Nuova edizione libro su Apocalisse di Giovanni

Sono lieto di comunicare ai gentili Lettori che il mio libro:

 Ipotesi  e Riflessioni sull’Apocalisse di Giovanni, sulla fine dei tempi e del mondo.

è ora acquistabile su Google Play nella sua ultima edizione:

in formato PDF  ottimizzato per tablet o

in formato EPUB con testo scorrevole, dimensionabile a piacimento ed impaginazione variabile.

Acquistando il libro in tale sede i lettori fruiranno automaticamente di tutti gli aggiornamenti ed ampliamenti futuri delle edizioni medesime.

 

I sensi della vita

Noi tutti abbiamo in mente molte cose da fare, la società ce ne aggiunge ogni giorno di nuove. Il tempo non basta mai. Più se ne dovrebbe disporre, grazie ai progressi della tecnologia, meno ce ne troviamo da dedicare a noi stessi, per guardare in noi stessi. Più aumentano le opportunità di comunicazione interpersonale, coi nuovi media, più possiamo sentirci desolatamente e umanamente isolati.

Ma di tutte queste cose, belle  o brutte che siano, quante davvero danno senso alla vita e pertanto riempiono validamente di significato l’esistenza umana?

Se un uomo vive prevalentemente per “avere” eccolo ingigantire a dismisura la rete dei suoi contatti umani, come un albero che allarga le sue radici nel terreno per poter crescere più di  altri, per poter maggiormente nutrire ed aumentare il suo apparato vivente.

Se invece un uomo vive soprattutto per “essere” ecco i suoi sforzi primari protesi in un altra direzione. Essere significa fruire la nostra vita in un modo pieno, connaturato, proprio alla natura umana. Il mondo in ciò ostacola in ogni modo tramite l’imposizione delle sue “economie”, dei suoi ricatti, delle sue minacce velate, degli impegni doverosi… e via dicendo.

La figura di uomo che vive per avere è, necessariamente, tutta protesa fuori da se stessa, quella che vive per essere è raccolta in se stessa.

Già, i due mondi: quello di fuori e quello di dentro: il caos e la pace, se si ricresce a mantenerli ben separati, distinti e soprattutto in equilibrio. Quale fatica! Questa distinzione si rende, al presente, necessaria perché il mondo “fuori” contiene e veicola cose nemiche, aggressive, tossiche per la mente, il cuore, lo spirito umano. Non sarà così nel giorno del Signore; allora i due mondi saranno uno solo, eterno e meraviglioso.

Siamo giunti ad un punto in cui solo una interiorità forte, motivata e sigillata può ancora resistere, in silenzio, quasi come una cittadella sotterranea o segreta, con l’aiuto di Dio, alle pressioni e agli attacchi del mondo esterno, che sono sempre più violenti, subdoli, insidiosi, ponderati scientificamente e mirano tutti a conquistarsi un regno alla massima profondità nella costituzione dell’essere umano.

La pace e l’armonia di un tempo, come possiamo ben constatare ogni giorno, se ne sono andati in gran parte dai cuori umani,  dai boschi, dalle acque, dalle cime delle montagne, dai mari e laddove ancora resistono paiono assottigliati, come figure diafane, agonizzanti; fin quando potranno resistere?

E’ questa una visione pessimistica oppure è necessaria una buona dose di ipocrisia per credere in ciò che ci viene propinato dai promotori del “bene  e della morale comune”? Per abbattere questo senso di scoramento, che non penso di essere il solo ad avvertire, vi sono diversi rimedi: la ricchezza e  il denaro, ad esempio, possono in un certo modo anestetizzare efficacemente e temporaneamente questo tipo di sofferenza, facendoci semplicemente dimenticare di Dio come fine, sostituendolo con qualsivoglia bene di seduzione, risolvendo facilmente un sacco di problemi; ma esistono anche, per altro verso, la Fede, la veglia, la preghiera che forse non anestetizzano la sofferenza e l’afflizione ma che tuttavia ci impediscono efficacemente di cader vittime del mondo e delle sue aggressioni e seduzioni.

Anche la natura, appoggio primario per la vita dell’uomo, è profondamente perturbata nella sua essenza più intima dalle manipolazioni umane, ma ancor più dalle essudazioni fetide dell’orgoglio e delle prevaricazioni premeditate di alcuni, messe in pratica da molti altri che, come utili idioti, vengono da questi manipolati spesso a loro insaputa; certo,  la natura resiste, il mondo resiste, reagisce potentemente, si adatta, non crollerà; ma a prezzo di una inevitabile perdita di autenticità, di spontaneità, di purezza, di benevolenza verso l’esistenza dell’uomo che pretende di violarne le leggi eterne senza usar giustizia.

Noi distruggiamo il mistero delle foreste e piantiamo giardini tanto ridicoli quanto inutili, consumiamo la terra fertile per farci edifici che insieme a tante altre cose di discutibile utilità celano bene la corruzione estesa, morale, ideologica, strutturale che opera quasi sempre al di sotto. Le strade, le discariche, i palazzi …. case di morti inserite in un ambiente sempre più morto e collateralmente sempre più falsificato, adulterato, non vitale. Con molta ipocrisia e bende sugli occhi in molti si illudono ancora di vivere in un ambiente sano, civile, giusto. A me proprio non pare!

E ci siamo stoltamente negati lo splendore ineguagliabile di un cielo notturno terso e buio, illuminato solo da miriadi di stelle, abbiamo perso per sempre la pace della sera, fatta di profumi, ombre, silenzi, luci e voci soffuse, per illuminare a giorno strade sudice, piene di frastuono e frenesia. Ora abbiamo paura anche del buio e di ciò che potrebbe nascondere, ma la luce artificiale non impedisce al male di agire. Le notti delle città sono sempre più animate da ubriachi, da drogati, da gente inquieta che non sa trovar pace né dentro né fuori di se, che non può stare ferma, che non sopporta i silenzi e la solitudine ma brama sopra ogni cosa soltanto quel caos che la sa far sentire viva.

Se questa è la vita che ci siamo scelti, io penso sia solo un gran castello di vanità. Ora, pur avendo tutto a disposizione, abbiamo perso l’intimità con la natura e con noi stessi. Parlo di quella vera intimità che è intuizione, comunicazione, gioia e che sa dare alla vita umana il senso della vera pienezza, consentendo all’uomo di incarnare degnamente quel ruolo iniziale che il Creatore affidò ad Adamo. Il tutto a prescindere da ciò che uno possiede o non possiede, conosce o non conosce.

E che dire poi di coloro che lavorano per controllare l’uomo, cioè per farne un loro dominio assoluto. Li avete visti all’opera? Quei legislatori, ad es.,  la cui occupazione principale è quella di creare regole per complicare la vita normale delle persone? Essi utilizzano un ariete potente per sfondare le resistenze naturali ed è quasi sempre l’argomento, l’idea del bene comune. In nome di esso viene costantemente soffocata, diminuita la libertà della persona e con essa l’espressione vitale della sua coscienza, che essi pretenderebbero di soppiantare integralmente con le loro norme, con la loro assurda e stupida burocrazia. Complicando le leggi si vuole solo porre la condizione per cui ogni individuo divenga potenzialmente ricattabile, corruttibile, incriminabile, dipendente in tutto e per tutto dal sistema! Questa è opera del maligno, ricordatelo sempre. Questo è il vero, profondo fine di questi perfidi! A loro non interessa neanche lontanamente il benessere dell’animale, del bambino, della persona, della società e via dicendo. Il loro vero obiettivo, nascosto dietro il sempre più logoro paravento della garanzia dei diritti di tutti, è quello di privarvi della vostra autonomia decisionale, di farvi fare sempre e solo quello che vogliono loro e ciò è assolutamente indispensabile se vogliono credere di avere ancora un futuro in questo mondo a venire, dato che da se stessi questi elementi non sanno produrre nulla che serva alla vita.

Che dire allora?

Portiamo pazienza e soprattutto prendiamo coscienza della cosa.  Questo è molto importante, perché è proprio la coscienza delle persone l’obiettivo cui viene fatta guerra e mantenerla attiva, genuinamente nutrita e vigile è il miglior contrasto che possiamo attuare a nostra personale difesa. E’ la vitalità, la proprietà e la purezza della nostra coscienza che ci permette di essere, di vivere, di aver futuro malgrado tutto. E’ lei che infine sancirà il cambiamento del mondo in accordo con lo Spirito di Dio.

Il Cristo ce lo aveva predetto in molti modi ed ora il tempo è presente.

Colgo l’occasione per porgere a tutti i cari Lettori di questo Blog i miei migliori auguri nella Speranza vera che non è fondata su rivelazioni di uomini ma nella conoscenza di Dio.

Tradire l’Amore

Questo post vuole essere un semplice invito alla riflessione su alcuni punti fondamentali della vita umana.

Non vi è nulla di apparentemente più indifeso dell’Amore, nulla di più bambino, nulla di più innocente e puro, nulla che sia più facile da offendere mortalmente e gratuitamente, tanto in se stessi quanto negli altri a meno di avere una Coscienza.

Non vi è nulla più dell’Amore che, ove immotivatamente  tradito, disprezzato e vilipeso,  faccia soffrire chi lo crede in sé autenticamente, come una parte fondamentale della propria vita. Che ciò venga fatto coscientemente o meno, il risultato oggettivo è sempre una ferita grave o talvolta  mortale negli attori. Chi opera e chi subisce. Chi tradisce l’Amore uccide invero l’Amore!

Ma esso è immortale e mai avrà fine ed allora cosa voglio dire?

Voglio affermare che colui che tradisce l’Amore lo uccide in sé prima di tutto perché mai più potrà guardarlo in volto autenticamente e serenamente senza provare una pena infinita.

Lo uccide a volte negli altri che, a causa del tradimento subito su un valore cardine, potrebbero anche morirne per il tremendo vuoto che avvertono in se oppure votarsi per reazione al suo rinnegamento.

Se un uomo non rispetta l’Amore, se non lo sa nemmeno più riconoscere, se non lo vuole difendere, se lo baratta facilmente con altre cose, allora è veramente un povero uomo perché l’Amore è il fondamento vero di ogni cosa che facciamo e senza di esso ogni cosa fatta tramonterà inesorabilmente in rovina, vanità e oblio.

Perciò chi ama veramente si sacrifica spesso in silenzio, non giudica, a volte anche contro ogni apparente buon senso, contro ogni logica mondana che vorrebbe indirizzarlo sulla via opposta. E il concetto stesso di Amore non può andare mai disgiunto da quello di disponibilità al sacrificio personale in difesa di una Giustizia verso gli altri, altrimenti non si tratta di vero amore ma di illusione.

Chi non ama autenticamente perciò abbandona facilmente, cambia, ignora, sorvola, mentisce. Sostituisce un Amore vero, capace anche di rimproverare e correggere o procurare sofferenza, con un altro fasullo più facile da accettare che blandisce largamente sui difetti della persona, sommergendola di menzogne fin dal primo momento. Il famoso Love Bombing, (bombardamento d’amore), tecnica vile utilizzata dalle sette e dai falsi di questo mondo per condurre le proprie vittime al macello consenzienti in tutto sfruttando una loro debolezza in campo affettivo, una zona d’ombra o un varco aperto nella loro coscienza che le rende in quel momento deboli e prede.

Chi invece si è trovato su questa strada per non volersi guardare dentro onestamente, si illude, spesso per tutta una vita, di poter mai trovare risposta al suo vuoto, ma alla fine, dopo tante illusioni vissute e immancabilmente tramontate rimane da solo, depredato di tutto, col vuoto più nero in se stesso poiché non è riuscito ad imparare nulla dalla vita.

La sacralità stessa del concetto d’Amore ci lega moralmente più di ogni altra cosa ai valori della Giustizia, della Vita, della Speranza, del futuro, di Dio, che è la Sorgente dell’Amore.

DIO è AMORE!

Tradire o calpestare l’Amore pertanto ci allontana necessariamente da tutto questo e  SICURAMENTE ci porta passo passo su di una china diversa, opposta.

Vivere con l’Amore è costruire la casa sulla roccia; venne sì la fiumana  (perché le fiumane le tempeste, le contrarietà investono tutti prima o poi), ma quella casa non crollò perché era forte, costruita sulla roccia.

Come può dunque costruire bene una casa, una unione, una società, una famiglia, se stesso, l’uomo che scarta a priori la Roccia per antonomasia, l’uomo che non conosce più nemmeno quale sia e dove sia? La scienza ed i pressing del mondo  hanno quasi cancellato dalle menti questo concetto, sostituendolo con quello di una giustizia razionale, ponderata, mentale, logica, a misura d’uomo, che tuttavia non riesce ad ottemperare ai suoi fini dichiarati e lascia sempre più a piedi i propri fautori, quando meno se lo aspettano.

La roccia di Cristo deve perciò essere posta a fondamento di ogni  agire e concepire umano altrimenti possono accadere facilmente cose impensabili che solo la vanità del mondo riesce in qualche modo a dissimulare, anestetizzare ed occultare, ma esse segnano indelebilmente, quali cicatrici dolenti nello spirito, coloro che hanno dovuto vivere tali eventi.

Tanti uomini camminano su dei baratri nascosti e non lo sanno fino a quando non vi cascano e si fanno male. Ed allora la loro rovina è grande seppur superficialmente mitigata da mille possibili ipocrisie, giustificazioni e consolazioni.

Tutto ciò che si era appoggiato, sviluppato, costruito negli anni su di un amore ritenuto pieno, ma che invero non lo era, corolla nel momento della prova e dell’impietosa rivelazione della verità! E sono famiglie, esistenze, persone, amicizie rovinate. Dramma infinito che poi magari l’orgoglio personale contribuisce a cristallizzare e rendere del tutto irreversibile, inguaribile.

Attenzione, non è un giudizio il mio, nei confronti di nessuno.

E le vittime poi sono spesso tirate verso il baratro della disperazione o della reazione in senso opposto.

Ecco, queste dovrebbero considerare che subire dolorosamente un tradimento del proprio Sacro è una rivelazione di Verità per quanto infinitamente dolorosa possa essere. Non per questo viene mai meno il Valore che è stato tradito. Perché dunque gettarsi dal lato opposto?

Perché cioè disporsi a fare ad altri quello che non vorremmo avere subito personalmente?

E’ sicuramente un discorso duro, nei primi momenti, ma agendo con ponderazione, nel tempo, quando le ferite si siano rese meno dolorose, allora è un ragionamento che è possibile accettare e condividere.

La coscienza e le azioni

Mi chiedo spesso, all’udire notizie di crimini efferati o di azioni sconsiderate e malvagie, che aggiungono un male ulteriore all’umanità già di per se sofferente, cosa ne sia della coscienza di coloro che le compiono.  Quale è il limite di coscienza che fa la differenza fra chi le compie e chi no ed anche fra la condanna e il perdono (da parte di Dio). Gesù disse a nostra istruzione: Padre perdona loro perché non sanno quello che fanno; …  ma fino a quando non sapranno?

Chi di noi non ha mai compiuto per incoscienza azioni sconsiderate, che solo per un caso fortuito (o per provvidenza divina), non hanno provocato del male ad altri? Se esamino il mio passato con la consapevolezza di un quasi sessantenne vedo chiaramente in quante occasioni i limiti della mia giovane, immatura coscienza o la leggerezza nella considerazione per gli altri avrebbero potuto giocarmi dei brutti tiri con conseguenze potenzialmente gravissime. Non è successo nulla, ma ad altri, a volte, è andata peggio. Perché?

La coscienza intesa come pura consapevolezza interiore delle proprie azioni è il solo elemento che è in grado di porci in relazione logica e diretta col Bene, con la Giustizia, col Prossimo, con Dio. Infatti essa conduce naturalmente alla compassione cioè a considerare l’altro e ciò che ci circonda come parte di noi stessi. In altre parole la coscienza, considerando l’altro, amplia in tal modo i suoi orizzonti, guardando solo alla propria individualità invece si rinsecchisce e si limita a proprio danno. La coscienza dell’uomo è già naturalmente  limitata in varia misura ed ordine, da cui la necessità dell’umiltà che sola ci permette di oltrepassare, riconoscendoli, i nostri limiti personali e naturali. Questo perché la coscienza è l’occhio dell’anima. Essa vede e prevede infatti, quando sia bene formata integra e matura, tutte le conseguenze dell’umano agire in modo globale, completo, prudente, impedendo all’uomo di compiere errori fatali per se o gli altri. A meno di essere autolesionisti, tutti quanti prima di agire dovrebbero considerare le conseguenze che tale agire comporta e questo nella misura più ampia possibile riguardo a tutte le sue ripercussioni future. Ma qui vi è appunto un problema che riguarda il limite della coscienza umana. Al pari di colui che subisce la paresi completa di una parte del corpo, fatto che può portare il malato a negligere ed ignorare totalmente la parte colpita al punto che questa, essendo del tutto insensibile può ferirsi, infettarsi, e non curata, condurre tutto il corpo a setticemia mortale, così accade su un altro piano a colui che compie il male per pura incoscienza delle sue conseguenze,  forse per leggerezza, forse sedotto e convinto dall’idea che possano esistere scorciatoie facili all’esistenza. La sua “paresi”, in questo caso è proprio l’incapacità di considerare le cose e le azioni nella loro globalità e ciò infatti riconduce ad uno stile di vita nichilistico, stigmatizzabile in: cogli l’attimo; del domani non v’è certezza.

La legge di Dio, il suo insegnamento, quindi, divengono una cognizione indispensabile al fine di chiarificare ed orientare la coscienza, dandoci la nozione del male (peccato) e fornendoci le chiavi per comprendere, la luce necessaria per vedere. La coscienza illuminata in tal modo ci fa comprendere e vedere come compiere il male, anche per noncuranza, verso altri danneggerà inevitabilmente noi stessi in un tempo presente o futuro, perché la Vita di cui tutti fruiamo è unica e chi maledice la Vita nell’altro, fuori di se stesso, la maledice prima ancora in se stesso. Perciò chi ha sposato la Legge di Dio non può assolutamente pensare di compiere il male deliberatamente, ma se ne guarda attentamente.

Dio parla in un modo o in un altro, ma non si fa attenzione. Parla nel sogno, visione notturna, quando cade il sopore sugli uomini e si addormentano sul loro giaciglio; apre allora l’orecchio degli uomini e con apparizioni li spaventa, per distogliere l’uomo dal male e tenerlo lontano dall’orgoglio, per preservarne l’anima dalla fossa e la sua vita dalla morte violenta. Giobbe 14-18

Il limite della coscienza (incoscienza), nel fare il male è stato ed ancora  può essere una attenuante per ammettere il perdono di Dio e dell’uomo. Ma questo è sempre meno un percorso possibile perché anche nell’autolimitare volontariamente la propria coscienza esiste una responsabilità per le conseguenze che ne possono derivare. Si assiste oggi all’assurdo (secondo la pura logica), all’autolesionismo di coloro che provano piacere chiudendo gli occhi e bene sapendo che durante la corsa hanno la probabilità di sbattere contro un ostacolo, a volte costituito purtroppo da altre persone, evidentemente non considerate come tali. Così abbiamo sempre più i drogati, gli ubriachi al volante o in altri posti di responsabilità, e via dicendo. Tutti costoro appartengono ad una categoria che autolimita, spesso volontariamente, la propria coscienza e che non considera, non vede o non vuol vedere, di conseguenza, l’impatto negativo verso la Vita che la loro azione reca. Questo aspetto della realtà nelle loro considerazioni non esiste o quasi. Non voglio pensare a quali molteplici motivazioni più o meno gravi possono condurre le persone a tale comportamento e non è mio compito giudicarle. Ma certamente, in qualche modo, dovranno rispondere di fronte a Colui che ha creato la Vita e la coscienza e passare a loro volta, in un tempo futuro (azione della Provvidenza, non della rivalsa), attraverso esperienze dolorose, malattie incluse, simili a quelle che hanno causato; ciò non per vendetta ma fino a quando non abbiano compreso, cioè fino a quando non sia stata  ripristinata l’integrità e la giusta funzione della loro coscienza. Questo indipendentemente dal perdono della colpa o dalla condanna, indipendentemente dalla Misericordia divina ed umana.

I gravami che vengono generati in tal modo, creano infatti delle ferite, delle lacune gravissime nell’individuo che compie tali azioni, cioè nello stato della sua coscienza. Se non verranno riparate egli non può accedere alla Vita in modo pieno e nessuno se non lui stesso ha il potere di riparale appunto vivendo intimamente e personalmente, prendendo coscienza di ciò che volle altrove ignorare.

Vi sono poi coloro la cui coscienza più non esiste ed è pertanto inguaribile. Stento ad immaginarmi come tal tipo di persone possano essersi generate e in qual modo riescano a vivere. Ma la Scrittura ci dice che esistono ed operano sempre e comunque il Male. Per loro un’altra strada è preparata e questo problema ormai non ci riguarda se non per puro monito ed avvertimento.

Quando Dio…. non risponde

Sono in molti a porsi spesso questo interrogativo: Ho pregato molto ma non ho ottenuto risposta alcuna da Dio. Perché?

Perciò, in molti si rivolgono spesso e preferibilmente alla Madonna o ai Santi, per non dire di peggio, pensando che siano più inclini ad accogliere le istanze e i desideri umani e che riescano in qualche modo ad ottenere una intercessione favorevole presso Colui che pare troppo giusto e duro per esaudire, comprendere l’uomo ed averne compassione.

Io credo che non ci sia nulla di più sbagliato di questo modo di pensare ed intendere il nostro rapporto col Divino.

1G 4:16 Noi abbiamo riconosciuto e creduto all’amore che Dio ha per noi. Dio è amore; chi sta nell’amore dimora in Dio e Dio dimora in lui.

Il motivo è semplice: se Dio è Amore, Egli non ha bisogno di intercessioni per sapere e comprendere i drammi degli uomini e tanto meno prenderà “lezioni” da una qualsiasi delle sue creature, per quanto Santa, visto che tutto ciò che esse possono esprimere trova la sua prima sorgente in Dio stesso. Quando Dio accoglie una intercessione da parte di una creatura, lo fa per attestare che tale Creatura è nel suo amore; è una attribuzione d’amore fatta verso l’intercessore ed un’ approvazione del suo modo di presentare ragionatamente l’intercessione. Possiamo anche dire che essendo Dio onnisciente gli era perfettamente preconosciuta l’istanza che sarebbe poi stata avanzata.

Pertanto l’intercessione e relativa preghiera presenta un rischio cioè che con essa si possa offendere Dio. Uno dice: davvero Dio è amore ma io pregando Maria e i Santi mi rivolgo proprio a coloro che incarnano l’aspetto più comprensivo  di tale amore di Dio, all’aspetto più prossimo alla mia natura umana, ovvero cerco di avvicinare Dio per il suo lato più impetrabile dal mio punto di vista.  Questo è un ragionamento che sembra umanamente corretto, ma invece è stolto ed anche blasfemo perché pretende di dividere in Dio ciò che ci fa comodo da ciò che non ci aggrada, ciò che ci è vicino da ciò che ci è lontano. Ma Dio è UNO e nessuno potrà predendere di dividerlo impunemente o di piegarlo alle viziose abitudini umane. E poi noi abbiamo già un avvocato presso Dio che è Cristo:

1Gv 2, 1 Figlioli miei, vi scrivo queste cose perché non pecchiate; ma se qualcuno ha peccato, abbiamo un avvocato presso il Padre: Gesù Cristo giusto. 2 Egli è vittima di espiazione per i nostri peccati; non soltanto per i nostri, ma anche per quelli di tutto il mondo.

e se non bastasse:

Rm 8,26 Allo stesso modo anche lo Spirito viene in aiuto alla nostra debolezza, perché nemmeno sappiamo che cosa sia conveniente domandare, ma lo Spirito stesso intercede con insistenza per noi, con gemiti inesprimibili;

Dunque chi cerca altre cose oltre a quelle date da Dio corre il rischio reale di incappare in un inganno di larghissime volute, atroce e funesto, ma evidentemente non tutti sono in grado di comprendere le cose alla luce della ragione  e della Verità senza esperire prima la loro esperienza diretta.

Tornando al tema iniziale: quando Dio non pare rispondere alle nostre istanze, ciò non è che una nostra sensazione umana dovuta alla piccolezza del nostro considerare la realtà esistenziale. Questo accade perché noi possiamo solo a fatica e superficialmente considerare ciò che ci circonda da vicino, il rapporto con alcune persone a noi legate, forse predisporre qualcosa del domani, forse ricordarci di qualcosa di ieri. Ma Dio ha presente esattamente ogni cosa, il passato il presente, il futuro di ogni esistenza ed il tutto, per quanto lo riguarda, rientra sotto la legge assoluta di giustizia oltre che quella di Amore.

Quando il bambino implora con insistenza il genitore per avere un dolcetto ed il genitore amoroso non lo esaudisce perché conosce che il quel momento gli scatenerebbe l’acetone e la malattia, il bimbo non se ne rende conto perché ignaro delle cose più grandi di lui e pensa che il genitore non lo ami e non ascolti la sua preghiera; ma quale è invece la verità? Tutti siamo in grado di conoscerla se poniamo la nostra mente sul piano delle più ampie vedute del genitore, ma essa non si vede ed originano errate considerazioni se ci ostiniamo nella mentalità limitata del bambino. Se poi il bambino caparbio si mette alla ricerca di caramelle presso sconosciuti che in apparenza sembrano più benevolenti o santi dei suoi genitori, per aggirarne il diniego ed ottenere il suo soddisfacimento, sappiamo bene tutti in cosa potrebbe incorrere oltre al male fisico sicuro causato dall’assunzione di qualcosa che per lui è nocivo.

Ora dovremmo considerare che il percorso vitale umano non è tutto gioia e felicità come certi vanno predicando e pretendono falsamente di ostentare .

La fede in Dio, la preghiera, l’osservanza reale della Legge di Dio nella vita, l’amore fondamentale per la Verità e per il Prossimo ci danno sì un’ancora di sicurezza e pace interna, ma non sono affatto garanzia o diritto acquisito ad una vita tranquilla, ad una via larga e spaziosa. Chi predica questo è un mentitore ed un apostolo dell’ipocrisia per non dir di peggio.

La vita del cristiano, invece, passa necessariamente, a volte, attraverso le valli oscure, le ingiustizie subite impietosamente, la morte dell’ego, la tristezza infinita dei momenti, la visione e il peso del Male, la Croce, per dirla in parola semplice. Questo è il Calice reale della nuova Alleanza che accettiamo di bere e condividere col Cristo, un calice che non ci è gradito umanamente ma che beviamo in onore dell’Alleanza stipulata con Dio da Gesù che lo bevve per primo anche per noi. Questa è la nostra celebrazione di fede, la nostra messa reale e quotidiana di Cristiani amanti di Dio.

Voi avrete afflizione nel mondo, disse Gesù e questa afflizione passa a volte anche attraverso il dubbio di non essere stati ascoltati da Dio. Ma non è così e verso la fine della vita ciascuno se ne renderà conto oggettivamente guardandosi all’indietro. Con la Fede noi possiamo trovare consolazione e spiegazione assai prima ed evitare di incorrere nell’errore di rivolgerci al soggetto sbagliato credendolo dio.

Guardiamoci dall’idolatria!

Il tempo delle prediche e degli insegnamenti credo sia per me sul finire. Penso che non scriverò più altre cose su questo blog perché ritengo che per ora possano bastare. Il momento della lotta si avvicina ed in tal caso solo i fatti possono parlare.

Il mio è un Augurio fondato di Speranza a tutti gli affezionati Lettori ed all’umanità per la forza e la santità del nostro Dio.

Qualsiasi cosa possa accadere fra gli uomini non temete e guardate in alto.

Buona Pasqua tutti.

Guarire con la mente

Quello che sto per dire non pretende affatto di avere valore di prova, tanto meno di prova scientifica e non pretende nemmeno di essere un metodo valido per tutti e in ogni caso di malattia possa presentarsi. Si tratta solo di alcune esperienze, osservazioni e ragionamenti personali che però potrebbero servire a motivare ed aiutare colui che si sentisse liberamente ispirato a svilupparle. Solo Dio è onnisciente e queste cose sono comunque cose umane con tutti i loro limiti seppure, a volte, di grandissima utilità.

Leggi tutto >>>>

Il Vasaio

L’azione di Dio sull’uomo, durante i secoli è stata in più riprese paragonata al lavoro del vasaio. Cercherò di chiarire come questo sia un aspetto assai importante nel lungo processo di purificazione e separazione dei valori di Bene e di Male in questo mondo affinché si attuino le premesse per la nuova Creazione che come sappiamo sarà assolutamente pura dall’empietà e dal male in ogni sua forma…

Leggi tutto>>>>

Il peso della Verità

Tempi di delitti efferati, inspiegabili, apparentemente sempre meno motivabili; tempi di perdita di valore delle parole. Tempi dove la fame e la sete di giustizia paiono essere massime negli uomini, ma troppo spesso a senso unico, accompagnandosi ad una immensa tracotanza invece che all’umiltà. Ed è una reazione a catena, una induzione reciproca,  un tacito “così fan tutti” che si innesca in questo modo anche e soltanto per non soccombere agli altri, per non essere retrocessi e calpestati nella competizione della vita. Ma tutto questo, contrariamente alle apparenze, non può servire da giustificazione, soltanto, qualifica le persone e le ricomprende in determinate categorie, le assoggetta a destini comuni ed ineluttabili e non soddisferà mai veramente il loro anelito.

Così proprio non va!

A questo aggiungiamo alcune considerazioni necessariamente scaturite a seguito dei catastrofici fatti Giapponesi ed Africani di questo scellerato 2011. Essi, a torto o a ragione, producono un effetto sulle coscienze e non solo in coloro che ne sono colpiti direttamente. Esse ci spingono ad interrogarci profondamente su dove ci stia conducendo questa “civiltà del progresso (??!)”, ci obbligano a chiederci: ma  chi ha veramente, dietro le quinte, il potere e la responsabilità di determinare gli sviluppi e le direzioni che portano alla crescita di questa civiltà? E perché scegliere questo indirizzo e non un altro? Personalmente,  avevo già dei forti dubbi  sulla genuinità di quanto ci viene propinato sotto nobili apparenze fin dall’infanzia, ma ora i dubbi sono diventati certezze, considerato e provato che nessuno parla ed agisce più in onore del vero, ma tutti, specie in quel mondo che ha potere, operano solo ed esclusivamente per i propri interessi particolari sacrificando dissennatamente ad essi il bene comune e la Verità curandosi solo dell’apparire bene.  Se chi conduce ed ha potere mente abitualmente, per mestiere, cosa succederà quando ci renderemo oggettivamente conto che l’umanità, per il benessere della quale sempre dicono di agire, è proprio l’ultima cosa che a loro interessa? Cosa succederà quando gli uomini si troveranno imbottigliati in situazioni senza uscita né speranza di fronte alle quali dovranno toccare con mano in prima persona (e ingoiare  rospi grossi come bastimenti in silenzio ed impotenza assoluta),  tutta la vanità e la nullità delle promesse dei loro falsi profeti, tutta l’impotenza dei loro innumerevoli idoli? La nostra civiltà sta ammassando nel suo futuro una infinita discarica fatta di ogni sorta di rifiuto, … mi si intenda. Cosa avverrà quando essa dovesse collassare sulle genti?

Guardiamo, ad es., questa bella Italia (ma tutto il mondo è allegramente incamminato nella medesima direzione), festeggiata in questi giorni a suon di inni e fanfare: ma cosa festeggiano? Cosa c’è da festeggiare? Forse il debito di due milioni di miliardi che hanno saputo accumulare durante questo tempo? Ma cosa festeggiano? Il diritto allo studio ed al lavoro dignitoso  adeguatamente retribuito per tutti, cose ogni giorno sempre più negate  e  che non abbiamo mai potuto vedere se non nelle parole dei soliti mentitori? Forse festeggiano il diritto alla pensione: deve evidentemente trattarsi di quella dei falsi invalidi e dei raccomandati, perché quelle ordinarie, quelle ONESTE e MERITATE si allontanano sempre più ed anche smagriscono al contrario di quanto accade ai loro stipendi e privilegi. Festeggiano la Giustizia che non c’è? Non capisco perché mai uno statale, cominciando dai parlamentari e dalle massime cariche del potere, debba avere in partenza più diritti di un agricoltore, di un operaio o di una artigiano: non mangiano tutti allo stesso modo e nelle stessa quantità? Non hanno tutti egual diritto e dignità di fronte alla vita? Proclamano a gran voce in ogni dove il regno del diritto, della democrazia,dell’eguaglianza,  nascondendoci che invece siamo ritornati silenziosamente e praticamente alla CASTE per non dire alle MAFIE o ancor peggio alle discriminazioni predeterminate a tavolino in base a criteri non facilmente individuabili ma reali. Per me tale comportamento assume allora il significato di una festa dell’ipocrisia, di un ulteriore contributo alla falsità già radicata profondamente in questa società. Io credo che i veri idealisti, gli Eroi che servirono col loro sacrificio alla unione di questo paese, se davvero furono tali e puri, stiano rivoltandosi nella tomba vedendo per cosa hanno sacrificato se stessi. Ma torniamo agli scenari mondiali.

Il mio parere, espresso peraltro altre volte, è che siamo in un periodo dove l’egoismo umano domina come non mai; anche in passato certo non ebbe a mancare, ma mai così lucido, così scoperto, così capillarmente diffuso, così profondamente integrato nella vita di tutti, così ricompreso nella normalità quotidiana; esso è divenuto, anche inconsciamente, mattone irrinunciabile utile a gonfiare e sostenere tutti i nostri costrutti, strumento vitale apparentemente, ma che si rivela essere una chiave di volta fragile, debolissima ed inadatta, specie quando debba confrontarsi con l’Architetto Signore del mondo. E’ sempre una grande, profondissima e dolorosa disillusione per l’uomo quando ciò avviene, perché egli viene riportato bruscamente alla realtà dei fatti, duramente costretto a confrontarsi con la Verità delle cose di cui era totalmente dimentico, perché drogato dalle falsità con le quali è stato nutrito per generazioni.

E’ infatti un rischio reale quello che io vedo prospettarsi e si potrebbe denominare degenerazione strutturale della civiltà o della società. L’abbandono generalizzato ed inveterato della verità, l’amore per le cose false ma di bella apparenza, cose di cui amiamo circondarci ad ogni livello, causa nel tempo, diffondendosi minutamente per imitazione in ogni luogo e struttura del contesto umano, la loro degenerazione e denaturazione, sì che il primo sintomo è che le cose non funzionano più come prima. Ci troviamo di fronte, accorgendocene magari improvvisamente, medici che non fanno o medici, istituzioni che frodano i cittadini legalmente, acqua che bisogna comprare a caro prezzo, difese che non difendono altro che gli interessi di qualcuno, governi incapaci di provvedere alle necessità dei popoli, volti seni e glutei rifatti, cose  definite sicure e giuste come le centrali nucleari, che invece dimostrano di essere una maledizione ed un ipoteca pesantissima sulla vita delle generazioni future, un nemico terribile e nascosto in casa propria; questa società degenerata strutturalmente è simile ad un anziano che ha l’osteoporosi grave e non lo sa; si alza per camminare e il suo femore si spezza improvvisamente facendolo cadere rovinosamente e dolorosamente; chiama il dottore ma nessuno accorre perché sono tutti impegnati altrove e lo lasciano lì al suo destino.

Così ci siamo ridotti per aver dimenticato la Verità!

Ed immancabilmente, prima o poi, avviene lo scontro con qualcosa che non appartiene per natura ed origine a questa civiltà e gli abitanti della terra ne devono portare le pene. Un forte terremoto, un sollevamento di popoli, e chi sa cosa altro ancora, sono fatti sufficienti ad evidenziare universalmente e tragicamente tutti i limiti, la piccolezza dei programmi e delle previsioni umane; questi fatti dolorosi, al di là delle vite cancellate o compromesse, obbligano tutti ad una riflessione generale.

L’uomo posto davanti a questi avvenimenti ha solo due modi principali di reagire: quello contrassegnato dalla rassegnazione con eventuale riflessione e riconoscimento dei propri errori al fine di correggerli, anche accettando di fare marcia indietro e quello della reazione, volto a superare gli inconveninenti a qualsiasi costo e con qualsiasi mezzo, ritenendo l’attuazione della propria volontà prioritaria ad ogni altra cosa e quindi da attuare assolutamente, senza tenere conto di null’altro che non sia il proprio idolo o il proprio ego. Si coprirà pertanto l’avvertimento ricevuto con un’altra menzogna o creando un altro debito ancor maggiore per il futuro al fine di poter proseguire oggi nella propria linea di condotta.  Fino ad ora pare che questo secondo modo di affrontare la realtà abbia avuto un gran successo e coloro che lo praticano sembrano destinati a salire in alto ed a restarci in eterno. Ma non sarà così.

L’apocalisse di Giovanni dice:

Apocalisse 9:20 Il resto dell’umanità che non perì a causa di questi flagelli, non rinunziò alle opere delle sue mani; non cessò di prestar culto ai demòni e agli idoli d’oro, d’argento, di bronzo, di pietra e di legno, che non possono né vedere, né udire, né camminare;

Apocalisse 9:21 non rinunziò nemmeno agli omicidi, né alle stregonerie, né alla fornicazione, né alle ruberie.

Mi pare rifletta con proprietà il contesto attuale in cui ci troviamo.

La giustizia e la terra

La terra e la Legge di Dio

Mai come oggi si è vista la terra e per esteso la natura, assurdamente violentata, disprezzata, umiliata in molti modi. In certi luoghi pare che gli uomini facciano a gara per vedere chi è il migliore nel compiere la devastazione.

Lo si vede chiaramente allorquando un podere,  che prima era un luogo bello, che fino all’altro giorno era coltivato con arte e amore, improvvisamente viene lasciato incolto. Poi diviene quasi sempre discarica di ogni immondizia ed infine, magari dopo anni (la corruzione ha sovente bisogno di tempo per operare i propri miracoli di moltiplicazione del “bene”), ecco svelato l’arcano: l’apertura di un bel cantiere edile ci dice che l’appezzamento ha subito un cambio di destinazione: è divenuto – parola magica – area fabbricabile! Presto una nuova costruzione, magari con un bel giardino di piante secolari sorto dall’oggi al domani, finirà per ricoprire quella discarica, oppure sarà uno svincolo, un parcheggio, una piazza, una scuola ecc.

Di fronte all’incremento cospicuo di valore che subisce il terreno grazie alla “promozione” ricevuta è automatico il rigetto (e, incomprensibilmente, il disprezzo), di tutto ciò che lì era prima, perché nessuno, comunemente, si sofferma a considerare che quel terreno sarà distrutto per sempre con tutta la natura che conteneva.

E così, anche se in zona c’è abbondanza di edifici invenduti o sfitti e quell’opera si potrebbe risparmiare, ci si sposta in continuazione su nuovi siti incuranti del fatto che quella terra da quel momento non nutrirà più nessuno né col cibo, né con la contemplazione del bello, né coi profumi, col canto degli uccelli, coi colori e le luci, con la pace ed i silenzi che sono parte inscindibile di una natura sana, integra, vitale, vera, gratuita e libera. Nulla a che vedere con le aiuole fasulle o i ridicoli e costosissimi giardinetti (troppo spesso usati dai cittadini come pattumiere verdi e mal governate) che le amministrazioni seminano qua e là  per ricoprire le brutture morali e materiali di questa triste realtà e dare una parvenza naturale ad una consuetudine vitale sbagliata e comunque brutta a vedersi cui le loro politiche contribuiscono attivamente. A poco serve l’osservatorio che calcola l’indice di “consumo della terra” se non a fornire dei dati intrinsecamente agghiaccianti che loro, tuttavia, paiono non cogliere nella loro gravità.

Poteri, interessi economici, corruzione diffusa, delinquenza, malcostume accentuano, casomai se ce ne fosse ancora bisogno, gli effetti di questa sorta di cancro che distrugge, spreca e calpesta ciò che come la natura non può difendersi direttamente ed immediatamente. E non solo l’edilizia dissennata e speculativa contribuisce, anche l’agricoltura è costretta a soggiacere ad un circolo vizioso; così i campi coltivati divengono sempre più ricettacoli di veleni innominabili, non si sa più cosa vi abita o cosa vi cresca. Il microbismo naturale dei terreni agrari è profondamente avariato dai fertilizzanti artificiali, dalle tracce di antibiotico che arrivano fin lì coi liquami degli allevamenti, dai residui dei diserbanti  che ne alterano perfino la flora spontanea e dall’ipersfruttamento  che ne modifica la composizione chimica e la produttività. In più c’è l’inquinamento strisciante delle acque dovuto alle varie attività antropiche. C’è sempre, analogamente alla medicina degli umani, un nuovo prodotto chimico da introdurre nella coltivazione per rimanere competitivi sul mercato e soprattutto assolutamente DIPENDENTI delle varie multinazionali del settore.

Nessuno che insorge, nessuno che prova pietà, nessuno che insegna più il vero ed il buono. Eppure c’è da piangere vedendo le piante non essere come dovrebbero, gli olmi e i platani ingiallire e seccare improvvisamente, ridursi nelle loro dimensioni e nella loro longevità, soggiacere a malattie nuove, croniche inesplicabili cui si fatica anche a dare un nome; le piante ortensi ed alimentari che in molti casi sono dipendenti da pesticidi e le cui produzioni edibili contengono spesso occultamente malattie fungine, batteriche o virali latenti non dichiarate per non allarmare l’opinione pubblica. Se alcune mozzarelle di questi tempi non fossero diventate blu, qualcuno si sarebbe accorto del pessimo batterio che contenevano?

Tutto questo è degrado; sarà pure economicamente conveniente nel breve termine e per alcuni, ma resta degrado assoluto le cui conseguenze rimangono per molto tempo e forse non potranno mai più essere rimediate.

La terra, certamente, ha le spalle assai più larghe delle “civiltà”  che la distruggono e non ricordano che l’uomo è solo una sottile “patina di superficie” su questo pianeta, patina preziosa, certo, ma non per quel che produce con le sue scelte dissennate di convenienza.

Il comandamento di onorare il padre e la madre. Cosa centra con la terra?

C’entra eccome, dato che l’estensione dei suoi significati ci conduce necessariamente ad alcune considerazioni, per pura analogia.

Onorare la madre terra (la materia che ci sostanzia), è onorare una parte, per quanto umile, di noi stessi e per onorare la madre occorre prima onorare il padre, cioè lo Spirito che solo dà la vita all’uomo fatto di terra insegnandogli prima di tutto cosa sia la Giustizia e come essa sia una scelta obbligata dall’Amore o Carità che dir si voglia. Agire con giustizia verso questi due soggetti, o almeno sforzarsi di farlo, per quanto umanamente possibile, dovrebbe essere un obiettivo naturale, irrinunciabile, non negoziabile di ogni credente ed anche di ogni uomo che non si sia bevuto completamente il cervello.

La terra non resta indifferente verso ciò che le viene fatto con spirito di cattiveria. Essa sempre si adatta, muta e reagisce modificandosi, ma coloro che vi abitano saranno considerati un valore da riguardare in questo processo? La terra riconosce solo la legge naturale, non quella morale, quindi anche l’uomo per essa è soltanto uno dei tanti input cui reagire e nulla più.

La causa dei suoi mali, riguardo alla natura è pertanto l’uomo stesso perché egli solo ha l’intelligenza per comprendere e facoltà di decidere in merito alle sue azioni.

L’umanità avrà purtroppo molte occasioni per rendersi conto dei suoi comportamenti direttamente o indirettamente sbagliati e riconoscere quello che ha voluto prematuramente trascurare.

Chi si è separato dalla terra, anche solo concettualmente, ha perso una parte importante della sua libertà e diviene dipendente di un sistema artificioso e che non regalerà mai le cose utili alla vita con la profusione spontanea con la quale un albero sa invece sfamare uomini ed animali coi suoi frutti.

E’ curioso, ma gli Indios, i Boscimani, i popoli più primitivi che la nostra civiltà distrugge, converte o emancipa, almeno in questo sono più saggi di noi e dovrebbero insegnare.

La Legge e il rito

Con la pagina collegata a questo nuovo post ho voluto estrapolare alcuni principi generali che credo non possano essere ignorati da chiunque sia attento alla propria religiosità. Conscio della vastità di questo argomento e di tutti i miei grandissimi limiti sarò grato a chi vorrà discuterne per migliorarlo o criticarlo.

Credo che l’aspetto profondo di ogni cosa sia quello più significante in termini di futuro e di prospettive eterne; credo sia questo l’aspetto dell’esistenza che l’uomo dovrà, prima o poi conquistare completamente.

Leggi tutto >>>

« Older entries

%d blogger hanno fatto clic su Mi Piace per questo: