BUON NATALE!

A tutti gli affezionati lettori si questo blog, il migliore Augurio di un Natale pieno, vero e e vivo nello Spirito del Signore.

Colgo l’occasione per rendere disponibile un libro grande e prezioso, ricco di Sapienza dello Spirito Santo che io ho soltanto confezionato, riprendendo fedelmente i testi dal sito:

http://www.augustinus.it.

Si tratta dei

Commenti al Vangelo ed alla Lettera di S. Giovanni

di S. Agostino da Ippona, vescovo, filosofo, padre e dottore della Chiesa.

Questo e-book gratuito e senza fine di lucro in formato .epub  di oltre 2000 pagine è stato fatto unicamente al fine di promuoverne la lettura anche su telefonino o tablet avendo un indice, i caratteri e la conseguente impaginazione ridimensionabili a volontà, caratteristica preziosa per render comoda la lettura a chiunque voglia saziarsi poco alla volta ed in ogni anche piccolo momento disponibile utilizzando device di piccole dimensioni.

Si tratta di un approfondito, sapiente, vero e preziosissimo “Catechismo delle origini“, un compagno inseparabile e fedele per chiunque sia in cerca di Verità. Un modello di ragionamento ed introspezione in grado di rivelare e spiegare mirabilmente incredibili particolari della Scrittura e al fine di dimostrarne la assoluta coerenza nel corso del tempo. Esso costringe ed aiuta la persona a porsi importanti interrogativi, a confrontare la propria coscienza religiosa alla luce della Verità testimoniata, proclamata e spiegata mirabilmente e senza inganni o sofosticazioni fraudolente.

Cose che un vero Cristiano non dovrebbe mai,  assolutamente ingorare.

Il testo può essere letto semplicemente scaricando il file sul proprio celulare, tabelt o PC, utilizzando poi una App  per leggere i file EPUB (epub reader) o meglio, per chi possiede un account GOOGLE, caricandolo sul proprio cloud google drive ed aprendolo da quella posizione verrà caricato nella biblioteca personale di google, elaborato e reso disponibile alla lettura da ogni posizione in pochi minuti.

Auspico che questo libro possa nutrire efficacemente chiunque ne abbia il bisogno. Queste cose oggi non si insegnano quasi più se non per sommi capi e senza troppe spiegazioni eppure chi ama la Verità non le può in nessun modo ignorare. Qui sono contenuti i fondamenti del Cristianesimo!

Buona lettura e meditazione!

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Nuova edizione libro su Apocalisse di Giovanni

Sono lieto di comunicare ai gentili Lettori che il mio libro:

 Ipotesi  e Riflessioni sull’Apocalisse di Giovanni, sulla fine dei tempi e del mondo.

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La Tristezza

C’è un sentimento dell’uomo, una espressione dell’animo suo che passa a volte inosservata,  muta.  E’ vissuta tante volte in segreto;  una “cosa” che nasce dall’interno, spesso non riconducibile a motivazioni precisamente individuabili.

La tristezza può avere molte facce e diversi parenti come: rimpianto, depressione, afflizione; può essere sostenuta da cause organiche, psicologiche, animiche, da fatti subiti ed in questo mondo non mancano certo i motivi che la possono suscitare.

Qualcuno recentemente ha affermato di non voler vedere cristiani tristi perché il cristianesimo è gioia.

Mi permetto di dissentire almeno in parte. Infatti, se a costui non piacciono le chiese piene di piagnoni e flagellanti, a me, ancor meno, piacciono i sorrisi posticci, esagerati, ostentati, vuoti, d’occasione. Sanno di falsità e muffa e la falsità è sicuramente articolo peggiore e meno incolpevole della tristezza, la quale riflette unicamente, al peggio,  una condizione, una debolezza tutta umana, una debolezza di cui può soffrire solo chi ha ancora un animo sensibile e vivo; non certo gli ipocriti, o gli spietati.

L’animo umano, io ritengo, abbia anche il diritto di poter essere triste senza essere perciò fuori dalla grazia di Dio, magari ritirato in se stesso per non disturbare gli altri, senza per questo rinunciare alla Speranza di un miglior Bene a venire. Noi siamo comunque liberi perché Cristo ci ha liberato anche da coloro che amerebbero vederci tutti uguali e conformi al loro disegno.

Poi mi sono venute in mente le parole del Vangelo sulla tristezza che  Cristo patì nei Getsemani:  -L’anima mia è triste fino alla morte… ed ancora, rivolgendosi ai suoi, ma anche ad ogni vero cristiano di ogni tempo: voi avrete afflizione nel mondo, ma coraggio…., io vi vedrò di nuovo, si rallegrerà il vostro cuore ed allora nessuno potrà togliervi la vostra gioia. E qui  Gesù parla evidentemente di una gioia che è, al presente, negata all’uomo fedele a Gesù dall’azione, dalla natura stessa del mondo, gioia che verrà all’uomo restituita nella sua autenticità e pienezza solo dall’incontro reale, pieno, diretto e personale con Lui.

Ora, evidentemente,  con certe affermazioni che vorrebbero veder bandita la tristezza (o forse coloro che ne provano il sentimento), si vuole solo ribadire che il Cristo è già venuto per alcuni ovvero che il Regno di Dio compiuto in terra è solo ed è già ora la chiesa cattolica romana.

Per tali ragioni questa uscita sulla tristezza quale sentimento da mettere all’indice,  sulla tristezza in toto, senza tener conto dei motivi e della natura di questa tristezza, non mi pare essere un contributo all’affermazione della verità.

Ho allora guardato in me stesso. Io mi sento in pace, generalmente, perché so cosa sta facendo Dio per l’umanità tutta e quindi anche per me. Tuttavia sono spesso triste o se vogliamo, avverto un profondo senso di mestizia interiore a causa di quello che vedo attorno a me, a causa di tutto il bene impedito a esistere dall’arroganza degli empi che avverto,   che comprendo nelle sue vie e nei suoi fini troppo numerosi e complessi per potersi solo riassumere in parole.

Io non potrei mai essere o mostrarmi gioioso con un mondo simile davanti agli occhi anche se so e credo che un giorno esso finirà per sempre! La mia natura umana e terrena vi si ribella in ogni modo, pur facendone parte non si rassegna alla rinuncia ad una giustizia vera, migliore e superiore. Preferisco sopportare, pazientare e pregare. Questo mi insegna il Vangelo: non a cambiare il mio stato d’animo per imposizione o per convenzione al fine di dimostrare qualcosa agli altri come fanno i “venditori di padelle”.  La tristezza autentica, come la gioia vera, sono due sorgenti spontanee che sgorgano dal nostro cuore in seguito alla constatazione, al vissuto di realtà oggettive, esistenziali.  Non credo che Cristo sorridesse quando era flagellato o mentre portava la croce o quando sudava sangue; soffrì anche Lui docilmente e umanamente ciò che la volontà di Dio gli diceva di fare. Ecco, non è anche la tristezza, sopportata docilmente, con pazienza, una nostra croce fra le tante? Che dovremmo dimostrare ancora ed a chi? Non è questo sopportare senza venir meno nell’amore e nella fede il primo ed autentico messaggio cristiano?Certo non ci imbellettiamo con facce da funerale, nemmeno osiamo mostrare fuori ciò che sentiamo, ma la tristezza c’è perché non è bello quello che si vede e si subisce; non è bello affatto quello che cercano di fare all’umanità tutta.

Quale tipo di gioia desideriamo possedere e trasmettere ad altri? Quella della superficialità, dell’incoscienza, dell’imprevidenza?

Ciascuno comprenderà come a questo modo di intendere la cosa sia legato tutto un universo che qualifica profondamente gli uomini che gli appartengono. Avrete capito che, come la gioia, anche la tristezza può assumere una natura mendace, falsa, mondana, opportunistica.

Cristo per primo, pure essendo una cosa sola col Padre, provò tristezza mortale; gli uomini che gli sono veramente fedeli provano tristezza a causa del peso iniquo del mondo, poiché vivono nella sua Comunione sia nel bene che nel male a causa della giustizia violata e finché non venga il suo Giorno che brillerà come folgore da un capo all’altro del cielo. La fede, insieme con la speranza, infatti, bilancia, mitiga la tristezza che pure c’è; ciò che sappiamo e crediamo dovrà avvenire un giorno e per sempre annullerà ciò che avviene ora  a causare tristezza d’animo. Il Signore tergerà ogni lacrima sul suo monte Santo!

Ma il momento della gioia, quella vera è, io credo, riservato al futuro, quando di nuovo si vedrà un Futuro, oggettivamente e non solo per fede e speranza in Colui che deve venire pure essendo già fra noi.  In altre parole se il nostro spirito non crolla né patisce, la carne ha le sue debolezze innate e volerle negare o annullare prematuramente cambia di poco la realtà e la sostanza delle cose; sicuramente invece questo modo di fare incrementa efficacemente la fabbrica dell’ipocrisia.

Anche il messaggio delle Beatitudini ci parla di questa nostra tristezza:

Beati voi che ora avete fame,
perché sarete saziati.
Beati voi che ora piangete,
perché riderete.
22 Beati voi quando gli uomini vi odieranno e quando vi metteranno al bando e v’insulteranno e respingeranno il vostro nome come scellerato, a causa del Figlio dell’uomo. Rallegratevi in quel giorno ed esultate, perché, ecco, la vostra ricompensa è grande nei cieli. Allo stesso modo infatti facevano i loro padri con i profeti.

ed ancora:

Colui che deve andare in prigionia,
andrà in prigionia;
colui che deve essere ucciso di spada
di spada sia ucciso.
In questo sta la costanza e la fede dei santi.
Ap 13:10

Quando Dio…. non risponde

Sono in molti a porsi spesso questo interrogativo: Ho pregato molto ma non ho ottenuto risposta alcuna da Dio. Perché?

Perciò, in molti si rivolgono spesso e preferibilmente alla Madonna o ai Santi, per non dire di peggio, pensando che siano più inclini ad accogliere le istanze e i desideri umani e che riescano in qualche modo ad ottenere una intercessione favorevole presso Colui che pare troppo giusto e duro per esaudire, comprendere l’uomo ed averne compassione.

Io credo che non ci sia nulla di più sbagliato di questo modo di pensare ed intendere il nostro rapporto col Divino.

1G 4:16 Noi abbiamo riconosciuto e creduto all’amore che Dio ha per noi. Dio è amore; chi sta nell’amore dimora in Dio e Dio dimora in lui.

Il motivo è semplice: se Dio è Amore, Egli non ha bisogno di intercessioni per sapere e comprendere i drammi degli uomini e tanto meno prenderà “lezioni” da una qualsiasi delle sue creature, per quanto Santa, visto che tutto ciò che esse possono esprimere trova la sua prima sorgente in Dio stesso. Quando Dio accoglie una intercessione da parte di una creatura, lo fa per attestare che tale Creatura è nel suo amore; è una attribuzione d’amore fatta verso l’intercessore ed un’ approvazione del suo modo di presentare ragionatamente l’intercessione. Possiamo anche dire che essendo Dio onnisciente gli era perfettamente preconosciuta l’istanza che sarebbe poi stata avanzata.

Pertanto l’intercessione e relativa preghiera presenta un rischio cioè che con essa si possa offendere Dio. Uno dice: davvero Dio è amore ma io pregando Maria e i Santi mi rivolgo proprio a coloro che incarnano l’aspetto più comprensivo  di tale amore di Dio, all’aspetto più prossimo alla mia natura umana, ovvero cerco di avvicinare Dio per il suo lato più impetrabile dal mio punto di vista.  Questo è un ragionamento che sembra umanamente corretto, ma invece è stolto ed anche blasfemo perché pretende di dividere in Dio ciò che ci fa comodo da ciò che non ci aggrada, ciò che ci è vicino da ciò che ci è lontano. Ma Dio è UNO e nessuno potrà predendere di dividerlo impunemente o di piegarlo alle viziose abitudini umane. E poi noi abbiamo già un avvocato presso Dio che è Cristo:

1Gv 2, 1 Figlioli miei, vi scrivo queste cose perché non pecchiate; ma se qualcuno ha peccato, abbiamo un avvocato presso il Padre: Gesù Cristo giusto. 2 Egli è vittima di espiazione per i nostri peccati; non soltanto per i nostri, ma anche per quelli di tutto il mondo.

e se non bastasse:

Rm 8,26 Allo stesso modo anche lo Spirito viene in aiuto alla nostra debolezza, perché nemmeno sappiamo che cosa sia conveniente domandare, ma lo Spirito stesso intercede con insistenza per noi, con gemiti inesprimibili;

Dunque chi cerca altre cose oltre a quelle date da Dio corre il rischio reale di incappare in un inganno di larghissime volute, atroce e funesto, ma evidentemente non tutti sono in grado di comprendere le cose alla luce della ragione  e della Verità senza esperire prima la loro esperienza diretta.

Tornando al tema iniziale: quando Dio non pare rispondere alle nostre istanze, ciò non è che una nostra sensazione umana dovuta alla piccolezza del nostro considerare la realtà esistenziale. Questo accade perché noi possiamo solo a fatica e superficialmente considerare ciò che ci circonda da vicino, il rapporto con alcune persone a noi legate, forse predisporre qualcosa del domani, forse ricordarci di qualcosa di ieri. Ma Dio ha presente esattamente ogni cosa, il passato il presente, il futuro di ogni esistenza ed il tutto, per quanto lo riguarda, rientra sotto la legge assoluta di giustizia oltre che quella di Amore.

Quando il bambino implora con insistenza il genitore per avere un dolcetto ed il genitore amoroso non lo esaudisce perché conosce che il quel momento gli scatenerebbe l’acetone e la malattia, il bimbo non se ne rende conto perché ignaro delle cose più grandi di lui e pensa che il genitore non lo ami e non ascolti la sua preghiera; ma quale è invece la verità? Tutti siamo in grado di conoscerla se poniamo la nostra mente sul piano delle più ampie vedute del genitore, ma essa non si vede ed originano errate considerazioni se ci ostiniamo nella mentalità limitata del bambino. Se poi il bambino caparbio si mette alla ricerca di caramelle presso sconosciuti che in apparenza sembrano più benevolenti o santi dei suoi genitori, per aggirarne il diniego ed ottenere il suo soddisfacimento, sappiamo bene tutti in cosa potrebbe incorrere oltre al male fisico sicuro causato dall’assunzione di qualcosa che per lui è nocivo.

Ora dovremmo considerare che il percorso vitale umano non è tutto gioia e felicità come certi vanno predicando e pretendono falsamente di ostentare .

La fede in Dio, la preghiera, l’osservanza reale della Legge di Dio nella vita, l’amore fondamentale per la Verità e per il Prossimo ci danno sì un’ancora di sicurezza e pace interna, ma non sono affatto garanzia o diritto acquisito ad una vita tranquilla, ad una via larga e spaziosa. Chi predica questo è un mentitore ed un apostolo dell’ipocrisia per non dir di peggio.

La vita del cristiano, invece, passa necessariamente, a volte, attraverso le valli oscure, le ingiustizie subite impietosamente, la morte dell’ego, la tristezza infinita dei momenti, la visione e il peso del Male, la Croce, per dirla in parola semplice. Questo è il Calice reale della nuova Alleanza che accettiamo di bere e condividere col Cristo, un calice che non ci è gradito umanamente ma che beviamo in onore dell’Alleanza stipulata con Dio da Gesù che lo bevve per primo anche per noi. Questa è la nostra celebrazione di fede, la nostra messa reale e quotidiana di Cristiani amanti di Dio.

Voi avrete afflizione nel mondo, disse Gesù e questa afflizione passa a volte anche attraverso il dubbio di non essere stati ascoltati da Dio. Ma non è così e verso la fine della vita ciascuno se ne renderà conto oggettivamente guardandosi all’indietro. Con la Fede noi possiamo trovare consolazione e spiegazione assai prima ed evitare di incorrere nell’errore di rivolgerci al soggetto sbagliato credendolo dio.

Guardiamoci dall’idolatria!

Il tempo delle prediche e degli insegnamenti credo sia per me sul finire. Penso che non scriverò più altre cose su questo blog perché ritengo che per ora possano bastare. Il momento della lotta si avvicina ed in tal caso solo i fatti possono parlare.

Il mio è un Augurio fondato di Speranza a tutti gli affezionati Lettori ed all’umanità per la forza e la santità del nostro Dio.

Qualsiasi cosa possa accadere fra gli uomini non temete e guardate in alto.

Buona Pasqua tutti.

Natale ?

Quale risulta essere  il significato attuale di questa festa?

Non è possibile credere di celebrare Colui che nacque in una stalla per salvare il mondo intero (e spesso ingrato) coi riti pagani del tempo attuale. Orge di clamore, di consumo e spreco, di celebrazione orgogliosa del sé e  della mercificazione totale nelle quali diviene sempre più arduo rintracciare del Sacro che non sia quello relegato al ruolo infame di “reggitor di moccoli” delle umane consuetudini o tradizioni. Tutto ciò serve per distogliere dal vero, serva a illudere l’uomo e il nostro cuore, se non succube di questo, ce lo dice chiaramente facendoci avvertire ogni volta di più il vuoto cui questa strada conduce.

La Celebrazione deve pertanto essere interiore e, meglio ancora, dovrebbe essere continua, svincolata dalle date e dai tempi. La ricorrenza del calendario è null’altro che un appunto, un pro-memoria e la festa dovrebbe costituire l’occasione per essere materialmente ed interiormente liberi dagli impegni mondani al fine di ritirarsi in se stessi per pregare, meditare, riconciliarsi con Dio e gli uomini, pensare a cosa faremo domani secondo il Signore. Come i cristiani degli inizi che, a causa dell’aggressione del paganesimo, celebrarono il Signore nelle catacombe, di nascosto, così oggi io credo siamo in una situazione analoga o ancor peggiore, dato che il paganesimo stesso si è rivestito quasi perfettamente di cristianità, l’ha voluta direttamente  impersonare per colpire nel profondo l’essenza e lo Spirito stesso di questa Fonte basilare per l’uomo. La nostra catacomba attuale sia dunque il segreto del cuore rischiarato dal lume dell’intelletto che dobbiamo proteggere e custodire puri sopra ogni cosa.

Ricordiamoci sempre del Signore che sempre è presente, anche nel momento più buio. Lui ci ha già salvati infallibilmente, tutti quanti. Sia lode e gloria al Signore per sempre nei cuori di tutti gli uomini di buona volontà che gli appartengono da sempre. Nessuno potrà mai sottrarglieli e questo è il nostro vero Natale.

Un augurio di bene a tutti gli affezionati lettori ed al mondo perché ciò che è ancora vivo sappia riscuotersi e comprendere la sua vera forza in attesa che tutti i nemici nascosti vengano posti a sgabello dei piedi del Signore. Allora si alzerà la potenza del Popolo Santo che gli pppartiene.

Il potere, antitesi dell’Amore

Eppure si tratta di un ragionamento semplicissimo! Ma nessuno tra i Dotti e gli Eminenti pare averlo mai compreso.

In antico, ed ancor oggi, si insegna il timor di Dio. Col Cristo però si è insegnato particolarmente l’Amore per Dio e l’Amore di Dio. Anche un idiota comprende che Dio, almeno  quello rivelatoci da Cristo, apprezzerà chi lo ama piuttosto di chi lo teme soltanto. Il timore infatti genera solo la sottomissione ma non può consentire di realizzare l’Unità di intenti, la Figliolanza. Il timore può avere certo una sua utilità momentanea, ma solo al fine di poter iniziare un dialogo edificante con uomini dalla dura cervice ed abbrutiti dalla natura materiale. Esso DEVE necessariamente lasciare il posto al dialogo dell’amore non appena l’uomo sia stato scosso da se stesso. Da servi o schiavi che erano inizialmente, gli uomini sono quindi chiamati da Dio ad essere Figli, Amici e questo si può realizzare solo se l’amore per Dio dimorerà, liberamente accolto, nei loro cuori, senza nessuna forma di costrizione o di imposizione esterna, ma soltanto perché quegli uomini si riconoscono pienamente e spontaneamente, in tutta coscienza  nel Soggetto del loro amore condividendone perciò le Leggi, la Giustizia, gli obiettivi e infine l’esistenza, la responsabilità e la Vita.

Chi agisce solo per timore della onnipotenza di Dio, avendone perciò coscienza e pure essendo minutamente fedele ad ogni sua Legge, è inferiore e retrogrado rispetto a colui che agisce motivato dall’Amore.

Tutto l’insegnamento di Gesù è volto a farci riflettere su questo concetto elementare che sebbene esposto più volte fin dall’antico Testamento ha finito per assumere una posizione di definitiva preminenza man mano che la volontà di Dio quanto all’umanità veniva chiaramente esposta.

Da ciò scaturisce direttamente una riflessione ed un giudizio pesante ed ineluttabile riguardo a certo operato delle religioni. Mi sovvengono in particolare i delitti compiuti dai cristiani, ma anche quelli più attuali che portano l’etichetta dell’Islam più estremo e fondamentalista. Il discorso corre parallelamente a quello della giustificazione secondo le opere (umane) o secondo la fede ed in parte contribuisce a spiegarne lo spirito per evitare i tremendi malintesi che da esso si sono generati.

Le conversioni forzate, le inquisizioni, le guerre di religione,  i ricatti vitali, fatti abominevoli che ricoprono da secoli la faccia del pianeta di ignominia grave per il genere umano. Cosa hanno a che fare con Dio? Cosa mai hanno preso da Dio? Nulla! Ma tutto dalla durezza dei cuori di coloro che li promossero e scatenarono, genìa malsana che ancor oggi pensa di poter ottenere un futuro su questo pianeta.

Tutti questi tentativi violenti dell’uomo di fare adorare forzosamente, con l’esercizio del potere, qualcosa che egli non vuole amare per i più disparati ed ingiudicabili motivi, sono indubbiamente alieni dalle logica, dalla volontà, dalla magnanimità e dall’azione di Dio.

Ecco dunque la sola base accettabile per tutti al fine di promuovere un dialogo inter-religioso possibile ed auspicabile: non questa o quella usanza, non le tradizioni, non i riti, non i dogmi, ma unicamente la rispondenza sostanziale delle azioni umane e degli insegnamenti alla legge dell’Amore. Tutto il resto è solo feccia inutile e tossica. Possiede la Suprema verità solo chi ha compreso ed accettato fino in fondo la Legge d’Amore che sorregge, unisce a vivifica ogni realtà ed ogni essere dell’Universo da sempre.

Qualsiasi potere  religioso o civile volto alla coartazione in ogni forma della libera volontà e scelta serena delle coscienze non produrrà mai frutti per Dio e per l’umanità ma per il maligno che infatti si adopera in ogni modo per conferire tale  potere ai suoi figli degni, a coloro che per lui sono “in odore di santità”. L’amore di Dio invece concede all’uomo insegnamenti, profeti, la fede e secoli e millenni, se occorre, affinché questi possa essere in grado di ritrovarLo con le proprie decisioni, a ragion veduta, pur attraverso molteplici errori e tentativi, conservando sempre la propria integrità e dignità di Essere. Il Cristo ci è venuto incontro, ma mai ha obbligato  sotto minaccia di morte o anatema alcuno che non lo ravvisasse giusto a fare qualcosa in nome di Dio. Al massimo lo ha voluto avvisare delle conseguenze del proprio agire, ma in modo assolutamente disinteressato ed amorevole.

Vi è perciò un Giudizio che spaventa grandemente tutti coloro che agiscono secondo il maligno ed agognano ed ottengono il potere in questo mondo ed è quello che potrebbe promanare (e un giorno promanerà universalmente), dalle coscienze umane che si sono rese conto in se stesse di questi fatti. Ciò sancirebbe la fine pascolo degli empi che solo sull’inganno dell’uomo è fecondo, ma isterilisce senza rimedio quando la visione della Verità delle cose libera le coscienze individuali per sempre dalla soggezione da ogni potere che non sia quello di Dio e del suo Amore.

Qualcuno mi spieghi…

Nell’anno 1998 il pontefice Giovanni Paolo II beatificò il cardinale Alojzije Viktor Stepinach che certamente  non fu estraneo al genocidio balcanico. Viste le inconfutabili fotografie e le repertazioni storiche presenti anche nel libro di Marco Aurelio Rivelli:  “L’Arcivescovo del genocidio” che credo si possano collocare senza dubbi al di sopra di ogni tentativo potente di revisionismo storico  tuttora in atto con incredibile spudoratezza, la cosa non mi pare esattamente un bruscolino tale da passarci sopra. Mi lascia molto, molto perplesso. E’ la logica stessa che mi spinge in continuazione ad interrogarmi sul caso. La chiesa che ora parla di leggenda nera a carico di Stepinach dovrebbe solo ricordarsi di aver previdentemente concluso concordati per lei vantaggiosi sia con il Nazismo sia col Fascismo e che tuttora continua a riceverne i benefici. Siccome nessuno dà niente per niente, ci rimane ancora da conoscere precisamente cosa lei abbia messo sul piatto di controparte della bilancia. Viene solo un’ipotesi da fare alla luce dei fatti: ancora una volta, deve trattarsi della santificazione e  benedizione indispensabile a qualsiasi regime per poter farsi strada nelle coscienze degli uomini, potersi efficacemente accreditare per ottenere più facilmente la loro fede con convinzione profonda, come è indispensabile per costruire ogni torre di Babele.

E’ poi strana questa differenza fra ciò che predicano, invocando sempre il martirio come testimonianza (addosso gli altri), ed il fatto di avere mancato quasi totalmente,  in quella occasione, di rendere questo Servizio  alla Verità ed alle coscienze dei propri fedeli, scendendo a compromessi diplomatici e non su principi che non dovrebbero MAI essere oggetto di compromesso, almeno da parte di Santi quali si proclamano a vicenda ed a ogni occasione. Certo Padre Massimiliano Kolbe, per citarne uno, non è stato il loro modello, ma piuttosto parrebbe l’eccezione. Comunque Dio giudicherà certamente con giustizia queste cose che a noi è dato di sapere solo per testimonianze riferite. A Lui rimettiamo naturalmente ogni cosa ma questo non ci impedisce di fare le nostre valutazioni.

Ora Benedetto XVI beatifica Giovanni Paolo II al quale, con tutte le disgrazie e le ingiustizie presenti al mondo, si riconosce un solo miracolo, (di cui alcuni nella chiesa avanzano pure dubbi)  e guarda caso, in beneficio di una suora. (mi pare si possa ravvisare un conflitto di interesse qui!).

Mi par poi di ricordare, che non appena fu eletto al soglio si premurasse per prima cosa di farsi costruire una piscina.

Inoltre, quella storia della pallottola che sarebbe stata deviata (ma non abbastanza), dalla mano di Maria come mai ha avuto come seguito un bel vetro antiproiettile sulla “papamobile”? Forse che la Provvidenza divina fornisce più incerte garanzie delle difese umane? E da quando?

Non capisco bene … o forse capisco troppo, più di quanto mi sarebbe permesso  …

Qualcuno mi spieghi in cosa consiste questo tipo di santità o beatitudine, quale è la sua utilità. A me pare che stiano fabbricando, esclusivamente per loro uso e consumo, un paradiso su misura, esclusivo per quelli che sono a loro immagine e somiglianza.

Ben venga! Questo soltanto sia il loro paradiso.

Non mi pare inappropriato ricordare qui queste parole:

Sapienza 15:3 Conoscerti [o Dio], infatti, è giustizia perfetta,
conoscere la tua potenza è radice di immortalità.
Sapienza 15:4 Non ci indusse in errore
né l’invenzione umana di un’arte perversa,
né la sterile fatica dei pittori,
immagini deturpate di vari colori,
Sapienza 15:5 la cui vista provoca negli stolti il desiderio,
l’anelito per una forma inanimata di un’immagine morta.
Sapienza 15:6 Amanti del male e degni di simili speranze
sono coloro che fanno, desiderano e venerano gli idoli.

Lo scandalo

Chi ha il cuore puro su questa terra?

Certamente i bambini, nei quali è innato!

Cosa fa chiunque reca loro scandalo (non solo in forma sessuale)?

Distrugge la loro purezza.

Ma cosa fa ancora costui?

Distruggendo la loro purezza cancella in loro la condizione per la quale essi attingono all’imago Dei (immagine di Dio) che essi, TUTTI,  naturalmente contemplano ed hanno nel cuore, come è scritto:

Matteo 18:10 Guardatevi dal disprezzare uno solo di questi piccoli, perché vi dico che i loro angeli nel cielo vedono sempre la faccia del Padre mio che è nei cieli.

Marco 9:42 Chi scandalizza uno di questi piccoli che credono, è meglio per lui che gli si metta una macina da asino al collo e venga gettato nel mare.

L’azione che reca scandalo può condurre la vittima ad una condizione di apparentemente totale estraneità con Dio venendo meno, per causa sua, la corrispondenza interiore, il mezzo, quella naturale  trasparenza a Dio che permette all’uomo vergine nel cuore di cercarlo liberamente, di conoscerlo, di seguirlo e amarlo, di sapere che…ESISTE;  questo è, nell’intento degli autori di scandali,  il modo di farne più docile preda di cattivi maestri che sono in genere identificabili negli stessi o nei loro numerosi ed insospettabili famigli ovunque diffusi. Tutti sono perciò da considerare come i propagatori principali del peccato in mezzo agli uomini, ne sono in effetti la matrice e la nutrice assidua.

Potremmo affermare che un po’ tutta la vita terrena e la condizione umana, anche  soprattutto a causa di queste persone e delle loro azioni, è uno scandalo che attenta di continuo, come una sorta di reazione a catena, alla purezza originale dei bambini, che la modifica e la distrugge, ma alcuni hanno una responsabilità maggiore in questo poiché fanno proseliti con l’intento deliberato di trasformarli in figli della geenna ancor peggiori di loro stessi. Sono questi che bisognerebbe saper riconoscere, non per giudicarli, ma per tenersene alla larga, per togliere loro ogni possibilità di nuocere, per non essere loro incauti complici e doversene poi dolere.

Come dicevo, il loro agire vorrebbe avvicinare l’uomo alla geenna che è prima di tutto una condizione personale caratterizzata, dall’interdizione, dall’assenza o dalla totale cancellazione dei tratti di questa Imago Dei dal cuore dell’uomo il che ci pone di fronte ad un dilemma: chi può giudicare, condannare o perdonare queste cose se non Dio solo? E’ verso di Lui infatti la prima offesa. C’è chi è un satanasso per sua scelta deliberata e chi lo è divenuto perché spinto o condizionato da altri, dalla loro violenza, da situazioni concomitanti. Come giudicare tutto questo? E’ impossibile per l’uomo, sia in termini di esatta conoscenza dei fatti, sia per quanto riguarda l’arco temporale assolutamente insufficiente e limitato che egli potrebbe considerare, sia, infine, per la piccolezza e parzialità dei suoi concetti di giustizia, ma tutti comprendiamo bene che ci sarà una grande differenza nel Giudizio di questi due tipi di uomo che apparentemente fanno le stesse cose negative. Questo perché ciò che gli empi credono di poter fare ad altri non avviene che in modo superficiale nelle loro vittime, un modo sempre perdonabile dalla grande misericordia di Dio; l’imago Dei può venire ripristinata e ricondotta alle loro vittime in un attimo dalla Carità di Dio perché invero non si è mai cancellata dal loro cuore; gli empi invece, l’hanno perduta per sempre col loro agire e non potranno mai più averla perché il loro cuore indurito è cambiato ed ormai incapace di ravvedersi in qualsiasi modo. E questo sarà il motivo, l’accusa indelebile del loro Giudizio!

Tuttavia vi sono alcune considerazioni salutari che già oggi si possono fare liberamente senza timore di arrecare ingiustiza.

Ad esempio: nei casi dei preti pedofili: è più condannabile il fatto sessuale in se stesso, oppure il comportamento lucidamente omertoso di chi, a differenza del pedofilo, non è sotto influenza di ormoni, almeno in quel momento e lo copre, lo giustifica, lo nasconde, lo difende ad ogni costo, procrastinando così le occasioni in cui può fare danni ulteriori? Se è consigliata la macina al collo per il primo, cosa mai dovrà applicarsi ai secondi?

Ecco, a me pare che questi ultimi siano invece da considerare con priorità, da allontanare, da scartare lasciandoli nel loro brodo. Il pedofilo, preso singolarmente può essere malato, debole, vigliacco, tutto quello di peggio che volete pensare di lui; certo va fermato presto in ogni modo e con ogni mezzo ed eventualmente punito severamente secondo la legge umana, ma gli quegli altri cosa sono invece?

Sono dei veri mafiosi che badano agli interessi della propria confraternita prima che alla giustizia, all’immagine prima che alla persona; sono proprio quelli, alla fine, che veramente sacrificano i piccoli ai pedofili, all’economia, alla loro convenienza quale essa sia e ad ogni altro idolo si siano inventati; pensateci bene e traete però tutte le conseguenze di questo fatto, che sono molte e gravissime. Tenete presente questo quando vi parlano della Carità, tenetelo presente quando vi insegnano la Verità, l’amore di Dio, l’accoglienza, tenetelo presente quando pretendono da voi …. e loro non toccano nemmeno con un dito; tenetelo presente quando vi dichiarano PECCATORI ORIGINALI, attestando così che la vostra origine è in satana e non in Dio.

Non è forse comportamento satanico questo?  E non crediate che esso riguardi solo la pedofilia, ci devono essere, secondo il mio avviso, cose ben peggiori che devono ancora  uscire.

Orbene, non mi va di giudicarli personalmente e nemmeno potrei, ma di allontanarli dalle mie considerazioni, di SBATTERLI FUORI PER SEMPRE e per principio dalla mia esistenza e da quella dei miei posteri, questo sì, visto anche che sono attualmente del tutto inutili!.

Siracide 11:33 Guàrdati dal malvagio, poiché egli il male prepara,che non contamini per sempre anche te.

E’ un mio sacrosanto diritto. E questo agire, pur non essendo un giudizio assoluto, e pur non apparendo all’esterno, ha su di loro, sui quelli che fossero veramente empi, delle conseguenze tragiche, anche se non visibili immediatamente, perchè li obbliga, forse per la prima volta, a vivere del loro e perciò a riconoscere che non valgono nulla; che da loro stessi non possono avere quella vita che tanto agognerebbero possedere. E proprio questo dovrebbe fare la gente un volta resasi conto di quel che pesano davvero. Invece (ma io credo ancor per poco),  si tace, si sorvola incomprensibilmente, si inghiottisce amaro in silenzio, si coltiva largamente l’ipocrisia per non dover vedere, anche di fronte a prove sbattute duramente sulla faccia come questo filmato shock realizzato dalle Iene riguardante i Salesiani di Arona e che subito qualcuno, che evidentemente ha molta influenza, ha cercato inutilmente di far sparire dal web; fatti ormai datati 2007 che, come moltissimi altri, ci si è guardati bene dal far apparire se non marginalmente e di sfuggita alla ribalta delle cronache di questo paese. Eppure non sono cose da poco! Evviva il diritto alla completezza ed obiettività dell’informazione! Questo è la misura della nostra libertà: l’ignorare, il non poter vedere il recinto occulto che ci tiene prigionieri!

Orbene, l’ho già affermato altrove: se è vero che queste ed altre azioni nefande ancora paiono essere ignorate da Dio (anche se invero sono giudicate in partenza, ma Egli vuole dare loro ogni possibilità di sanare i torti fatti e recedere dalle loro vie), ed ancor più dall’uomo, esse tuttavia ne collocano gli attori, li ricomprendono in un determinato divenire, in un certo ineluttabile destino comune. Dio sa distinguere senza fallo le vittime dagli agenti, le azioni dovute alla semplice predominanza dell’animalità umana rispetto alla legge di Dio nel cuore umano da quelle dovute a precisa e sciente determinazione spirituale.

Si avverano così le parole profetiche del Vangelo:

Matteo 10:26 Non li temete dunque, poiché non v’è nulla di nascosto che non debba essere svelato, e di segreto che non debba essere manifestato.
Matteo 10:27 Quello che vi dico nelle tenebre ditelo nella luce, e quello che ascoltate all’orecchio predicatelo sui tetti.
Matteo 10:28 E non abbiate paura di quelli che uccidono il corpo, ma non hanno potere di uccidere l’anima; temete piuttosto colui che ha il potere di far perire e l’anima e il corpo nella Geenna.

Una sola consolazione: nel caso specifico citato, almeno uno, fra loro non ha piegato il ginocchio di fronte a Baal.

Fecondazione in vitro: chiesa contraria, perché?

Un’ occasione per evidenziare alcuni errori di interpretazione

Una semplice questione:

I bambini concepiti “in vitro” nascono senza che la loro esistenza dipenda da un atto sessuale; essi vengono al mondo senza una  unione intrinsecamente peccaminosa o impura in cui la concupiscenza della carne potrebbe, secondo alcuni modi d’intendere, comunicare il peccato originale e trasmetterlo in qualche modo al bambino, tanto è vero che spesso anche le cellule maschili vengono prelevate direttamente senza che vi sia emissione seminale.

Cade quindi, di fronte a queste constatazioni, almeno una parte di quel costrutto colpevolizzante l’uomo, in parte malinteso dalle genti, teso a identificare il peccato originale con l’atto sessuale, capace di far sentire in colpa ad ogni atto e rendere quindi l’uomo più assoggettabile e malleabile al potere della religione.

Essendo da sempre la sessualità l’unico modo per generare figli, veniva automaticamente identificata quale veicolo di trasmissione del peccato originale nei nascituri rendendo quindi indispensabile la loro sottomissione al rito del battesimo se avessero voluto salvarsi.

La fecondazione in vitro, secondo questo erroneo ragionare, solo per il motivo che è priva della componente della libidine umana dovrebbe quindi permettere di ottenere dei figli liberi dalle catene del peccato originale, proprio come Gesù. Evidentemente  non può esser così. Tutti sanno che questi nascituri saranno, senza bisogno di prove, persone come tutte, senza che manchi loro qualcosa o che qualcosa sovrabbondi più di altre.

Da tutto ciò si evince che la trasmissione del cosiddetto peccato originale e la libidine non sono entità in relazione diretta, tanto meno obbligata.

Sesso, quindi non è sinonimo di peccato originale!

Si può invece parlare ragionevolmente di legge della natura e di vita carnale contraria a quella di Dio, non perché intenzionalmente nemica, ma semplicemente perché meno evoluta, più grezza, sorda allo spirito, pesante e primitiva. E’ quindi un’ indole naturale che viene ereditata insieme alla costituzione corporale dell’uomo senza relazione con la sessualità, indole simile, comune a quella degli animali, indole che tutta l’umanità ha preso in carico in Adamo col fine di perfezionare e confermare una scelta naturale da parte dell’uomo ovvero decidere consapevolmente se innalzare il proprio essere verso il cielo di Dio, mettendone in pratica ed amandone le leggi, o precipitare verso l’abisso del caos dell’involuzione dell’essere, della soggezione totale alle leggi animali e materiali. Dobbiamo anche considerare che il nerbo del cosiddetto peccato originale non può certo risiedere in una costituzione naturale quale è la vita animale che ci riveste ma la sua sede propria saranno piuttosto una volontà ed una coscienza umana, nonché i valori su cui questi elementi attivi dell’uomo si ancorano e si sviluppano. Si tratta quindi di connotazioni e valori spirituali dell’uomo, non certo corporali, quelli da considerare in primo luogo quando si tratti di stabilire quale sia il suo rapporto personale col peccato. Il corpo, certamente occulta, seduce, svia, impedisce, confonde, contrasta per un certo tempo lo spirito umano e di Dio, ma alla fine deve sempre soggiacere alla sua volontà, sia in bene che in male.

Comprendiamo allora come il cosiddetto sacramento deve necessariamente avere un aspetto primario da considerare, aspetto che non è certamente quello liturgico-rituale esteriore, ma quello dottrinale, illuminante, concernente cioè la trasmissione di un insegnamento puro di vita secondo volontà di Dio. Ed analogamente, questo dobbiamo considerarlo anche per comprendere l’essenza di qualsiasi atto religioso. Si sostiene comunemente che siccome l’atto religioso coinvolge tutto l’essere umano, ne deriva la necessità che anche il corpo partecipi obbligatoriamente a tale atto, appunto mediante i riti e le liturgie, codificate dalla propria religione. Mi permetto di dissentire assolutamente riguardo alla seconda parte; la vera liturgia della religione, almeno di quella cristiana, dovrebbe essere primariamente l’espressione concreta dell’amore verso il prossimo. Con questo solo si rende perfetta e vera l’adorazione di Dio. Ne deriva, secondo il mio modo di ragionare, che ciò che soltanto può completare nella sfera corporale e materiale e in maniera sostanziale l’atto di devozione ed adorazione interiore di Dio, coinvolgendovi l’intero essere umano in spirito, anima e corpo. Ciò non è altro che vivere esercitando praticamente la Carità custodita nel cuore. Questa dovrebbe essere la vera liturgia dei cristiani come sta scritto:

Giovanni 13:35 Da questo tutti sapranno che siete miei discepoli, se avrete amore gli uni per gli altri».

Matteo 25:37 Allora i giusti gli risponderanno: Signore, quando mai ti abbiamo veduto affamato e ti abbiamo dato da mangiare, assetato e ti abbiamo dato da bere?

Matteo 25:38 Quando ti abbiamo visto forestiero e ti abbiamo ospitato, o nudo e ti abbiamo vestito?

Matteo 25:39 E quando ti abbiamo visto ammalato o in carcere e siamo venuti a visitarti?

Matteo 25:40 Rispondendo, il re dirà loro: In verità vi dico: ogni volta che avete fatto queste cose a uno solo di questi miei fratelli più piccoli, l’avete fatto a me.

Isaia 29, 13 …. questo popolo mi onora con le labbra, mentre il suo cuore è lontano da me….

Isaia 1:14 I vostri noviluni e le vostre feste io detesto, sono per me un peso; sono stanco di sopportarli.

….

Isaia 1:16 Lavatevi, purificatevi,togliete il male delle vostre azioni dalla mia vista.Cessate di fare il male,
Isaia 1:17 imparate a fare il bene, ricercate la giustizia, soccorrete l’oppresso, rendete giustizia all’orfano, difendete la causa della vedova».

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La chiesa e il peccato

Apro questa considerazione personale su un argomento di discussione attualissimo, senza voler giudicare nessuno, ma cercando di esporre alcuni elementi e ragionamenti che consentano, personalmente, di chiarire taluni aspetti dell’esistenza umana legati fino a non molto tempo addietro a tabù e pregiudizio.

Proviamo a considerare l’istituzione ecclesiastica cattolica romana che di questi tempi si dichiara “sotto attacco” a causa di troppi scandali scoppiati per pedofilia ed abusi su minori.

Il fatto che esistano all’interno della chiesa sacerdoti libertini, gay, pedofili, mi pare finalmente innegabile da chiunque, come si sa bene da tempo che esistono fra loro anche ladri, mafiosi, collusi, mentitori ecc. ecc. ecc.  In essi, sia collettivamente che individualmente, è quindi rappresentato un campione completo di umanità ordinaria con i suoi santi, i suoi demoni e tutti i loro gradi intermedi, imperfetti ed evolventi al Bene o diretti al conseguimento della “perfezione” del Male. Non so poi, quanto a percentuali sulle rispettive presenze, se il clero sia migliore dell’umanità ordinaria che sta fuori; non lo so con certezza ma proprio non lo credo per i motivi già fin troppo esposti nei miei libri. Fin qui nulla di strano; tuttavia molti credenti posti di fronte a questa disillusione, riguardo ai preti del Signore colti in castagna (cioè pescati ad agire contrariamente a quanto vanno predicando), stringono le spalle con rassegnazione dicendo: In fin dei conti sono uomini anche loro….

Affermano in pratica quello che ho detto io, ma spesso con altra valenza, che è dettata dalla necessità di ricucire ipocritamente o anche illogicamente, ad ogni costo, due dati di fatto totalmente inconciliabili come la santità ed il peccato, elementi che in loro provocano un enorme ed interiore disagio. Ritengo infatti che in molti, pur di non offendere in nessun modo il concetto di Santità la cui immagine risiede da sempre nel sacerdote, preferiscano rinunciare alla giustizia ed alla verità negando assurdamente o ignorando deliberatamente perfino ciò che, in generale, è e sarà sempre più evidente anche ai ciechi.

Questo loro ragionamento  mi sembra  assolutamente inaccettabile e va confutato per una serie di motivi che espongo:

L’immagine  che la chiesa offre di se stessa e cui siamo stati assoggettati per secoli, è quella di una istituzione santa dalle origini,  perciò infallibile, ingiudicabile, unitaria, sovrana, soggetta solo a Dio e sola interprete, depositaria della Sua autorità spirituale e temporale in questo mondo. All’evidenza delle più banali analisi, questa immagine risulta essere un falso artefatto assoluto o quantomeno un fatto relativo poiché tali prerogative sono applicabili e proprie solo alla Chiesa spirituale che, assolutamente ed in nessun modo, coincide per confini e sostanza con la figura istituzionale, mondana normalmente identificata come chiesa: un soggetto che è invece spurio, evolvente, transeunte, affumicato pesantemente da satana, da sempre in fase di purificazione assoluta sia in bene che in male. Di questo ho avuto modo di parlare in più occasioni: la chiesa che si vede con gli occhi, l’istituzione secolare e terrena, suole presentarsi come una cosa sola ma in realtà è formata da due chiese conviventi e compenetrate cioè da due “città o insiemi di persone” così distinguibili anche in prospettiva futura: quelle che sono o divengono autentiche Credenti di Dio e che prima o poi “usciranno da Babilonia” e quelle che invece sono o si riveleranno incredibilmente essere lupi rapaci in falsa veste di pecore, che occultano e vessano di solito le altre mettendosi preferibilmente ai primi posti e bene in vista sui troni grandi e piccoli del potere, lungi dalle vie della vera umiltà e della Verità, ciò perseguendo e conquistando con la violenza, la corruzione, il delitto ed ogni frode al fine di prevalere sui compagni in tutto ciò che è temporale e concreto. Esse sono coloro che edificano e mantengono Babilonia; ne diverranno infine i soli abitanti. C’è anche da dire che queste persone non sono mai “immobili, fisse” e, come qualsiasi essere umano, vivono la loro vita con un intento personale profondo da realizzare e comprendere ma, nella chiesa e segnatamente nel clero , tutto viene amplificato e potenziato; anche le responsabilità individuali in bene ed in male peseranno molto di più proprio a causa del ruolo sacrale e magistrale che essa riveste fra le genti e che il sacerdozio intrinsecamente richiede.

Quindi,  se i preti che sbagliano sono uomini, allora siano umani anche quando giudicano atteggiandosi invece a Perfetti nel Signore, altrimenti accettino tutte le conseguenze dovute al loro ruolo tradito o zoppicante.

Agostino ben conosceva la situazione doppia della chiesa e ne parlò molte volte chiaramente ad es. nel Discorso 251  cap 2 e tal discorso, se vale per il popolo, quanto più per il clero.

Oggi dentro la Chiesa, dopo il giudizio esclusi dalla Chiesa.

….C’è un numero e ci sono quelli oltre il numero. Il numero concerne i santi che regneranno con Cristo; quelli in soprannumero coloro che adesso possono stare dentro la Chiesa ma non potranno entrare nel Regno dei cieli. In vista di ciò vi esorto a sottrarvi al secolo presente che è cattivo: vi esorto affinché, se vorrete vivere, non imitiate i cattivi cristiani. Non dovete dire: Ma come? non è un credente quel tale che pur si ubriaca? Ma come? non è un credente quel tale che pur convive con delle concubine? Ma come? non è un credente quel tal altro che ogni giorno defrauda? Ma come? non è credente anche quel tal altro che va a consultare gli indovini? In effetti, solo se al presente vorrete essere buon grano, vi troverete allora nell’ammasso degli eletti. Se invece preferirete essere paglia, vi troverete, sì, nel mucchio grande, destinati però ad essere bruciati da un altrettanto grande fuoco.

Sarebbe troppo semplice fermarsi a considerare fra questa paglia anche coloro che, tra i sacerdoti, si macchiano spudoratamente di atti che la loro stessa veste e consacrazione dichiara essere peccati mortali. Eppure tutti quanti loro hanno studiato bene S. Agostino e la teologia, sicuramente meglio di me, eppure sanno perfettamente quello che comportano i loro atti verso di se prima ancora che verso gli altri, eppure comprendono perfettamente che quanto attestato da Agostino è assolutamente Vero quando parla delle azioni compiute in coscienza. Non voglio qui processare le cause di questi comportamenti incoerenti, per non dire falsi o ipocriti, tantomeno giudicarle; siano originati da doppiezza, perfidia, malattia, fascino, debolezza o altro non mi interessa. Il problema è e rimane purtroppo tutto loro ogniqualvolta confermano con i loro atti, riti, vesti e simboli di essere più che semplici uomini comuni.

Quello che è veramente scandaloso e soprattutto inescusabile è invece il comportamento della chiesa in quanto istituzione ed esempio supremo di fronte a queste evenienze, riferendo essa la propria autorità apostolica, magistrale e temporale direttamente a Dio. Qui credo proprio di poter dire la mia motivatamente perché fatti ben oggettivi ed inequivocabili si sono potuti riscontrare i quali NON RENDONO CERTO ONORE A DIO.

La chiesa come istituzione terrena, in osservanza di un principio essenzialmente utilitaristico e intrinsecamente blasfemo di salvaguardia della propria immagine (ed economia) si è sempre orientata verso l’occultamento delle trame e malefatte innumerevoli di alcuni suoi figli” spesso addossando gratuitamente ad altri il gravame di colpe innominabili e scrileghe con l’ausilio di una vastissima e variegata cerchia di accoliti e complici insospettabili, ma trattenendo immancabilmente per se tutti i guadagni ed i vantaggi concreti, proventi dell’ignobile agire. Non mi risulta che abbia mai restituito il quadruplo di ciò che fu frodato o che, di sua volontà, abbia mai distribuito metà delle sue sostanze ai poveri come Zaccheo fece. I riconoscimenti verbali delle proprie responsabilità, i mea culpa quasi sempre assai tardivi, stentati, quanto più possibile sfumati, pronunciati a denti stretti, con molti distinguo e sotto l’incalzare di scandali non più occultabili per la loro enormità, mirano solo, secondo mio avviso, a limitare al massimo  il danno, non a produrre in lei un salutare cambiamento di rotta. Personalmente sono anzi convinto convinto che il male oscuro della chiesa sia da ciò portato ad arroccarsi e a radicarsi ancor più nei suoi accoliti, con ciò purificandosi e confermandosi in se stesso, pur di continuare a fare quello che è proprio della sua natura e mantenere il proprio potere, accadendo anche in essa come nel mondo quanto è scritto in Apocalisse:

Apocalisse 22:11 Il perverso continui pure a essere perverso [cioè continui pure a perfezionarsi e purificarsi in ciò  n.d.a.], l’impuro continui ad essere impuro e il giusto continui a praticare la giustizia e il santo si santifichi ancora.
Apocalisse 22:12 Ecco, io [Gesù], verrò presto e porterò con me il mio salario, per rendere a ciascuno secondo le sue opere.

Non è una novità il fatto che nessun uomo è esente da peccato, nemmeno i grandi della Bibbia, con sola eccezione di Gesù, furono tali perchè, come ho affermato nel Canto della Sorgente, basta dover camminare sulla terra per sporcarsi quantomeno i piedi. Ma una cosa è, per l’uomo, l’avere i piedi sporchi, ben altra cosa è avere sporco, cioè avariato, impuro il proprio spirito o il cuore.

I peccati umani, mi pare, possano originare soltanto da due sedi: dallo spirito umano, ingannato o perverso, cioè dalla volontà profonda, basale dell’individuo che persegue il male come legge adorabile, oppure dal corpo e dall’anima che lo abita ed è ad esso funzionale, manifestandovi in vari modi le sue molte brame, sfuggendo al controllo della ragione o alterandone la funzione. I primi peccati, dunque, traggono origine da una intenzione e da una logica lucida spietatamente precisa e determinata che va solo in secondo tempo, di conseguenza, a coinvolgere anima e corpo per tradursi in opere malvagie, secondo un insegnamento perverso, codificato alla perfezione ed opponentesi a Dio, alla sua volontà e giustizia; i secondi sono mossi solo da brama, da desiderio, spesso da MANCANZA, da vanità, da ignoranza, da errore, da debolezza della carne, imperfezione ecc.. I primi provengono e sono indotti da un piano principesco, spirituale orgoglioso, sciente; i secondi da un piano miserabile, povero ed infimo che è quello della nostra materia corporea attuale, cagionevole, debole, mortale, che fin dalla nascita alberga in se, ereditata con la propria natura, la legge della morte e l’inclinazione al peccato. Spesso entrambe le sorgenti dei peccati, in sinergia fra loro, danno origine al comportamento umano definito peccaminoso, ma la prima è senza dubbio quella più rilevante e determinante ai fini del giudizio e della condanna che ne verrà.

Perché, sempre, la chiesa, coi suoi sacramenti ridotti ormai a pillole da ingoiare in fretta prima della festicciola, a concentrati di salvezza a scatola chiusa, ridotti cioè a eventi momentanei sempre meno coinvolgenti la parte logica, intelligente, cosciente dell’uomo e sempre più quella istintiva, inconscia, emotiva, ha cercato in ogni modo di equiparare i due tipi di peccato fino ad affermare, ad es., insultando la Giustizia stessa di Dio, che i bambini morti senza aver ricevuto il sacramento del battesimo sono necessariamente nella condanna e sotto l’ira di Dio? Le mitigazioni dottrinali tardive ed opportunistiche apportate in seguito dalla chiesa a questo insegnamento palesemente ingiusto oltreché sempre meno sostenibile davanti alla ragione, servono a ben poco nei confronti di coloro che intanto l’hanno subito e sofferto sulla propria pelle come un dramma assoluto. Questo è autentico terrorismo teologico! Non è difficile intuire perché è stato sempre avallato dalla chiesa.

Eppure sanno benissimo da sempre che ciò che nasce dalla carne è carne e ciò che nasce dallo spirito è spirito. Sappiamo che la carne tramonta, finisce, muore mentre lo spirito è eterno anche quando, nel caso di satana, si realizzerà universalmente il nulla che è. Appunto il nulla eterno!

Perché, dunque, se il battesimo rituale cristiano portato a dei bambini che nulla hanno potuto commettere in bene ed in male anzi, che nemmeno hanno potuto aver cognizione di cosa siano questi concetti, li solleva dalla responsabilità davanti a Dio per quella parte di peccato adamitico che si trasmette mediante la generazione carnale, fino a garantirne la salvezza e il paradiso in caso di morte prematura, perchè, ripeto, un peccato originale che nel neonato giungerebbe a penetrare in modo passivo ed esclusivamente   attraverso la trasmissione carnale, non ne coinvolgendone ancora in nessun modo lo spirito, perché  verrebbe, a loro dire,  punito da Dio con pena eterna ovvero con la morte seconda (dello spirito) se questi morisse prima di aver ricevuto il battesimo rituale? Infatti, secondo l’analisi di Agostino Dottore e Padre della Chiesa, il peccato di Adamo sarebbe giunto sino a noi, suoi discendenti, per due vie: l’imitazione e la propagazione, intendendo per propagazione la generazione carnale degli umani. Ora i neonati sicuramente non hanno avuto né tempo né modo di imitare Adamo nel suo peccato contro Dio quindi la loro dichiarata condanna alla pena eterna, all’oscurità ed all’assenza di Dio, che soltanto il battesimo rituale impedirebbe sarebbe imputabile esclusivamente a quella parte di peccato presente nel corpo e nell’anima ad esso funzionale che viene altrove indicato come concupiscenza della carne; una tendenza della carne al peccato, un’indole ereditata “geneticamente” se così possiamo dire.

Tale errore è come voler chiamare peccato mortale od originale la fame del corpo, cieca ed ignorante la giustizia,  che può spingere anche a rubare del cibo pur di sfamarsi e salvare la propria vita.

Un errore dottrinale estremamente grossolano a mio avviso, un assurdo sotto ogni prospettiva!

Questo è un altro modo subdolo di palesarsi dell’odio totale che la chiesa porta e mantiene verso la corporeità umana.  Gli altri ben li conosciamo; si va dalle torture dell’inquisizione ai roghi, ai cilici e flagellazioni, alle castrazioni corporali e mentali di fanciulli, alle violenze di ogni genere, ai digiuni, all’impedire in ogni modo e rendere difficile ad effettuarsi la terapia del dolore nei malati, a costringere proprio i più poveri alla filiazione continua, a soffrire per non potersi pagare le indulgenze, le messe di suffragio ecc. ecc. ecc. ecc.

Nessuno, secondo i suoi criteri potrebbe mai salvarsi perché ogni umana imperfezione diviene nelle sue mani peccato mortale, specie per quelli che non possono pagare nulla. Ma Dio per fortuna è un Essere Buono e Giusto (non conosciamo ancora quanto), il cui giudizio non è possibile comprare, in nessun modo, diverso da loro, assolutamente.

Certo è sempre peccato il rubare; è innegabilmente un atto di ingiustizia; certo può condurre per gradi l’uomo all’abisso così come da una banale infezione di un piccola ferita, se trascurata, può generarsi  nel tempo una setticemia mortale; ma non si vorrà paragonare la gravità di questo agire con quello di altri insospettabili che invece, scientemente, per legge satanica e non certo spinti da bisogno pressante e vitale, programmano ed eseguono in molti modi il depauperamento cinico, pianificato, anche fino alla morte, della vita altrui, quasi come un rito sacrificale al loro signore satana?  Non mi si vorrà paragonare quanto a gravità una piaga magari purulenta con un tumore maligno in avanzatissimo stato di metastasi?Ebbene, gli empi di cui parlo sono in uno stato ancor peggiore. Il loro inevitabile abito o contorno è la potenza del denaro e caratteristica comune l’insaziabilità totale, la non considerazione e il dispregio più totale del concetto di altro e di prossimo che essi negano o relegano sempre, malgrado le false apparenze sante o democratiche, infinitamente ed eternamente più in basso di loro fino all’inferno.

Che esistano di queste persone ce lo dice precisamente un Salmo:

Salmi 57:4 Sono traviati gli empi fin dal seno materno, si pervertono fin dal grembo gli operatori di menzogna.

e di quel che sarà la loro fine parla Gesù:

Matteo 25:41 Poi dirà a quelli alla sua sinistra: Via, lontano da me, maledetti, nel fuoco eterno, preparato per il diavolo e per i suoi angeli.

Matteo 25:42 Perché ho avuto fame e non mi avete dato da mangiare; ho avuto sete e non mi avete dato da bere;

Matteo 25:43 ero forestiero e non mi avete ospitato, nudo e non mi avete vestito, malato e in carcere e non mi avete visitato.

Chi ha interesse dunque a fare di ogni erba un fascio e ad impedire che l’uomo possa distinguere cioè vedere la Verità delle cose? La risposta è semplice: sono proprio coloro il cui peccato sanno essere  maggiore ed inescusabile e lo fanno proprio mettendo altri davanti a loro, accusandoli in ogni modo davanti a Dio come fece satana, il loro genitore spirituale, con Giobbe, nascondendosi in mezzo e dietro di essi nell’intento di ritardare o impedire che si faccia il giudizio su di loro.

Per questo è scritto che il Pastore o il Re: il Cristo, il Giudice Incorruttibile, quando verrà nella gloria con i suoi angeli (Mt 25:32) dovrà dividere gli uomini e porre alcuni alla sua destra per la gloria, la Vita e la partecipazione al Regno di Dio e gli altri alla sua sinistra per la condanna inappellabile. Saranno radunate di fronte a lui tutte le genti, attenzione bene, non solo la chiesa cattolica romana a testimonianza del valore non assoluto di questa istituzione e del fatto che la chiesa universale è superiore, sovrastante e trasversale ad ogni codifica, pretesa e definizione umana.

Ma cosa comporta tutto ciò per i sacerdoti che cadono gravemente?

La scienza e la posizione che possiedono, oltre alle promesse solenni pronunciate e tradite credo aggravino  il loro peccato in quanto, dovendosi mostrare santi e casti a tutti i costi per imposizione e definizione ecclesiastica finiscono per diventare necessariamente doppi e falsi oltremisura; ci sono costretti pena la perdita dell’onore, del rispetto, del ruolo. La chiesa (cosa invero gravissima), ha sempre incoraggiato questo modo ipocrita d’agire per salvaguardare a sua volta la propria immagine di millantata santità e per tenerli ad essa vincolati ad ogni costo. Allora, questo stato di cose fa in modo che essi preferiscano troppe volte mentire spudoratamente, anche a se stessi, piuttosto che ritirarsi riconoscendo umilmente  di di aver fallito o di non essere conformi a come si presentano e la cosa infine può divenire un’ abitudine consolidata con valore di legge interna, pratica, comune, anche se non scritta, fornendo nel contempo la dimostrazione che essi non credono nel Salvatore ma piuttosto nelle esecrabili costumanze umane e terrene.

Così come la maga Circe solea trasformare con le sue arti gli uomini in animali, preferibilmente in porci, così a me pare che la chiesa, trasformi spesso i suoi figli in figli della geenna e della perdizione, operando nel modo che ho descritto. Ma questa è solo la mia opinabilissima  opinione ed esperienza personale.

In ogni caso, siccome nessuno sa precisamente cosa accada ai bimbi morti prematuramente, con o senza battesimo sacramentale, credo sia necessario riferirsi e credere solo nella Giustizia di Dio. Se uno crede veramente in Lui ciò è più che sufficiente e le dispute servono solo a soddisfare la voglia di speculazione umana. A renderle vane tutte le speculazioni teologiche che finiscono per condannare inappellabilmente i non battezzati morti precocemente, per quanto ineccepibili possano sembrare basta questo verso della Scrittura dove Dio afferma:

Romani 9:14 Che diremo dunque? C’è forse ingiustizia da parte di Dio? No certamente!
Romani 9:15 Egli infatti dice a Mosè: Userò misericordia con chi vorrò, e avrò pietà di chi vorrò averla.

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