La giustizia e la terra

La terra e la Legge di Dio

Mai come oggi si è vista la terra e per esteso la natura, assurdamente violentata, disprezzata, umiliata in molti modi. In certi luoghi pare che gli uomini facciano a gara per vedere chi è il migliore nel compiere la devastazione.

Lo si vede chiaramente allorquando un podere,  che prima era un luogo bello, che fino all’altro giorno era coltivato con arte e amore, improvvisamente viene lasciato incolto. Poi diviene quasi sempre discarica di ogni immondizia ed infine, magari dopo anni (la corruzione ha sovente bisogno di tempo per operare i propri miracoli di moltiplicazione del “bene”), ecco svelato l’arcano: l’apertura di un bel cantiere edile ci dice che l’appezzamento ha subito un cambio di destinazione: è divenuto – parola magica – area fabbricabile! Presto una nuova costruzione, magari con un bel giardino di piante secolari sorto dall’oggi al domani, finirà per ricoprire quella discarica, oppure sarà uno svincolo, un parcheggio, una piazza, una scuola ecc.

Di fronte all’incremento cospicuo di valore che subisce il terreno grazie alla “promozione” ricevuta è automatico il rigetto (e, incomprensibilmente, il disprezzo), di tutto ciò che lì era prima, perché nessuno, comunemente, si sofferma a considerare che quel terreno sarà distrutto per sempre con tutta la natura che conteneva.

E così, anche se in zona c’è abbondanza di edifici invenduti o sfitti e quell’opera si potrebbe risparmiare, ci si sposta in continuazione su nuovi siti incuranti del fatto che quella terra da quel momento non nutrirà più nessuno né col cibo, né con la contemplazione del bello, né coi profumi, col canto degli uccelli, coi colori e le luci, con la pace ed i silenzi che sono parte inscindibile di una natura sana, integra, vitale, vera, gratuita e libera. Nulla a che vedere con le aiuole fasulle o i ridicoli e costosissimi giardinetti (troppo spesso usati dai cittadini come pattumiere verdi e mal governate) che le amministrazioni seminano qua e là  per ricoprire le brutture morali e materiali di questa triste realtà e dare una parvenza naturale ad una consuetudine vitale sbagliata e comunque brutta a vedersi cui le loro politiche contribuiscono attivamente. A poco serve l’osservatorio che calcola l’indice di “consumo della terra” se non a fornire dei dati intrinsecamente agghiaccianti che loro, tuttavia, paiono non cogliere nella loro gravità.

Poteri, interessi economici, corruzione diffusa, delinquenza, malcostume accentuano, casomai se ce ne fosse ancora bisogno, gli effetti di questa sorta di cancro che distrugge, spreca e calpesta ciò che come la natura non può difendersi direttamente ed immediatamente. E non solo l’edilizia dissennata e speculativa contribuisce, anche l’agricoltura è costretta a soggiacere ad un circolo vizioso; così i campi coltivati divengono sempre più ricettacoli di veleni innominabili, non si sa più cosa vi abita o cosa vi cresca. Il microbismo naturale dei terreni agrari è profondamente avariato dai fertilizzanti artificiali, dalle tracce di antibiotico che arrivano fin lì coi liquami degli allevamenti, dai residui dei diserbanti  che ne alterano perfino la flora spontanea e dall’ipersfruttamento  che ne modifica la composizione chimica e la produttività. In più c’è l’inquinamento strisciante delle acque dovuto alle varie attività antropiche. C’è sempre, analogamente alla medicina degli umani, un nuovo prodotto chimico da introdurre nella coltivazione per rimanere competitivi sul mercato e soprattutto assolutamente DIPENDENTI delle varie multinazionali del settore.

Nessuno che insorge, nessuno che prova pietà, nessuno che insegna più il vero ed il buono. Eppure c’è da piangere vedendo le piante non essere come dovrebbero, gli olmi e i platani ingiallire e seccare improvvisamente, ridursi nelle loro dimensioni e nella loro longevità, soggiacere a malattie nuove, croniche inesplicabili cui si fatica anche a dare un nome; le piante ortensi ed alimentari che in molti casi sono dipendenti da pesticidi e le cui produzioni edibili contengono spesso occultamente malattie fungine, batteriche o virali latenti non dichiarate per non allarmare l’opinione pubblica. Se alcune mozzarelle di questi tempi non fossero diventate blu, qualcuno si sarebbe accorto del pessimo batterio che contenevano?

Tutto questo è degrado; sarà pure economicamente conveniente nel breve termine e per alcuni, ma resta degrado assoluto le cui conseguenze rimangono per molto tempo e forse non potranno mai più essere rimediate.

La terra, certamente, ha le spalle assai più larghe delle “civiltà”  che la distruggono e non ricordano che l’uomo è solo una sottile “patina di superficie” su questo pianeta, patina preziosa, certo, ma non per quel che produce con le sue scelte dissennate di convenienza.

Il comandamento di onorare il padre e la madre. Cosa centra con la terra?

C’entra eccome, dato che l’estensione dei suoi significati ci conduce necessariamente ad alcune considerazioni, per pura analogia.

Onorare la madre terra (la materia che ci sostanzia), è onorare una parte, per quanto umile, di noi stessi e per onorare la madre occorre prima onorare il padre, cioè lo Spirito che solo dà la vita all’uomo fatto di terra insegnandogli prima di tutto cosa sia la Giustizia e come essa sia una scelta obbligata dall’Amore o Carità che dir si voglia. Agire con giustizia verso questi due soggetti, o almeno sforzarsi di farlo, per quanto umanamente possibile, dovrebbe essere un obiettivo naturale, irrinunciabile, non negoziabile di ogni credente ed anche di ogni uomo che non si sia bevuto completamente il cervello.

La terra non resta indifferente verso ciò che le viene fatto con spirito di cattiveria. Essa sempre si adatta, muta e reagisce modificandosi, ma coloro che vi abitano saranno considerati un valore da riguardare in questo processo? La terra riconosce solo la legge naturale, non quella morale, quindi anche l’uomo per essa è soltanto uno dei tanti input cui reagire e nulla più.

La causa dei suoi mali, riguardo alla natura è pertanto l’uomo stesso perché egli solo ha l’intelligenza per comprendere e facoltà di decidere in merito alle sue azioni.

L’umanità avrà purtroppo molte occasioni per rendersi conto dei suoi comportamenti direttamente o indirettamente sbagliati e riconoscere quello che ha voluto prematuramente trascurare.

Chi si è separato dalla terra, anche solo concettualmente, ha perso una parte importante della sua libertà e diviene dipendente di un sistema artificioso e che non regalerà mai le cose utili alla vita con la profusione spontanea con la quale un albero sa invece sfamare uomini ed animali coi suoi frutti.

E’ curioso, ma gli Indios, i Boscimani, i popoli più primitivi che la nostra civiltà distrugge, converte o emancipa, almeno in questo sono più saggi di noi e dovrebbero insegnare.

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