Le incertezze dell’oggi


L’epoca presente, con il suo proliferare di mezzi di comunicazione, permette diffusamente l’accesso ad un grande massa e varietà di documentazione, libri, articoli ecc. Tutto ciò consente a coloro che hanno il tempo di dedicarvisi di valutare ed acquisire facilmente un enorme, soverchiante numero di dati di ogni tendenza, impensabile solo alcuni anni or sono.

In materia di religione o meglio di conoscenza di Dio, ho potuto tastare con mano la consistenza, la diffusione e la grandissima articolazione di due fronti o poli ben individuabili, seppur molto variegati nel modo di presentarsi o di “travestirsi”. Attorno ad ognuno di essi gravita una sterminata galassia di vite, azioni, credenze umane, interessi che ne albergano, spesso inconsapevolmente la polarità e l’imperio.

Li denominerò sommariamente, nel loro abito generico, come fronte ecclesial-religioso-spirituale e fronte ateista-materialista-positivista. Ad essi si ricollegano innumerevoli altre posizioni contrapposte quali, ad esempio, razionalismo e misticismo, per finire in politica con le varie prese di partito, con simpatie ed antipatie ideologicamente motivate conseguenti verso un popolo o l’altro e relativi culti e politiche.

Entrambi forti di elementi di riscontro, di studi profondi, robusti ed altamente eruditi, pare che i fronti si facciano opposizione esclusivamente in onore e difesa della Verità, anche a suon di dispute di altissimo livello, ma in realtà ho visto chiaramente come la loro azione consegue e persegue nei fatti un solo risultato: allontanare, sviare l’uomo dalla sana conoscenza di Dio e dalla Speranza ovvero attentare alla sua buona Fede innata e privarlo dei suoi benefici, facendo in modo da isolarlo a priori dall’accesso ad un terza via possibile, probabile o quantomeno ipotizzabile.

Se questi sono i frutti di cotanta erudizione, allora è forse meglio essere ignoranti, è meglio rimanere piccoli e semplici (entro certi limiti), almeno si eviteranno influenze, perdite di tempo e disturbi alla manifestazione, povera ma SINCERA, della propria intenzione natia.

I signori, i padroni delle religioni (cioè coloro che credono di esserlo e si comportano come tali: i preti, ma anche, sul fronte opposto, i positivisti, gli atei, dato che anch’essi, sebbene con modalità diverse, troppo spesso fanno una religione, seppur non apertamente dichiarata, delle loro convinzioni e posizioni), forniscono troppe volte, con la loro ipocrisia, coi loro errori, con la loro storica malafede, malvagità e falsità gli elementi, lo spunto all’esasperazione improduttiva e conflittuale delle convinzioni della controparte. Entrambe detengono ovviamente elementi a ragione, elementi di verità e valori oggettivi che certamente meritano di essere evidenziati e considerati, ma ciò non è per nulla sufficiente per possedere o arrogarsi in esclusiva la corona della Verità. La verità incespica in piazza si suol dire a ragione; ciò per significare che attualmente una visione sintetica di essa può essere colta appieno solo individualmente, nell’uomo,  e ciò già a fronte di molte difficoltà da superare, una delle quali è proprio quella che sto esponendo. La strenua necessità dell’uomo di appartenere, di identificarsi e di identificare gli altri in uno dei due fronti o delle loro innumerevoli propaggini e dipendenze rende l’uomo schiavo di un solo sistema, che è solo volto a negargli il diritto della prima libertà cui dovrebbe aspirare: quella di poter vivere ed essere circondato, istruito solo della verità!

Il dualismo antagonista, conflittuale fra religione e scienza fra sciamanesimo-magismo religioso anche camuffato da culto spirituale dell’unico DIO e materialismo scientista, preferibilmente o inevitabilmente ATEO, causano infine una sola vittima: lo Spirito (dell’uomo e di Dio), che viene completamente negletto, stornato dagli uomini in un modo o nell’altro, secondo le proprie inclinazioni particolari.

Il dogma posto in opposizione al metodo scientifico; l’anima contro la ragione; la concessione generosa di esistere data dall’uomo ad una possibilità che potrebbe rivelarsi reale, quale la Verità di Dio, contro, per così dire, “l’avarizia” la “taccagneria”insita nella imprescindibile, obbligatoria “dimostrazione scientifica” a sostegno di ogni elemento umanamente considerabile.

Inoltre i perfidi hanno abusato e profittato in ogni modo possibile di queste due innate e ristrette visioni umane contribuendo in totale malafede alla stratificazione di errore su errore, di rivalsa su rivalsa, di incomprensione su incomprensione, di ingiustizia su ingiustizia e il tutto a solo detrimento della Verità che permane lontana dalla cognizione umana a causa di queste precise responsabilità oltre che di errori e comprensioni mancate. In fondo, questi atteggiamenti non sono che due modi pretestuosi ed abilmente dissimulati di esplicarsi da parte dell’unico orgoglio degli uomini. Il  male che li avvelena, li inganna e li rende schiavi se la ride delle dispute viscerali dallo stesso proposte e condizionate, appigliandosi alle particolari inclinazioni e debolezze personali, facendo sì che l’uomo svolti immancabilmente a destra o a sinistra di quella che è la Via esatta, la cui esistenza si può semplicemente dedurre dal fatto che la nostra natura tende di per se stessa, istintivamente, all’esattezza ed alla verità

Dulcis in fundo, l’uomo deluso, disperato, dopo averle provate tutte inutilmente e non avendo trovato quel che cercava, si convincerà quasi certamente che Dio è morto e giungerà alla conclusione che non esiste, visti i ministri indegni, dandosi magari, per trovare consolazione ed ovviare all’immancabile depressione che consegue l’insuccesso, alla droga, all’alcool ed a tutte le altre cose che demoliscono l’uomo procurandogli una gioia effimera a prezzo della sua mercificazione morale e materiale.

In queste condizioni l’esito del procedimento dovrebbe essere praticamente scontato e la fede e la dignità umana ne escono troppo spesso distrutte in massimo grado.

Già solo queste mie povere considerazioni dovrebbero farci sospettare che qualcosa non quadra in quei bei sistemi fatti di belle parole troppo abusate che vanno per la maggiore.

Ma un esempio su questo dualismo improduttivo potrà forse chiarire meglio i concetti.

Definizione dogmatica: dal catechismo della chiesa cattolica

1. Chi ci ha creato?

Ci ha creato Dio.

2. Chi è Dio?

Dio è l’Essere perfettissimo, Creatore e Signore del cielo e della terra.

Queste sono due risposte al problema esistenziale cui si può giungere coscientemente attraverso una conquista personale e vitale oppure che si possono ricevere ed assumere tal quali ed essere così ritenute verità. E’ ciò che accade inizialmente nei giovani e nei bambini che subiscono la formazione cristiana i quali, causa la propria inesperienza di vita, non resta che accettare per buone o meno definizioni altrui. Gli si inculcano inizialmente questi principi con lo scopo dichiarato di indirizzarli al bene ed evitare loro inutili perdite di tempo. Nel caso però che essi riscontrino, anche in un esame futuro, a maturità raggiunta, l’ipocrisia dei loro maestri, potrebbe però accadere il rigetto in toto di insegnamento ed insegnante indipendentemente dalla verità oggettiva dei contenuti trasmessi.

Quanto invece può produrre la ragione:

Epicuro così speculava sulla possibile esistenza di Dio: da Wikipedia

  • Dio non vuole il male ma non può evitarlo (Dio risulterebbe buono ma impotente, non è possibile).
  • Dio può evitare il male ma non vuole (Dio risulterebbe cattivo, non è possibile).
  • Dio non può e non vuole evitare il male (Dio sarebbe cattivo e impotente, non è possibile).
  • Dio può e vuole; ma poiché il male esiste allora Dio esiste ma non si interessa dell’uomo. Questa è la conclusione che Epicuro considera vera: gli dèi sono indifferenti alle vicende umane e si chiudono nella loro perfezione.

Queste sono nulla più che tutte le deduzioni che una mente umana, pur pensando razionalmente ed esattamente come un computer, può fare in base alla propria facoltà intelligente e agli elementi che le pervengono dai sensi esteriori  considerando soprattutto al problema difficile a spiegare del male oggettivamente presente nella vita umana. Il risultato che se ne ottiene coincide con una pura constatazione dei fatti in tutte le loro possibilità ed è quindi, a suo modo, scientifico, incontestabile e perfettamente dimostrabile (finché si voglia permanere nell’ambito relativo stabilito dal ragionatore). Su questo ed altri simili ragionamenti gli atei, i razionalisti, molti scienziati fondano le ragioni e le dimostrazioni del loro non credere in Dio, mentre i credenti accettano e credono (spesso solo dogmaticamente, per comodo o partito preso  e senza curarsi di coltivare quella fede), delle affermazioni che in ogni caso non si possono dimostrare sul piano meramente scientifico a causa del fatto che l’oggetto della dimostrazione: Dio, trascende in toto, per sua stessa natura, questo piano stesso. Pretendere da parte dello scienziato o dell’uomo stesso di analizzare scientificamente Dio mettendolo in una provetta, è come pretendere di costruire una casa con le fondazioni poste sulle nuvole. Ciò invero è molto poco scientifico come è molto poco scientifico affidare la propria strategia del credere ad un ragionamento svolto unicamente sui dati oggettivi, riscontrabili e scientifici in possesso dell’uomo mentre chiunque sa benissimo che nella sfera esistenziale esistono moltissimi elementi il cui valore oggettivo permane tuttora incognito all’umanità. Ora chiunque sa bene che se un solo elemento di qualsiasi espressione matematica ha valore indeterminabile prudenza vorrebbe il ritenere possibile o ammissibile per esso qualsiasi valore fino a prova contraria. In altre parole, dietro la incognita x da noi indeterminabile potrebbe esserci di tutto anche un intero universo o piano capace di demolire o inglobare e perciò relativizzare ogni teoria scientifica prodotta dagli uomini.

Sia per gli appartenenti ad un fronte che all’altro, io credo che la loro ricaduta o captazione nei rispettivi schieramenti avvenga innanzitutto col favore della inesperienza del soggetto, in secondo luogo a causa di insegnamenti limitati,  magari inculcati come una vera e propria violenza, senza che sia contestualmente presentata la ragione di essi convalidata dall’esperienza e dalla testimonianza esemplare dei maestri. Ritengo infine, che vi sia anche una non secondaria predisposizione individuale a subire  acriticamente questi condizionamenti ideologici.

Ma perché è così importante perseguire la Verità da parte dell’uomo? Chi conosce la Verità, quella che sta sopra tutto non può essere ingannato da nulla ed è totalmente immune dai condizionamenti delle apparenze. Pertanto vive una vita sicuramente priva di vie cieche ed improduttive e contempla in ogni stante la perfezione anche se essa non è al momento riportabile in questo mondo. Egli sa che la perfezione è quantomeno possibile!

Chi ha conosciuto la Verità ha, individualmente, le risposte ai problemi esistenziali ed è libero dall’affanno, dando anche un senso ed un frutto alle tribolazioni vitali che comunque subisce al pari o peggio di altri.

La conoscenza della verità è il rimedio alla depressione, all’angoscia ed a tanti altri mali oscuri del nostro tempo.

Quello che mi preme sottolineare è comunque ciò che io ritengo essere un errore di fondo gravissimo.

Al contrario di come si ritiene comunemente, io penso che la Verità sia comunque qualcosa che sta al di fuori e al di sopra delle parti, anche di quelle più esatte e “vere”.

Mi spiego:

Essendo la Verità fatta per dimorare nel cuore degli uomini ed esservi diconosciuta, per indirizzarlo, io credo che la prima e più importante cosa in grado di farla esistere sia l’Amore (ovvero la Carità), che uno mette nel cercarla e perseguirla piuttosto che la vastità o la scelta dei mezzi che ha a disposizione nella vita. Quella persona, infatti, per quanto possa essere erudita, quasi certamente non sarà in grado di appurare con esattezza assoluta, in prima persona, come realmente si svolsero i fatti su cui basa la sua fede; potrebbe anche essere stata ingannata e i fatti o gli scritti adulterati specie se parliamo di eventi accaduti secoli e secoli or sono. D’altro canto è un fatto constatabile che la scienza, per poter divenire assolutamente esatta, deve proporzionalmente restringere il campo delle sue considerazioni ed analisi, causa, proprio, la vastità e la complessità estrema della nostra sfera vitale con tutte le sue implicazioni ed interconnessioni di portata universale. Ciò porta ad una inevitabile relativizzazione delle conclusioni.

Tutto ciò per dire che quando si abbia Amore nelle cose tutte , anche nell’apprendere ed istruire il nostro essere, si vengono a possedere le chiavi di accesso a tutto: alla Verità, alla Libertà, alla pienezza dell’esistenza, indipendentemente dalle condizioni oggettive in cui questa è vissuta. Sì, perché quello che se ne ricava è soprattutto uno stato interiore del tutto desiderabile ed amabile.

Giustamente perciò afferma Paolo:

1Corinzi 13:1 Se anche parlassi le lingue degli uomini e degli angeli, ma non avessi la carità, sono come un bronzo che risuona o un cembalo che tintinna.

1Corinzi 13:2 E se avessi il dono della profezia e conoscessi tutti i misteri e tutta la scienza, e possedessi la pienezza della fede così da trasportare le montagne, ma non avessi la carità, non sono nulla.

1Corinzi 13:3 E se anche distribuissi tutte le mie sostanze e dessi il mio corpo per esser bruciato, ma non avessi la carità, niente mi giova.

Questo vale sia per la scienza che per la religiosità; questo indica all’uomo cosa veramente deve importargli.

4 commenti

  1. giugno 25, 2010 a 12:31 pm

    In un certo senso abbiamo ragione tutti e due poiché: dove sta il regno di Dio e la comunione e la vita eterna se non nel cuore ed attraverso il cuore umano? E quando anche il modo terreno sarà Regno di Dio, “così in cielo come in terra”, allora io non vedrei più questa separazione così netta fra due realtà. Io credo che non ci sarà una fine del mondo vera e propria ma piuttosto un cambiamento, una trasmutazione potente di questa realtà materiale operata dallo Spirito di Dio attraverso gli uomini che lo albergano, come afferma Paolo:

    1Corinzi 15:51 Ecco io vi annunzio un mistero: non tutti, certo, moriremo, ma tutti saremo trasformati,
    1Corinzi 15:52 in un istante, in un batter d’occhio, al suono dell’ultima tromba; suonerà infatti la tromba e i morti risorgeranno incorrotti e noi saremo trasformati.

    Anche nel prosieguo si ribadiscono queste verità poiché si afferma che la morte verrà ingoiata quindi tutto ciò che è in grado di causare la fine di una cosa non sarà più.

    La trasmutazione di cui parlo, credo, sarà simile in tutto a quella del corpo di Cristo con la resurrezione, sarà una glorificazione del mondo e degli uomini che ne saranno degni.

    La fine del mondo, intesa come fine del sistema empio e dell’uomo avrà un valore di distruzione ed annientamento solo per gli empi e loro costrutti che oggi, certo, costituiscono una parte ingombrante del mondo, ma non ne sono mai stati l’essenza. L’essenza del mondo infatti è buona, perché Dio creò inizialmente un paradiso terrestre e perché Dio ha tanto amato il mondo da sacrificare il Figlio diletto per salvarlo. Orbene non è certo il mondo secolare che Egli venne a salvare, ma la verità iniziale, ciò che di buono il Creatore ha voluto racchiudere nell’essenza del mondo fin dall’inizio. In ciò possiamo includere tranquillamente anche la bellezza e la bontà della natura che ci circonda la quale potrà risplendere ai nostri occhi interamente e pienamente, non più offuscata ma anzi magnificata dalla presenza del suo nuovo re, l’umanità pienamente purificata, redenta e glorificata da Dio.

  2. Mr.Loto said,

    giugno 24, 2010 a 9:00 pm

    Avevo già pensato a questa possibilità ma ho ritenuto più plausibile che una volta che una persona raggiunge la sua “purezza” possa goderne insieme alle altre anime in modo eterno nella vita eterna promessa da Dio e non in un mondo terreno che dovrà poi lasciare. Questo mondo lo vedo più come una “grande palestra” in cui combattere per guadagnarsi il premio promesso.

    Mi sono fatto spesso una domanda: se non ci fosse il male sulla terra, quale sarebbe il senso di nascere, vivere e morire?

    Chi vivrà vedrà.

  3. giugno 24, 2010 a 5:42 pm

    Caro Mr. Loto, vorrei dirti che la fede è messa alla prova col solo motivo di farla crescere ancora, cioè di renderla pura e forte; è infatti durante le prove più dure che l’animo dell’uomo apprende e vede le vie della Verità, quelle che non si possono apprezzare che con l’occhio del cuore. Noi in sostanza dobbiamo riconquistare a caro prezzo ciò che già avevamo ma che, causa la sua gratuità, è stato da noi disprezzato e svenduto.
    Per quanto riguarda la lotta tra bene e male io credo invece che un giorno avrà termine e che la vita su questa terra sarà finalmente libera da tutto ciò che sorge, vive e si nutre di ombra. Il male infatti non è altro che una espressione del nulla cui l’uomo con i suoi errori concede di esistere in se stesso. Esso prende vita dall’uomo, ma non può né possederla, né ereditarla, ne amministrarla utilmente perché la sua legge è il degrado, lo spreco, l’inutilità. Va da se che quando la coscienza dell’uomo sarà illuminata dalla Verità ed egli potrà vedere la realtà secondo questo spirito infallibile, il male cesserà per sempre per mancanza di nutrimento, come una fiamma cui vien meno l’ossigeno. Peserà allora su questo concetto o spirito del male un giudizio eterno che è quello di Dio, che già lo preconosce e già lo ha giudicato, ma anche degli uomini che lo hanno riconosciuto e smascherato durante tutte le loro esistenze avendone constatati tutti i frutti malvagi ed aborriti. Perciò la Verità rinchiude satana (e i suoi accoliti), nell’abisso ed infine nello stagno del fuoco e dello zolfo, semplicemente negandogli la possibilità di svolgere il suo ruolo distruttivo e parassitario in ogni ambito possibile della creazione e dei Viventi. Questo ognuno lo può già fare in se stesso applicando la Legge di Dio alla sua vita.

  4. Mr.Loto said,

    giugno 24, 2010 a 11:56 am

    Ho letto con attenzione quanto hai scritto, la tua analisi descrive perfettamente lo stato attuale della società di fronte alle insidie che il “male” adotta per deviare l’uomo dal conseguimento della verità.
    Penso che il nostro Creatore faccia buon uso anche del male affinchè le anime vengano messe alla prova e, in virtù del libero arbitrio di cui sono dotate, possano scegliere quale ruolo assumere. Infatti se esistesse solo il bene, la fede stessa perderebbe parte del suo significato e valore; sono le prove ed il loro superamento che fanno “brillare” le anime e rendono visibile il loro amore per Dio. Si dice infatti che la lotta tra il bene ed il male esisterà fino a che vi sarà la vita sulla terra.
    Infine mi compiaccio per il risalto che hai dato all’aspetto più importante che riguarda l’animo umano, la carità. Se manca quella, nulla ha più senso.

    Un ringraziamento per quanto scrivi e per l’impegno che ci metti..


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