Credere – Le ragioni della Fede e del razionalismo

Mi sono chiesto molte volte che cosa, in fondo in fondo, orienti, determini le persone a credere o non credere a certe verità  così come, d’altro canto, alle menzogne permettendo quindi la consumazione di inganni a volte atroci a loro danno . La cosa mi interessa particolarmente per quanto concerne l’aspetto della fede e della religione, ma non solo; vedremo come partendo da questo interrogativo sia possibile  generare un ampio corollario  di ragionamenti i quali ci aiuteranno a comprendere  l’uomo e ad indirizzare meglio,  di conseguenza,  la nostra vita.

Il ragionamento filosofico di coloro che incarnano una posizione scettica o negazionista, minuziosamente ragionata, riguardo all’esistenza di cose sovrannaturali, può essere anche accolto, ma non con valore assoluto. Concordo sul fatto da costoro rilevato che esistano effettivamente nei comportamenti dei popoli e proporzionalmente al loro grado di ignoranza, atteggiamenti comuni, direi morbosi, inclini ad accogliere acriticamente ogni preteso fatto meraviglioso,  preternaturale. Ciò non fornisce tuttavia la prova della non esistenza di piani esistenziali differenti da quello  materiale e immediatamente sensibile. Questo avviene perché da sempre la prospettiva di un evento miracoloso che infranga le ordinarie leggi di natura, sollevando anche solo nell’immaginario l’umanità dai gioghi pesanti di questa e consolandola dei timori più oscuri che essa prova, ottiene come risultato una accettazione estesa, annegando in questo impeto ogni stimolo ad una analisi critica dell’evento.

Se le realtà interiori esistessero – ed esistono – avrebbero su tutto il sistema materiale-sensoriale un superiore ruolo di determinanza dovuto proprio alla loro natura. Pertanto, il razionalismo, può anche, in determinati contesti, essere applicato alla fede con vantaggio, mentre la fede viene esclusa a priori e dalle sue origini dal razionalismo il quale parrebbe soltanto accettare come probante ciò che emerge unicamente dalle esperienze sensoriali, direttamente constatabile, provabile, ripetibile, quantificabile. Siccome la fede si rivolge necessariamente e per sua natura a cose o a caratteristiche di un soggetto non concretizzabili oggettivamente – altrimenti non sarebbe proprio necessaria – essa non può, in nessun caso essere contemplata dal ragionamento razionale e scientifico fine a se stesso, riducendosi in questo caso la diatriba tra le due parti ad un dialogo tra un sordo e un muto, dove uno, pur udendo, non può parlare e l’altro, potendo parlare, non ha i mezzi per udire.

La fede, non potendosi dimostrare con la ragione proprio ai ragionatori appare loro una forma di azzardo o di “investimento personale” ad altissimo rischio su cose non direttamente accertabili per coloro che ragionano sì con intelligenza ma solo basandosi esclusivamente sulla logica cerebrale e sui dati oggettivi forniti dal proprio apparato sensorio. Possiamo ammettere questo, poiché la fede si ancora su evidenze spesso molto personali ed interiori, che non sono altrettanto trasmissibili e condivisibili al pari di una esperienza sensoriale o scientifica. Tuttavia questo non significa né preclude il fatto che nell’uomo vi sia un’altro apparato, diverso dal sensorio, con funzione simile, ma rivolto massimamente verso la sua interiorità. Le scoperte della psicologia, relativamente recenti, ci dicono che l’interiorità umana è un sistema complesso, articolato, funzionale, con le sue leggi, i suoi linguaggi simbolici ed i suoi molti lati oscuri che  la scienza e la psicologia, ancora, non hanno potuto penetrare completamente. Esse hanno tuttavia il merito di averci dissipato molti fra i meandri oscuri che alimentavano la superstizione, compresa quella  che è radicata e tuttora coltivata all’interno delle religioni.

Ma vediamo da vicino in motivi e gli orientamenti del credere che un uomo può avere:

Penso che Credere sia, in ultima analisi, l’atto esprimente il riconoscersi e il ritrovarsi profondamente nei valori dichiarati o dimostrati di un determinato soggetto e nelle sue manifestazioni.

Chi è sinceramente alla ricerca del Dio Sommo contemporaneamente riscoprirà in se stesso i motivi di un grado sempre crescente di affinità con Lui, fino a raggiungere la completa identificazione col medesimo. E’ un percorso che tende necessariamente alla realizzazione dell’Unità, in modo ancor più completo che nell’unione coniugale o nel figlio per essa concepito concepito.

Una domanda semplice, chiara ed elementare mi è stata posta: Perché noi cristiani dobbiamo credere che il nostro Dio o il nostro insegnamento religioso, sia migliore di quello professato da altre religioni? In altre parole, quali sono le motivazioni per credere in questo Dio e non in un altro? Perché affidarci  al magistero cristiano piuttosto che  al magistero ebraico, islamico, buddista e via dicendo. Cercherò di rispondere spiegando il tragitto personale per cui sono giunto a certe conclusioni.

DIO è UNO SOLO! Pertanto non si tratta di credere o di seguire un Dio o l’altro ma, al più, di decidere quale forma di adorazione o di educazione religiosa sia  per noi la più adatta allo scopo di conoscerlo amarlo, raggiungerlo.

Chiariamo subito che Dio, in qualunque modo e sotto qualunque nome si voglia indicarlo non può essere che UNO come una  ed univoca è necessariamente la Verità. Dunque lo stesso Dio per tutti da cui tutto è nato. Già il poter riconoscere intimamente il valore, il peso e la Verità di questa affermazione crea a molte persone grossi problemi di logica e soprattutto di coerenza col proprio vissuto. Il primo passo per avere una conoscenza di Dio è proprio questo: saper comprendere, riconoscere e percepire il motivo della sua unicità. Di conseguenza tutte le manifestazioni, le religioni, le dottrine, le fedi debbono essere considerate, anche dove non siano manifestamente errate  o travisate,  come parziali, provvisorie; strumenti, veicoli recanti i germi della verità, utili a quel popolo, in quel periodo storico (anche lunghissimo), in quel contesto, per indirizzare l’uomo verso la totale conoscenza di Dio che sarà compiuta per tutti solo con l’instaurarsi del suo Regno sulla terra, cioè quando vedremo “faccia a faccia” e non “come in uno specchio”, per usare le parole di Paolo apostolo. Vediamo quindi – parlo per immagine – che la cima della medesima, altissima montagna sacra può essere raggiunta o quantomeno avvicinata tramite percorsi ed orientamenti assai differenti fra loro e partendo da “luoghi mentali” assolutamente distanti, sia nel tempo, sia nello spazio, sia nella logica. Ma l’obiettivo eterno iscritto, insito nella natura umana è sempre uno per tutti: salire nel punto più elevato possibile dal quale sarà poi facile vedere e giudicare esattamente tutto quello che all’intorno si trova più in basso. Le religioni, in particolare quelle rivelate, sono dunque quei sentieri che si percorrono a piedi, o con animali da soma  per salire alla cima e realizzare così la propria, percepita vocazione spirituale. Ma vi è un altro tracciato, non meno importante scritto questa volta all’interno dell’uomo, DI OGNI UOMO, il quale è un po’ come la sua mappa personale, la sua bussola e che gli permette di valutare ed apprezzare i progressi o i regressi del suo incedere, del suo percorso nell’avvicinarsi, nell’integrarsi a Dio. Sapere di possedere questo strumento interiore ed innato è il secondo passo per poter credere in maniera solida e dirigerci verso l’autentico BENE. A nulla servirebbe infatti sapersi orientare perfettamente mediante la stella polare, ben sapendo che indica il nord, se non si conoscesse qual’è la sua immagine o la sua posizione in mezzo ad altre stelle per poterla esattamente ed indubitabilmente identificare fra le tante  simili.

Luca 10:22 Ogni cosa mi è stata affidata dal Padre mio e nessuno sa chi è il Figlio se non il Padre, né chi è il Padre se non il Figlio e colui al quale il Figlio lo voglia rivelare».

Nel cuore di ogni uomo, infatti esiste, innato in ognuno, un complesso di fattori e di cognizioni che sono in grado di guidarlo esattamente ed infallibilmente, nel lungo termine; la cosiddetta coscienza, che non si fa sentire soltanto come rimorso per una cattiva azione compiuta, ma è un vero e proprio sistema capace di interagire con i pensieri e l’attività vitale dell’uomo, sebbene spesso permanga inascoltato, misconosciuto, travisato,  impedito, sottovalutato proprio dall’uomo esteriore con pretese di razionalità.

La religione, ma anche la scienza,  quale essa sia, non possono mai prescindere dalla coscienza individuale, non possono mai prevaricare su di essa quando invece dovrebbero aiutarne in modo puro, disinteressato e fedele lo sviluppo e la presa di cognizione difendendola efficacemente da tutte le innumerevoli manovre occulte, astute, menzognere, le quali tendono elettivamente ad alterarla o impedirla nelle sue funzioni. Inutile dire che abbiamo di fronte un binomio (credo-coscienza individuale) che risulta essere delicatissimo in quanto la menzogna può compiere a danno di esso dei guasti notevolissimi, travisando, nascondendo, invertendo le funzioni che ognuno dei suoi componenti dovrebbe avere originariamente. Perciò il processo del Credere è così spesso travagliato, sofferto e molti inganni e disillusioni vede e subisce durante il suo divenire prima di poter approdare in un porto sicuro.

Il riconoscimento di Dio.

Supponiamo di non sapere nulla di Dio, anzi disponiamoci ad esaminare tutto quanto può assomigliargli; non sapendo nulla di certo possiamo ritenere che Dio può essere qualsiasi cosa o essere cada sotto le nostre percezioni possedendo certe caratteristiche. Si faranno subito avanti molti pretendenti alla carica di “Dio”. Esaminiamoli dunque alla luce della nostra coscienza ovvero alla luce di quello che sentiamo essere dentro di noi amabile, desiderabile, bello, giusto, eterno sopra ogni cosa.

Guardiamo per prima cosa che cosa desiderano da noi i possibili “Dio” e cosa sono disposti a concederci, anche alla luce delle esperienze vissute in passato dai nostri antenati.

Si presenta il denaro, Mammoona e dice: – io ti posso concedere ogni cosa bella e desiderabile, lecita o illecita  che tu vedi in questo mondo, basta che mi rendi adeguato sacrificio in te su alcune cose: devi essere assolutamente fedele e sacerdote alle mie Leggi che imparerai ad utilizzare e praticare nel tempo e che io stesso ti insegnerò e nulla ti sarà precluso perché tutto ciò che è nel mondo, vita umana compresa, si può comprare, è solo questione di prezzo! L’unico limite nell’ottenere ciò sei tu stesso.

Si presenta un uomo che dice: io ho molto potere e credito nella società e te ne concederò una gran parte soltanto se tu mi servirai come un servo fedele e diverrai attuatore fedele, senza dare un giudizio morale, della mia volontà presso altri. Ti rammento che il Potere è una qualità superiore che domina, oltre che sul denaro, anche le coscienze degli uomini fornendo benefici che il denaro da solo non può concedere. Ti sentirai simile a Dio.

Si presenta un prete che dice: – Io ti insegnerò la vera via di Dio e sarai bene accetto e onorato all’interno della nostra comunità, in essa avrai un posto tuo e navigherai in acque tranquille, col vento sempre a favore, le faccende della tua vita saranno benedette dal Signore se farai fedelmente ciò che io ti dico. Io stesso pregherò e chiederò ad altri di per te.

Si presenta Gesù che dice: – Sarai mio amico se farai ciò che ti dico; io ti offro la porta stretta e la croce, ma per giungere alla Vita; tuttavia il mio giogo è soave e leggero.

Vediamo che qualsiasi aspirante ad essere Dio o miraglio della propria esistenza richiede invariabilmente all’uomo di osservare e praticare la sua legge, la sua volontà e promette in cambio un miglioramento dell’esistenza presente o futura, ma mentre i primi tre propongono in cambio qualcosa di allettante che ha riscontro concreto riguardo alla vita materiale, il Cristo avanza una proposta affatto diversa, praticamente opposta. Ne deduco che i primi tre lavorano per conquistarsi l’uomo attraverso i sensi la ragione mostrando la CONVENIENZA, mentre il quarto, Gesù, uccide la convenienza dei sensi e parla al cuore, all’interiorità dell’uomo, mostrando prima di tutto, e primo fra tutti, non ai sensi, ma all’intelligenza dell’anima, un ragionamento, una grandissimo disegno di Giustizia!

Matteo 5:1 Vedendo le folle, Gesù salì sulla montagna e, messosi a sedere, gli si avvicinarono i suoi discepoli.
Matteo 5:2 Prendendo allora la parola, li ammaestrava dicendo:
Matteo 5:3 «Beati i poveri in spirito,
perché di essi è il regno dei cieli.
Matteo 5:4 Beati gli afflitti,
perché saranno consolati.
Matteo 5:5 Beati i miti,
perché erediteranno la terra.
Matteo 5:6 Beati quelli che hanno fame e sete della giustizia,
perché saranno saziati.

E questo, una volta inteso a livello personale illumina il cuore di una luce incomparabile, attiva la speranza, cambia efficacemente la vita degli uomini in una condizione migliore.

Come  scegliere dunque e perché?

INDISPENSABILITA’ ASSOLUTA DELLA FEDE PER FARE UN PASSO DECISIVO CHE VADA OLTRE LE EVIDENZE DI SENSI

Il fattore discriminante in una scelta del genere non può che essere che il contenuto intimo dell’uomo, della persona e la scelta avverrà sia per una scelta istintiva, simpatica, consonante, sia attraverso un processo ragionato, magari integrato da tratti di esperienza vitale; sebbene una certa influenza possa essere temporaneamente esercitata dal proprio contesto sociale e culturale è da ritenere che nel lungo o lunghissimo periodo la sua rilevanza tenda a scemare completamente perché, prima o poi quella persona dovrà confrontarsi con la veridicità di quanto prima ritenuto come verità.

Se assumiamo come centro ideale l'uomo, esistono cose amabili che si muovono verso di esso ed altre che invece ne vengono repulse, allontanate. Per fare un esempio materiale e relativo al corpo, possiamo dire che i principi nutritivi del corpo appartengono alla prima categoria in quanto dopo esser stati assunti vengono trattenuti, mentre i veleni, gli scarti, appartengono alla seconda perchè il corpo, se anche li dovesse assumere in forma inconsapevole tende per suo immutabile principio ad allontanarli, ad espellerli da se con ogni mezzo possibile. Ora se questa forma di "intelligenza" sa operare automaticamente a prescindere dall'attività cerebrale e dalla cognizione del soggetto, a maggior ragione ciò accade per quello che riguarda le azioni emotive, intelligenti volitive o coscienti  della persona ed i relativi oggetti che ne costituiscono la sintesi pratica.

Paragonando quindi l’oggetto del credere ad un alimento ideale per la coscienza, per  la mente e per lo spirito umano possiamo trarre alcune conclusioni.

  1. L’uomo ha generalmente bisogno di credere in qualcosa; necessita di un appoggio, abbisogna di sperare, proprio come, generalmente, prova la fame e la sete; evidentemente ciò accade perchè si sente incompleto, mancante, debole, imperfetto in se stesso ed aspira naturalmente a conseguire una miglior condizione eterna. Se infatti possedesse già tutto ciò di cui abbisogna non gli servirebbe più di credere in nulla possedendo già tutto in se stesso. A riprova di ciò consideriamo gli egoisti e i presuntuosi, gli empi, i pieni di se che idealmente, auto illudendosi (ma evidentemente sbagliano), di essere il meglio sotto ogni aspetto, tendono a credere solo a se stessi disprezzando di conseguenza tutto quello che è al di fuori non contemplato o considerato degno nel proprio ego o che muove contro di esso. Chi è sazio, dunque non mangia, mentre a chi è fortemente affamato si può credere inizialmente di poter propinare di tutto, anche cibi avariati o deliberamene avvelenati quali potrebbero essere ad esempio le menzogne delle sette di ogni genere. Proprio nel campo della religione cioè del bisogno, della fame dello Spirito questa legge è valida, ma non reggerà sul lungo periodo proprio a causa della coscienza umana e dell’azione di Dio che vigila sulla sua Parola.
  2. L’uomo per indole naturale è portato a credere più facilmente in cose che sono affini, rispecchianti, collineari a quei valori e desideri che già possiede e soprattutto ama in se stesso. Ma il “se stesso” ha vari “strati di “contenuti, vari livelli dei quali il più profondo, che è quello spirituale, è anche il più importante e determinante nel lungo periodo. Le altre stratificazioni di contenuti appartengono invece all’anima ed alla mente e sono o dovrebbero essere utili e strumentali al livello spirituale che molto spesso non appare, sembra essere assente, noncurante o addormentato. Tutto questo porta nel tempo e nelle generazioni ad una costruzione coerente che si delinea infine come un via di cui si eredita il passato o il trascorso e della quale si vive, edificandolo il futuro. Ognuno ha sempre il potere di mutare la direzione di questo percorso, a ragion veduta ed in funzione di ciò che ritiene essere meglio oppure può decidere di mantenerla e di avanzare in essa.
  3. E’ quindi necessario, generalmente, che l’uomo sappia riscuotersi dalla sua naturale indolenza e trovi il motivo ed il coraggio per agire diversamente, discernendo e rifiutando le adulazioni, il fascino, il blandire dei falsi e cattivi maestri per accettare e sposare in se la verità.
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