Il sapore della vita


Il primo uomo del mondo, fu posto dal suo Creatore in un giardino non in una metropoli, se dobbiamo credere alle Scritture antiche ed al nostro istinto. Tutti o quasi sognano di poter vivere per sempre in un paradiso tropicale piuttosto che in una metropoli inquinata e rumorosa.

Coloro  che nacquero poi, dopo il peccato, si moltiplicarono grandemente e costruirono invece le città, delle quali la prima fu Babele.

Poi dissero: «Venite, costruiamoci una città e una torre, la cui cima tocchi il cielo e facciamoci un nome, per non disperderci su tutta la terra».
Genesi 11, 4 

Il Signore vide che la malvagità era grande in loro e disperse quegli uomini confondendo le loro lingue. Il Signore lascia capire  indirettamente che la città di costruzione umana è una concezione negativa, innaturale, che favorirà sicuramente il male dell’uomo.

Secondo queste constatazioni, possiamo dedurre, ed anche il cuore stesso ce lo suggerisce, che l’uomo ha da sempre un posto proprio nell’ambiente naturale in cui vive, mentre quando egli si trova in un ambiente artificioso, perde innanzitutto la sua libertà, poi l’identità ed in terzo luogo la gratuità della sua esistenza. Infine perderà anche l’orientamento spirituale.
La natura infatti, sebbene a volte possa sembrare imprevdibile o crudele, serve egregiamente, se ben amministrata, alla vita dell’uomo in modo gratuito e sovrabbondante, cosa che invece non avviene mai nella città, dove ogni cosa ha il suo prezzo sempre più alto, la qualità sempre più scadente e lo spazio sempre troppo angusto. La natura invece offre agli uomini lo spazio rasserenante, immenso ed azzurro dei cieli, aria viva per respirare davvero; la città innalza i palazzi, restringe gli orizzonti, attiva le illuminazioni artificiali, produce lo smog, il caos,  tutte cose che occultano la visione de cielo e ne avvelenano gli abitanti, non solo in senso materiale. Uno splendore autentico e vivo viene sostituito con uno fasullo; questa è la regola generale. Ma è internamente all”uomo che questa sostituzione di valori avviene con maggior danno che fuori. L’orizzonte della campagna dove, bambino,  guardavo il sole scendere facendo posto alla quiete, ai profumi della sera, era un luogo dove si poteva raccogliere un tacito, buon auspicio, una promessa per il domani, un domani di serentià, di pace, di gioia, un domani che aveva in grembo la speranza, la possibilità di fare e raccogliere, di crescere e giocare.  Ora quell’orizzonte è sempre più stretto, sempre più fosco; la sera non reca più i suoi profumi carichi di magia, le stelle quasi nemmeno si vedono più e la notte prelude spesso alle nuove preoccupazioni ed ansie del domani, al perdurare cronico di problemi mai risolti. Che  è mai la vita di oggi? Essa ci impedisce ormai in ogni modo di saper giocare come bambini, anche solo per un attimo, ci impedisce di sdraiarci a terra a sentirne il profumo come un tempo, mentre la fantasia volava nel cielo correndo dietro ad un aquilone di carta velina e bambù. Quel cielo pulito e celeste che una volta era a portata di mano di chiunque ora è sempre più lontano e per troppi irraggiungibile, per non parlare dell’acqua e di tutto il resto.

Ciò che avevamo gratuitamente lo abbiamo perso, ci è stato sottratto poco a poco con l’inganno del “progresso” da coloro che avevano tutti gli elementi per capire cosa stavano facendo ed il potere di fare meglio e diversamente. Ma quello che di buono abbiamo potuto gustare,  apprezzare ed amare noi l’abbiamo dentro e pertanto nessuna azione sarà mai in grado di privarcene completamente senza una  nostra rinuncia.  Queste sono le cose che ci rendono veramente ricchi, ognuno per il suo verso ed esperienza particolare, sono tutte perle di un grande diadema che per splendere avrà bisogno della perla particolare di ognuno di noi, perchè ogni uomo che ama la giustizia è arca del creato e lo fa vivere in sé, fedele alla vocazione originale comunicatagli dal Creatore. Il Creato e la giustizia non possono mai essere separati pena la decadenza, il degrado della vita di tutti.

Noè, in quest’ottica, non è più tanto una favola, non vi pare?

3 commenti

  1. marzo 27, 2009 a 8:09 am

    Il fatto che la città di Babele o la torre, si configuri come strumento di rivalsa dell’uomo, contrariamente alla volontà di Dio, ci conduce a considerare che gli stessi intenti devono o possono essere presenti in ogni comunità di persone ed infatti… Da qui, il passo ulteriore è la nascita della mafia o della camorra dove tutti si tengono fra loro che sono manifestazioni esteriori e dolorosamente visibili di qualcosa, di uno spirito infame che invece non appare pur permeando quasi obbligatoriamente molte comunità serrate ed insospettabili.

    Io ben ricordo tante cose belle ed autentiche che quasi non sono più; io quindo so, conosco e non dimentico. Quelle cose vivono in me. Io posso far condannare quindi tutti i falsificatori di quelle cose per il solo fatto di poter testimoniare come esse erano in origine. Così è di ogni uomo fedele al suo Spirito. Così è per quelli che sanno chi è il Padre; essi faranno condannare ogni falso profeta ed anticristo si sia calato nelle vesti umane.
    Grazie a tutti e due per i commenti

  2. Evy said,

    marzo 27, 2009 a 12:45 am

    Io penso che, indipendentemente dal fatto che Noè sia favola o sia storia, ha qualcosa da insegnarci come tutte le “storie” bibliche ( e non solo) Scavando, come Isacco i pozzi dei suoi padri, troviamo l’acqua limpida che riesce a dissetare il nostro essere interiore: lo spirito della lettera. Questa è la mia opinione.

    Concordo anch’io con quanto questa bellissima riflessione vuole esprimere. E con quanto si chiede Radiolondra.

  3. RADIOLONDRA said,

    marzo 26, 2009 a 10:42 pm

    A me non è mai parsa una favola; condivido in linea generale quanto dici. Credo che la chiave di lettura del passaggio di scrittura citato sia legata ai motivi dello stroncamento da parte del Creatore delle “buone intenzioni” degli antidiluviani.
    Motivi inerenti all’orgoglio e allo spirito di indipendenza che stavano alla base dei loro progetti.
    La torre doveva toccare il cielo e bisognava acquistarsi fama, il risultato fu confusione.
    E oggi ? Non si sente l’eco di quelle voci nei progammi sociali, politici e soprattutto religiosi ?


Rispondi

Inserisci i tuoi dati qui sotto o clicca su un'icona per effettuare l'accesso:

Logo di WordPress.com

Stai commentando usando il tuo account WordPress.com. Chiudi sessione /  Modifica )

Google photo

Stai commentando usando il tuo account Google. Chiudi sessione /  Modifica )

Foto Twitter

Stai commentando usando il tuo account Twitter. Chiudi sessione /  Modifica )

Foto di Facebook

Stai commentando usando il tuo account Facebook. Chiudi sessione /  Modifica )

Connessione a %s...

%d blogger hanno fatto clic su Mi Piace per questo: