rettitudine e giustizia reale queste cose, quindi di attuare, anche col suo sacrificio personale, un miglioramento reale del mondo e dell’umanità. Quelli che operano per il fine opposto, sebbene assai numerosi ed apparentemente in ascesa non potranno mai vincere perché non può esservi mai Verità né futuro in chi teorizza, vive e pratica una cultura della morte del prossimo quale obiettivo supremo della propria esistenza ed affermazione. Chi non rispetta a priori, per proprio principio o puntiglio, la sacralità della vita umana non potrà mai appellarsi credibilmente a Dio, ma proprio da Lui sarà eternamente sconfessato. Chi uccide perché costretto a difendersi, pur sbagliando, avrà almeno una possibilità di essere giustificato, ma chi odia e cova vendetta e desideri omicidi come principio sacrale, anche se non ucciderà mai nessuno fisicamente sarà condannato da Dio stesso. Noi uomini, certo non possiamo giudicare nessuno perché non possiamo leggere perfettamente in fondo al cuore dei nostri simili, perché vediamo e ragioniamo ancora in maniera limitata; tuttavia possiamo conoscere con esattezza assoluta quello che è da Dio e quello che non lo è e questo è il solo motivo per cui veniamo presi o lasciati, eletti o allontanati.

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