Eluana Englaro

Mi sia concesso, ora che tutto è compiuto, di esternare quello che ho nel cuore:

Per quanto poco possa contare, voglio  esprimere la mia totale vicinanza al padre di Eluana. Io averei agito esattamente come lui, sia riguardo a me stesso, sia verso la persona cara che me ne avesse confidato la volontà in tal senso. Il Sig. Englaro appare essere uomo coraggioso, integro ed umile che fino in fondo è rimasto fedele alla sua onesta coscienza ed ha saputo lottare per difendere veramente la Sacralità e la Dignità della vita di sua figlia. Ce ne vorrebbero davvero tante di persone così! Nessuno pare si sia mai curato di quanto possa aver sofferto, soffra ancora quest’uomo e la sua famiglia durante tutta la vicenda e ciò è davvero curioso, a fronte di cotanta traboccante carità manifestata nei confronti di Eluana.

In effetti, tanto accanimento, tanta invadenza morale e materiale riguardo alla disposizione della vita altrui non si era mai avvertita prima da parte del potere. L’esigenza di affermare il principio della sacralità della vita umana potrebbe trovare anche altrove migliori  ed innumerevoli occasioni per manifestarsi ed invece ciò, spesso colpevolmente, non avviene, proprio laddove se ne avrebbe davvero bisogno.

Ma cosa è la vita umana?

Meglio: quale genere di vita umana si sta programmando e si vorrebbe per l’uomo?

Quando un corpo in gravissima malattia viene ad essere ridotto al livello di coltura cellulare  in vitro, può godere di una “vita” teoricamente illimitata e tuttavia assolutamente dipendente da un certo sistema di nutrizione, idratazione ecc. Si può definire vita questo stato?

Credo proprio di no perché ritengo non sia questo il tipo di vita in cui l’essere umano possa utilmente conseguire un progresso spirituale di qualche genere. Al contrario, questo tipo di esistenza consente eccellenti e svariati tipi di guadagni per molti, ad es. al settore farmaceutico che diviene in tali condizioni il vero dio (dispensatore di vita) di questo universo cronicamente malato e senza speranza.

Ritengo inoltre, che quando una persona sia nello stato in cui Eluana è rimasta per anni, non soffra propriamente, ma il suo spirito prigioniero e legato al corpo credo invece possa patire per la negazione della libertà e soprattutto vedendo la sofferenza indirettamente causata ai propri cari. Eluana amava la libertà, la vita, la famiglia ed il suo spirito era questo; perchè volerlo annichilire e sopraffare in ogni modo? Si percepisce una sottile, crudeltà rivolta verso l’uomo in tutto questo; sottile, ma che ben risponde a precise, calcolate esigenze di coloro che la orchestrano dietro le quinte così abilmente. Non credano di passare inosservati! Penso poi che anche la dignità dell’esistenza dovrebbe avere un luogo nelle nostre valutazioni e vivere così non giova proprio alla dignità di nessuno. A tutto dovrebbe esserci un limite, ma a quanto pare non esiste fine alla protervia di certe persone.

Diffido fortemente di coloro che invocano e pretendono sempre soluzioni perfettamente giuste ai problemi drammatici che l’esistenza pone perché io so che talvolta non è possibile trovare tali soluzioni; non ci è umanamente dato. Loro non se ne rendono nemmeno conto perché mai sopporterebbero in prima persona i fardelli insostenibili che impongono ed aggravano volentieri  ad altri. Scommetto che non sarebbero sorte tante obiezioni e tentativi pretestuosi per ostacolare, se il corpo di Eluana fosse stato reso disponibile ad un prelievo d’organi e per salvare la vita di qualche grosso caporione.

Allora, premettendo che ognuno può credere come ritiene essere bene, io penso che in casi come questo debba venirci in soccorso il senso di carità verso tutti, piuttosto che la sterile proclamazione ed imposizione ad oltranza dei sacrosanti principi. La Carità, l’amore, del resto, è sempre il Principio più grande fra tutti. Non si può essere caritatevoli verso un figlio ignorando deliberatamente il genitore; non si può sacrificare la vita al gioco della morte, per impedire cioè alla morte di fare il suo decorso naturale, anche se questa è, ma per tutt’altro verso ed efficacia, una facoltà cardinale del Cristiano e di chiunque sappia Amare. Tuttavia è dalla persona che deve provenire, secondo la sua libera coscienza, donazione e valutazione non può mai essere imposta per legge, dall’esterno o dall’estraneo. Bisognerebbe saper difendere la famiglia proprio in questi frangenti ed invece qui si vede come la si vuole distruggere in ogni senso, violandone la sovranità immotivatamente. In mancanza della capacità di esprimere la propria volontà, solo la persona più intima, integra e vicina al malato dovrebbe poterne disporre, senza che possano  intromettersi assurde e strumentali discussioni sul principio fine a se stesso le quali in questo caso hanno dato una rivoltante dimostrazione di insensibilità, falsità ed ipocrisia da parte di coloro che dovrebbero essere i tutori dell’etica e della morale comune ed invece pensano solo ad estendere i proprio domini personali e collettivi.

Già,  l’intromissione veemente, l’invadenza dell’altrui vita è una specializzazione secolare di una precisa categoria di uomini, e qual migliore grimaldello può esserci che non questi problemi difficili per poter tornare ancora a spadroneggiare  in case, su persone, coscienze e luoghi da dove si era già stati cacciati con disonore. Quale arma migliore per riguadagnare un potere che sfugge loro di mano ogni giorno di più?

L’imposizione del sacrificio, pur  mascherandosi dietro le mendaci apparenze della carità, nasce sempre da un principio perverso, blasfemo, pagano, che nasconde tutto l’opposto dell’Amore e consente di tenere gli uomini schiavi, incatenati al muro con dei sensi di colpa e paure innominabili create ad arte.

La stessa tecnica, infatti, viene impiegata per agire contro la legalizzazione dell’aborto, quasi a voler coprire con questo il fallimento, l’ostacolo che essi hanno costituito nella formazione di una retta coscienza individuale da parte dell’uomo, il solo baluardo veramente efficace contro il dilagare del male. Essi non vogliono essere soppiantati da questo tipo di coscienza viva e libera e la combattono in ogni modo. L’esagerazione isterica di queste manifestazioni “per la vita” dovrebbe farci riflettere in tal senso. Abbiamo oggi ed in questo caso una misura precisa, evidente, dell’influenza che questa categoria può esercitare sul governo di una nazione pur di perseguire i propri fini.

Io, povero uomo e non prete, non conosco quale sia la soluzione perfetta a questi problemi difficili, però ragionerei in questo modo:

Se è la vita che si vuole onorare: ebbene non è il corpo che dà la vita (così come non è il pane) e quindi l’ostinazione terapeutica ad oltranza, – a maggior ragione se si muove contro la volontà della persona stessa – è totalmente ingiustificabile ed insostenibile, sia dal punto di vista etico che legale.

Non si tratta di eutanasia,  in questo caso, ma solo di sospensione dell’accanimento terapeutico quando si sia  ragionevolmente (e spiritualmente) certi dell’impossibilità di un ritorno vantaggioso alla vita di relazione. Io credo che questo sia un altro dramma che i genitori di Eluana hanno affrontato e non già una scorciatoia comoda per risolvere un problema atroce, come lasciano intendere coloro che si oppongono, quasi detenessero l’esclusiva assoluta ed il monopolio della carità. Se poi si vuole onorare e difendere veramente la vita, le medesime risorse possono trovare migliore utilizzo laddove la vita sia ancora recuperabile e solo Dio sa quante occasioni inascoltate ci sono ancora per esercitare testimonianza in questo senso. Quando le cose vengono fatte secondo coscienza pura e non per interesse, allora, anche il verificarsi, eventuale e sempre possibile, di un errore di valutazione non può comunque essere chiamato colpa o reato; al più errore umano. Essere uomini, onestamente, poveramente ed imperfettamente, ci rende sempre degni del perdono e della grande misericordia di Dio il quale sa bene come siamo fatti dentro.

Invece coloro che ora dicono, accusando implicitamente e vigliaccamente: –Impensabile uccidere una  persona in questo modo,- dovrebbero, prima di parlare, ricordarsi dei molti altri modi in cui loro uccidevano abitualmente o storpiavano  persone ben più vive di Eluana, fino ad un tempo non troppo lontano, senza tanti riguardi e dovrebbero anche ricordarsi dei modi con cui, mi pare, le uccidono nascostamente ancora oggi con il loro giudizio iniquo, sacrale e inappellabile; mi pare, guardando alla storia, che costoro non possano proprio ergersi a testimoni credibili o guide della morale; dovrebbero inoltre ricordarsi (e dovremmo ricordarcene bene anche noi), dell’opposizione da essi strenuamente  esercitata, con ogni mezzo, fino a poco tempo fa, per ostacolare o limitare la terapia del dolore verso malati terminali.

Artefici di sofferenza gratuita per i loro bilanci di potere io li considero, aggiungono sempre altro dolore a chi è già prostrato dalla sventura. Di loro è pronunciato il destino.

Addio Eluana, vai in pace, e vada in pace anche la tua buona famiglia; ci vedremo in un giorno sereno e sorrideremo insieme di tutto questo schifo.

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