Pensiero d’agosto

Dio e l’uomo, Dio e i sacerdoti.

Ho pensato che Dio senza i sacerdoti rimane comunque Dio a tutti gli effetti. Nulla lo aumenta o lo diminuisce.

Ho pensato che l’uomo senza Dio rimane solo, poco più che un eccelso animale o un robot intelligente, ma sempre compreso nella prospettiva di salvezza possibile prevista dall’Onnipotente.

Ho pensato  invece che il sacerdote privo di Dio, per averlo rinnegato, non è altro che nulla.

Avevo un amico sacerdote, una volta,  il quale  conservava ancora qualcosa dell’uomo, perciò era mio amico. Ma è morto; peccato.

Mi sarebbe piaciuto parlare ancora con lui di tante cose…non importa;  lo faremo certamente domani…

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Il vantaggio della Giustizia

Quale vantaggio ha l’uomo che decide di vivere nella Giustizia rispettandola in ogni atto della sua vita?

Vivere nella giustizia significa non commettere MAI il male quando si hanno davanti tutte le possibilità e i mezzi o i poteri di farlo, proprio quando si è certi di non poter essere visti nè perseguiti o impediti dagli uomini, significa muovere anche contro la personale convenienza anzi, significa non considerarla nemmeno se prima non si  sia certi di non fare torto ad alcuno direttamente o indirettamente.

Ama il prossimo tuo come te stesso!

Usa cioè lo stesso metro di valutazione, la stessa cura, quando agisci per il tuo bene come quando la tua azione è rivolta nei confronti di altri. Concedi loro a priori lo stesso credito, rispetto, diritto di vivere, dignità, amore che concederesti a te. Ciò è cosa ben  diversa del volersi o doversi prendere in carico tutti i problemi materiali e le contingenze che sono fardello pesante degli uomini. Nemmeno Gesù lo ha voluto fare anche se avrebbe certamente potuto. Noi, causa i nostri limiti, non possiamo pretendere di metterci a strappare le erbe infestanti, il loglio, da tutti i campi del mondo o soltanto da quelli che stanno  intorno a noi; moriremmo estenuati senza poter concludere nulla di valido e le malerbe continuerebbero a ricrescere tranquillamente. Noi invece, possiamo iniziare dal nostro campo personale, grande o minuscolo che sia, a seminare seme puro, giusto, viglilandone la crescita e ciò significa appunto seminare, rendere presente e rispettato il concetto di giustizia, il suo germe, all’interno di ogni nostra azione. Seminare la Giustizia nel Principio delle cose, nel cuore nostro e perciò di ogni azione, permette di far sì che essa cresca ed agisca parimenti allo svilupparsi del contesto; con un minimo sforzo otterremo un grande risultato; seminarla invece a posteriori e dall’esterno è solo una battaglia persa in partenza. La giustizia nell’uomo deve essere preter intenzionale. Questo  possiamo fare subito, efficacemente e sicuramente. Quando altri vedranno il nostro campo crescere bene con la benedizione del Signore e malgrado  le immancabili avversioni di coloro che non amano la giustizia, cominceranno a porsi qualche domanda  e forse decideranno anch’essi di fare secondo il comandamento. Sarà dunque l’umanità, convertendosi alla giustizia, a dare al comandamento di Dio la forza sufficiente, le braccia, i mietitori convinti per compiere nel dettaglio quella redenzione del mondo che Cristo ci ha già donato e reso possibile col proprio esempio, insegnamento e sacrificio.

Questo è il solo comandamente in grado di rendere davvero giusta la bilancia delle umane azioni, intenzioni e ragionamenti. La reciprocità, ovvero il provare a rivoltare idealmente verso noi stessi la medesima azione che stiamo per fare nei confronti di altri ci aiuta a comprendere infallibilmente se essa appartiene alla giustizia o all’iniquità.

Mi si dirà che è difficile applicare questo nel mondo.

Io credo piuttosto che esista una visione, un’interpetaziome, un’accezione di questo comandamento che volutamente  rende difficile, improbo da applicare il Comandamento e ciò con lo scopo di non far vedere quale Bene invece possa derivare da esso ove giustamente messo in pratica. Molti fra i lettori che giungono su questo bolg alla ricerca di soluzioni “magiche” ai loro problemi, alla ricerca di preghiere potenti in grado di sconfiggere la sventura, la malattia, o le soverchianti avversità della vita, dovrebbero comprendere bene quanto dico perchè questo è il vero segreto per ottenere da Dio uno scudo potente, reale contro le avversità, non certo come lo promettono i “maghi” o come lo vorrebbe il mondo, ma in un modo che solo chi è con Dio riesce a comprendere.

Occorre sapere bene che Dio non interviene in forza della sofferenza dell’uomo, ma piuttosto contro l’ingiustizia perpetrata davanti al giusto!

Dunque, imparate ad essere giusti anche solo un po’ o quantomeno a non essere ingiusti ed avrete la difesa di Dio come canta il Salmo:

Salmi 90:3 Egli ti libererà dal laccio del cacciatore,
dalla peste che distrugge.
Salmi 90:4 Ti coprirà con le sue penne
sotto le sue ali troverai rifugio.
Salmi 90:5 La sua fedeltà ti sarà scudo e corazza;
non temerai i terrori della notte
né la freccia che vola di giorno,
Salmi 90:6 la peste che vaga nelle tenebre,
lo sterminio che devasta a mezzogiorno.
Salmi 90:7 Mille cadranno al tuo fianco
e diecimila alla tua destra;
ma nulla ti potrà colpire.
Salmi 90:3 Egli ti libererà dal laccio del cacciatore,
dalla peste che distrugge.
Salmi 90:4 Ti coprirà con le sue penne
sotto le sue ali troverai rifugio.
Salmi 90:5 La sua fedeltà ti sarà scudo e corazza;
non temerai i terrori della notte
né la freccia che vola di giorno,
Salmi 90:6 la peste che vaga nelle tenebre,
lo sterminio che devasta a mezzogiorno.
Salmi 90:7 Mille cadranno al tuo fianco
e diecimila alla tua destra;
ma nulla ti potrà colpire.

La risposta di Dio, il suo aiuto, giungono sempre per tutti, solo in modalità, incisività e tempi differenti, a seconda del grado di perfezione, di coerenza nella giustizia di colui che chiede e prega. Il giusto ha quindi un grandissimo potere, quello di giudicare l’iniquo non appena si mostri in opere davanti a lui. Non è un giudizio di parole, alla maniera degli uomini, ma di sostanza, secondo Dio. E’ un confronto istantaneo e silente davanti a Dio in cui il giusto è giudice e testimone dell’ingiustizia ad un tempo. E’ come se Dio fosse direttamente presente e “obbligato” dalla sua stessa essenza a pronunciarsi tra il giusto e l’iniquo. Infatti Dio è presente perchè il giusto è, senza nessun calmore, l’occhio, l’orecchio, la bocca di Dio. Il giudizio di chi vede giustamente è quindi la “pesatura” esatta dell’iniquo  oltre ogni cortina ed imbellettamento di falsità; la dichiarazione, il riconoscimento di questo valore ha quindi peso universale, schiacciante, esecutivo e pertanto viene chiamata giudizio.
Proverbi 21:12 Il Giusto osserva la casa dell’empio
e precipita gli empi nella sventura.

Salmi 36:25 Sono stato fanciullo e ora sono vecchio,
non ho mai visto il giusto abbandonato
né i suoi figli mendicare il pane.

Salmi 54:23 Getta sul Signore il tuo affanno
ed egli ti darà sostegno,
mai permetterà che il giusto vacilli.


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