Le “contraddizioni” di Dio nella Bibbia

Vi è un interrogativo suscitato in molte persone circa il comportamento di Dio nell’antico Testamento. Ne sintetizzo il senso: come  è possibile che il Dio degli ebrei abbia dato il Comandamento  NON UCCIDERE ed abbia contestualmente ordinato di sterminare (Deut . 7,16),  i popoli pagani che Israele avrebbe incontrato entrando nella terra promessa oltre che di mettere a morte quei componenti del popolo di Israele che avessero a loro volta infranto alcuni Comandamenti della Legge medesima?

Si potrebbe rispondere semplicemente e senza tema di sbagliare:

L’uomo non è a casa sua e non è padrone di nulla nemmeno della propria vita ed esistenza; il creato e tutto quello che lo circonda appartiene a Dio che ne è il creatore, il Signore a tutti gli effetti. Quando si è ospiti in casa di qualcun altro bisogna sottostare alla legge di quella casa che viene dettata dal padrone con indiscutibile potestà e diritto. A maggior ragione quando il padrone è il Signore di ogni cosa e di ogni esistenza. Invece l’uomo è avvezzo a dettare ovunque la propria legge e vorrebbe far ciò anche con Dio ma non gli riesce.

Per cercare comunque  una spiegazione plausibile,  ragionata, che soddisfi un po’ la nostra umanità permettendoci di condividere principi di giustizia e fatti sempre salvi i diritti assoluti di Dio,  dobbiamo innanzitutto immedesimarci nella situazione di quei momenti, pensare con quali uomini Dio si trovò interagire. Abbiamo un popolo in stato  di dura schiavitù che viene liberato dopo molte generazioni,  dall’intervento potente, indubitabile,  diretto e manifesto di Dio, del suo Dio che durante la schiavitù era rimasto in silenzio pure ascoltando i gemiti di Israele, forse quasi dimenticato dai più.

Esodo 3:6 E disse: «Io sono il Dio di tuo padre, il Dio di Abramo, il Dio di Isacco, il Dio di Giacobbe». Mosè allora si velò il viso, perché aveva paura di guardare verso Dio.

In quel momento Dio offre conferma alle parole pronunziate molte generazioni prima quando disse a Giacobbe:

Genesi 46:3 Riprese: «Io sono Dio, il Dio di tuo padre. Non temere di scendere in Egitto, perché laggiù io farò di te un grande popolo.

La prima domanda che sorge è questa: avrebbe potuto Dio agire diversamente di fronte ad Israele e soprattutto a Faraone? Vedendo quante piaghe ci sono volute per piegare l’Egitto al suo volere, e le molte resistenze di Mosè e di Israele, credo proprio di no. Evidentemente quei popoli non avrebbero tenuto  in considerazione chiunque non si fosse mostrato con il suo corollario di temibile potenza e gloria e Dio ha dovuto dimostrare ad amici e nemici di essere il maggiore anche in questo.

E’ arguibile, conoscendo la natura umana, che prima che  Dio si rivelasse a Mosè, dando inizio all’Esodo, le sue promesse fatte a Giacobbe siano rimaste nel campo dell’improbabile umano o racchiuse nel “limbo”per la stragrande maggioranza degli ebrei, magari serbate in segreto nelle speranze lontane del loro cuore. D’altro canto, il popolo egizio con la sua enorme cultura idolatrica, con la sua magia potente, col suo sistema politico religioso forte, presente e determinato, deve aver sicuramente influenzato anche la formazione mentale di quel popolo che deteneva in schiavitù.  Dalle parole pronunciate da alcuni di loro durante le peripezie nel deserto si comprende che qualcosa dell’Egitto era comunque rimasto in loro e doveva essere tolto di mezzo affinché Israele potesse essere in tutto il popolo che Dio gradiva.

Esodo 16:2 Nel deserto tutta la comunità degli Israeliti mormorò contro Mosè e contro Aronne.
Esodo 16:3 Gli Israeliti dissero loro: «Fossimo morti per mano del Signore nel paese d’Egitto, quando eravamo seduti presso la pentola della carne, mangiando pane a sazietà! Invece ci avete fatti uscire in questo deserto per far morire di fame tutta questa moltitudine».

Dio decide ad un certo punto di mostrarsi e farsi riconoscere indubitabilmente da tutto il popolo, ma vediamo che, messo alla prova nel deserto, quel popolo si dimentica presto di quello che ha appena visto e vissuto direttamente.

Come prima cosa Dio procede alla sua liberazione dal potente e spietato giogo egiziano, come seconda proclama la sua Legge ed instaura la propria Alleanza con Israele suggellata dall’accettazione promessa di quel popolo ad osservare la Legge medesima. In virtù di questa Alleanza stipulata proclama Israele  sua proprietà preziosa, suo strumento eletto per entrare ed agire a tutti gli effetti nel mondo cosa che sarà poi compiuta con l’ incarnazione del suo Verbo in un uomo: il Messia, il figlio di Dio.

La legge di Dio, peraltro già nota per sommi capi ai loro padri, è data per inculcare, per mostrare al popolo quale sia la vera Giustizia, per istruirlo a scegliere la via del bene e rigettare quella del male per togliere dai loro cuori ogni residuo di mentalità idolatrica appartenente all’Egitto ed ai popoli che avrebbero incontrato in seguito. Per potere fare ciò è assolutamente necessario sapere in primo luogo cosa è il bene e cosa è il male e proprio nella Legge di Mosè questo appare chiaramente delineato; grazie ad essa si comincia a formare nel popolo la coscienza e la conoscenza del proprio peccato, cioè di quello che lo divide da Dio. La Legge di Dio contempla 3 soggetti principali cui l’uomo pio deve rendere tributo, giustizia ed amore:

  • Dio, principio di tutte le cose e di tutti gli esseri,
  • l’altro, il prossimo, il vicino, il fratello
  • i genitori ovvero le proprie origini

Tutti e tre questi soggetti, ciascuno a loro modo, danno la loro vita affinchè l’uomo viva e pertanto chi uccide o vilipende costoro è reo di morte, secondo il dettato di Dio, perché agisce contro la propria vita. Che la realizzazione delle conseguenze avvenga per mano di uomini comandati da Dio in  tal senso oppure per ricaduta di conseguenze naturali non è rilevante. Anche l’idolatria pertanto è punibile con la morte, secondo questa lettura, in quanto è legge di morte e non di vita.

Da notare che questa Legge viene accepita inizialmente dal popolo in uno scenario di applicazione molto materiale, concreto, con implicazioni dirette e norme riguardanti la vita terrena e  il comportamento all’interno della comunità; la giustizia che in esse viene mostrata è, in un primo momento, assai simile, nella funzione e nell’obiettivo, a quella della legge di natura: in natura accade che la morte inevitabile del debole o del malato serve a  fortificare la specie; il soggetto debole pare avere quasi la funzione di far deviare su di se, proprio perché debole, tutte le cose negative, malattie comprese, distraendole quindi dagli altri soggetti più forti e trascinandole con se alla morte;  nelle legge di Dio data a quel popolo vi è qualcosa di analogo che viene dimostrato e stigmatizzato: non più la morte del debole fortifica la razza, ma la morte del peccatore purga il popolo (solo in seguito, col Cristo, si farà distinzione più precisa fra peccato e peccatore), laddove la morte al peccatore viene inferta, quindi stabilita quale conseguenza immediata del proprio peccato.

Quello di natura, che era adottato quale legge dai pagani, e quello di Israele sono quindi due modi apparentemente simili e solo parzialmente efficaci di toglier il male di mezzo al popolo; ma quello di Israele ha evidentemente qualcosa in più nel metodo, nello scopo immediato ed ancor più in quello finale; mira cioè ad identificare, MOSTRARE, collegare direttamente le conseguenze mortifere con la gravità estrema del male compiuto per cosciente scelta umana.

Notiamo come questo costituisca  già il primo inizio di innalzamento di quel popolo su ali di aquila da parte di Dio e come già in questa Legge siano contenute  pur in embrione tutte le più alte verità spirituali che, pure emergendo a tratti già in  tutto l’insegnamento successivo, verranno rivelate pienamente in seguito con la riaffermazione della medesima Legge operata da Gesù giunta che fu, a giudizio di Dio, la pienezza del tempo. Ciò avvenne  in forza della Giustizia spirituale, Giustizia che obbliga, in un certo senso, all’istituzione del perdono e della Grazia da parte di Dio per primo, proprio per poter essere Giustizia fino in fondo; ma questo era un ulteriore passo verso il cielo di quel cammino iniziato da Israele con l’Esodo. Naturalmente, nel popolo ebraico sono sempre esistite “primizie”, uomini che intesero, ancor prima dell’avvento di Gesù, lo Spirito puro della Legge. Vediamo quindi come il perdono delle colpe umane è sempre esistito presso Dio ma a patto che ci fosse una controparte cioè un Sacrificio unito naturalmente alla sincera volontà di ravvedimento dell’uomo. Per le colpe involontarie bastavano inizialmente i sacrifici prescritti di animali, ma per ottenere il perdono quelle più gravi ed intenzionali dovette scarificarsi il Figlio di Dio, l’Agnello per eccellenza.

Deuteronomio 7:9 Riconoscete dunque che il Signore vostro Dio è Dio, il Dio fedele, che mantiene la sua alleanza e benevolenza per mille generazioni, con coloro che l’amano e osservano i suoi comandamenti;
Deuteronomio 7:10 ma ripaga nella loro persona coloro che lo odiano, facendoli perire; non concede una dilazione a chi lo odia, ma nella sua stessa persona lo ripaga.

Con la Legge viene quindi data una prima misura della Giustizia a quel popolo e insieme, vengono date delle norme applicative il cui scopo è quello di  mostrare senza possibilità d’equivoco che la Giustizia infranta conduce effettivamente alla morte colui che la commette. Ecco quindi la funzione centrale della notissima norma: vita per vita, occhio per occhio e dente per dente. Essa afferma semplicemente un concetto di pareggio, di bilancio ponendo l’offeso sullo stesso piano dell’offensore, in comunicazione diretta ed immediata. Per quanto poi riguarda il contrasto apparente col Comandamento Non uccidere, laddove  si comanda invece di lapidare gli adulteri, i dediti alla magia, i maldicenti i genitori, i sodomiti, gli idolatri e via dicendo, occorre accettare che in tale contesto il sacerdote o il giudice o il popolo operavano quale braccio esecutivo di Dio, così come quando Israele dovrà in seguito sterminare e scacciare  i popoli che dimoravano nella sua Terra promessa.  Dio afferma in previsione di ciò:

Esodo 34:10 Il Signore disse: «Ecco io stabilisco un’alleanza: in presenza di tutto il tuo popolo io farò meraviglie, quali non furono mai compiute in nessun paese e in nessuna nazione: tutto il popolo in mezzo al quale ti trovi vedrà l’opera del Signore, perché terribile è quanto io sto per fare con te:
Esodo 34:11 Osserva dunque ciò che io oggi ti comando. Ecco io scaccerò davanti a te l’Amorreo, il Cananeo, l’Hittita, il Perizzita, l’Eveo e il Gebuseo.
Esodo 34:12 Guardati bene dal far alleanza con gli abitanti del paese nel quale stai per entrare, perché ciò non diventi una trappola in mezzo a te.
Esodo 34:13 Anzi distruggerete i loro altari, spezzerete le loro stele e taglierete i loro pali sacri.
Esodo 34:14 Tu non devi prostrarti ad altro Dio, perché il Signore si chiama Geloso: egli è un Dio geloso.
Esodo 34:15 Non fare alleanza con gli abitanti di quel paese, altrimenti, quando si prostituiranno ai loro dèi e faranno sacrifici ai loro dèi, inviteranno anche te: tu allora mangeresti le loro vittime sacrificali.
Esodo 34:16 Non prendere per mogli dei tuoi figli le loro figlie, altrimenti, quando esse si prostituiranno ai loro dèi, indurrebbero anche i tuoi figli a prostituirsi ai loro dèi.

Questo è ciò che possiamo dire se vogliamo credere a Dio ed alla verità di quanto riferito nei libri della Scrittura.

Naturalmente questa posizione offrirà anche a molti perversi, in tutta la storia umana, un modo eccellente per mascherare i propri delitti quale “Volontà di Dio”, ma così facendo non capiscono che si rivelano indubitabilmente agli occhi di Dio che li può giudicare ed indirizzare per quello che sono.

Quindi, viene rimarcato senza dubbio alcuno che esiste una bella differenza fra l’uccidere, magari con inganno e premeditazione l’inerme, il fratello o anche Dio stesso negli altri e l’uccidere solo per ottemperare la volontà del Dio sommo ed unico, ovvero nel compiere questa azione non per interesse o vizio personale come accade per l’omicida, ma come dolorosa, inevitabile necessità per estirpare il male di mezzo ed intorno ad Israele che doveva poi servire al disegno di salvezza di tutta l’umanità.

Deuteronomio 7:16 Sterminerai dunque tutti i popoli che il Signore Dio tuo sta per consegnare a te; il tuo occhio non li compianga; non servire i loro dèi, perché ciò è una trappola per te.

Altrove Dio afferma:

Deuteronomio 32:39 Ora vedete che io, io lo sono
e nessun altro è dio accanto a me.
Sono io che dò la morte e faccio vivere;
io percuoto e io guarisco
e nessuno può liberare dalla mia mano.

Questo lo dice per affermare solennemente un principio di proprietà assoluta della vendetta e del giudizio che egli solo può svolgere con vera Giustizia e che pertanto non può essergli sottratta in alcun modo dall’uomo, come può avvenire ad esempio per l’omicida a causa di un torto subito.

Tutta la storia dell’Esodo appare permeata sebbene con qualche defezionte temporanea, durante le quali Dio non risparmiò neppure gli ebrei infedeli, da questo trasporto ad eseguire in tutto la volontà del Signore da parte del popolo che pure non era univocamente integro né ancora perfetto. E’  in questa ottica che lo sterminio dei popoli idolatri e di coloro che in Israele erano rei di morte per le infrazioni alla Legge non può riconsiderarsi nel comandamento Non Uccidere, non lo può in quel momento storico e con Dio presente in mezzo a loro, visti anche i limiti oggettivi che permanevano nell’uomo di allora.

La durezza dei mezzi impiegati è presumibilmente proporzionata alla natura bruta degli attori e al loro scarso livello di comprensione spirituale, non certo ad un capriccio o contraddizione di Dio. Egli guarda  primariamente alla salvezza di coloro che ritiene di dover salvare essendo onnisciente oltre il tempo, lo spazio, i meandri e le coltri ingannevoli dei cuori umani. Pertanto il comandamento non uccidere è certamente Legge di validità universale, eterna ed assoluta nel regno di Dio ed ovunque a differenza della legge cosiddetta del taglione che rimane un insieme di norme applicative di governo terreno della giustizia, valide fino a quando non sarebbero state riformate,  anche se dettate da Dio. Il grado di comprensione spirituale di cui il popolo di Israele si rivelava progressivamente capace parrebbe quindi scandire i tempi della miglior rivelazione di Dio.

A riprova di ciò troviamo  nel profeta Geremia un altro importantissimo passo scritturale che parrebbe essere altamente contraddittorio, dopo che Dio ebbe in Esodo,  Levitico, Numeri e Deuteronomio,  dettato e ribadito in ogni modo una grandissima, articolata quantità di norme inerenti i sacrifici rituali di animali e gli olocausti:

Geremia 7:21 Dice il Signore degli eserciti, Dio di Israele: «Aggiungete pure i vostri olocausti ai vostri sacrifici e mangiatene la carne!
Geremia 7:22 In verità io non parlai né diedi comandi sull’olocausto e sul sacrificio ai vostri padri, quando li feci uscire dal paese d’Egitto.
Geremia 7:23 Ma questo comandai loro: Ascoltate la mia voce! Allora io sarò il vostro Dio e voi sarete il mio popolo;  [camminate sempre sulla strada  della giustizia che vi ho trasmesso n.d.a.] perché siate felici.

E’ evidente che la forma o la codificazione simbolica in cui le verità divine furono annunciate e fatte praticare a Israele non poteva prescindere, almeno nelle fasi iniziali di quel processo di elevazione del popolo su ali di aquila, da ciò che già quel popolo conosceva fin dai suoi antenati o vedeva praticare abitualmente dai popoli vicini pur assistendo già dall’inizio ad una modifica in senso migliorativo delle norme rituali al fine di innestarvi fin dal primo momento quel germe di Giustizia, quel tocco divino che, all’evidenza di quello che è giunto fino a noi, doveva mancare totalmente negli altri popoli pagani e idolatri non eletti. In questo contesto dobbiamo vedere, necessariamente, le motivazioni di legislazioni sacre che poi verranno addirittura dichiarate quali pratiche inutili alla salvezza (cfr. Ebrei 10, 11  ), ma il cui significato verrà sublimato in modo trascendente fino ad illuminarne il più alto, intramontabile ed autentico significato spirituale. E così siamo giunti a Cristo che, unico, completerà o compirà tutto il senso della Legge.

Qui si deduce che sulla terra  il regno di Dio è il cuore puro dell’uomo soltanto (per ora) e lì, infatti, tale Legge di Dio assume, manifesta e mantiene tutto il suo valore sacrale assoluto ed eterno che le è proprio; Non uccidere  è Legge perenne di vita eterna insieme alle altre!

In altre parole chi ha nel cuore il Regno di Dio che comanda sopra ogni altra cosa non uccide mai né gli viene mai chiesto di farlo dal Signore; chi ha nel cuore il mondo che regna, invece, può darsi che si trovi ad uccidere in molti modi e non certo incolpevoli.

Se consideriamo Dio come soggetto primario, come Origine dell’azione, come accadde sicuramente ai tempi dell’Esodo in cui si servì direttamente di Israele per dare corso al suo disegno, chi andrà a contestare a Lui: – perché mai hai sterminato Sodoma o hai fatto perire gli abitanti della terra nel diluvio e non li hai perdonati? Perché non hai avuto pietà degli egiziani e li hai fatti perire nel mare? Chi, ancora, andrà a confutare a Dio di non aver salvato il suo Figlio diletto dalla croce?

Noi siamo come argilla nelle mani del Vasaio; chi potrà dirgli: – Perché fai così?-

Accontentiamoci quindi di capire quel che possiamo, ma senza mai tralasciare l’umiltà e la Speranza. Non dimentichiamolo mai. La morte è comunque in tutti noi e Dio ha il potere di dare la vita o di toglierla a chi vuole e non per questo lo si potrà mai definire ingiusto perché se non fosse assolutamente giusto non potrebbe essere eterno. Anche il dono di poter capire qualcosa di Lui ci è all’evidenza donato. Cosa possediamo di nostro che non ci sia stato donato dall’alto?

Chi può comprendere comprenda.

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Il ritorno della giustizia

Mi soffermo spesso ad indagare per qual motivo pare che ai giorni nostri vi sia un incremento esponenziale di azioni scellerate da parte degli uomini. Oggi più che mai assistiamo quotidianamente a gran copia di delitti assurdi, a tradimenti spietati e crudi, ad azioni totalmente sconsiderate, gratuitamente crudeli sotto ogni punto di vista che causano tragedie immani, azioni inspiegabili al più comune buon senso. Non che questi atti siano mancati anche nel passato, ma quello che più sconcerta oggi è troppo spesso la banalità assoluta delle motivazioni che li scatenano. E certo non basta ricondurre tutto ciò all’abuso di droghe, alcool ed eccitanti o alla leggerezza ed esuberanza tipica dell’età giovanile; infatti vediamo troppe volte coinvolte incredibilmente ed inaspettatamente anche persone in età matura oppure anziani, a discapito della pacatezza e della saggezza che dovrebbe generalmente contrassegnare queste fasce di popolazione. >>>>LEGGI TUTTO

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