Natale 2013

Un augurio sincero a tutti gli affezionati Lettori di questo blog, a chiunque sia vivo, ed una grande esortazione a sopportare il penoso momento presente con pazienza e Speranza.

Non farsi condizionare interiormente dall’immondizia morale, sprituale, dalla falsità che sovrabbonda ovunque e spudoratamente avvolge ogni pretesa manifestazione di bene che appare sulla piazza, costituisce il primo passo di una presa di coscienza individuale ferma che ci permetta di volare nel deserto con ali di aquila e di guardare in alto in attesa della vera Liberazione che non verrà certo dagli uomini, dalle politiche o dal mondo.

Questo motivo soltanto regge ancora la nostra esistenza attuale fatta anche di solitudine, ma in vista della comunione perfetta.

Si affannano dunque invano i popoli, le nazioni si affaticano per nulla», per volere del Signore e sono sempre di più a rendersene conto personalmente ed anche dolorosamente; ma il Signore rimane per sempre e ciò che gli si è affidato anche solo con la preghiera non verrà corrotto, perduto o rubato da nessuno.

Non dimentichiamoci mai del Signore.

La coscienza e le azioni

Mi chiedo spesso, all’udire notizie di crimini efferati o di azioni sconsiderate e malvagie, che aggiungono un male ulteriore all’umanità già di per se sofferente, cosa ne sia della coscienza di coloro che le compiono.  Quale è il limite di coscienza che fa la differenza fra chi le compie e chi no ed anche fra la condanna e il perdono (da parte di Dio). Gesù disse a nostra istruzione: Padre perdona loro perché non sanno quello che fanno; …  ma fino a quando non sapranno?

Chi di noi non ha mai compiuto per incoscienza azioni sconsiderate, che solo per un caso fortuito (o per provvidenza divina), non hanno provocato del male ad altri? Se esamino il mio passato con la consapevolezza di un quasi sessantenne vedo chiaramente in quante occasioni i limiti della mia giovane, immatura coscienza o la leggerezza nella considerazione per gli altri avrebbero potuto giocarmi dei brutti tiri con conseguenze potenzialmente gravissime. Non è successo nulla, ma ad altri, a volte, è andata peggio. Perché?

La coscienza intesa come pura consapevolezza interiore delle proprie azioni è il solo elemento che è in grado di porci in relazione logica e diretta col Bene, con la Giustizia, col Prossimo, con Dio. Infatti essa conduce naturalmente alla compassione cioè a considerare l’altro e ciò che ci circonda come parte di noi stessi. In altre parole la coscienza, considerando l’altro, amplia in tal modo i suoi orizzonti, guardando solo alla propria individualità invece si rinsecchisce e si limita a proprio danno. La coscienza dell’uomo è già naturalmente  limitata in varia misura ed ordine, da cui la necessità dell’umiltà che sola ci permette di oltrepassare, riconoscendoli, i nostri limiti personali e naturali. Questo perché la coscienza è l’occhio dell’anima. Essa vede e prevede infatti, quando sia bene formata integra e matura, tutte le conseguenze dell’umano agire in modo globale, completo, prudente, impedendo all’uomo di compiere errori fatali per se o gli altri. A meno di essere autolesionisti, tutti quanti prima di agire dovrebbero considerare le conseguenze che tale agire comporta e questo nella misura più ampia possibile riguardo a tutte le sue ripercussioni future. Ma qui vi è appunto un problema che riguarda il limite della coscienza umana. Al pari di colui che subisce la paresi completa di una parte del corpo, fatto che può portare il malato a negligere ed ignorare totalmente la parte colpita al punto che questa, essendo del tutto insensibile può ferirsi, infettarsi, e non curata, condurre tutto il corpo a setticemia mortale, così accade su un altro piano a colui che compie il male per pura incoscienza delle sue conseguenze,  forse per leggerezza, forse sedotto e convinto dall’idea che possano esistere scorciatoie facili all’esistenza. La sua “paresi”, in questo caso è proprio l’incapacità di considerare le cose e le azioni nella loro globalità e ciò infatti riconduce ad uno stile di vita nichilistico, stigmatizzabile in: cogli l’attimo; del domani non v’è certezza.

La legge di Dio, il suo insegnamento, quindi, divengono una cognizione indispensabile al fine di chiarificare ed orientare la coscienza, dandoci la nozione del male (peccato) e fornendoci le chiavi per comprendere, la luce necessaria per vedere. La coscienza illuminata in tal modo ci fa comprendere e vedere come compiere il male, anche per noncuranza, verso altri danneggerà inevitabilmente noi stessi in un tempo presente o futuro, perché la Vita di cui tutti fruiamo è unica e chi maledice la Vita nell’altro, fuori di se stesso, la maledice prima ancora in se stesso. Perciò chi ha sposato la Legge di Dio non può assolutamente pensare di compiere il male deliberatamente, ma se ne guarda attentamente.

Dio parla in un modo o in un altro, ma non si fa attenzione. Parla nel sogno, visione notturna, quando cade il sopore sugli uomini e si addormentano sul loro giaciglio; apre allora l’orecchio degli uomini e con apparizioni li spaventa, per distogliere l’uomo dal male e tenerlo lontano dall’orgoglio, per preservarne l’anima dalla fossa e la sua vita dalla morte violenta. Giobbe 14-18

Il limite della coscienza (incoscienza), nel fare il male è stato ed ancora  può essere una attenuante per ammettere il perdono di Dio e dell’uomo. Ma questo è sempre meno un percorso possibile perché anche nell’autolimitare volontariamente la propria coscienza esiste una responsabilità per le conseguenze che ne possono derivare. Si assiste oggi all’assurdo (secondo la pura logica), all’autolesionismo di coloro che provano piacere chiudendo gli occhi e bene sapendo che durante la corsa hanno la probabilità di sbattere contro un ostacolo, a volte costituito purtroppo da altre persone, evidentemente non considerate come tali. Così abbiamo sempre più i drogati, gli ubriachi al volante o in altri posti di responsabilità, e via dicendo. Tutti costoro appartengono ad una categoria che autolimita, spesso volontariamente, la propria coscienza e che non considera, non vede o non vuol vedere, di conseguenza, l’impatto negativo verso la Vita che la loro azione reca. Questo aspetto della realtà nelle loro considerazioni non esiste o quasi. Non voglio pensare a quali molteplici motivazioni più o meno gravi possono condurre le persone a tale comportamento e non è mio compito giudicarle. Ma certamente, in qualche modo, dovranno rispondere di fronte a Colui che ha creato la Vita e la coscienza e passare a loro volta, in un tempo futuro (azione della Provvidenza, non della rivalsa), attraverso esperienze dolorose, malattie incluse, simili a quelle che hanno causato; ciò non per vendetta ma fino a quando non abbiano compreso, cioè fino a quando non sia stata  ripristinata l’integrità e la giusta funzione della loro coscienza. Questo indipendentemente dal perdono della colpa o dalla condanna, indipendentemente dalla Misericordia divina ed umana.

I gravami che vengono generati in tal modo, creano infatti delle ferite, delle lacune gravissime nell’individuo che compie tali azioni, cioè nello stato della sua coscienza. Se non verranno riparate egli non può accedere alla Vita in modo pieno e nessuno se non lui stesso ha il potere di riparale appunto vivendo intimamente e personalmente, prendendo coscienza di ciò che volle altrove ignorare.

Vi sono poi coloro la cui coscienza più non esiste ed è pertanto inguaribile. Stento ad immaginarmi come tal tipo di persone possano essersi generate e in qual modo riescano a vivere. Ma la Scrittura ci dice che esistono ed operano sempre e comunque il Male. Per loro un’altra strada è preparata e questo problema ormai non ci riguarda se non per puro monito ed avvertimento.

Quando Dio…. non risponde

Sono in molti a porsi spesso questo interrogativo: Ho pregato molto ma non ho ottenuto risposta alcuna da Dio. Perché?

Perciò, in molti si rivolgono spesso e preferibilmente alla Madonna o ai Santi, per non dire di peggio, pensando che siano più inclini ad accogliere le istanze e i desideri umani e che riescano in qualche modo ad ottenere una intercessione favorevole presso Colui che pare troppo giusto e duro per esaudire, comprendere l’uomo ed averne compassione.

Io credo che non ci sia nulla di più sbagliato di questo modo di pensare ed intendere il nostro rapporto col Divino.

1G 4:16 Noi abbiamo riconosciuto e creduto all’amore che Dio ha per noi. Dio è amore; chi sta nell’amore dimora in Dio e Dio dimora in lui.

Il motivo è semplice: se Dio è Amore, Egli non ha bisogno di intercessioni per sapere e comprendere i drammi degli uomini e tanto meno prenderà “lezioni” da una qualsiasi delle sue creature, per quanto Santa, visto che tutto ciò che esse possono esprimere trova la sua prima sorgente in Dio stesso. Quando Dio accoglie una intercessione da parte di una creatura, lo fa per attestare che tale Creatura è nel suo amore; è una attribuzione d’amore fatta verso l’intercessore ed un’ approvazione del suo modo di presentare ragionatamente l’intercessione. Possiamo anche dire che essendo Dio onnisciente gli era perfettamente preconosciuta l’istanza che sarebbe poi stata avanzata.

Pertanto l’intercessione e relativa preghiera presenta un rischio cioè che con essa si possa offendere Dio. Uno dice: davvero Dio è amore ma io pregando Maria e i Santi mi rivolgo proprio a coloro che incarnano l’aspetto più comprensivo  di tale amore di Dio, all’aspetto più prossimo alla mia natura umana, ovvero cerco di avvicinare Dio per il suo lato più impetrabile dal mio punto di vista.  Questo è un ragionamento che sembra umanamente corretto, ma invece è stolto ed anche blasfemo perché pretende di dividere in Dio ciò che ci fa comodo da ciò che non ci aggrada, ciò che ci è vicino da ciò che ci è lontano. Ma Dio è UNO e nessuno potrà predendere di dividerlo impunemente o di piegarlo alle viziose abitudini umane. E poi noi abbiamo già un avvocato presso Dio che è Cristo:

1Gv 2, 1 Figlioli miei, vi scrivo queste cose perché non pecchiate; ma se qualcuno ha peccato, abbiamo un avvocato presso il Padre: Gesù Cristo giusto. 2 Egli è vittima di espiazione per i nostri peccati; non soltanto per i nostri, ma anche per quelli di tutto il mondo.

e se non bastasse:

Rm 8,26 Allo stesso modo anche lo Spirito viene in aiuto alla nostra debolezza, perché nemmeno sappiamo che cosa sia conveniente domandare, ma lo Spirito stesso intercede con insistenza per noi, con gemiti inesprimibili;

Dunque chi cerca altre cose oltre a quelle date da Dio corre il rischio reale di incappare in un inganno di larghissime volute, atroce e funesto, ma evidentemente non tutti sono in grado di comprendere le cose alla luce della ragione  e della Verità senza esperire prima la loro esperienza diretta.

Tornando al tema iniziale: quando Dio non pare rispondere alle nostre istanze, ciò non è che una nostra sensazione umana dovuta alla piccolezza del nostro considerare la realtà esistenziale. Questo accade perché noi possiamo solo a fatica e superficialmente considerare ciò che ci circonda da vicino, il rapporto con alcune persone a noi legate, forse predisporre qualcosa del domani, forse ricordarci di qualcosa di ieri. Ma Dio ha presente esattamente ogni cosa, il passato il presente, il futuro di ogni esistenza ed il tutto, per quanto lo riguarda, rientra sotto la legge assoluta di giustizia oltre che quella di Amore.

Quando il bambino implora con insistenza il genitore per avere un dolcetto ed il genitore amoroso non lo esaudisce perché conosce che il quel momento gli scatenerebbe l’acetone e la malattia, il bimbo non se ne rende conto perché ignaro delle cose più grandi di lui e pensa che il genitore non lo ami e non ascolti la sua preghiera; ma quale è invece la verità? Tutti siamo in grado di conoscerla se poniamo la nostra mente sul piano delle più ampie vedute del genitore, ma essa non si vede ed originano errate considerazioni se ci ostiniamo nella mentalità limitata del bambino. Se poi il bambino caparbio si mette alla ricerca di caramelle presso sconosciuti che in apparenza sembrano più benevolenti o santi dei suoi genitori, per aggirarne il diniego ed ottenere il suo soddisfacimento, sappiamo bene tutti in cosa potrebbe incorrere oltre al male fisico sicuro causato dall’assunzione di qualcosa che per lui è nocivo.

Ora dovremmo considerare che il percorso vitale umano non è tutto gioia e felicità come certi vanno predicando e pretendono falsamente di ostentare .

La fede in Dio, la preghiera, l’osservanza reale della Legge di Dio nella vita, l’amore fondamentale per la Verità e per il Prossimo ci danno sì un’ancora di sicurezza e pace interna, ma non sono affatto garanzia o diritto acquisito ad una vita tranquilla, ad una via larga e spaziosa. Chi predica questo è un mentitore ed un apostolo dell’ipocrisia per non dir di peggio.

La vita del cristiano, invece, passa necessariamente, a volte, attraverso le valli oscure, le ingiustizie subite impietosamente, la morte dell’ego, la tristezza infinita dei momenti, la visione e il peso del Male, la Croce, per dirla in parola semplice. Questo è il Calice reale della nuova Alleanza che accettiamo di bere e condividere col Cristo, un calice che non ci è gradito umanamente ma che beviamo in onore dell’Alleanza stipulata con Dio da Gesù che lo bevve per primo anche per noi. Questa è la nostra celebrazione di fede, la nostra messa reale e quotidiana di Cristiani amanti di Dio.

Voi avrete afflizione nel mondo, disse Gesù e questa afflizione passa a volte anche attraverso il dubbio di non essere stati ascoltati da Dio. Ma non è così e verso la fine della vita ciascuno se ne renderà conto oggettivamente guardandosi all’indietro. Con la Fede noi possiamo trovare consolazione e spiegazione assai prima ed evitare di incorrere nell’errore di rivolgerci al soggetto sbagliato credendolo dio.

Guardiamoci dall’idolatria!

Il tempo delle prediche e degli insegnamenti credo sia per me sul finire. Penso che non scriverò più altre cose su questo blog perché ritengo che per ora possano bastare. Il momento della lotta si avvicina ed in tal caso solo i fatti possono parlare.

Il mio è un Augurio fondato di Speranza a tutti gli affezionati Lettori ed all’umanità per la forza e la santità del nostro Dio.

Qualsiasi cosa possa accadere fra gli uomini non temete e guardate in alto.

Buona Pasqua tutti.

Guarire con la mente

Quello che sto per dire non pretende affatto di avere valore di prova, tanto meno di prova scientifica e non pretende nemmeno di essere un metodo valido per tutti e in ogni caso di malattia possa presentarsi. Si tratta solo di alcune esperienze, osservazioni e ragionamenti personali che però potrebbero servire a motivare ed aiutare colui che si sentisse liberamente ispirato a svilupparle. Solo Dio è onnisciente e queste cose sono comunque cose umane con tutti i loro limiti seppure, a volte, di grandissima utilità.

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Il Calice

C’è un Calice pesante e triste che sta sempre davanti al Signore di tutto l’Universo. Più che un calice pare un oceano, tanto grande è il numero di coloro che in ogni tempo sono vittime inermi e incolpevoli di atroci ingiustizie.

Apocalisse 6:10 E gridarono a gran voce:
«Fino a quando, Sovrano,
tu che sei santo e verace,
non farai giustizia
e non vendicherai il nostro sangue
sopra gli abitanti della terra?».

Apocalisse 6:11 Allora venne data a ciascuno di essi una veste candida e fu detto loro di pazientare ancora un poco, finché fosse completo il numero dei loro compagni di servizio e dei loro fratelli che dovevano essere uccisi come loro.

Abbiamo qualche dubbio sul fatto che esistano molti tipi di uccisione? Oggi pare prevalere quella inapparente causata dal peso spropositato di leggi, adempimenti , imposizioni ed oneri connessi al ricatto più brutale verso la propria esistenza, che possono ad un tratto divenire insostenibili alla persona fino a far decadere in lei il senso naturale della sua dignità, del proprio onore, della propria forza. Queste cose,  in fondo, hanno lo scopo di farci  perdere la speranza nel Bene affinché ci concediamo anima e corpo al Male.

Gli empi, che sono poi coloro che si sono fatti carnefici consapevoli dei loro fratelli, a vario titolo e per propria utilità, hanno operato in modo da cucire la bocca e la lingua alle proprie vittime, affinché nemmeno potessero più lamentarsi e denunciare; hanno operato per corrompere il giudizio degli uomini, portando la loro infezione fin dentro la genetica delle leggi della società civile,  per conseguire a se stessi tutte le vie dell’impunità, la ricchezza ingiusta e quella specie di ridicola onnipotenza di cui vanno fortemente fieri.

Sì, questa è la perfezione dell’opera loro! Questa è la maturazione della loro pianta in attesa che venga il Mietitore il cui giudizio nessuno può comprare in nessun modo e a nessun prezzo. Egli non si può ricattare in alcun modo, Egli conosce ogni cosa anche la più segreta e non dimentica e giudica infallibilmente; Egli non tarderà un minuto oltre il tempo giusto per agire come deve!

Questo poco, (che non è poco), serva a consolare e guidare chi è nella sofferenza più cieca, affinché non compia atti irreparabili di autolesionismo. Sappiano coloro che sono disperati che esiste un motivo più che valido per dire ogni giorno: devo arrivare ancora a domani! Porto la mia sofferenza sapendo che il mio destino ultimo è nella mani del Signore e non degli uomini! Egli solo potrà rendermi vera giustizia e non permetterà che le porte degli inferi prevalgano contro la mia piccola Chiesa, contro il Tempio della mia Giustizia che io onoro e mi rifiuto di infrangere malgrado tutto.Devo vivere il più a lungo possibile sperando di vedere il Giorno del Signore!

E’ scritto che voi  miti erediterete la terra! E’ scritto che voi  piangenti sarte consolati da Dio stesso. E’ scritto ed è verissimo, che tutto questo Male un giorno avrà fine e con esso i suoi infami sacerdoti. Tutto ciò non per opera dell’uomo, ma per la Giustizia di Dio.

Pensateci bene: quale potere per longevo e grande sia stato ha potuto sfidare i secoli? Quale idolo non è stato mai rovesciato? Guardate bene in alto, alzate il capo invece che abbassarlo. Anche il mendicante può guardare il cielo, anche colui che siede nel fango! Dentro di voi ha inizio la vostra Libertà.

Il potere, antitesi dell’Amore

Eppure si tratta di un ragionamento semplicissimo! Ma nessuno tra i Dotti e gli Eminenti pare averlo mai compreso.

In antico, ed ancor oggi, si insegna il timor di Dio. Col Cristo però si è insegnato particolarmente l’Amore per Dio e l’Amore di Dio. Anche un idiota comprende che Dio, almeno  quello rivelatoci da Cristo, apprezzerà chi lo ama piuttosto di chi lo teme soltanto. Il timore infatti genera solo la sottomissione ma non può consentire di realizzare l’Unità di intenti, la Figliolanza. Il timore può avere certo una sua utilità momentanea, ma solo al fine di poter iniziare un dialogo edificante con uomini dalla dura cervice ed abbrutiti dalla natura materiale. Esso DEVE necessariamente lasciare il posto al dialogo dell’amore non appena l’uomo sia stato scosso da se stesso. Da servi o schiavi che erano inizialmente, gli uomini sono quindi chiamati da Dio ad essere Figli, Amici e questo si può realizzare solo se l’amore per Dio dimorerà, liberamente accolto, nei loro cuori, senza nessuna forma di costrizione o di imposizione esterna, ma soltanto perché quegli uomini si riconoscono pienamente e spontaneamente, in tutta coscienza  nel Soggetto del loro amore condividendone perciò le Leggi, la Giustizia, gli obiettivi e infine l’esistenza, la responsabilità e la Vita.

Chi agisce solo per timore della onnipotenza di Dio, avendone perciò coscienza e pure essendo minutamente fedele ad ogni sua Legge, è inferiore e retrogrado rispetto a colui che agisce motivato dall’Amore.

Tutto l’insegnamento di Gesù è volto a farci riflettere su questo concetto elementare che sebbene esposto più volte fin dall’antico Testamento ha finito per assumere una posizione di definitiva preminenza man mano che la volontà di Dio quanto all’umanità veniva chiaramente esposta.

Da ciò scaturisce direttamente una riflessione ed un giudizio pesante ed ineluttabile riguardo a certo operato delle religioni. Mi sovvengono in particolare i delitti compiuti dai cristiani, ma anche quelli più attuali che portano l’etichetta dell’Islam più estremo e fondamentalista. Il discorso corre parallelamente a quello della giustificazione secondo le opere (umane) o secondo la fede ed in parte contribuisce a spiegarne lo spirito per evitare i tremendi malintesi che da esso si sono generati.

Le conversioni forzate, le inquisizioni, le guerre di religione,  i ricatti vitali, fatti abominevoli che ricoprono da secoli la faccia del pianeta di ignominia grave per il genere umano. Cosa hanno a che fare con Dio? Cosa mai hanno preso da Dio? Nulla! Ma tutto dalla durezza dei cuori di coloro che li promossero e scatenarono, genìa malsana che ancor oggi pensa di poter ottenere un futuro su questo pianeta.

Tutti questi tentativi violenti dell’uomo di fare adorare forzosamente, con l’esercizio del potere, qualcosa che egli non vuole amare per i più disparati ed ingiudicabili motivi, sono indubbiamente alieni dalle logica, dalla volontà, dalla magnanimità e dall’azione di Dio.

Ecco dunque la sola base accettabile per tutti al fine di promuovere un dialogo inter-religioso possibile ed auspicabile: non questa o quella usanza, non le tradizioni, non i riti, non i dogmi, ma unicamente la rispondenza sostanziale delle azioni umane e degli insegnamenti alla legge dell’Amore. Tutto il resto è solo feccia inutile e tossica. Possiede la Suprema verità solo chi ha compreso ed accettato fino in fondo la Legge d’Amore che sorregge, unisce a vivifica ogni realtà ed ogni essere dell’Universo da sempre.

Qualsiasi potere  religioso o civile volto alla coartazione in ogni forma della libera volontà e scelta serena delle coscienze non produrrà mai frutti per Dio e per l’umanità ma per il maligno che infatti si adopera in ogni modo per conferire tale  potere ai suoi figli degni, a coloro che per lui sono “in odore di santità”. L’amore di Dio invece concede all’uomo insegnamenti, profeti, la fede e secoli e millenni, se occorre, affinché questi possa essere in grado di ritrovarLo con le proprie decisioni, a ragion veduta, pur attraverso molteplici errori e tentativi, conservando sempre la propria integrità e dignità di Essere. Il Cristo ci è venuto incontro, ma mai ha obbligato  sotto minaccia di morte o anatema alcuno che non lo ravvisasse giusto a fare qualcosa in nome di Dio. Al massimo lo ha voluto avvisare delle conseguenze del proprio agire, ma in modo assolutamente disinteressato ed amorevole.

Vi è perciò un Giudizio che spaventa grandemente tutti coloro che agiscono secondo il maligno ed agognano ed ottengono il potere in questo mondo ed è quello che potrebbe promanare (e un giorno promanerà universalmente), dalle coscienze umane che si sono rese conto in se stesse di questi fatti. Ciò sancirebbe la fine pascolo degli empi che solo sull’inganno dell’uomo è fecondo, ma isterilisce senza rimedio quando la visione della Verità delle cose libera le coscienze individuali per sempre dalla soggezione da ogni potere che non sia quello di Dio e del suo Amore.

La ricerca del Bene

Sono convinto che siano in molti fra gli uomini a cercare fondamentalmente il Bene, malgrado le apparenze e le incomprensioni inevitabili, gli abiti spesso ripugnanti che potrebbero indossare. Cosa vuole dire ciò?

Significa solo una cosa: che il Bene è fondamentalmente presente in molti anche se (me compreso naturalmente), possono sbagliare profondamente nel modo di cercarlo e conseguirlo!

Perchè allora il Bene non esce e trionfa, perchè non si vede o addirittura si nasconde ?

Perchè sopra di esso è stato costruito tutto un universo di falsità, un mondo che in fondo costituisce l’interfaccia avariata di valutazione ed interazione dell’uomo con l’uomo.

Abbiamo quindi davanti o accanto un uomo troppo spesso rivestito con un apparato sensorio, cognitivo, razionale che non funziona come dovrebbe per svariatissimi e spesso incolpevoli motivi quali: ristrettezze materiali, angherie e ingiustizie subite a iosa, incomprensioni, limiti mentali, ignoranza, depressione, malattia, falsa istruzione ecc.

Ora tutta l’accortezza che dobbiamo avere in noi stessi è quella di non lasciarci mai condizionare nel profondo a credere in  tutto e per tutto a quel che si vede ed appare. Così potremo trovarci, a torto o a ragione, anche a litigare o a disapprovare energicamente il nostro prossimo, il suo agire, ma in modo superficiale provvisorio, funzionale al momento, che non deve mai implicare l’odio o la pronuncia di sentenze assolute. Certo ciò può accadere, ma mai faremo di questo un fatto irrevocabile nel tentativo di far prevalere  sopra tutte la nostra ragione e verità.

Con questo modo di agire noi neghiamo la nostra forza profonda all’azione del Male che ha fomentato e fomenta ancor oggi, in ogni modo, queste incomunicabilità ed incomprensioni con conseguenti pregiudizi proprio per spingerci ad odiare con tutto il nostro cuore dei fantasmi, delle apparenze, dei sembianti che invece, a parere dello scrivente, non rispecchiano la vera sostanza dell’uomo che è fondamentalmente degna e buona.

Ora dobbiamo tener presente che questo sarà rivelato completamente e senza dubbio solo col Giudizio divino, dove ogni apparenza cadrà e verrà trafitta dalla Luce di Dio.

Allora l’umanità si riconoscerà veramente per quello che è in realtà e Verità ed il male in ogni sua forma potrà essere espulso per sempre dalla creazione e dalla sua coscienza rendendo possibile la Comunione universale e perfetta di tutti i Figli di Dio col proprio Padre e creatore.

Queste sono cose da tenere sempre ben presenti nel mondo difficile che sta venendo avanti proprio con lo scopo di farcele dimenticare e spingerci a commettere atti estremi -veri e propri riti di consacrazione di noi stessi al Male – da cui non si ritorna che assai dolorosamente e difficilmente.

Le “contraddizioni” di Dio nella Bibbia

Vi è un interrogativo suscitato in molte persone circa il comportamento di Dio nell’antico Testamento. Ne sintetizzo il senso: come  è possibile che il Dio degli ebrei abbia dato il Comandamento  NON UCCIDERE ed abbia contestualmente ordinato di sterminare (Deut . 7,16),  i popoli pagani che Israele avrebbe incontrato entrando nella terra promessa oltre che di mettere a morte quei componenti del popolo di Israele che avessero a loro volta infranto alcuni Comandamenti della Legge medesima?

Si potrebbe rispondere semplicemente e senza tema di sbagliare:

L’uomo non è a casa sua e non è padrone di nulla nemmeno della propria vita ed esistenza; il creato e tutto quello che lo circonda appartiene a Dio che ne è il creatore, il Signore a tutti gli effetti. Quando si è ospiti in casa di qualcun altro bisogna sottostare alla legge di quella casa che viene dettata dal padrone con indiscutibile potestà e diritto. A maggior ragione quando il padrone è il Signore di ogni cosa e di ogni esistenza. Invece l’uomo è avvezzo a dettare ovunque la propria legge e vorrebbe far ciò anche con Dio ma non gli riesce.

Per cercare comunque  una spiegazione plausibile,  ragionata, che soddisfi un po’ la nostra umanità permettendoci di condividere principi di giustizia e fatti sempre salvi i diritti assoluti di Dio,  dobbiamo innanzitutto immedesimarci nella situazione di quei momenti, pensare con quali uomini Dio si trovò interagire. Abbiamo un popolo in stato  di dura schiavitù che viene liberato dopo molte generazioni,  dall’intervento potente, indubitabile,  diretto e manifesto di Dio, del suo Dio che durante la schiavitù era rimasto in silenzio pure ascoltando i gemiti di Israele, forse quasi dimenticato dai più.

Esodo 3:6 E disse: «Io sono il Dio di tuo padre, il Dio di Abramo, il Dio di Isacco, il Dio di Giacobbe». Mosè allora si velò il viso, perché aveva paura di guardare verso Dio.

In quel momento Dio offre conferma alle parole pronunziate molte generazioni prima quando disse a Giacobbe:

Genesi 46:3 Riprese: «Io sono Dio, il Dio di tuo padre. Non temere di scendere in Egitto, perché laggiù io farò di te un grande popolo.

La prima domanda che sorge è questa: avrebbe potuto Dio agire diversamente di fronte ad Israele e soprattutto a Faraone? Vedendo quante piaghe ci sono volute per piegare l’Egitto al suo volere, e le molte resistenze di Mosè e di Israele, credo proprio di no. Evidentemente quei popoli non avrebbero tenuto  in considerazione chiunque non si fosse mostrato con il suo corollario di temibile potenza e gloria e Dio ha dovuto dimostrare ad amici e nemici di essere il maggiore anche in questo.

E’ arguibile, conoscendo la natura umana, che prima che  Dio si rivelasse a Mosè, dando inizio all’Esodo, le sue promesse fatte a Giacobbe siano rimaste nel campo dell’improbabile umano o racchiuse nel “limbo”per la stragrande maggioranza degli ebrei, magari serbate in segreto nelle speranze lontane del loro cuore. D’altro canto, il popolo egizio con la sua enorme cultura idolatrica, con la sua magia potente, col suo sistema politico religioso forte, presente e determinato, deve aver sicuramente influenzato anche la formazione mentale di quel popolo che deteneva in schiavitù.  Dalle parole pronunciate da alcuni di loro durante le peripezie nel deserto si comprende che qualcosa dell’Egitto era comunque rimasto in loro e doveva essere tolto di mezzo affinché Israele potesse essere in tutto il popolo che Dio gradiva.

Esodo 16:2 Nel deserto tutta la comunità degli Israeliti mormorò contro Mosè e contro Aronne.
Esodo 16:3 Gli Israeliti dissero loro: «Fossimo morti per mano del Signore nel paese d’Egitto, quando eravamo seduti presso la pentola della carne, mangiando pane a sazietà! Invece ci avete fatti uscire in questo deserto per far morire di fame tutta questa moltitudine».

Dio decide ad un certo punto di mostrarsi e farsi riconoscere indubitabilmente da tutto il popolo, ma vediamo che, messo alla prova nel deserto, quel popolo si dimentica presto di quello che ha appena visto e vissuto direttamente.

Come prima cosa Dio procede alla sua liberazione dal potente e spietato giogo egiziano, come seconda proclama la sua Legge ed instaura la propria Alleanza con Israele suggellata dall’accettazione promessa di quel popolo ad osservare la Legge medesima. In virtù di questa Alleanza stipulata proclama Israele  sua proprietà preziosa, suo strumento eletto per entrare ed agire a tutti gli effetti nel mondo cosa che sarà poi compiuta con l’ incarnazione del suo Verbo in un uomo: il Messia, il figlio di Dio.

La legge di Dio, peraltro già nota per sommi capi ai loro padri, è data per inculcare, per mostrare al popolo quale sia la vera Giustizia, per istruirlo a scegliere la via del bene e rigettare quella del male per togliere dai loro cuori ogni residuo di mentalità idolatrica appartenente all’Egitto ed ai popoli che avrebbero incontrato in seguito. Per potere fare ciò è assolutamente necessario sapere in primo luogo cosa è il bene e cosa è il male e proprio nella Legge di Mosè questo appare chiaramente delineato; grazie ad essa si comincia a formare nel popolo la coscienza e la conoscenza del proprio peccato, cioè di quello che lo divide da Dio. La Legge di Dio contempla 3 soggetti principali cui l’uomo pio deve rendere tributo, giustizia ed amore:

  • Dio, principio di tutte le cose e di tutti gli esseri,
  • l’altro, il prossimo, il vicino, il fratello
  • i genitori ovvero le proprie origini

Tutti e tre questi soggetti, ciascuno a loro modo, danno la loro vita affinchè l’uomo viva e pertanto chi uccide o vilipende costoro è reo di morte, secondo il dettato di Dio, perché agisce contro la propria vita. Che la realizzazione delle conseguenze avvenga per mano di uomini comandati da Dio in  tal senso oppure per ricaduta di conseguenze naturali non è rilevante. Anche l’idolatria pertanto è punibile con la morte, secondo questa lettura, in quanto è legge di morte e non di vita.

Da notare che questa Legge viene accepita inizialmente dal popolo in uno scenario di applicazione molto materiale, concreto, con implicazioni dirette e norme riguardanti la vita terrena e  il comportamento all’interno della comunità; la giustizia che in esse viene mostrata è, in un primo momento, assai simile, nella funzione e nell’obiettivo, a quella della legge di natura: in natura accade che la morte inevitabile del debole o del malato serve a  fortificare la specie; il soggetto debole pare avere quasi la funzione di far deviare su di se, proprio perché debole, tutte le cose negative, malattie comprese, distraendole quindi dagli altri soggetti più forti e trascinandole con se alla morte;  nelle legge di Dio data a quel popolo vi è qualcosa di analogo che viene dimostrato e stigmatizzato: non più la morte del debole fortifica la razza, ma la morte del peccatore purga il popolo (solo in seguito, col Cristo, si farà distinzione più precisa fra peccato e peccatore), laddove la morte al peccatore viene inferta, quindi stabilita quale conseguenza immediata del proprio peccato.

Quello di natura, che era adottato quale legge dai pagani, e quello di Israele sono quindi due modi apparentemente simili e solo parzialmente efficaci di toglier il male di mezzo al popolo; ma quello di Israele ha evidentemente qualcosa in più nel metodo, nello scopo immediato ed ancor più in quello finale; mira cioè ad identificare, MOSTRARE, collegare direttamente le conseguenze mortifere con la gravità estrema del male compiuto per cosciente scelta umana.

Notiamo come questo costituisca  già il primo inizio di innalzamento di quel popolo su ali di aquila da parte di Dio e come già in questa Legge siano contenute  pur in embrione tutte le più alte verità spirituali che, pure emergendo a tratti già in  tutto l’insegnamento successivo, verranno rivelate pienamente in seguito con la riaffermazione della medesima Legge operata da Gesù giunta che fu, a giudizio di Dio, la pienezza del tempo. Ciò avvenne  in forza della Giustizia spirituale, Giustizia che obbliga, in un certo senso, all’istituzione del perdono e della Grazia da parte di Dio per primo, proprio per poter essere Giustizia fino in fondo; ma questo era un ulteriore passo verso il cielo di quel cammino iniziato da Israele con l’Esodo. Naturalmente, nel popolo ebraico sono sempre esistite “primizie”, uomini che intesero, ancor prima dell’avvento di Gesù, lo Spirito puro della Legge. Vediamo quindi come il perdono delle colpe umane è sempre esistito presso Dio ma a patto che ci fosse una controparte cioè un Sacrificio unito naturalmente alla sincera volontà di ravvedimento dell’uomo. Per le colpe involontarie bastavano inizialmente i sacrifici prescritti di animali, ma per ottenere il perdono quelle più gravi ed intenzionali dovette scarificarsi il Figlio di Dio, l’Agnello per eccellenza.

Deuteronomio 7:9 Riconoscete dunque che il Signore vostro Dio è Dio, il Dio fedele, che mantiene la sua alleanza e benevolenza per mille generazioni, con coloro che l’amano e osservano i suoi comandamenti;
Deuteronomio 7:10 ma ripaga nella loro persona coloro che lo odiano, facendoli perire; non concede una dilazione a chi lo odia, ma nella sua stessa persona lo ripaga.

Con la Legge viene quindi data una prima misura della Giustizia a quel popolo e insieme, vengono date delle norme applicative il cui scopo è quello di  mostrare senza possibilità d’equivoco che la Giustizia infranta conduce effettivamente alla morte colui che la commette. Ecco quindi la funzione centrale della notissima norma: vita per vita, occhio per occhio e dente per dente. Essa afferma semplicemente un concetto di pareggio, di bilancio ponendo l’offeso sullo stesso piano dell’offensore, in comunicazione diretta ed immediata. Per quanto poi riguarda il contrasto apparente col Comandamento Non uccidere, laddove  si comanda invece di lapidare gli adulteri, i dediti alla magia, i maldicenti i genitori, i sodomiti, gli idolatri e via dicendo, occorre accettare che in tale contesto il sacerdote o il giudice o il popolo operavano quale braccio esecutivo di Dio, così come quando Israele dovrà in seguito sterminare e scacciare  i popoli che dimoravano nella sua Terra promessa.  Dio afferma in previsione di ciò:

Esodo 34:10 Il Signore disse: «Ecco io stabilisco un’alleanza: in presenza di tutto il tuo popolo io farò meraviglie, quali non furono mai compiute in nessun paese e in nessuna nazione: tutto il popolo in mezzo al quale ti trovi vedrà l’opera del Signore, perché terribile è quanto io sto per fare con te:
Esodo 34:11 Osserva dunque ciò che io oggi ti comando. Ecco io scaccerò davanti a te l’Amorreo, il Cananeo, l’Hittita, il Perizzita, l’Eveo e il Gebuseo.
Esodo 34:12 Guardati bene dal far alleanza con gli abitanti del paese nel quale stai per entrare, perché ciò non diventi una trappola in mezzo a te.
Esodo 34:13 Anzi distruggerete i loro altari, spezzerete le loro stele e taglierete i loro pali sacri.
Esodo 34:14 Tu non devi prostrarti ad altro Dio, perché il Signore si chiama Geloso: egli è un Dio geloso.
Esodo 34:15 Non fare alleanza con gli abitanti di quel paese, altrimenti, quando si prostituiranno ai loro dèi e faranno sacrifici ai loro dèi, inviteranno anche te: tu allora mangeresti le loro vittime sacrificali.
Esodo 34:16 Non prendere per mogli dei tuoi figli le loro figlie, altrimenti, quando esse si prostituiranno ai loro dèi, indurrebbero anche i tuoi figli a prostituirsi ai loro dèi.

Questo è ciò che possiamo dire se vogliamo credere a Dio ed alla verità di quanto riferito nei libri della Scrittura.

Naturalmente questa posizione offrirà anche a molti perversi, in tutta la storia umana, un modo eccellente per mascherare i propri delitti quale “Volontà di Dio”, ma così facendo non capiscono che si rivelano indubitabilmente agli occhi di Dio che li può giudicare ed indirizzare per quello che sono.

Quindi, viene rimarcato senza dubbio alcuno che esiste una bella differenza fra l’uccidere, magari con inganno e premeditazione l’inerme, il fratello o anche Dio stesso negli altri e l’uccidere solo per ottemperare la volontà del Dio sommo ed unico, ovvero nel compiere questa azione non per interesse o vizio personale come accade per l’omicida, ma come dolorosa, inevitabile necessità per estirpare il male di mezzo ed intorno ad Israele che doveva poi servire al disegno di salvezza di tutta l’umanità.

Deuteronomio 7:16 Sterminerai dunque tutti i popoli che il Signore Dio tuo sta per consegnare a te; il tuo occhio non li compianga; non servire i loro dèi, perché ciò è una trappola per te.

Altrove Dio afferma:

Deuteronomio 32:39 Ora vedete che io, io lo sono
e nessun altro è dio accanto a me.
Sono io che dò la morte e faccio vivere;
io percuoto e io guarisco
e nessuno può liberare dalla mia mano.

Questo lo dice per affermare solennemente un principio di proprietà assoluta della vendetta e del giudizio che egli solo può svolgere con vera Giustizia e che pertanto non può essergli sottratta in alcun modo dall’uomo, come può avvenire ad esempio per l’omicida a causa di un torto subito.

Tutta la storia dell’Esodo appare permeata sebbene con qualche defezionte temporanea, durante le quali Dio non risparmiò neppure gli ebrei infedeli, da questo trasporto ad eseguire in tutto la volontà del Signore da parte del popolo che pure non era univocamente integro né ancora perfetto. E’  in questa ottica che lo sterminio dei popoli idolatri e di coloro che in Israele erano rei di morte per le infrazioni alla Legge non può riconsiderarsi nel comandamento Non Uccidere, non lo può in quel momento storico e con Dio presente in mezzo a loro, visti anche i limiti oggettivi che permanevano nell’uomo di allora.

La durezza dei mezzi impiegati è presumibilmente proporzionata alla natura bruta degli attori e al loro scarso livello di comprensione spirituale, non certo ad un capriccio o contraddizione di Dio. Egli guarda  primariamente alla salvezza di coloro che ritiene di dover salvare essendo onnisciente oltre il tempo, lo spazio, i meandri e le coltri ingannevoli dei cuori umani. Pertanto il comandamento non uccidere è certamente Legge di validità universale, eterna ed assoluta nel regno di Dio ed ovunque a differenza della legge cosiddetta del taglione che rimane un insieme di norme applicative di governo terreno della giustizia, valide fino a quando non sarebbero state riformate,  anche se dettate da Dio. Il grado di comprensione spirituale di cui il popolo di Israele si rivelava progressivamente capace parrebbe quindi scandire i tempi della miglior rivelazione di Dio.

A riprova di ciò troviamo  nel profeta Geremia un altro importantissimo passo scritturale che parrebbe essere altamente contraddittorio, dopo che Dio ebbe in Esodo,  Levitico, Numeri e Deuteronomio,  dettato e ribadito in ogni modo una grandissima, articolata quantità di norme inerenti i sacrifici rituali di animali e gli olocausti:

Geremia 7:21 Dice il Signore degli eserciti, Dio di Israele: «Aggiungete pure i vostri olocausti ai vostri sacrifici e mangiatene la carne!
Geremia 7:22 In verità io non parlai né diedi comandi sull’olocausto e sul sacrificio ai vostri padri, quando li feci uscire dal paese d’Egitto.
Geremia 7:23 Ma questo comandai loro: Ascoltate la mia voce! Allora io sarò il vostro Dio e voi sarete il mio popolo;  [camminate sempre sulla strada  della giustizia che vi ho trasmesso n.d.a.] perché siate felici.

E’ evidente che la forma o la codificazione simbolica in cui le verità divine furono annunciate e fatte praticare a Israele non poteva prescindere, almeno nelle fasi iniziali di quel processo di elevazione del popolo su ali di aquila, da ciò che già quel popolo conosceva fin dai suoi antenati o vedeva praticare abitualmente dai popoli vicini pur assistendo già dall’inizio ad una modifica in senso migliorativo delle norme rituali al fine di innestarvi fin dal primo momento quel germe di Giustizia, quel tocco divino che, all’evidenza di quello che è giunto fino a noi, doveva mancare totalmente negli altri popoli pagani e idolatri non eletti. In questo contesto dobbiamo vedere, necessariamente, le motivazioni di legislazioni sacre che poi verranno addirittura dichiarate quali pratiche inutili alla salvezza (cfr. Ebrei 10, 11  ), ma il cui significato verrà sublimato in modo trascendente fino ad illuminarne il più alto, intramontabile ed autentico significato spirituale. E così siamo giunti a Cristo che, unico, completerà o compirà tutto il senso della Legge.

Qui si deduce che sulla terra  il regno di Dio è il cuore puro dell’uomo soltanto (per ora) e lì, infatti, tale Legge di Dio assume, manifesta e mantiene tutto il suo valore sacrale assoluto ed eterno che le è proprio; Non uccidere  è Legge perenne di vita eterna insieme alle altre!

In altre parole chi ha nel cuore il Regno di Dio che comanda sopra ogni altra cosa non uccide mai né gli viene mai chiesto di farlo dal Signore; chi ha nel cuore il mondo che regna, invece, può darsi che si trovi ad uccidere in molti modi e non certo incolpevoli.

Se consideriamo Dio come soggetto primario, come Origine dell’azione, come accadde sicuramente ai tempi dell’Esodo in cui si servì direttamente di Israele per dare corso al suo disegno, chi andrà a contestare a Lui: – perché mai hai sterminato Sodoma o hai fatto perire gli abitanti della terra nel diluvio e non li hai perdonati? Perché non hai avuto pietà degli egiziani e li hai fatti perire nel mare? Chi, ancora, andrà a confutare a Dio di non aver salvato il suo Figlio diletto dalla croce?

Noi siamo come argilla nelle mani del Vasaio; chi potrà dirgli: – Perché fai così?-

Accontentiamoci quindi di capire quel che possiamo, ma senza mai tralasciare l’umiltà e la Speranza. Non dimentichiamolo mai. La morte è comunque in tutti noi e Dio ha il potere di dare la vita o di toglierla a chi vuole e non per questo lo si potrà mai definire ingiusto perché se non fosse assolutamente giusto non potrebbe essere eterno. Anche il dono di poter capire qualcosa di Lui ci è all’evidenza donato. Cosa possediamo di nostro che non ci sia stato donato dall’alto?

Chi può comprendere comprenda.

Credere – Le ragioni della Fede e del razionalismo

Mi sono chiesto molte volte che cosa, in fondo in fondo, orienti, determini le persone a credere o non credere a certe verità  così come, d’altro canto, alle menzogne permettendo quindi la consumazione di inganni a volte atroci a loro danno . La cosa mi interessa particolarmente per quanto concerne l’aspetto della fede e della religione, ma non solo; vedremo come partendo da questo interrogativo sia possibile  generare un ampio corollario  di ragionamenti i quali ci aiuteranno a comprendere  l’uomo e ad indirizzare meglio,  di conseguenza,  la nostra vita.

Il ragionamento filosofico di coloro che incarnano una posizione scettica o negazionista, minuziosamente ragionata, riguardo all’esistenza di cose sovrannaturali, può essere anche accolto, ma non con valore assoluto. Concordo sul fatto da costoro rilevato che esistano effettivamente nei comportamenti dei popoli e proporzionalmente al loro grado di ignoranza, atteggiamenti comuni, direi morbosi, inclini ad accogliere acriticamente ogni preteso fatto meraviglioso,  preternaturale. Ciò non fornisce tuttavia la prova della non esistenza di piani esistenziali differenti da quello  materiale e immediatamente sensibile. Questo avviene perché da sempre la prospettiva di un evento miracoloso che infranga le ordinarie leggi di natura, sollevando anche solo nell’immaginario l’umanità dai gioghi pesanti di questa e consolandola dei timori più oscuri che essa prova, ottiene come risultato una accettazione estesa, annegando in questo impeto ogni stimolo ad una analisi critica dell’evento.

Se le realtà interiori esistessero – ed esistono – avrebbero su tutto il sistema materiale-sensoriale un superiore ruolo di determinanza dovuto proprio alla loro natura. Pertanto, il razionalismo, può anche, in determinati contesti, essere applicato alla fede con vantaggio, mentre la fede viene esclusa a priori e dalle sue origini dal razionalismo il quale parrebbe soltanto accettare come probante ciò che emerge unicamente dalle esperienze sensoriali, direttamente constatabile, provabile, ripetibile, quantificabile. Siccome la fede si rivolge necessariamente e per sua natura a cose o a caratteristiche di un soggetto non concretizzabili oggettivamente – altrimenti non sarebbe proprio necessaria – essa non può, in nessun caso essere contemplata dal ragionamento razionale e scientifico fine a se stesso, riducendosi in questo caso la diatriba tra le due parti ad un dialogo tra un sordo e un muto, dove uno, pur udendo, non può parlare e l’altro, potendo parlare, non ha i mezzi per udire.

La fede, non potendosi dimostrare con la ragione proprio ai ragionatori appare loro una forma di azzardo o di “investimento personale” ad altissimo rischio su cose non direttamente accertabili per coloro che ragionano sì con intelligenza ma solo basandosi esclusivamente sulla logica cerebrale e sui dati oggettivi forniti dal proprio apparato sensorio. Possiamo ammettere questo, poiché la fede si ancora su evidenze spesso molto personali ed interiori, che non sono altrettanto trasmissibili e condivisibili al pari di una esperienza sensoriale o scientifica. Tuttavia questo non significa né preclude il fatto che nell’uomo vi sia un’altro apparato, diverso dal sensorio, con funzione simile, ma rivolto massimamente verso la sua interiorità. Le scoperte della psicologia, relativamente recenti, ci dicono che l’interiorità umana è un sistema complesso, articolato, funzionale, con le sue leggi, i suoi linguaggi simbolici ed i suoi molti lati oscuri che  la scienza e la psicologia, ancora, non hanno potuto penetrare completamente. Esse hanno tuttavia il merito di averci dissipato molti fra i meandri oscuri che alimentavano la superstizione, compresa quella  che è radicata e tuttora coltivata all’interno delle religioni.

Ma vediamo da vicino in motivi e gli orientamenti del credere che un uomo può avere:

Penso che Credere sia, in ultima analisi, l’atto esprimente il riconoscersi e il ritrovarsi profondamente nei valori dichiarati o dimostrati di un determinato soggetto e nelle sue manifestazioni.

Chi è sinceramente alla ricerca del Dio Sommo contemporaneamente riscoprirà in se stesso i motivi di un grado sempre crescente di affinità con Lui, fino a raggiungere la completa identificazione col medesimo. E’ un percorso che tende necessariamente alla realizzazione dell’Unità, in modo ancor più completo che nell’unione coniugale o nel figlio per essa concepito concepito.

Una domanda semplice, chiara ed elementare mi è stata posta: Perché noi cristiani dobbiamo credere che il nostro Dio o il nostro insegnamento religioso, sia migliore di quello professato da altre religioni? In altre parole, quali sono le motivazioni per credere in questo Dio e non in un altro? Perché affidarci  al magistero cristiano piuttosto che  al magistero ebraico, islamico, buddista e via dicendo. Cercherò di rispondere spiegando il tragitto personale per cui sono giunto a certe conclusioni.

DIO è UNO SOLO! Pertanto non si tratta di credere o di seguire un Dio o l’altro ma, al più, di decidere quale forma di adorazione o di educazione religiosa sia  per noi la più adatta allo scopo di conoscerlo amarlo, raggiungerlo.

Chiariamo subito che Dio, in qualunque modo e sotto qualunque nome si voglia indicarlo non può essere che UNO come una  ed univoca è necessariamente la Verità. Dunque lo stesso Dio per tutti da cui tutto è nato. Già il poter riconoscere intimamente il valore, il peso e la Verità di questa affermazione crea a molte persone grossi problemi di logica e soprattutto di coerenza col proprio vissuto. Il primo passo per avere una conoscenza di Dio è proprio questo: saper comprendere, riconoscere e percepire il motivo della sua unicità. Di conseguenza tutte le manifestazioni, le religioni, le dottrine, le fedi debbono essere considerate, anche dove non siano manifestamente errate  o travisate,  come parziali, provvisorie; strumenti, veicoli recanti i germi della verità, utili a quel popolo, in quel periodo storico (anche lunghissimo), in quel contesto, per indirizzare l’uomo verso la totale conoscenza di Dio che sarà compiuta per tutti solo con l’instaurarsi del suo Regno sulla terra, cioè quando vedremo “faccia a faccia” e non “come in uno specchio”, per usare le parole di Paolo apostolo. Vediamo quindi – parlo per immagine – che la cima della medesima, altissima montagna sacra può essere raggiunta o quantomeno avvicinata tramite percorsi ed orientamenti assai differenti fra loro e partendo da “luoghi mentali” assolutamente distanti, sia nel tempo, sia nello spazio, sia nella logica. Ma l’obiettivo eterno iscritto, insito nella natura umana è sempre uno per tutti: salire nel punto più elevato possibile dal quale sarà poi facile vedere e giudicare esattamente tutto quello che all’intorno si trova più in basso. Le religioni, in particolare quelle rivelate, sono dunque quei sentieri che si percorrono a piedi, o con animali da soma  per salire alla cima e realizzare così la propria, percepita vocazione spirituale. Ma vi è un altro tracciato, non meno importante scritto questa volta all’interno dell’uomo, DI OGNI UOMO, il quale è un po’ come la sua mappa personale, la sua bussola e che gli permette di valutare ed apprezzare i progressi o i regressi del suo incedere, del suo percorso nell’avvicinarsi, nell’integrarsi a Dio. Sapere di possedere questo strumento interiore ed innato è il secondo passo per poter credere in maniera solida e dirigerci verso l’autentico BENE. A nulla servirebbe infatti sapersi orientare perfettamente mediante la stella polare, ben sapendo che indica il nord, se non si conoscesse qual’è la sua immagine o la sua posizione in mezzo ad altre stelle per poterla esattamente ed indubitabilmente identificare fra le tante  simili.

Luca 10:22 Ogni cosa mi è stata affidata dal Padre mio e nessuno sa chi è il Figlio se non il Padre, né chi è il Padre se non il Figlio e colui al quale il Figlio lo voglia rivelare».

Nel cuore di ogni uomo, infatti esiste, innato in ognuno, un complesso di fattori e di cognizioni che sono in grado di guidarlo esattamente ed infallibilmente, nel lungo termine; la cosiddetta coscienza, che non si fa sentire soltanto come rimorso per una cattiva azione compiuta, ma è un vero e proprio sistema capace di interagire con i pensieri e l’attività vitale dell’uomo, sebbene spesso permanga inascoltato, misconosciuto, travisato,  impedito, sottovalutato proprio dall’uomo esteriore con pretese di razionalità.

La religione, ma anche la scienza,  quale essa sia, non possono mai prescindere dalla coscienza individuale, non possono mai prevaricare su di essa quando invece dovrebbero aiutarne in modo puro, disinteressato e fedele lo sviluppo e la presa di cognizione difendendola efficacemente da tutte le innumerevoli manovre occulte, astute, menzognere, le quali tendono elettivamente ad alterarla o impedirla nelle sue funzioni. Inutile dire che abbiamo di fronte un binomio (credo-coscienza individuale) che risulta essere delicatissimo in quanto la menzogna può compiere a danno di esso dei guasti notevolissimi, travisando, nascondendo, invertendo le funzioni che ognuno dei suoi componenti dovrebbe avere originariamente. Perciò il processo del Credere è così spesso travagliato, sofferto e molti inganni e disillusioni vede e subisce durante il suo divenire prima di poter approdare in un porto sicuro.

Il riconoscimento di Dio.

Supponiamo di non sapere nulla di Dio, anzi disponiamoci ad esaminare tutto quanto può assomigliargli; non sapendo nulla di certo possiamo ritenere che Dio può essere qualsiasi cosa o essere cada sotto le nostre percezioni possedendo certe caratteristiche. Si faranno subito avanti molti pretendenti alla carica di “Dio”. Esaminiamoli dunque alla luce della nostra coscienza ovvero alla luce di quello che sentiamo essere dentro di noi amabile, desiderabile, bello, giusto, eterno sopra ogni cosa.

Guardiamo per prima cosa che cosa desiderano da noi i possibili “Dio” e cosa sono disposti a concederci, anche alla luce delle esperienze vissute in passato dai nostri antenati.

Si presenta il denaro, Mammoona e dice: – io ti posso concedere ogni cosa bella e desiderabile, lecita o illecita  che tu vedi in questo mondo, basta che mi rendi adeguato sacrificio in te su alcune cose: devi essere assolutamente fedele e sacerdote alle mie Leggi che imparerai ad utilizzare e praticare nel tempo e che io stesso ti insegnerò e nulla ti sarà precluso perché tutto ciò che è nel mondo, vita umana compresa, si può comprare, è solo questione di prezzo! L’unico limite nell’ottenere ciò sei tu stesso.

Si presenta un uomo che dice: io ho molto potere e credito nella società e te ne concederò una gran parte soltanto se tu mi servirai come un servo fedele e diverrai attuatore fedele, senza dare un giudizio morale, della mia volontà presso altri. Ti rammento che il Potere è una qualità superiore che domina, oltre che sul denaro, anche le coscienze degli uomini fornendo benefici che il denaro da solo non può concedere. Ti sentirai simile a Dio.

Si presenta un prete che dice: – Io ti insegnerò la vera via di Dio e sarai bene accetto e onorato all’interno della nostra comunità, in essa avrai un posto tuo e navigherai in acque tranquille, col vento sempre a favore, le faccende della tua vita saranno benedette dal Signore se farai fedelmente ciò che io ti dico. Io stesso pregherò e chiederò ad altri di per te.

Si presenta Gesù che dice: – Sarai mio amico se farai ciò che ti dico; io ti offro la porta stretta e la croce, ma per giungere alla Vita; tuttavia il mio giogo è soave e leggero.

Vediamo che qualsiasi aspirante ad essere Dio o miraglio della propria esistenza richiede invariabilmente all’uomo di osservare e praticare la sua legge, la sua volontà e promette in cambio un miglioramento dell’esistenza presente o futura, ma mentre i primi tre propongono in cambio qualcosa di allettante che ha riscontro concreto riguardo alla vita materiale, il Cristo avanza una proposta affatto diversa, praticamente opposta. Ne deduco che i primi tre lavorano per conquistarsi l’uomo attraverso i sensi la ragione mostrando la CONVENIENZA, mentre il quarto, Gesù, uccide la convenienza dei sensi e parla al cuore, all’interiorità dell’uomo, mostrando prima di tutto, e primo fra tutti, non ai sensi, ma all’intelligenza dell’anima, un ragionamento, una grandissimo disegno di Giustizia!

Matteo 5:1 Vedendo le folle, Gesù salì sulla montagna e, messosi a sedere, gli si avvicinarono i suoi discepoli.
Matteo 5:2 Prendendo allora la parola, li ammaestrava dicendo:
Matteo 5:3 «Beati i poveri in spirito,
perché di essi è il regno dei cieli.
Matteo 5:4 Beati gli afflitti,
perché saranno consolati.
Matteo 5:5 Beati i miti,
perché erediteranno la terra.
Matteo 5:6 Beati quelli che hanno fame e sete della giustizia,
perché saranno saziati.

E questo, una volta inteso a livello personale illumina il cuore di una luce incomparabile, attiva la speranza, cambia efficacemente la vita degli uomini in una condizione migliore.

Come  scegliere dunque e perché?

INDISPENSABILITA’ ASSOLUTA DELLA FEDE PER FARE UN PASSO DECISIVO CHE VADA OLTRE LE EVIDENZE DI SENSI

Il fattore discriminante in una scelta del genere non può che essere che il contenuto intimo dell’uomo, della persona e la scelta avverrà sia per una scelta istintiva, simpatica, consonante, sia attraverso un processo ragionato, magari integrato da tratti di esperienza vitale; sebbene una certa influenza possa essere temporaneamente esercitata dal proprio contesto sociale e culturale è da ritenere che nel lungo o lunghissimo periodo la sua rilevanza tenda a scemare completamente perché, prima o poi quella persona dovrà confrontarsi con la veridicità di quanto prima ritenuto come verità.

Se assumiamo come centro ideale l'uomo, esistono cose amabili che si muovono verso di esso ed altre che invece ne vengono repulse, allontanate. Per fare un esempio materiale e relativo al corpo, possiamo dire che i principi nutritivi del corpo appartengono alla prima categoria in quanto dopo esser stati assunti vengono trattenuti, mentre i veleni, gli scarti, appartengono alla seconda perchè il corpo, se anche li dovesse assumere in forma inconsapevole tende per suo immutabile principio ad allontanarli, ad espellerli da se con ogni mezzo possibile. Ora se questa forma di "intelligenza" sa operare automaticamente a prescindere dall'attività cerebrale e dalla cognizione del soggetto, a maggior ragione ciò accade per quello che riguarda le azioni emotive, intelligenti volitive o coscienti  della persona ed i relativi oggetti che ne costituiscono la sintesi pratica.

Paragonando quindi l’oggetto del credere ad un alimento ideale per la coscienza, per  la mente e per lo spirito umano possiamo trarre alcune conclusioni.

  1. L’uomo ha generalmente bisogno di credere in qualcosa; necessita di un appoggio, abbisogna di sperare, proprio come, generalmente, prova la fame e la sete; evidentemente ciò accade perchè si sente incompleto, mancante, debole, imperfetto in se stesso ed aspira naturalmente a conseguire una miglior condizione eterna. Se infatti possedesse già tutto ciò di cui abbisogna non gli servirebbe più di credere in nulla possedendo già tutto in se stesso. A riprova di ciò consideriamo gli egoisti e i presuntuosi, gli empi, i pieni di se che idealmente, auto illudendosi (ma evidentemente sbagliano), di essere il meglio sotto ogni aspetto, tendono a credere solo a se stessi disprezzando di conseguenza tutto quello che è al di fuori non contemplato o considerato degno nel proprio ego o che muove contro di esso. Chi è sazio, dunque non mangia, mentre a chi è fortemente affamato si può credere inizialmente di poter propinare di tutto, anche cibi avariati o deliberamene avvelenati quali potrebbero essere ad esempio le menzogne delle sette di ogni genere. Proprio nel campo della religione cioè del bisogno, della fame dello Spirito questa legge è valida, ma non reggerà sul lungo periodo proprio a causa della coscienza umana e dell’azione di Dio che vigila sulla sua Parola.
  2. L’uomo per indole naturale è portato a credere più facilmente in cose che sono affini, rispecchianti, collineari a quei valori e desideri che già possiede e soprattutto ama in se stesso. Ma il “se stesso” ha vari “strati di “contenuti, vari livelli dei quali il più profondo, che è quello spirituale, è anche il più importante e determinante nel lungo periodo. Le altre stratificazioni di contenuti appartengono invece all’anima ed alla mente e sono o dovrebbero essere utili e strumentali al livello spirituale che molto spesso non appare, sembra essere assente, noncurante o addormentato. Tutto questo porta nel tempo e nelle generazioni ad una costruzione coerente che si delinea infine come un via di cui si eredita il passato o il trascorso e della quale si vive, edificandolo il futuro. Ognuno ha sempre il potere di mutare la direzione di questo percorso, a ragion veduta ed in funzione di ciò che ritiene essere meglio oppure può decidere di mantenerla e di avanzare in essa.
  3. E’ quindi necessario, generalmente, che l’uomo sappia riscuotersi dalla sua naturale indolenza e trovi il motivo ed il coraggio per agire diversamente, discernendo e rifiutando le adulazioni, il fascino, il blandire dei falsi e cattivi maestri per accettare e sposare in se la verità.

L’adulterio

Gesù ha esteso il giudizio della Legge di Dio, nei riguardi dell’adulterio e di conseguenza anche di ogni altro peccato, fino a toccarne la sua prima manifestazione nel cuore umano.

Matteo 5:27 Avete inteso che fu detto: Non commettere adulterio;

Matteo 5:28 ma io vi dico: chiunque guarda una donna (soltanto) per desiderarla, ha già commesso adulterio con lei nel suo cuore.

A questo aggiungiamo un consiglio che procede sulla stessa linea estremamente pura:

Matteo 5:29 Se il tuo occhio destro ti è occasione di scandalo, cavalo e gettalo via da te: conviene che perisca uno dei tuoi membri, piuttosto che tutto il tuo corpo venga gettato nella Geenna.

Matteo 5:30 E se la tua mano destra ti è occasione di scandalo, tagliala e gettala via da te: conviene che perisca uno dei tuoi membri, piuttosto che tutto il tuo corpo vada a finire nella Geenna.

Ma poi aggiunge:

Matteo 15:18 Invece ciò che esce dalla bocca proviene dal cuore. Questo rende immondo l’uomo.

Matteo 15:19 Dal cuore, infatti, provengono i propositi malvagi, gli omicidi, gli adultèri, le prostituzioni, i furti, le false testimonianze, le bestemmie.

Viene allora da riflettere su cosa si deve fare se, come Gesù afferma, il cuore stesso è la sorgente dello scandalo e del peccato? Forse che l’uomo deve strapparselo per salvarsi?

Cosa intendeva dire Gesù con tutto questo insegnamento che dichiara in purezza e verità i dettati della Legge di Dio? Intendeva forse porre una condizione che all’uomo normale risulta impraticabile? Voleva forse dichiarare implicitamente che tutti sono già condannati nella loro stessa natura? Nessuno infatti odia la propria carne e sono davvero pochi gli uomini che non bramano, quantomeno in embrione, nel cuore, ciò che loro manca o solo appare bello prima ancora di guardare se sia legittimo. Il moto istintuale, basso, vegetativo, animale, infatti, precede e prescinde sempre dalla volontà della mente nell’uomo normale. Gli ipocriti o i superficiali solitamente seppelliscono e negano totalmente questa scomoda, implicita evidenza della condizione umana, ma non per questo essa, in loro, sparisce nel nulla. Spesso diviene anzi ancor più insidiosa perché non più riconosciuta per ciò che oggettivamente è.

Con questo Gesù afferma prima di tutto una Verità assoluta. E’ poi più che verosimile che abbia detto in tal modo intendendo rivolgersi particolarmente a tutti coloro che, come i Farisei, ritenevano di potersi giustificare da soli, interpretando la Legge di Dio spingendone fino all’assurdo l’applicazione  secondo accezione letterale,  partorendo una serie infinita di usanze, tradizioni, ritualità esteriori, liturgie che di per se non possono salvare l’uomo naturale da ciò che oggettivamente è. E’ sempre una forma di idolatria fare questo cioè costruire un simulacro di terra alla Legge divina che invece è Spirito e Vita, credendo che  possa salvarci mediante le sue assurde esasperazioni.

Gesù, io credo, volle precisare, rivolgendosi specialmente a chi esagerava  l’interpretazione e l’applicazione delle leggi di Mosè,  l’estremo limite cui effettivamente giunge la Legge di Dio. Volle in tal modo fare riflettere. Nella pratica di di essa con una pretesa esattezza umana, qualsiasi comportamento, anche di poco mancante, rispetto a tale limite verrebbe dalla Legge inevitabilmente condannato; ne deriva quindi che nessuno di quelli poteva essere giustificato in questo modo; ma essi lo avrebbero potuto comprendere solo scendendo di un poco, con umiltà dai pulpiti della millantata perfezione che si erano costruiti e conquistati nelle generazioni. Inutile precisare che questo messaggio di portata universale vale anche per i “farisei”di oggi, comunque siano travestiti e nulla ha a che fare con una questione razziale o religiosa ma solo con i contenuti di giustizia propri delle persone. Comprendiamo quindi che l’azione del volere umano diretto ad ottenere l’autopurificazione si rivela incapace di penetrare e correggere i misteriosi ed imperscrutabili anfratti del cuore, di scindere il legame pernicioso ed oneroso che incatena l’uomo rendendolo succube del peccato.

Luca 11:39 Allora il Signore gli disse: «Voi farisei purificate l’esterno della coppa e del piatto, ma il vostro interno è (rimane) pieno di rapina e di iniquità.

Potrebbe sembrare una condanna o un’invettiva durissima, ma era solo un monito in toni accesi, non perché i Farisei fossero imperfetti nella Legge, ma perché rifiutarono di riconoscerlo.

Giovanni 9:41 Gesù rispose loro: «Se foste ciechi, non avreste alcun peccato; ma siccome dite: Noi vediamo, il vostro peccato rimane».

All’uomo vengono quindi presentate da Cristo due vie possibili: quella difficilissima di realizzare in se la Legge di Dio fino ad assoluti e totali livelli di perfezione, a costo di cavarsi occhi e tagliarsi mani, oppure quella (ben più logica e praticabile), di affidarsi alla misericordia di Dio usando a sua volta  misericordia verso il prossimo, essendo cosciente delle proprie  (da se stesso), inguaribili debolezze.

L’esperienza pratica ci mostra con larga messe di esempi come laddove l’uomo abbia scelto la prima possibilità si sia immancabilmente giunti (salvo forse rarissime eccezioni che tuttavia confermano la regola), a produrre una larga messe di perfetti ipocriti, falsi con gli altri e con se stessi a tal punto da non riuscire nemmeno più a riconoscersi come tali.

Ecco, io credo, perché hanno inventato le flagellazioni, i cilici, i digiuni, le mortificazioni, umiliato la donna con burqua ed ogni altra barbara usanza. Ecco perché condannano a morte i sessualmente diversi. Ecco perché condannano a morte! Condannado a morte tutte queste manifestazioni dell’umanità essi in realtà tentano di esorcizzare quella stessa natura che si riconoscono dentro e che non possono in nessun modo scrollare da se stessi, una natura che reagisce potente agli stimoli suoi propri, malgrado ogni forma di castrazione e penitenza autoiflitta, malgrado ogni ferma volontà tesa a impedirlo, malgrado ogni preghiera ripetuta con la bocca all’infinito.

Quando infatti “quel tipo di santo” o eterno aspirante a tale condizione deve scontrarsi duramente, ogni giorno, con la propria natura corporale, animale ed i suoi limiti, piuttosto che riconoscere umilmente la propria insufficienza di fronte ad essa, sarà portato preferibilmente a nascondere la propria macchia incolpando di essa ciò che è invece null’altro che un elemento in se innocente, ma col naturale potere di eccitare la sua brama. Così, colui che nel cuore è ladro, sarà più facilmente pronto a d accusare, giudicare e condannare assolutamente colui che ostenta una ricchezza che egli desidera invece possedere ardentemente rivelando così a Dio di essere peggiore di lui.  Io credo che un vero Santo possa rimanere indifferente e puro anche in mezzo ad un circolo di donne provocanti ed invece quell’agire di iniqua castrazione e repressione inevitabilmente perpetrato da molte religioni, per lo più a carico delle donne ma non solo, a mio parere prova proprio il contrario di quello che si vorrebbe affermare; prova che oltre a non essere santi, i sedicenti perfetti sono pure grandissimi ipocriti, incapaci di comprendere i principali fondamenti reali dell’insegnamento religioso e dello Spirito di Dio.

E siccome alla fine non possono non rendersi conto di tutto ciò ecco che si riducono, si determinano ad operare solo per curare il loro aspetto esteriore, pilotare falsamente il giudizio e la considerazione degli uomini, sola cosa che a loro in fondo interessa.

Davvero accade che le persone si qualificano per sempre di fronte a Dio in comportamenti come questi!

Dunque Cristo ci dice, giustamente, che basta meno di una piuma per infrangere la Legge di Dio, basta meno di una piuma perchè la nostra anima pesi troppo sul piatto della bilancia ma, per chi sa e può ascoltare e a differenza da quanto vi hanno lasciato capire fino ad ora, non lo dice per condannarci o accusarci come invece ha fatto per millenni certa religione aliena da Dio. Lo dice perché diveniamo coscienti delle tare che l’essere umano, volente o nolente, reca in se stesso. In base a ciò è scritto giustamente:

Romani 3:23 tutti hanno peccato e sono privi della gloria di Dio,
Romani 3:24 ma sono giustificati gratuitamente per la sua grazia, in virtù della redenzione realizzata da Cristo Gesù.

Romani 3:4 Impossibile! Resti invece fermo che Dio è verace e ogni uomo mentitore,

Giovanni 8:7 E siccome insistevano nell’interrogarlo, alzò il capo e disse loro: «Chi di voi è senza peccato, scagli per primo la pietra contro di lei».

In sostanza possiamo così riassumere l’insegnamento di Gesù riguardo all’adulterio ma anche al peccato in generale:

La Legge di Dio non verrà mai meno e insiste su ogni cosa creata, ma tu, uomo, devi avere presente che sei sottomesso fin dalla nascita al regime del peccato, e questa sottomissione è uno status quo della tua attuale natura; il peccato e la sua legge, nel tuo cuore, comandano spesso, coi fatti, più della tua stessa volontà manifesta. Se credi di poterti santificare solo con la tua volontà e con le opere umane di devozione e penitenza sbagli profondamente perché invece otterrai solo il sepolcro imbiancato ovvero il tuo guscio esteriore puro (forse), ma all’interno ogni sorta di marciume permarrà indisturbata anche se sepolto nel cuore in un vaso dal coperchio di piombo. Dato che nessuno può giudicare il cuore umano, se non Dio, come puoi pretendere tu di guarirlo dal male con pratiche umane? Questo perché sei un essere nato schiavo del peccato ed il peccato ha, in varia misura, un potere ed imperio reale su di te avendo un dominio più o meno esteso su parti del tuo cuore che la tua volontà non può direttamente controllare (brame, passioni, istinti ecc.). Il confronto giudiziale con la Legge di Dio schiaccerebbe immancabilmente e soprattutto anche il più puro o giusto fra gli uomini proprio a causa di esse.

Allora che fare?

Noi sappiamo che Cristo è venuto a liberare l’uomo dal giogo della Legge, che lo condurrebbe impietosamente  e sicuramente ad un giudizio di condanna, mediante il perdono, la grazia e la misericordia; non che per questo la Legge sia abolita o sminuita di importanza, al contrario, ma una nuova via, più diritta, comprensibile, ragionevole e praticabile viene aperta all’uomo da Cristo. Essa favorisce ed incoraggia la presa di coscienza del proprio limite e, al contrario, invita l’uomo a farsi eunuco della propria volontà in favore di quella di Dio; invita l’uomo che sia cosciente della propria imperfezione e limitatezza ad affidarsi a Dio in ogni cosa, anche nell’ottenere liberazione dal proprio peccato, per quanto inconfessabile o imperdonabile possa sembrargli.

Isaia 1:18 «Su, venite e discutiamo»dice il Signore.
«Anche se i vostri peccati fossero come scarlatto,
diventeranno bianchi come neve.
Se fossero rossi come porpora,
diventeranno come lana.

Isaia 1:19 Se sarete docili e ascolterete,
mangerete i frutti della terra.

Non si dice all’uomo: – liberati dal male !-, ma lo si invita a pregare il Padre con un –Liberaci dal male! – E’ Lui che libera dunque!

Abbiamo assistito invece, nella storia di quasi tutte le religioni, ad un fiorire, ad un proliferare di posizioni, usanze ed insegnamenti tanto assoluti quanto assurdi che di queste parole di Gesù e della volontà di Dio tutto hanno colto meno che lo Spirito suo e l’intento.

Gesù non intendeva, con ciò che ha detto, fare dell’umanità una massa di persone sessualmente inibite o deviate, in vario grado, Egli non intendeva “castigare” o mutilare l’indole naturale umana affermando che anche il solo guardare  o desiderare è peccato d’adulterio commesso nel cuore.

Il suo ragionamento era diverso e potrebbe così esprimersi:

Voi tutti, che fate dell’applicazione rigorosa e formale della Legge il vostro assoluto punto di forza, di giudizio ed elezione state bene attenti, perché io vi conosco bene, so perfettamente che dentro non siete affatto esenti da certi istinti malgrado tutti i vostri duri sforzi e se sarete così rigidi e spietati nel giudicare gli altri (condannando a morte), quello che portate addosso e che a Dio non si può nascondere, varrà a farvi sicuramente condannare. Noi sappiamo che Cristo è venuto a liberare l’uomo dal giudizio della Legge mediante il perdono, la misericordia ed il dono di se stesso.

Con questo, vale sempre per tutti il Comandamento di non peccare cioè di non rendersi complici con la propria volontà dei propri istinti, di  cercare di non aggiungere, ma di sottrarre il peso della nostra personale intenzione e volontà a quello dell’eredità negativa che già portiamo addosso, grande o piccola che sia. Il rispetto del prossimo e l’amore per la vita altrui, da soli, dovrebbero essere un deterrente più che valido e ragionevole contro l’induzione a peccare oltre che un parametro per giudicare la effettiva gravità dell’azione peccaminosa.

Giovanni 8:11 Ed essa rispose: «Nessuno, Signore». E Gesù le disse: «Neanch’io ti condanno; và e d’ora in poi non peccare più».

In proposito, voglio ribadire ancora una volta che la soggezione al peccato, dalla quale tutto il genere umano è gravato, non ha nulla a che fare con la concupiscenza della carne nè si trasmette ai discendenti per mezzo di essa, come sostenuto erroneamente e non so in quale tipo di buona o cattiva fede da alcuni Padri della Chiesa ( Agostino, Ambrogio). La dimostrazione evidente, che loro non potevano prevedere, sta oggi nei figli nati dalla fecondazione in vitro, che pur essendo totalmente alieni dal concorso della libidine umana, hanno, in merito ai rapporti col peccato, una natura uguale a quella di tutti. Si tratta quindi, come ho già affermato di uno status dell’umana natura, di un livello di esistenza in cui l’uomo si è calato che si procrastina più per una trasmissione di tipo genetico che non magico e misterioso.

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