La speranza: “respiro” dello spirito

Considero personalmente la Speranza una facoltà eccezionale data all’uomo, un vero potere che è in grado di fargli superare con una forza inusitata ogni valle oscura gli si presenti davanti.

Indipendentemente dall’obiettivo o dal soggetto in cui possiamo aver riposto speranza, tutti ne abbiamo constatato qualche volta la potenza.

A conferma, è vero che non esiste miglior mezzo per fiaccare l’uomo che individuare dove ed in cosa egli ripone la sua prima speranza e poi privarlo di essa invalidandone o interdicendone in qualunque modo l’oggetto. Io credo che un uomo privato di ogni speranza sia poco più che un uomo morto… cioè incapace di avanzare, di gioire, di migliorare, di essere attivo anche spiritualmente. Un preda annunciata per il suo nemico ed anche per le malattie! Nell’antichità la profanazione del tempio dei popoli vinti e l’oltraggio ai simulacri degli déi ivi adorati corrispondeva precisamente a questo fine; distruggere la suprema speranza di quel popolo per renderlo più facilmente assoggettabile abbattendone la forza profonda e spirituale.F

A volte, perfino la speranza riposta in un bel sogno o in una palese utopia ha il temporaneo potere di sollevare il dolore ed aiutare l’uomo a trascorrere, ad “attraversare” alcuni momenti difficili, apparentemente interminabili ma sempre passeggeri, dell’esistenza.

Ispirare motivata speranza agli altri significa incoraggiare, aiutare la vita, toglierla o tradirla deliberatamente per fine malvagio ha la stessa valenza di uccidere.

A maggior ragione essa dà forza a chi individua, propone e stabilisce come mira della sua esistenza qualcosa che è realmente Alto, Bello nella Verità, universalmente valido ed eterno, amabile, dato che una valida speranza può anche essere a volte riposta nell’uomo o in cose caduche, ma può funzionare solo per fini parimenti caduchi e limitati. Se poi la speranza è riposta con stoltezza o sopra un occulto inganno,  ecco che allora la si deve meglio chiamare col nome di illusione. La ragione sorretta dalla giustizia deve essere posta quale baluardo affinché ciò non accada. La ragione ci aiuta a scoprire, trovare e suscitare la nostra interiorità migliore  che sorreggerà poi, a sua volta, la ragione nelle sue scelte. E’ necessario inoltre considerare su quale piano di ragionamento si intende procedere ed agire perché ciò che può valere per il piano materiale spesso non concorda con quanto vale in quello spirituale così che mai e poi mai la ricchezza, che nel mondo alimenta le facili fedi e le sicure speranze di molti, potrà influire o migliorare le qualità del proprio spirito o della propria giustizia; casomai è più facile che possa peggiorarle. In tal modo anche  le speranze dell’uomo spirituale sono di natura differente da quelle ispirate dalla natura materiale e carnale.

Si impegna spesso l’esistenza intera per identificare personalmente al meglio quale sia il motivo, l’oggetto o il “luogo” di una vera Speranza, per perfezionare questo si attua, in bene o in male, ogni tentativo, ogni progresso ed ogni miglioria del proprio modus vivendi; solo per essa non ci si siede per terra ad oziare e non si smette mai di ricercare cosa sia il Meglio malgrado esposti al rischio di cadute ed errori.

Perciò parlerò ora della speranza riposta in quello che è da sempre l’obiettivo più alto ed inarrivabile per qualsiasi uomo: Dio.

Sebbene Egli sia, in ogni cosa e in ogni essere, il Signore del mondo, rimane troppe volte lontano più che altro per una questione di incomprensione o impreparazione ancora presenti da parte dell’uomo. Di qui la necessità di avere Speranza, unica cosa capace di collegarci idealmente e spiritualmente con ciò che ancora non possediamo ma a cui agogniamo disperatamente. In questo, devo dire che l’annuncio cristiano ha quantomeno saputo individuare le più alte aspettative del cuore umano proponendo alla ragione del cuore e della mente una via possibile, percorribile e plausibile, appunto un obiettivo di speranza suprema e totale in grado di rimediare efficacemente ogni torto ed ogni lacrima fin oltre la barriera del tempo e della morte. I cristiani sperano di vedere realizzato un già stabilito rapporto filiale con Dio in quanto Egli, mediante il Cristo si è voluto rivelare come Padre di ogni uomo. Non siamo dunque schiavi né servi ma figli, ma  il compimento di questa promessa ora possiamo pregustarlo solo con la Speranza per causa del mondo e fino a quando il tempo non sia finito.

La dottrina cristiana definisce Virtù la speranza e la associa giustamente alla Fede ed alla Carità in quanto servono in pratica a connotare una sola, precisa posizione  e disposizione spirituale dell’uomo. E’ infatti sul piano spirituale che la Speranza per antonomasia agisce. La definirei ” respiro dello spirito umano”.  Non si spera in Dio senza avere fede in Lui così come se non si ha carità, cioè amore e buona volontà, verso di Lui. Notare che Fede e Carità nei confronti di Dio implicitamente necessitano della disponibilità interiore umana a dare credito illimitato a Dio, unico tipo di credito , che anche e soprattutto una persona poverissima può concedere liberamente se non condizionata da un eccessivo amor proprio. Essa infatti finirà per pensare più o meno così: – La mia vita non mi da nessuna speranza di bene, non ho più nulla da perdere perché mi è stato tolto tutto, che cosa rischio a dare fiducia a Dio? Mi rimane solo lui dopo tutto.

Le parole del Salmo sono quindi il suo pensiero senza che magari lo sappia:

Salmi 38:8 Ora, che attendo, Signore? In te la mia speranza.

Salmi 61:7 Lui solo è mia rupe e mia salvezza, mia roccia di difesa: non potrò vacillare.
Salmi 61:8 In Dio è la mia salvezza e la mia gloria; il mio saldo rifugio, la mia difesa è in Dio.

Comprendete che invece per chi povero non è – e non solo in termini di denaro ma soprattutto di orgoglio e forza personale – gli interrogativi che sorgono possono essere di tutt’altra natura: –Mi conviene? Perchè devo affrontare un rischio o una perdita quando sto benissimo così come sono?-

Ma per questi è scritto:

Proverbi 11:7 Con la morte dell’empio svanisce ogni sua speranza, la fiducia dei malvagi scompare. [perché è riposta in cose del mondo che non sono eterne e quindi debbono essere considerate  ispiratrici di fatue e mendaci speranze]

Ma cosa impedisce ancora  a certi uomini di vivere con speranza, di vivere anche di speranza ?

Io penso che sarebbe troppo facile dire: perché o non hanno carità o non hanno fede, anche se ciò potrebbe essere vero; il problema viene solo trasferito dalla speranza alla fede o alla carità e il risultato comunque non cambia. Non se ne viene a capo. E’ evidente però che deve infine trattarsi di una precisa posizione, condizione  o determinazione personale.

Tutti gli uomini incontrano, più o meno decifrate,  un certo numero di rivelazioni della verità durante tutta la loro vita. Esse sono spesso dissimulate  nei contatti e nei contenuti che la vita stessa impone e trasmette; sono come imbocchi di sentieri che possiamo valutare e decidere di percorrere o scartare, sono nascosti in una foresta di dubbio ed incertezza e pochi ed a volte incerti sono gli elementi per valutarne preventivamente il valore reale. Esistono dei fari di illuminazione come gli insegnamenti etici e religiosi, ma necessitano sempre dell’azione e della ragione umana per essere utilizzati correttamente. Alcuni riescono a scorgere subito una via da seguire, giusta o sbagliata che sia, altri rimangono interdetti, a volte traumatizzati o disillusi da precedenti esperienze negative,  a volte traditi brutalmente nella loro interiore verginità, a volte semplicemente incapaci di operare dei distinguo su ciò che viene loro incontro, impediti da freni od ostacoli interiori non facilmente esplicabili.

Io mi sono convinto che una propria speranza con la S maiuscola un uomo la debba coltivare, accudire, potare, indirizzare, custodire come una pianta amata capace di crescere in terra fino toccare il cielo. Per fare questo egli deve chiamare a raccolta tutte le sue doti migliori di volontà, obiettività, giustizia, conoscenza, equilibrio, esperienza, sapienza e via dicendo. Su tutto deve dominare l’umiltà e la preghiera poiché non siamo assoluti né onniscenti e gli stessi istrumenti che utilizziamo per avanzare e comprendere necessitano di continui emendamenti perchè imperfetti, costituzionalmente impuri. E’  un processo che altri chiamano santificazione. Anch’essi comunque, quali siano, operano di concerto e servono bene solo obbedendo reciprocamente alla legge della Carità sì che uno serve a sorreggere e migliorare l’altro in continuazione affinché tutto l’uomo possa avanzare nella chiarificazione di se stesso fino a scorgere nitidamente e quindi “respirare” nel cuore  l’immagine del Vero Dio, la Promessa di Dio che in lui abita da sempre e che sarà totale e pienamente tangibile solo alla fine dei tempi divenendo l’unica realtà possibile . E’ questo che ha il potere di alimentare una speranza che diviene ogni giorno più vicina e reale. Tutti siamo imperfetti e perfettibili in questo a meno di non essere vincolati immotivatamente da qualcosa nel nostro animo e non volercene, anche irrazionalmente, staccare. Come ripeto, uno solo di questi vincoli ha il potere di arrestare o inibire il progresso e l’azione tutte le altre facoltà e di arrestare così il progresso dell’uomo. Allora la sua speranza comincia a morire poco a poco senza che egli se ne avveda o scade di livello verso obiettivi sempre meno utili alla vita sotto ogni profilo.

Nel secolo presente, tutto pare congiurare per uccidere la Speranza dell’uomo. Da questo punto di vista, cioè quello della Speranza interiore, noi possiamo ben vedere in azione la tenebra fitta o la bestia coi denti di ferro o qualsiasi altra figura biblica possa dare l’idea di soffocamento inesorabile della giustizia, di grave minaccia per l’integrità e l’esistenza dei giusti. Viene meno ogni giorno ed in ogni atto un brano di giustizia reale o di bene e nel contempo si avanzano tronfie e false un gran numero di illusioni, di sorgenti di falsa speranza. Il fine di questo andazzo del mondo è fin troppo evidente. Una cosa per spingere e l’altra per attrarre, ma il luogo verso cui vorrebbero condurre è il baratro. Si cerca di dimostrare all’uomo che l’uomo (l’altro) è sostanzialmente satanico incoraggiando così il suo orgoglio personale e rendendolo preda a sua volta dello stesso male che condannerebbe negli altri. Da ciò comprendiamo che siamo di fronte ad una fase dello scontro estremo che si sta attuando sempre più velocemente. I tempi dunque precipitano… Il comprendere questo deve servire a rafforzare la nostra speranza, non a fiaccarla e poter fare questo dipende solo dall’aver posto realmente le fondamenta della nostra casa sulla roccia. Per i credenti Dio è la Roccia eterna e Cristo la pietra d’angolo.

Il Signore che ha liberato Israele dall’Egitto ha detto:

Ezechiele 34:11 Perché dice il Signore Dio: Ecco, io stesso cercherò le mie pecore e ne avrò cura.

Io stesso! Espressione chiara che non lascia spazio ad alcun se o ma. Considerino bene tutti quelli che credono e sperano il Lui che promessa hanno davanti proveniente dal Fedele e dal Verace per antonomasia.

Noi credenti abbiamo speranza perché ci è stata fatta una grande promessa e non nuda, ma corredata delle indispensabili caparre.

La nostra stella, in questa navigazione cieca a causa delle sempre più fitte tenebre esteriori siano tutte le virtù che originano ed appartengono a quella stessa Eterna Promessa. La nostra reale fedeltà in questo è la miglior condizione e garanzia che possiamo darci affinché la nostra più pura speranza  possa divenire realtà.

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