Le pecore ed il buon Pastore


Apro questa mia riflessione sulla chiesa, il popolo di Dio e il regno degli ultimi tempi, che verrà in preparazione della fine del mondo, col seguente brano del Vangelo di Giovanni che cercherò di spiegare in ciò che mi ispira e per dimostrare come, anche in esso, si configuri l’annuncio di importanti eventi escatologici.

Giovanni 10:1 «In verità, in verità vi dico: chi non entra nel recinto delle pecore per la porta, ma vi sale da un’altra parte, è un ladro e un brigante.

Giovanni 10:2 Chi invece entra per la porta, è il pastore delle pecore.

Una netta distinzione ci è presentata subito, tra due forme di azione possibile nei confronti delle pecore, cioè degli uomini che sono in cerca del pascolo delle verità divine e della conoscenza intima di Dio. Vi è un’azione benefica, amorevole: quella del Buon pastore ed una malvagia, foriera di morte, esercitata da ladri e briganti. Più oltre, Giovanni espone anche la distinzione importantissima fra il vero pastore, che si sacrifica fino alla morte per difendere le pecore, ed il mercenario cui, malgrado la funzione appaia similare, non importa nulla del gregge. Mercenari, ladri e briganti, di conseguenza, sono solo sfumature, prodotti dello stesso concetto negativo: il dispregio totale per la vita della pecore e l’amore al proprio tornaconto personale. Rappresentano entrambi l’antitesi assoluta al principio del Sacrificio Cristiano. Sono dunque figure di coloro che, malgrado le apparenze anche bonarie o sante, agiscono secondo lo spirito di satana e non di Dio, agiscono secondo la logica del sacrificare a se il fratello e non del sacrificarsi per lui! Ma spieghiamo adesso cosa debba intendersi per ovile o recinto delle pecore.Il recinto delle pecore, l’ovile, è il luogo protetto dove solitamente le pecore vengono adunate per trascorrere la notte o l’inverno ed essere salvaguardate dalle avversità esteriori in tempi sfavorevoli alla piena celebrazione della loro vita. E’ simile – in quanto riunisce e raduna in sé – alla rete del Regno dei cieli che, gettata nel mare, raccoglie ogni sorta di pesci: sia buoni, sia cattivi; l’ovile, perciò, potrebbe essere anche identificabile con la comunità dove la chiamata è generale, a differenza del buon Pastore che chiama le pecore per nome, una ad una. Il tempo sfavorevole è, per il cristiano vero, il tempo dove domina e prevale il mondo, il tempo dove lo Sposo è stato strappato agli amici proprio dall’azione dei malvagi che si sono impadroniti delle cose sacre di Dio e vi hanno inoculato deliberatamente la zizzania o il lievito dei farisei, cioè l’ipocrisia, come un’infezione mortale. L’ovile, un luogo dove l’alimento che viene distribuito è solitamente fieno (erba essicata e fermentata), cioè una cosa morta, conservata a volte male, a volte pure avariata; serve provvisoriamente ed è utile certamente per non morir di fame, ma non è nemmeno comparabile con l’erba fresca e grassa dei Pascoli di Dio e la realtà della Terra Promessa. Il recinto, l’ovile, potrebbe perciò ben raffigurare anche la chiesa o le chiese attuali e passate (transeunti), generalmente le adunanze umane a fine religioso. Ma recinto delle pecore è e indica primariamente il cuore di ogni uomo, dove i suoi valori, certezze-verità spirituali, sia in bene che in male, sono racchiuse, nutrite, purificate e custodite. Per esteso potremmo chiamare ovile o recinto anche la natura umana corporale e materiale ovvero il vestito di ciò che è nel cuore e vedremo che gli stessi criteri potranno essere validamente applicati per ogni soggetto.

Giovanni 10:3 Il guardiano gli apre e le pecore ascoltano la sua voce: egli chiama le sue pecore una per una e le conduce fuori.

Chi è il guardiano che apre le porte al sopraggiungere del Buon Pastore? Il guardiano dell’ovile (in Apocalisse lo stesso soggetto è identificabile con l’Angelo di ciascuna delle sette chiese), sia in riferimento collettivo che individuale, è unicamente lo spirito medesimo dell’uomo o, se vogliamo, il suo angelo, l’essenza nativa e responsabile della sua coscienza e volontà. Chi sono coloro che “salgono da un’altra parte”? Sono i prevaricatori, gli usurpatori, i seduttori, i sodomiti, i violenti, i falsi profeti, cioè coloro che cercano disperatamente, in ogni modo possibile, di entrare e di possedere l’uomo per una via che non è quella naturale della Giustizia e del rispetto, ma quella delle sue debolezze, per depredarlo  dei suoi valori (ladri), o per ucciderlo (briganti) o sopraffarlo con la violenza,  sedurlo nello spirito, inoculando nel suo cuore la larva parassita, lo spirito della loro menzogna al posto di quello suo proprio e naturale che sarebbe capace di ricondurlo a Dio. Quando poi, più oltre, Cristo affermerà:

Io sono la porta delle pecore, intende rimarcare che chi non passa per Cristo per entrare nel cuore dell’uomo è ladro è brigante, rafforzando la precedente affermazione in modo assoluto. (Naturalmente occorre avere ben presente che il passare per la porta di Cristo non vuol dire limitarsi a parlarne, seppure in modo sapiente, ma essere intimi a Lui (In perfetta comunione quantomeno di intenti.)Al buon Pastore, invece, lo spirito umano apre subito la porta del cuore e ciò vale sia per le sue pecore sia, eventualmente anche se in modo diverso, per quelle non sue che poi magari non lo seguiranno non riconoscendone la voce, ma si scandalizzeranno di Lui senza volergli credere.La sua assoluta, divina autorità di Creatore, non permette ora a nessuno di interdire l’accesso al proprio cuore. Stiamo infatti parlando ora della sua seconda venuta che avviene nelle Gloria. Nell’Apocalisse è infatti scritto a proposito del Cristo che ritorna: … e tutti lo vedranno, anche quelli che lo trafissero. Questo significa – e non è una novità – che nell’ovile – il cuore umano o la chiesa terrena o il mondo – sono raccolte, insieme, pecore i cui proprietari originali sono diversi; in altre parole, ci sono pecore che lo sono veramente ed altre che solo appaiono tali e che riveleranno la loro vera natura proprio dall’avvento di Cristo (è come dire che ci sono vergini stolte e vergini savie che attendono egualmente l’arrivo dello Sposo; esse però non si distinguono fra loro fino a quando Egli non sia giunto. Pur non affermando esplicitamente la cosa (non avrebbe potuto esser accettato nel suo tempo), Giovanni ce la sussurra a più riprese fidando nel nostro “olfatto” spirituale. Cristo viene certamente a chiamare tutti ed a tal fine si fa vedere e sentire da tutti, ma soltanto le sue pecore lo seguono riconoscendo in Lui la voce del Pastore e vengono condotte fuori ai pascoli … mentre le altre, evidentemente, rimangono, non potendo, per loro intima natura credere in Lui. E’ lo stesso concetto che viene affermato in:

Matteo 24:40 Allora due uomini saranno nel campo: uno sarà preso e l’altro lasciato.
Matteo 24:41 Due donne macineranno alla mola: una sarà presa e l’altra lasciata.
Matteo 24:42 Vegliate dunque, perché non sapete in quale giorno il Signore vostro verrà.

Qui si delinea l’azione potente e universalmente purificatrice del Cristo nell’uomo e nelle comunità. In questo tratto del Vangelo non si parla apertamente della presenza contemporanea nell’ovile di pecore appartenenti ad altri, ma possiamo intuirlo proprio da questo continuo precisare “le sue pecore”; questa distinzione è comunque ribadita più esplicitamente in Giovanni 10, 26 ove afferma chiaramente; – … ma voi (pur chiamati insieme agli altri), non credete perché non siete mie pecore – In questo caso l’ovile cui egli si rivolgeva era, evidentemente, la nazione di Israele dove tutti lo videro, tutti lo sentirono, ma pochissimi lo accettarono e credettero davvero in lui (molti i chiamati ma pochi gli eletti). Qui perciò si parla velatamente, ma senza dubbio secondo me, anche dell’uscita (esodo) dalle chiese terrene, dalle posizioni provvisorie e secolari, dalle tradizioni, dalle personali, materiali convinzioni, che il cristiano dovrà affrontare prima o poi per seguire Cristo nella Verità e nel luogo dove gli apostoli, al loro tempo, non poterono andare e come sta scritto anche in Apocalisse 18, 4:«Uscite, popolo mio, da Babilonia per non associarvi ai suoi peccati e non ricevere parte dei suoi flagelli.-  Babilonia (Babele) è infatti il punto iniziale e finale della comunità umana, il “prodotto finito e compiuto” del suo intento più elevato, cioè quello religioso, volto anch’esso alla riconquista del cielo perduto, ma secondo volere dell’uomo.In Apocalisse la comunità umana è chiamata Babilonia piuttosto che chiesa (assemblea), trattandosi della descrizione del contenuto più negativo della comunità umana ormai quasi pronto per subire il giudizio divino, ma uscire significa anche lasciare la visione umana, ristretta della comunità ecclesiale tradizionale per raggiungere il pascolo verde, infinito e libero di quella spirituale, che è Comunione perfetta (non comunità). E’ più simile ad una perfetta, pura, assoluta, intima “consonanza celeste” in Cristo e in Dio che non ad un assembramento di persone coi suoi ormai inutili vincoli di dottrine, tradizioni, tempo e spazio, per non parlare delle cose dichiaratamente biasimeboli che in esso, immancabilmente, si nascondono. Le chiese umane, le comunità, pur utili provvisoriamente e strategicamente per svariati motivi, non sono finalmente destinate ad essere riconosciute come chiesa di Dio, ma a divenire, proprio per Sua volontà, ricettacolo esclusivo di ogni rifiuto, una trappola astuta disposta per catturare satana ed i suoi figli e l’umanità degli ultimi tempi dovrà dimostrare, anche in questo tribolato lasciare, di possedere veramente quell’umiltà di cui tanto ama parlare. Perchè questo solo apparente controsenso, perché questo mistero?
Per un semplicissimo trionfo di verità e giustizia che gli empi, ciechi e legati solo ai propri interessi meschini, non potranno mai accettare o riconoscere quale Volontà di Dio.Infatti, come le glumelle della spiga di frumento che, quand’essa non è ancora matura, certo, proteggono, accrescono e nutrono come madre il prezioso chicco nascente nel loro seno, ma poi, al maturare del grano, iniziano a seccare con tutta la pianta divenendo ricettacolo di tutti i prodotti di scarto metabolico e della morte stessa del grano, vengono spogliate, separate dal buon seme, divengono pula morta e paglia che il vento disperde o che il fuoco brucia voracemente, parimenti accade delle chiese terrene al maturare dell’uomo nello Spirito di Cristo ed all’approssimarsi della venuta finale del buon Pastore. Solo il grano accuratamente vagliato e pulito viene raccolto nei granai di Dio e il Padrone del campo non riconoscerà certo di avere alcun debito verso la pula e la paglia, che invece separerà e brucerà senza porsi alcun problema, perché sa di aver sempre coltivato il campo ed il grano con perfetta giustizia, perché sa dall’eternità che la vita del grano, il suo Spirito, la sua Preziosità ora è raccolta totalmente nel suo seme, non assolutamente nelle morte glumelle o nella paglia (struttura, al par delle chiese terrene e della vita materiale dell’uomo, provvisoriamente vivente ed utile chiamata pure grano finché è verde, ma non eterna). Traducendo, la Vita appartiene per sempre ai veri cristiani, non alle secolari strutture, tradizioni umane ed ai riti fini a se stessi; la Presenza reale di Dio dimora nel cuore degli uomini a Lui fedeli, non negli edifici consacrati, nelle reliquie, nelle particole e via dicendo. Se Dio si trova realmente  luoghi di culto ciò è solo perché risiede primariamente negli uomini che li frequentano. Questo è il drammatico mistero delle chiesa adombrato ed esposto anche in questo tratto evangelico dove invece del grano si parla di pecore, ma senza che il concetto profondo sia diverso. Raccogliendo il grano vagliato al ventilabro dove il vento dello spirito allontana la pula e la paglia il Signore raduna il buon seme puro nei suoi granai eterni, con le pecore, invece, conduce le sue ai pascoli eterni separandole da quelle non sue che preferiscono invece restare nell’ovile. Il concetto non cambia, come è scritto:

Matteo 13:49 Così sarà alla fine del mondo. Verranno gli angeli e separeranno i cattivi dai buoni
Matteo 13:50 e li getteranno nella fornace ardente, dove sarà pianto e stridore di denti.

Giovanni 10:4 E quando ha condotto fuori tutte le sue pecore, cammina innanzi a loro, e le pecore lo seguono, perché ri-conoscono la sua voce.(e quindi Gli credono)

Il buon pastore cammina dinanzi a loro per istruirle, e difenderle, per indicare loro i pascoli grassi e sicuri del Regno di Dio, cosa che le chiese attuali non hanno potuto o voluto fare compiutamente, come sta scritto:

Geremia 23:3 Radunerò io stesso il resto delle mie pecore da tutte le regioni dove le ho lasciate scacciare e le farò tornare ai loro pascoli; saranno feconde e si moltiplicheranno.

Ezechiele 34:11 Perché dice il Signore Dio: Ecco, io stesso cercherò le mie pecore e ne avrò cura.

Ezechiele 34:15 Io stesso condurrò le mie pecore al pascolo e io le farò riposare. Oracolo del Signore Dio.

Io stesso, appunto – dice il Signore – non un qualunque vicario, angelo o madonna! Riconoscerne la voce vuole dire riscontrare, vedere ed amare in sé la Verità presente di quel che dice. Chi non riconosce la sua voce, perciò, non possiede verità e pertanto è morto nello spirito e … rimane nell’ovile.

Giovanni 10:5 Un estraneo invece non lo seguiranno, ma fuggiranno via da lui, perché non conoscono la voce degli estranei».

Così si sente ed è il fedele che ha capito la verità di Cristo: estraneo fra gli estranei anche ostili ed è normale che non segua più le voci d’altri, ma solo quella di Cristo che riconosce, ormai senza dubbi, nel suo cuore.

Giovanni 10:6 Questa similitudine disse loro Gesù; ma essi non capirono che cosa significava ciò che diceva loro.

Queste parole non poterono allora essere comprese da coloro che avrebbero poi dovuto costituire le chiese cristiane primitive, chiese che sarebbero poi servite di strumento efficace a Dio per diffondere il messaggio Cristiano nella terra ostile ed al contempo operare la più perfetta separazione tra i suoi figli e la genia del maligno, come ho già ampiamente spiegato nei due libri: Il canto della Sorgente e Ipotesi e riflessioni sull’Apocalisse di Giovanni.

Giovanni 10:7 Allora Gesù disse loro di nuovo: «In verità, in verità vi dico: io sono la porta delle pecore.

Traducendo; Io sono la porta (stretta ma sempre amorevole), per l’entrata nei pascoli di Dio.

Giovanni 10:8 Tutti coloro che sono venuti prima di me, sono ladri e briganti; ma le pecore non li hanno ascoltati.

Anche Giovanni Battista venne prima di Lui ma certo non era né ladro né brigante bensì fu definito da Gesù il più grande fra i nati da donna: A chi dunque si riferisce Cristo con queste parole? Io ritengo che, in termini generali il termine prima di me voglia significare tutti quelli che si pongono “prima” perché mancano, poco o tanto, della sua assoluta umiltà. Satana, il serpente antico è per antonomasia colui che venne prima e quindi si stigmatizza con questa espressione una precisa caratteristica di tutti i suoi figli spirituali. Sono, di conseguenza, coloro che in ogni tempo si sono innalzati ed hanno prevaricato invece di essere servi di tutti adorando, come fosse il loro signore, lo spirito malefico che era nel loro cuore.

Giovanni 10:9 Io sono la porta: se uno entra attraverso di me, sarà salvo; entrerà e uscirà e troverà pascolo.

Giovanni 10:10 Il ladro non viene se non per rubare, uccidere e distruggere; io sono venuto perché abbiano la vita e l’abbiano in abbondanza.

Io sono la porta per la Vita mentre tutti gli altri vengono solo per togliere la vita alle pecore, per vivere di loro.

Giovanni 10:11 Io sono il buon pastore. Il buon pastore offre la vita per le pecore.

Giovanni 10:12 Il mercenario invece, che non è pastore e al quale le pecore non appartengono, vede venire il lupo, abbandona le pecore e fugge e il lupo le rapisce e le disperde;

Giovanni 10:13 egli è un mercenario e non gli importa delle pecore.

Questa è la differenza fra Cristo, i suoi fedeli che fanno veramente come Lui ha detto e tutti gli altri empi, primi fra tutti i falsi cristiani, i falsi profeti, i falsi sacerdoti di Dio che del loro non darebbero nemmeno un’unghia poiché non hanno Carità dall’inizio, perché non hanno lo Spirito di Dio ma quello di rapina ed omicidio in fondo al cuore.

Giovanni 10:14 Io sono il buon pastore, conosco le mie pecore e le mie pecore conoscono me,

Giovanni 10:15 come il Padre conosce me e io conosco il Padre; e offro la vita per le pecore.

Qui insegna a riconoscere i veri Cristiani e la loro unità con Dio da quelli fasulli, proprio dalla loro disposizione al sacrificio personale li riconoscerete (amatevi gli uni gli altri come io vi ho amato dando la mia vita per vostra salvezza).E’ questa la consistenza concreta del segno di croce, il TAU con cui si ritiene vengano segnati sulla fronte, in Apocalisse 7, 3 s.s., per essere salvaguardati quali primizie di Dio nel momento della fine.

Giovanni 10:16 E ho altre pecore che non sono di quest’ovile; anche queste io devo condurre; ascolteranno la mia voce e diventeranno un solo gregge e un solo pastore.

Qui parla della Chiesa spirituale che già unisce e prevede tutte le pecore che in ogni tempo e luogo appartengono a Cristo (…perché siete stati con me fin dal principio. Gv. 15:27), indipendentemente dagli ovili (nazioni, popoli, razze, chiese e lingue) in cui sono nate o cresciute e che manifesterà la sua piena realizzazione e potenza nel regno detto dei mille anni di cui si parla in Apocalisse 20, 4.

Giovanni 10:17 Per questo il Padre mi ama: perché io offro la mia vita, per poi riprenderla di nuovo.

Giovanni 10:18 Nessuno me la toglie, ma la offro da me stesso, poiché ho il potere di offrirla e il potere di riprenderla di nuovo. Questo comando ho ricevuto dal Padre mio».

Cristo offre la sua vita per salvare il mondo e poi la riprende ogni volta che un cristiano sia divenuto come il suo Maestro e si unisca a Lui, quando sia cioè compiutamente salvato. Questo significa che il Cristo è destinato dalla volontà del Padre a vivere in pienezza in tutti gli uomini che si sono lasciati da lui salvare ed essi con Lui. Questo fatto sarà a loro pienamente evidente durante il regno annunciato in Apocalisse e detto dei mille anni.Il termine Parusia, con cui viene designato il Ritorno di Cristo, significa appunto Presenza, a conferma che Cristo vivrà in ogni uomo a lui fedele, vivrà nella nuova umanità destinata ad abitare il regno di Dio sulla terra.

2 commenti

  1. maggio 15, 2011 a 8:54 am

    Sì è bello questo brano. Insegna molte cose.

  2. maggio 15, 2011 a 8:52 am

    E’ bello questo brano


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