L’adulterio

Gesù ha esteso il giudizio della Legge di Dio, nei riguardi dell’adulterio e di conseguenza anche di ogni altro peccato, fino a toccarne la sua prima manifestazione nel cuore umano.

Matteo 5:27 Avete inteso che fu detto: Non commettere adulterio;

Matteo 5:28 ma io vi dico: chiunque guarda una donna (soltanto) per desiderarla, ha già commesso adulterio con lei nel suo cuore.

A questo aggiungiamo un consiglio che procede sulla stessa linea estremamente pura:

Matteo 5:29 Se il tuo occhio destro ti è occasione di scandalo, cavalo e gettalo via da te: conviene che perisca uno dei tuoi membri, piuttosto che tutto il tuo corpo venga gettato nella Geenna.

Matteo 5:30 E se la tua mano destra ti è occasione di scandalo, tagliala e gettala via da te: conviene che perisca uno dei tuoi membri, piuttosto che tutto il tuo corpo vada a finire nella Geenna.

Ma poi aggiunge:

Matteo 15:18 Invece ciò che esce dalla bocca proviene dal cuore. Questo rende immondo l’uomo.

Matteo 15:19 Dal cuore, infatti, provengono i propositi malvagi, gli omicidi, gli adultèri, le prostituzioni, i furti, le false testimonianze, le bestemmie.

Viene allora da riflettere su cosa si deve fare se, come Gesù afferma, il cuore stesso è la sorgente dello scandalo e del peccato? Forse che l’uomo deve strapparselo per salvarsi?

Cosa intendeva dire Gesù con tutto questo insegnamento che dichiara in purezza e verità i dettati della Legge di Dio? Intendeva forse porre una condizione che all’uomo normale risulta impraticabile? Voleva forse dichiarare implicitamente che tutti sono già condannati nella loro stessa natura? Nessuno infatti odia la propria carne e sono davvero pochi gli uomini che non bramano, quantomeno in embrione, nel cuore, ciò che loro manca o solo appare bello prima ancora di guardare se sia legittimo. Il moto istintuale, basso, vegetativo, animale, infatti, precede e prescinde sempre dalla volontà della mente nell’uomo normale. Gli ipocriti o i superficiali solitamente seppelliscono e negano totalmente questa scomoda, implicita evidenza della condizione umana, ma non per questo essa, in loro, sparisce nel nulla. Spesso diviene anzi ancor più insidiosa perché non più riconosciuta per ciò che oggettivamente è.

Con questo Gesù afferma prima di tutto una Verità assoluta. E’ poi più che verosimile che abbia detto in tal modo intendendo rivolgersi particolarmente a tutti coloro che, come i Farisei, ritenevano di potersi giustificare da soli, interpretando la Legge di Dio spingendone fino all’assurdo l’applicazione  secondo accezione letterale,  partorendo una serie infinita di usanze, tradizioni, ritualità esteriori, liturgie che di per se non possono salvare l’uomo naturale da ciò che oggettivamente è. E’ sempre una forma di idolatria fare questo cioè costruire un simulacro di terra alla Legge divina che invece è Spirito e Vita, credendo che  possa salvarci mediante le sue assurde esasperazioni.

Gesù, io credo, volle precisare, rivolgendosi specialmente a chi esagerava  l’interpretazione e l’applicazione delle leggi di Mosè,  l’estremo limite cui effettivamente giunge la Legge di Dio. Volle in tal modo fare riflettere. Nella pratica di di essa con una pretesa esattezza umana, qualsiasi comportamento, anche di poco mancante, rispetto a tale limite verrebbe dalla Legge inevitabilmente condannato; ne deriva quindi che nessuno di quelli poteva essere giustificato in questo modo; ma essi lo avrebbero potuto comprendere solo scendendo di un poco, con umiltà dai pulpiti della millantata perfezione che si erano costruiti e conquistati nelle generazioni. Inutile precisare che questo messaggio di portata universale vale anche per i “farisei”di oggi, comunque siano travestiti e nulla ha a che fare con una questione razziale o religiosa ma solo con i contenuti di giustizia propri delle persone. Comprendiamo quindi che l’azione del volere umano diretto ad ottenere l’autopurificazione si rivela incapace di penetrare e correggere i misteriosi ed imperscrutabili anfratti del cuore, di scindere il legame pernicioso ed oneroso che incatena l’uomo rendendolo succube del peccato.

Luca 11:39 Allora il Signore gli disse: «Voi farisei purificate l’esterno della coppa e del piatto, ma il vostro interno è (rimane) pieno di rapina e di iniquità.

Potrebbe sembrare una condanna o un’invettiva durissima, ma era solo un monito in toni accesi, non perché i Farisei fossero imperfetti nella Legge, ma perché rifiutarono di riconoscerlo.

Giovanni 9:41 Gesù rispose loro: «Se foste ciechi, non avreste alcun peccato; ma siccome dite: Noi vediamo, il vostro peccato rimane».

All’uomo vengono quindi presentate da Cristo due vie possibili: quella difficilissima di realizzare in se la Legge di Dio fino ad assoluti e totali livelli di perfezione, a costo di cavarsi occhi e tagliarsi mani, oppure quella (ben più logica e praticabile), di affidarsi alla misericordia di Dio usando a sua volta  misericordia verso il prossimo, essendo cosciente delle proprie  (da se stesso), inguaribili debolezze.

L’esperienza pratica ci mostra con larga messe di esempi come laddove l’uomo abbia scelto la prima possibilità si sia immancabilmente giunti (salvo forse rarissime eccezioni che tuttavia confermano la regola), a produrre una larga messe di perfetti ipocriti, falsi con gli altri e con se stessi a tal punto da non riuscire nemmeno più a riconoscersi come tali.

Ecco, io credo, perché hanno inventato le flagellazioni, i cilici, i digiuni, le mortificazioni, umiliato la donna con burqua ed ogni altra barbara usanza. Ecco perché condannano a morte i sessualmente diversi. Ecco perché condannano a morte! Condannado a morte tutte queste manifestazioni dell’umanità essi in realtà tentano di esorcizzare quella stessa natura che si riconoscono dentro e che non possono in nessun modo scrollare da se stessi, una natura che reagisce potente agli stimoli suoi propri, malgrado ogni forma di castrazione e penitenza autoiflitta, malgrado ogni ferma volontà tesa a impedirlo, malgrado ogni preghiera ripetuta con la bocca all’infinito.

Quando infatti “quel tipo di santo” o eterno aspirante a tale condizione deve scontrarsi duramente, ogni giorno, con la propria natura corporale, animale ed i suoi limiti, piuttosto che riconoscere umilmente la propria insufficienza di fronte ad essa, sarà portato preferibilmente a nascondere la propria macchia incolpando di essa ciò che è invece null’altro che un elemento in se innocente, ma col naturale potere di eccitare la sua brama. Così, colui che nel cuore è ladro, sarà più facilmente pronto a d accusare, giudicare e condannare assolutamente colui che ostenta una ricchezza che egli desidera invece possedere ardentemente rivelando così a Dio di essere peggiore di lui.  Io credo che un vero Santo possa rimanere indifferente e puro anche in mezzo ad un circolo di donne provocanti ed invece quell’agire di iniqua castrazione e repressione inevitabilmente perpetrato da molte religioni, per lo più a carico delle donne ma non solo, a mio parere prova proprio il contrario di quello che si vorrebbe affermare; prova che oltre a non essere santi, i sedicenti perfetti sono pure grandissimi ipocriti, incapaci di comprendere i principali fondamenti reali dell’insegnamento religioso e dello Spirito di Dio.

E siccome alla fine non possono non rendersi conto di tutto ciò ecco che si riducono, si determinano ad operare solo per curare il loro aspetto esteriore, pilotare falsamente il giudizio e la considerazione degli uomini, sola cosa che a loro in fondo interessa.

Davvero accade che le persone si qualificano per sempre di fronte a Dio in comportamenti come questi!

Dunque Cristo ci dice, giustamente, che basta meno di una piuma per infrangere la Legge di Dio, basta meno di una piuma perchè la nostra anima pesi troppo sul piatto della bilancia ma, per chi sa e può ascoltare e a differenza da quanto vi hanno lasciato capire fino ad ora, non lo dice per condannarci o accusarci come invece ha fatto per millenni certa religione aliena da Dio. Lo dice perché diveniamo coscienti delle tare che l’essere umano, volente o nolente, reca in se stesso. In base a ciò è scritto giustamente:

Romani 3:23 tutti hanno peccato e sono privi della gloria di Dio,
Romani 3:24 ma sono giustificati gratuitamente per la sua grazia, in virtù della redenzione realizzata da Cristo Gesù.

Romani 3:4 Impossibile! Resti invece fermo che Dio è verace e ogni uomo mentitore,

Giovanni 8:7 E siccome insistevano nell’interrogarlo, alzò il capo e disse loro: «Chi di voi è senza peccato, scagli per primo la pietra contro di lei».

In sostanza possiamo così riassumere l’insegnamento di Gesù riguardo all’adulterio ma anche al peccato in generale:

La Legge di Dio non verrà mai meno e insiste su ogni cosa creata, ma tu, uomo, devi avere presente che sei sottomesso fin dalla nascita al regime del peccato, e questa sottomissione è uno status quo della tua attuale natura; il peccato e la sua legge, nel tuo cuore, comandano spesso, coi fatti, più della tua stessa volontà manifesta. Se credi di poterti santificare solo con la tua volontà e con le opere umane di devozione e penitenza sbagli profondamente perché invece otterrai solo il sepolcro imbiancato ovvero il tuo guscio esteriore puro (forse), ma all’interno ogni sorta di marciume permarrà indisturbata anche se sepolto nel cuore in un vaso dal coperchio di piombo. Dato che nessuno può giudicare il cuore umano, se non Dio, come puoi pretendere tu di guarirlo dal male con pratiche umane? Questo perché sei un essere nato schiavo del peccato ed il peccato ha, in varia misura, un potere ed imperio reale su di te avendo un dominio più o meno esteso su parti del tuo cuore che la tua volontà non può direttamente controllare (brame, passioni, istinti ecc.). Il confronto giudiziale con la Legge di Dio schiaccerebbe immancabilmente e soprattutto anche il più puro o giusto fra gli uomini proprio a causa di esse.

Allora che fare?

Noi sappiamo che Cristo è venuto a liberare l’uomo dal giogo della Legge, che lo condurrebbe impietosamente  e sicuramente ad un giudizio di condanna, mediante il perdono, la grazia e la misericordia; non che per questo la Legge sia abolita o sminuita di importanza, al contrario, ma una nuova via, più diritta, comprensibile, ragionevole e praticabile viene aperta all’uomo da Cristo. Essa favorisce ed incoraggia la presa di coscienza del proprio limite e, al contrario, invita l’uomo a farsi eunuco della propria volontà in favore di quella di Dio; invita l’uomo che sia cosciente della propria imperfezione e limitatezza ad affidarsi a Dio in ogni cosa, anche nell’ottenere liberazione dal proprio peccato, per quanto inconfessabile o imperdonabile possa sembrargli.

Isaia 1:18 «Su, venite e discutiamo»dice il Signore.
«Anche se i vostri peccati fossero come scarlatto,
diventeranno bianchi come neve.
Se fossero rossi come porpora,
diventeranno come lana.

Isaia 1:19 Se sarete docili e ascolterete,
mangerete i frutti della terra.

Non si dice all’uomo: – liberati dal male !-, ma lo si invita a pregare il Padre con un –Liberaci dal male! – E’ Lui che libera dunque!

Abbiamo assistito invece, nella storia di quasi tutte le religioni, ad un fiorire, ad un proliferare di posizioni, usanze ed insegnamenti tanto assoluti quanto assurdi che di queste parole di Gesù e della volontà di Dio tutto hanno colto meno che lo Spirito suo e l’intento.

Gesù non intendeva, con ciò che ha detto, fare dell’umanità una massa di persone sessualmente inibite o deviate, in vario grado, Egli non intendeva “castigare” o mutilare l’indole naturale umana affermando che anche il solo guardare  o desiderare è peccato d’adulterio commesso nel cuore.

Il suo ragionamento era diverso e potrebbe così esprimersi:

Voi tutti, che fate dell’applicazione rigorosa e formale della Legge il vostro assoluto punto di forza, di giudizio ed elezione state bene attenti, perché io vi conosco bene, so perfettamente che dentro non siete affatto esenti da certi istinti malgrado tutti i vostri duri sforzi e se sarete così rigidi e spietati nel giudicare gli altri (condannando a morte), quello che portate addosso e che a Dio non si può nascondere, varrà a farvi sicuramente condannare. Noi sappiamo che Cristo è venuto a liberare l’uomo dal giudizio della Legge mediante il perdono, la misericordia ed il dono di se stesso.

Con questo, vale sempre per tutti il Comandamento di non peccare cioè di non rendersi complici con la propria volontà dei propri istinti, di  cercare di non aggiungere, ma di sottrarre il peso della nostra personale intenzione e volontà a quello dell’eredità negativa che già portiamo addosso, grande o piccola che sia. Il rispetto del prossimo e l’amore per la vita altrui, da soli, dovrebbero essere un deterrente più che valido e ragionevole contro l’induzione a peccare oltre che un parametro per giudicare la effettiva gravità dell’azione peccaminosa.

Giovanni 8:11 Ed essa rispose: «Nessuno, Signore». E Gesù le disse: «Neanch’io ti condanno; và e d’ora in poi non peccare più».

In proposito, voglio ribadire ancora una volta che la soggezione al peccato, dalla quale tutto il genere umano è gravato, non ha nulla a che fare con la concupiscenza della carne nè si trasmette ai discendenti per mezzo di essa, come sostenuto erroneamente e non so in quale tipo di buona o cattiva fede da alcuni Padri della Chiesa ( Agostino, Ambrogio). La dimostrazione evidente, che loro non potevano prevedere, sta oggi nei figli nati dalla fecondazione in vitro, che pur essendo totalmente alieni dal concorso della libidine umana, hanno, in merito ai rapporti col peccato, una natura uguale a quella di tutti. Si tratta quindi, come ho già affermato di uno status dell’umana natura, di un livello di esistenza in cui l’uomo si è calato che si procrastina più per una trasmissione di tipo genetico che non magico e misterioso.

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