Fecondazione in vitro: chiesa contraria, perché?

Un’ occasione per evidenziare alcuni errori di interpretazione

Una semplice questione:

I bambini concepiti “in vitro” nascono senza che la loro esistenza dipenda da un atto sessuale; essi vengono al mondo senza una  unione intrinsecamente peccaminosa o impura in cui la concupiscenza della carne potrebbe, secondo alcuni modi d’intendere, comunicare il peccato originale e trasmetterlo in qualche modo al bambino, tanto è vero che spesso anche le cellule maschili vengono prelevate direttamente senza che vi sia emissione seminale.

Cade quindi, di fronte a queste constatazioni, almeno una parte di quel costrutto colpevolizzante l’uomo, in parte malinteso dalle genti, teso a identificare il peccato originale con l’atto sessuale, capace di far sentire in colpa ad ogni atto e rendere quindi l’uomo più assoggettabile e malleabile al potere della religione.

Essendo da sempre la sessualità l’unico modo per generare figli, veniva automaticamente identificata quale veicolo di trasmissione del peccato originale nei nascituri rendendo quindi indispensabile la loro sottomissione al rito del battesimo se avessero voluto salvarsi.

La fecondazione in vitro, secondo questo erroneo ragionare, solo per il motivo che è priva della componente della libidine umana dovrebbe quindi permettere di ottenere dei figli liberi dalle catene del peccato originale, proprio come Gesù. Evidentemente  non può esser così. Tutti sanno che questi nascituri saranno, senza bisogno di prove, persone come tutte, senza che manchi loro qualcosa o che qualcosa sovrabbondi più di altre.

Da tutto ciò si evince che la trasmissione del cosiddetto peccato originale e la libidine non sono entità in relazione diretta, tanto meno obbligata.

Sesso, quindi non è sinonimo di peccato originale!

Si può invece parlare ragionevolmente di legge della natura e di vita carnale contraria a quella di Dio, non perché intenzionalmente nemica, ma semplicemente perché meno evoluta, più grezza, sorda allo spirito, pesante e primitiva. E’ quindi un’ indole naturale che viene ereditata insieme alla costituzione corporale dell’uomo senza relazione con la sessualità, indole simile, comune a quella degli animali, indole che tutta l’umanità ha preso in carico in Adamo col fine di perfezionare e confermare una scelta naturale da parte dell’uomo ovvero decidere consapevolmente se innalzare il proprio essere verso il cielo di Dio, mettendone in pratica ed amandone le leggi, o precipitare verso l’abisso del caos dell’involuzione dell’essere, della soggezione totale alle leggi animali e materiali. Dobbiamo anche considerare che il nerbo del cosiddetto peccato originale non può certo risiedere in una costituzione naturale quale è la vita animale che ci riveste ma la sua sede propria saranno piuttosto una volontà ed una coscienza umana, nonché i valori su cui questi elementi attivi dell’uomo si ancorano e si sviluppano. Si tratta quindi di connotazioni e valori spirituali dell’uomo, non certo corporali, quelli da considerare in primo luogo quando si tratti di stabilire quale sia il suo rapporto personale col peccato. Il corpo, certamente occulta, seduce, svia, impedisce, confonde, contrasta per un certo tempo lo spirito umano e di Dio, ma alla fine deve sempre soggiacere alla sua volontà, sia in bene che in male.

Comprendiamo allora come il cosiddetto sacramento deve necessariamente avere un aspetto primario da considerare, aspetto che non è certamente quello liturgico-rituale esteriore, ma quello dottrinale, illuminante, concernente cioè la trasmissione di un insegnamento puro di vita secondo volontà di Dio. Ed analogamente, questo dobbiamo considerarlo anche per comprendere l’essenza di qualsiasi atto religioso. Si sostiene comunemente che siccome l’atto religioso coinvolge tutto l’essere umano, ne deriva la necessità che anche il corpo partecipi obbligatoriamente a tale atto, appunto mediante i riti e le liturgie, codificate dalla propria religione. Mi permetto di dissentire assolutamente riguardo alla seconda parte; la vera liturgia della religione, almeno di quella cristiana, dovrebbe essere primariamente l’espressione concreta dell’amore verso il prossimo. Con questo solo si rende perfetta e vera l’adorazione di Dio. Ne deriva, secondo il mio modo di ragionare, che ciò che soltanto può completare nella sfera corporale e materiale e in maniera sostanziale l’atto di devozione ed adorazione interiore di Dio, coinvolgendovi l’intero essere umano in spirito, anima e corpo. Ciò non è altro che vivere esercitando praticamente la Carità custodita nel cuore. Questa dovrebbe essere la vera liturgia dei cristiani come sta scritto:

Giovanni 13:35 Da questo tutti sapranno che siete miei discepoli, se avrete amore gli uni per gli altri».

Matteo 25:37 Allora i giusti gli risponderanno: Signore, quando mai ti abbiamo veduto affamato e ti abbiamo dato da mangiare, assetato e ti abbiamo dato da bere?

Matteo 25:38 Quando ti abbiamo visto forestiero e ti abbiamo ospitato, o nudo e ti abbiamo vestito?

Matteo 25:39 E quando ti abbiamo visto ammalato o in carcere e siamo venuti a visitarti?

Matteo 25:40 Rispondendo, il re dirà loro: In verità vi dico: ogni volta che avete fatto queste cose a uno solo di questi miei fratelli più piccoli, l’avete fatto a me.

Isaia 29, 13 …. questo popolo mi onora con le labbra, mentre il suo cuore è lontano da me….

Isaia 1:14 I vostri noviluni e le vostre feste io detesto, sono per me un peso; sono stanco di sopportarli.

….

Isaia 1:16 Lavatevi, purificatevi,togliete il male delle vostre azioni dalla mia vista.Cessate di fare il male,
Isaia 1:17 imparate a fare il bene, ricercate la giustizia, soccorrete l’oppresso, rendete giustizia all’orfano, difendete la causa della vedova».

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Il senso della Carità

Io non avrei mai creduto veramente in Dio se non avessi potuto conoscere bene, vedere con i miei occhi un uomo buono,  riflesso autentico della Bontà di Dio. Mi ritengo assai privilegiato in questo perchè Dio ha esaudito la mia preghiera concedendomi questo dono e la possibilità di riconoscerlo.

Ora, il senso importante della Carità ovvero dell’Amore concepito ed esercitato verso il prossimo e verso tutti gli esseri e le cose, io credo possa riassumersi in questo semplice concetto:

Chi è davvero caritatevole ha il potere di mostrare il volto reale di Dio al cuore dell’uomo, anche al nemico, al cattivo, al disperato, al malato, a chiunque senza discriminazione o condizionamento possibile!

– Guarda, questo è Dio che in me dimora e così, concretamente, opera.- Significati che certo non vengono pronunciati con la lingua ad onore dell’orgoglio personale, ma spesso in silenzio coi fatti che il cuore dell’altro riscontrerà ed amerà a sua volta imparando oppure odierà con tutto se stesso in base alla propria natura e volontà precise. Si rivelano così le nature degli uomini, tanto più veracemente quanto autentica e forte è la Carità di colui col quale vengono a contatto.

Il Valore di Dio è così mostrato, a volte attraverso la sapienza, più spesso e meglio attraverso il sacrificio della testimonianza incrollabile, eroica di colui che lo ama SOPRA OGNI COSA, azione in cui il Bene è intrinsecamente presente, indipendentemente dalla dimensione o eclatanza dei fatti materiali.

Questo è il fulcro su cui si basa l’azione di Vita della Legge divina. La visione, il riconoscimento dei connotati di Dio, dell’imago Dei presente ed amata in un uomo, ha da sola il potere di stimolare, di resuscitare, di sanare interiormente le piaghe dell’anima, di convertire, di ricondurre al Bene ed alla Speranza, indipendentemente dal male che fuori esiste e pare essere padrone di ogni cosa. Sì, il male, che da ciò viene tuttavia condannato inappellabilmente. Perciò si infuria grandemente, muovendo le sue pedine, i suoi schiavi, i suoi fantocci altezzosi e vani, contro gli eredi del Regno ancor prima che essi facciano qualcosa; fa ciò come atto preventivo ed estremo, per quel che sono, perché non possano o non vogliano sottrarre combustibile umano alle caldaie del suo inferno sempre accese ed affamate.

Perciò tutto, nella società odierna è indirizzato e volto al fine di raffreddare, sfiduciare, vanificare, falsificare la Carità nell’uomo; tutto, anche nelle cose “lecite”, viene diretto nel tentativo di nascondere, occultare Dio alla visione interiore del cuore; tutto è fatto perché l’uomo infine dica, convinto coi fatti -Dio non esiste!- Questo solo, verificandosi, consente di spingere gli uomini verso un altro signore che si serve di disperazione al posto di speranza, di forza coercitiva invece che di Spirito, di rapina invece che di dono, per mantenere in vita il suo disegno ed eseguire la sua conquista di morte.

Cercate sempre di scoprire, purificare, custodire, rendere veritiera e reale l’immagine di Dio in voi e  non sarete degli idolatri. Se essa vi conduce alla vera Carità, non sarete idolatri ma semplicemente fra coloro che sanno, che vedono distintamente, che credono chiaramente nella Verità ed operano per il Regno di Dio in terra.

La Legge e il rito

Con la pagina collegata a questo nuovo post ho voluto estrapolare alcuni principi generali che credo non possano essere ignorati da chiunque sia attento alla propria religiosità. Conscio della vastità di questo argomento e di tutti i miei grandissimi limiti sarò grato a chi vorrà discuterne per migliorarlo o criticarlo.

Credo che l’aspetto profondo di ogni cosa sia quello più significante in termini di futuro e di prospettive eterne; credo sia questo l’aspetto dell’esistenza che l’uomo dovrà, prima o poi conquistare completamente.

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Nascere un’altra volta

Giovanni 3:1 C’era tra i farisei un uomo chiamato Nicodèmo, un capo dei Giudei.
Giovanni 3:2 Egli andò da Gesù, di notte, e gli disse: «Rabbì, sappiamo che sei un maestro venuto da Dio; nessuno infatti può fare i segni che tu fai, se Dio non è con lui».
Giovanni 3:3 Gli rispose Gesù: «In verità, in verità ti dico, se uno non rinasce dall’alto, non può vedere il regno di Dio».
Giovanni 3:4 Gli disse Nicodèmo: «Come può un uomo nascere quando è vecchio? Può forse entrare una seconda volta nel grembo di sua madre e rinascere?».
Giovanni 3:5 Gli rispose Gesù: «In verità, in verità ti dico, se uno non nasce da acqua e da Spirito, non può entrare nel regno di Dio.
Giovanni 3:6 Quel che è nato dalla carne è carne e quel che è nato dallo Spirito è Spirito.
Giovanni 3:7 Non ti meravigliare se t’ho detto: dovete rinascere dall’alto.
Giovanni 3:8 Il vento soffia dove vuole e ne senti la voce, ma non sai di dove viene e dove va: così è di chiunque è nato dallo Spirito».
Giovanni 3:9 Replicò Nicodèmo: «Come può accadere questo?».
Giovanni 3:10 Gli rispose Gesù: «Tu sei maestro in Israele e non sai queste cose?
Giovanni 3:1 C’era tra i farisei un uomo chiamato Nicodèmo, un capo dei Giudei.
Giovanni 3:2 Egli andò da Gesù, di notte, e gli disse: «Rabbì, sappiamo che sei un maestro venuto da Dio; nessuno infatti può fare i segni che tu fai, se Dio non è con lui».
Giovanni 3:3 Gli rispose Gesù: «In verità, in verità ti dico, se uno non rinasce dall’alto, non può vedere il regno di Dio».
Giovanni 3:4 Gli disse Nicodèmo: «Come può un uomo nascere quando è vecchio? Può forse entrare una seconda volta nel grembo di sua madre e rinascere?».
Giovanni 3:5 Gli rispose Gesù: «In verità, in verità ti dico, se uno non nasce da acqua e da Spirito, non può entrare nel regno di Dio.
Giovanni 3:6 Quel che è nato dalla carne è carne e quel che è nato dallo Spirito è Spirito.
Giovanni 3:7 Non ti meravigliare se t’ho detto: dovete rinascere dall’alto.
Giovanni 3:8 Il vento soffia dove vuole e ne senti la voce, ma non sai di dove viene e dove va: così è di chiunque è nato dallo Spirito».
Giovanni 3:9 Replicò Nicodèmo: «Come può accadere questo?».
Giovanni 3:10 Gli rispose Gesù: «Tu sei maestro in Israele e non sai queste cose?
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Questo brano del Vangelo di Giovanni pone senza dubbio ai nostri occhi un’evidenza: l’uomo naturale, concepito e nato secondo la carne in questo mondo materiale, pur animato dalle migliori intenzioni, non e’ in grado di vedere il Regno di Dio e se non lo vede, come potrà trovarne la porta per entrarci? Questo significa che ogni uomo naturale è come se fosse cieco dalla nascita, ovvero impossibilitato, per mancanza degli organi preposti, a cogliere, percepire, apprezzare il regno di Dio e la sua realtà, la sua consistenza effettiva. Ancora: chi appartiene al Regno di Dio è incomprensibile ed imprevedibile per chi, come l’uomo naturale, ancora non ne ha parte. L’uomo naturale, infatti, per sua vocazione natia, cercherà di compiacere ed assecondare le diverse esigenze della sua corporeità e vita materiale; egli  non può di norma  immaginare e tanto meno ammettere, se nessuno glielo spiega, per qual motivo altri uomini decidano ad un certo momento di agire contrariamente a quello che prevedibilmente ci si aspetterebbe da loro, non considerando ad es., la propria convenienza.
Da questo discorso si evince come il principio della convenienza umana possa essere stravolto dalla semplice ammissione e messa in pratica in se stessi di leggi di vita e principi diversi da quelli propri dell’uomo naturale. L’uomo naturale considera una cosa sacrosanta il guadagno ad es., l’uomo spirituale no, non lo considera affatto cosa sacrosanta; la cosa sacrosanta per lui è la giustizia prima di tutto, giustizia per la quale sarà pronto anche a sacrificare il guadagno personale … o altro…
Cosa significa quindi rinascere per acqua e Spirito? Significa trasformare, trasmutare l’uomo naturale in uomo spirituale attraverso l’assunzione a guida del proprio essere di un’altra logica di vita, di altri valori messi al primo posto, di un’altro Spirito nelle cose che si pensano e si fanno.  Significa crocifiggere, seppellire in noi l’uomo vecchio per far posto a quello nuovo. Se lo spirito adottato è superiore all’uomo naturale e proviene da Dio ecco la rinascita dall’Alto, ecco il potere enorme e miracoloso della Legge di Dio attuato concretamente nell’uomo. L’acqua, cioè la grazia, la benevolenza di Dio, il suo perdono, è altrettanto necessaria per lavare via la scoria del procedimento, per eliminare dall’uomo nuovo e rinato le cose vecchie, impure e pregresse che non possono più convivere accanto alle nuove, pur essendo magari servite a generarle e sostenerle inizialmente. Il rito del Battesimo cristiano dovrebbe insegnare attraverso un atto simbolico tutto questo, ma la potenza reale di tale insegnamento può essere sviluppata e concretamente posta in opera solo con l’esercizio convinto e motivato di una vita diversa. Chi non lo fa, non lo può capire e rimane prigioniero della propria incongruenza, cieco sempre convinto di vederci bene.
Questa rinascita, una volta avvenuta, produrrà effetti e mutamenti solo nel cuore di quell’uomo oltre che nelle azioni da esso conseguenti. Non è ancora il tempo, infatti, in cui questi mutamenti possano venire apertamente manifesti a tutti; essi però preparano a quel momento, così come la brace prepara l’incendio, magari per lunghi giorni.
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Salmi 74:11 Annienterò tutta l’arroganza degli empi,
allora si alzerà la potenza dei giusti.
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E’ tutto semplice in fondo, basta voler capire.
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Il vantaggio della Giustizia

Quale vantaggio ha l’uomo che decide di vivere nella Giustizia rispettandola in ogni atto della sua vita?

Vivere nella giustizia significa non commettere MAI il male quando si hanno davanti tutte le possibilità e i mezzi o i poteri di farlo, proprio quando si è certi di non poter essere visti nè perseguiti o impediti dagli uomini, significa muovere anche contro la personale convenienza anzi, significa non considerarla nemmeno se prima non si  sia certi di non fare torto ad alcuno direttamente o indirettamente.

Ama il prossimo tuo come te stesso!

Usa cioè lo stesso metro di valutazione, la stessa cura, quando agisci per il tuo bene come quando la tua azione è rivolta nei confronti di altri. Concedi loro a priori lo stesso credito, rispetto, diritto di vivere, dignità, amore che concederesti a te. Ciò è cosa ben  diversa del volersi o doversi prendere in carico tutti i problemi materiali e le contingenze che sono fardello pesante degli uomini. Nemmeno Gesù lo ha voluto fare anche se avrebbe certamente potuto. Noi, causa i nostri limiti, non possiamo pretendere di metterci a strappare le erbe infestanti, il loglio, da tutti i campi del mondo o soltanto da quelli che stanno  intorno a noi; moriremmo estenuati senza poter concludere nulla di valido e le malerbe continuerebbero a ricrescere tranquillamente. Noi invece, possiamo iniziare dal nostro campo personale, grande o minuscolo che sia, a seminare seme puro, giusto, viglilandone la crescita e ciò significa appunto seminare, rendere presente e rispettato il concetto di giustizia, il suo germe, all’interno di ogni nostra azione. Seminare la Giustizia nel Principio delle cose, nel cuore nostro e perciò di ogni azione, permette di far sì che essa cresca ed agisca parimenti allo svilupparsi del contesto; con un minimo sforzo otterremo un grande risultato; seminarla invece a posteriori e dall’esterno è solo una battaglia persa in partenza. La giustizia nell’uomo deve essere preter intenzionale. Questo  possiamo fare subito, efficacemente e sicuramente. Quando altri vedranno il nostro campo crescere bene con la benedizione del Signore e malgrado  le immancabili avversioni di coloro che non amano la giustizia, cominceranno a porsi qualche domanda  e forse decideranno anch’essi di fare secondo il comandamento. Sarà dunque l’umanità, convertendosi alla giustizia, a dare al comandamento di Dio la forza sufficiente, le braccia, i mietitori convinti per compiere nel dettaglio quella redenzione del mondo che Cristo ci ha già donato e reso possibile col proprio esempio, insegnamento e sacrificio.

Questo è il solo comandamente in grado di rendere davvero giusta la bilancia delle umane azioni, intenzioni e ragionamenti. La reciprocità, ovvero il provare a rivoltare idealmente verso noi stessi la medesima azione che stiamo per fare nei confronti di altri ci aiuta a comprendere infallibilmente se essa appartiene alla giustizia o all’iniquità.

Mi si dirà che è difficile applicare questo nel mondo.

Io credo piuttosto che esista una visione, un’interpetaziome, un’accezione di questo comandamento che volutamente  rende difficile, improbo da applicare il Comandamento e ciò con lo scopo di non far vedere quale Bene invece possa derivare da esso ove giustamente messo in pratica. Molti fra i lettori che giungono su questo bolg alla ricerca di soluzioni “magiche” ai loro problemi, alla ricerca di preghiere potenti in grado di sconfiggere la sventura, la malattia, o le soverchianti avversità della vita, dovrebbero comprendere bene quanto dico perchè questo è il vero segreto per ottenere da Dio uno scudo potente, reale contro le avversità, non certo come lo promettono i “maghi” o come lo vorrebbe il mondo, ma in un modo che solo chi è con Dio riesce a comprendere.

Occorre sapere bene che Dio non interviene in forza della sofferenza dell’uomo, ma piuttosto contro l’ingiustizia perpetrata davanti al giusto!

Dunque, imparate ad essere giusti anche solo un po’ o quantomeno a non essere ingiusti ed avrete la difesa di Dio come canta il Salmo:

Salmi 90:3 Egli ti libererà dal laccio del cacciatore,
dalla peste che distrugge.
Salmi 90:4 Ti coprirà con le sue penne
sotto le sue ali troverai rifugio.
Salmi 90:5 La sua fedeltà ti sarà scudo e corazza;
non temerai i terrori della notte
né la freccia che vola di giorno,
Salmi 90:6 la peste che vaga nelle tenebre,
lo sterminio che devasta a mezzogiorno.
Salmi 90:7 Mille cadranno al tuo fianco
e diecimila alla tua destra;
ma nulla ti potrà colpire.
Salmi 90:3 Egli ti libererà dal laccio del cacciatore,
dalla peste che distrugge.
Salmi 90:4 Ti coprirà con le sue penne
sotto le sue ali troverai rifugio.
Salmi 90:5 La sua fedeltà ti sarà scudo e corazza;
non temerai i terrori della notte
né la freccia che vola di giorno,
Salmi 90:6 la peste che vaga nelle tenebre,
lo sterminio che devasta a mezzogiorno.
Salmi 90:7 Mille cadranno al tuo fianco
e diecimila alla tua destra;
ma nulla ti potrà colpire.

La risposta di Dio, il suo aiuto, giungono sempre per tutti, solo in modalità, incisività e tempi differenti, a seconda del grado di perfezione, di coerenza nella giustizia di colui che chiede e prega. Il giusto ha quindi un grandissimo potere, quello di giudicare l’iniquo non appena si mostri in opere davanti a lui. Non è un giudizio di parole, alla maniera degli uomini, ma di sostanza, secondo Dio. E’ un confronto istantaneo e silente davanti a Dio in cui il giusto è giudice e testimone dell’ingiustizia ad un tempo. E’ come se Dio fosse direttamente presente e “obbligato” dalla sua stessa essenza a pronunciarsi tra il giusto e l’iniquo. Infatti Dio è presente perchè il giusto è, senza nessun calmore, l’occhio, l’orecchio, la bocca di Dio. Il giudizio di chi vede giustamente è quindi la “pesatura” esatta dell’iniquo  oltre ogni cortina ed imbellettamento di falsità; la dichiarazione, il riconoscimento di questo valore ha quindi peso universale, schiacciante, esecutivo e pertanto viene chiamata giudizio.
Proverbi 21:12 Il Giusto osserva la casa dell’empio
e precipita gli empi nella sventura.

Salmi 36:25 Sono stato fanciullo e ora sono vecchio,
non ho mai visto il giusto abbandonato
né i suoi figli mendicare il pane.

Salmi 54:23 Getta sul Signore il tuo affanno
ed egli ti darà sostegno,
mai permetterà che il giusto vacilli.


Il Regno che verrà

Circa la venuta del regno di Dio, ritengo di dovere delle precisazioni dopo aver ascoltato l’opinione di alcuni gentili lettori dei miei articoli.

Ho sempre sostenuto che il regno di Dio verrà sulla terra, oltre che all’interno dell’uomo e sarà Regno perché solo le Leggi giuste di Dio diverranno in concreto operanti da quel momento. E’ tuttavia ancora diffusamente presente, nella cultura religiosa delle genti, una opinione che io ritengo essere profondamente erronea o incompleta, opinione secondo cui il Regno di Dio verrà non sulla terra, almeno non in modo concreto e tangibile, ma solo a livello spirituale, nell’aldilà e magari dopo che il mondo sia stato completamente distrutto dalla sua ira.

Questa opinione, credo sia esclusivamente da imputare ad alcune affermazioni contenute nelle Scritture….

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Visione personale di una crisi

In occasione di questa grande crisi finanziaria, ma anche di sistema,questo  mondiale collasso di valori tanto fasulli e tronfi quanto bacati dalle origini, vorrei esporre alcune considerazioni.

Innanzitutto le vie di possibile uscita. Ritengo possano essere principalmente due. La prima, virtuosa, consistente in un cambio radicale, in una conversione del modo di pensare, agire, credere, essere di certa umanità che conta e determina gli andazzi del mondo, nel grande e nel piccolo. Ritengo però questa una via assai improbabile, anche se sempre praticabile, perchè è scritto nella Bibbia:

Dagli angoli estremi della terra abbiamo udito il canto:
Gloria al giusto».
Ma io dico: «Guai a me!
Guai a me! Ohimé!».
I perfidi agiscono perfidamente,
i perfidi operano con perfidia.
Isaia 24, 16

Chi ha conosciuto questo preciso genere di persone, per aver subito direttamente la loro azione malvagia sulla propria pelle, sa benissimo che non cambieranno mai, che non intendono affatto cambiare perchè essi amano il male e poco a poco, lo diventano. Rimproverati, acuiscono ancor più la loro azione in senso opposto, incrudeliscono ancor più sul debole che obiettasse loro le ragioni del Diritto più elementare. Sono perfidi e potenti, appunto, senza possibilità di remissione.

La seconda via, che ritengo sarà  più probabilmente seguita, è quella di annegare questa crisi dentro ad una falsità nascente ancor maggiore di quella che l’ha generata e in questo caso vedremo che cosa sapranno tirar fuori dal cilindro per tentare di illudere ancora le persone, sedurre tutti quelli che sono potenzialmente loro congeneri e cercare di tirare avanti ancora un po’.

Esiste ciò malgrado un lato più che positivo in tutto questo. Le persone umili, le persone pure, le persone semplici, private ormai anche del diritto di parlare ed essere ascoltate, vedono e sopportano in silenzio l’agire ormai palesemente scoperto di questi empi e Dio li vede esattamente attraverso di esse, proprio nel momento in cui si devono scoprire per operare direttamente il male che è loro eredità irrinunciabile. Questo può avere un solo significato: da quel momento in poi nessuna difesa o giustificazione sarà per loro valida davanti a Dio ed il suo giudizio li può colpire nei tempi e nei modi stabiliti.

Rendiamoci bene conto del perchè si frappongono sempre più difficoltà enormi (solo per alcuni naturalmente), per affrontare anche le piccole, semplici cose della vita. Questo proliferare di leggi, norme, regolamenti tanto numerosi quanto inapplicabili o tristemente vessatori ad personam, questa assurda frattalizzazione delle competenze e delle procedure per fare ogni cosa, questo modificare la comunicazione al fine di renderla sommamente ingannevole, oltre che invadente e sovente, alla faccia dei vari “garanti”, serve solo a rendere legale la truffa più abietta, la vessazione premeditata del cittadino. L’oppressione pesante, l’intimidazione impronunciata della vita umana che questo sistema genera, chi la può quantificare e risarcire? Gli empi sono tutti colpevoli di omicidio, di delitto, di tradimento contro l’uomo, contro il loro stesso genere, contro il loro stesso sangue, contro la propria radice. Alla fine credono davvero che il loro sangue, la loro umanità medesima, per quel poco che ne rimane, non si rivolterà contro di loro? Anche ad essa dovranno render conto oltre che a Dio!

Quelli che una volta spedivano gli alpini in Russia con le scarpe di cartone ai piedi, sapendo quello che facevano, hanno cambiato forma e genere; magari oggi stipulano accordi di lavoro o contratti collettivi con “le scarpe di cartone”, ovvero con forme di tutela che in realtà servono solo a illudere i soggetti che dovrebbero beneficiarne, ma alla prova dei fatti si rivelano insussistenti o mancanti. Quanti ce ne devono essere di casi analoghi e oltremodo complessi: posso ipotizzare solo qualche pallido esempio con la fantasia visto che all’uomo si nascondono bene: avvocati che fingono di difendere l’assitito e magari si accordano tacitamente con la controparte per il pagamento un risarcimento minore di quanto dovuto secondo giustizia, sindacalisti che accettano taciti patti con l’imprenditoria per far quadrare i conti generali sulla pelle degli operai, che indicono molti scioperi quando i magazzini della fabbrica sono pieni, sistemi sanitari che promettono tutto grauitamente come DIRITTO costituzionale, ma poi obbligano, con la scusa delle attese interminabili, chi può pagare o ha una vitale necessità a rivolgersi al privato. Scuole pubbliche dove il diritto allo studio è garantito dallo stato solo a parole mentre, magari, si compongono deliberatamente classi di serie A coi migliori insegnanti e di serie Z  con la feccia degli alunni e dei docenti, con solo riguardo al censo ed al livello sociale delle famiglie degli allievi. Questo agire non è forse autentico razzismo su base reddituale? Tutto questo modo di agire non si configura forse come una costante falsità ideologica tesa ad illudere, a narcotizzare, a drogare le persone nella coscienza, a renderle complici facendo in modo che non si accorgano fino all’ultimo della reale entità del cancro che gli viene gettato addosso? Crediamo davvero che la camorra, anche solo come metodo, non sia avallata, presente e determinante anche dentro istituzioni insospettabili? Basta sentire la cronaca quotidiana per avere di che vomitare. Certamente coloro che non usano agire per amore di verità, ma per pura conveninenza,  si accorgono solo alla fine di queste cose perchè sono da esse condotti e sedotti e quasi mai colpiti, ma chi è attento all’ingiustizia in quanto tale ed indipendentemente dalla convenienza o dalla quantità, queste cose le vede chiaramente e le patisce ancor prima che si mettano in azione.

Guardiamoci bene in faccia! Il male esiste proprio perchè esistono persone  che lo mettono scientemente in opera; persone pessime, uomini in carne ed ossa che adorano, praticano, vivono, tentano di risuscitare lo spirito di menzogna di colui che già precipitò dal cielo come folgore ed altri, che li fiancheggiano con un grado di coscienza destinato ad aumentare sempre più. Il tutto per loro diviene tragica normalità della vita!

Questa crisi trascinerà sempre più ogni persona di fronte ad uno spartiacque inamovibile e divaricante cioè la obbligherà a scegliere la sua strada, pure in frangenti talvolta drammatici, ma ottenendo  sicuramente e infallibilmente il suo scopo di chiarificare la Verità.

Una risposta a Giacomo Korn

Per comprendere questo articolo fino in fondo bisognerebbe leggere prima:

AD UN TRATTO NEL FOLTO DEL BOSCO

un racconto fantasioso ma assai edificante di cui Giacomo Korn ci presenta un cenno con un bel commento ricco di speranza e che mi offre l’occasione per dire qualcosa sugli animali, lo spirito loro e dell’uomo.

Io credo che gli animali facciano spontaneamente la loro parte, cioè offrano generosamente il loro sacrificio, in molti modi, nel percorso di riscatto dell’umanità e della creazione dalla bruttura della sua condizione presente. Subire in silenzio ed impotenza le vessazioni, le ingiustizie, gli sfoghi,le crudeltà gratuite, le perversioni di quello che troppe volte è un re ingusto e immotivatamente crudele per loro, li rende grandi, belli, amabili, degni.
Sovente poi, essi sopportano e smaltiscono sulla loro pelle la sovrabbondanza di gravami che l’uomo non potrebbe da solo sopportare senza soccombere. Personalmente riconosco di avere un gradissimo debito di riconoscenza verso di loro. Tutti dovrebbero rendersi conto di questo nella loro coscienza ed agire di conseguenza.
Può esistere, anche se non sempre è facile porlo in opera oggi, un profondo, gratificante rapporto di armonia tra uomo ed animale ed in generale con tutto ciò che vive.
Chi se ne priva intenzionalmente o ne priva altri per il proprio tornaconto perde irrimediabilmente uno dei lati migliori della propria esistenza attuale e si preclude moltissimo di quella futura.

Lungi da me il voler umanizzare l’animale; è un abominio; ma la giustizia da parte dell’uomo farebbe certo vivere meglio noi e loro. Disgraziatamente, molte culture improprie si stanno impossessando del privilegio di trattare con e per gli animali e questo unicamente col fine di privare l’uomo di una sua caratteristica naturale ed originale, per renderlo dipendente nel rapporto che invece dovrebbe mantenere direttamente con la natura che lo circonda e che dovrebbe costituire il suo migliore ambiente vitale. L’umanità sta divenendo sempre più “animalista” e, dall’altra parte, sempre più ignorante riguardo a cosa sia davvero un animale, come vada trattato, di cosa abbia bisogno. Vi è, assai diffuso in certe persone, un pietismo tanto puerile, quanto ipocrita pari solo alla loro non conoscenza e distanza mantenuta dal mondo animale reale. Esso poi si avvantaggia e diviene ridondante facendo strumentalmente leva sulle crudeltà oggettive perpetrate a carico degli animali da certi uomini (come se fosse una novità!). E sono in molti che per i loro sporchi interessi promuovono queste false, arroganti subculture che nascondono al loro fondo soltanto un gran desiderio di prevaricazione di uomo sull’uomo ed una smania infinita di acquisire a tutti i costi un qualche tipo di potere, non importa quale.

Per contro, vi sono uomini che dell’animale sfruttano unicamente la cruda legge di sopravvivenza, spesso con l’aggravante dell’intenzione volta al male. In questo la comunità diviene branco, diviene bestia, diviene Sodoma nel senso più deteriore del termine perchè rinuncia così ad avere uno spirito che possa definirsi tale perferendogli un’anima animale. Ed è proprio perché non riconoscono nella bestia umana nulla che sia loro simile gli animali si allontanano dalla citta di quel racconto ovvero dal consorzio umano che così opera.  Ma non possono farlo fisicamente  – e come potrebbero? –  è  perciò il loro Spirito che se ne va da quella città, come pure quello della terra, dei boschi, delle acque… e dell’uomo.
Non vi accorgete che l’acqua bagna ma non irriga più né disseta, i fiori, pure essendo più belli e grandi e numerosi di un tempo marciscono improvvisamente al colmo del loro splendore, gli animali stessi appaiono denaturati, vetrinario-dipendenti, depressi, ormonati, oppure … estinti.
Io credo che l’interruzione o l’aberrazione del giusto rapporto dell’uomo con la natura e con gli animali, faccia parte a pieno titolo di un piano premeditato di schiavitù ed assassinio perpetrato a danno dell’umanità oltre che dell’Opera di Dio. Ciò è attuato soprattutto mediante la falsa cultura, il cosiddetto progresso, ma anche – ed è la cosa peggiore che più inganna e seduce- mediante la falsa scienza dell’animalità e delle sue leggi naturali.

Lo spirito, certo, non pesa nulla sui piatti delle bilance, ma pesa ed è assolutamente determinante nel dare senso, sapore, pienezza, direzione, futuro, verità alla vita dell’uomo e di tutti.
Senza lo Spirito, tutto è un vano brigare, un vano possedere, un vano progredire, un vano prolificare, un vano sollevar polvere. La situazione diviene alla lunga asfittica, necrotica…ed è infine la morte di quel sistema mentre crede di essere ancor vivo.
Chi è allora il bimbo cacciato dalla città se non l’immagine dello spirito divenuta cosa abominevole e DEMONE per quegli abitanti scellerati? Chiamiamolo Ebreo prseguitato perché tale, chiamiamolo Gesù, chiamiamolo Uomo, vittima ammutolita ed impotente di un Male a lui superiore, chiamiamolo Verità, Testimone fedele ed incorruttibile, Coscienza, Vittima del Sacrificio, chiamiamolo Messia, perchè tali sono i suoi nomi, e tutti propri.

Il solo Principio in grado di instaurare la perfetta armonia è stato giudicato cacciato fuori dalla città! La Giustizia ottiene anche così il suo trionfo e si trasferisce in altro luogo, insieme a color che ne sono degni!
E i due bambini che decidono di lasciare la comunità non sono forse l’immagine dei novelli Adamo ed Eva, avanguardie, primizie, capostipiti ideali di una nuova umanità che si sta preparando in seno a tutte le città del mondo?

Il grande Isaia ce lo ha detto chiaramente con parole sublimi che ancor oggi hanno il potere di commuovermi profondamente perchè parlano di una Promessa e di un Futuro per coloro che Amano il Bene: 

Prima che mi invochino, io risponderò
mentre ancora stanno parlando,
io già li avrò ascoltati.
Il lupo e l’agnello pascoleranno insieme,
il leone mangerà la paglia come un bue,
ma il serpente mangerà la polvere,
non faranno né male né danno
in tutto il mio santo monte». Dice il Signore.
Isaia 65, 24-25

 L’uomo deve trovare il coraggio di scendere dalle montagne della protervia per risalire su quelle di Dio.

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