BUON NATALE!

A tutti gli affezionati lettori si questo blog, il migliore Augurio di un Natale pieno, vero e e vivo nello Spirito del Signore.

Colgo l’occasione per rendere disponibile un libro grande e prezioso, ricco di Sapienza dello Spirito Santo che io ho soltanto confezionato, riprendendo fedelmente i testi dal sito:

http://www.augustinus.it.

Si tratta dei

Commenti al Vangelo ed alla Lettera di S. Giovanni

di S. Agostino da Ippona, vescovo, filosofo, padre e dottore della Chiesa.

Questo e-book gratuito e senza fine di lucro in formato .epub  di oltre 2000 pagine è stato fatto unicamente al fine di promuoverne la lettura anche su telefonino o tablet avendo un indice, i caratteri e la conseguente impaginazione ridimensionabili a volontà, caratteristica preziosa per render comoda la lettura a chiunque voglia saziarsi poco alla volta ed in ogni anche piccolo momento disponibile utilizzando device di piccole dimensioni.

Si tratta di un approfondito, sapiente, vero e preziosissimo “Catechismo delle origini“, un compagno inseparabile e fedele per chiunque sia in cerca di Verità. Un modello di ragionamento ed introspezione in grado di rivelare e spiegare mirabilmente incredibili particolari della Scrittura e al fine di dimostrarne la assoluta coerenza nel corso del tempo. Esso costringe ed aiuta la persona a porsi importanti interrogativi, a confrontare la propria coscienza religiosa alla luce della Verità testimoniata, proclamata e spiegata mirabilmente e senza inganni o sofosticazioni fraudolente.

Cose che un vero Cristiano non dovrebbe mai,  assolutamente ingorare.

Il testo può essere letto semplicemente scaricando il file sul proprio celulare, tabelt o PC, utilizzando poi una App  per leggere i file EPUB (epub reader) o meglio, per chi possiede un account GOOGLE, caricandolo sul proprio cloud google drive ed aprendolo da quella posizione verrà caricato nella biblioteca personale di google, elaborato e reso disponibile alla lettura da ogni posizione in pochi minuti.

Auspico che questo libro possa nutrire efficacemente chiunque ne abbia il bisogno. Queste cose oggi non si insegnano quasi più se non per sommi capi e senza troppe spiegazioni eppure chi ama la Verità non le può in nessun modo ignorare. Qui sono contenuti i fondamenti del Cristianesimo!

Buona lettura e meditazione!

Natale ?

Quale risulta essere  il significato attuale di questa festa?

Non è possibile credere di celebrare Colui che nacque in una stalla per salvare il mondo intero (e spesso ingrato) coi riti pagani del tempo attuale. Orge di clamore, di consumo e spreco, di celebrazione orgogliosa del sé e  della mercificazione totale nelle quali diviene sempre più arduo rintracciare del Sacro che non sia quello relegato al ruolo infame di “reggitor di moccoli” delle umane consuetudini o tradizioni. Tutto ciò serve per distogliere dal vero, serva a illudere l’uomo e il nostro cuore, se non succube di questo, ce lo dice chiaramente facendoci avvertire ogni volta di più il vuoto cui questa strada conduce.

La Celebrazione deve pertanto essere interiore e, meglio ancora, dovrebbe essere continua, svincolata dalle date e dai tempi. La ricorrenza del calendario è null’altro che un appunto, un pro-memoria e la festa dovrebbe costituire l’occasione per essere materialmente ed interiormente liberi dagli impegni mondani al fine di ritirarsi in se stessi per pregare, meditare, riconciliarsi con Dio e gli uomini, pensare a cosa faremo domani secondo il Signore. Come i cristiani degli inizi che, a causa dell’aggressione del paganesimo, celebrarono il Signore nelle catacombe, di nascosto, così oggi io credo siamo in una situazione analoga o ancor peggiore, dato che il paganesimo stesso si è rivestito quasi perfettamente di cristianità, l’ha voluta direttamente  impersonare per colpire nel profondo l’essenza e lo Spirito stesso di questa Fonte basilare per l’uomo. La nostra catacomba attuale sia dunque il segreto del cuore rischiarato dal lume dell’intelletto che dobbiamo proteggere e custodire puri sopra ogni cosa.

Ricordiamoci sempre del Signore che sempre è presente, anche nel momento più buio. Lui ci ha già salvati infallibilmente, tutti quanti. Sia lode e gloria al Signore per sempre nei cuori di tutti gli uomini di buona volontà che gli appartengono da sempre. Nessuno potrà mai sottrarglieli e questo è il nostro vero Natale.

Un augurio di bene a tutti gli affezionati lettori ed al mondo perché ciò che è ancora vivo sappia riscuotersi e comprendere la sua vera forza in attesa che tutti i nemici nascosti vengano posti a sgabello dei piedi del Signore. Allora si alzerà la potenza del Popolo Santo che gli pppartiene.

Le “contraddizioni” di Dio nella Bibbia

Vi è un interrogativo suscitato in molte persone circa il comportamento di Dio nell’antico Testamento. Ne sintetizzo il senso: come  è possibile che il Dio degli ebrei abbia dato il Comandamento  NON UCCIDERE ed abbia contestualmente ordinato di sterminare (Deut . 7,16),  i popoli pagani che Israele avrebbe incontrato entrando nella terra promessa oltre che di mettere a morte quei componenti del popolo di Israele che avessero a loro volta infranto alcuni Comandamenti della Legge medesima?

Si potrebbe rispondere semplicemente e senza tema di sbagliare:

L’uomo non è a casa sua e non è padrone di nulla nemmeno della propria vita ed esistenza; il creato e tutto quello che lo circonda appartiene a Dio che ne è il creatore, il Signore a tutti gli effetti. Quando si è ospiti in casa di qualcun altro bisogna sottostare alla legge di quella casa che viene dettata dal padrone con indiscutibile potestà e diritto. A maggior ragione quando il padrone è il Signore di ogni cosa e di ogni esistenza. Invece l’uomo è avvezzo a dettare ovunque la propria legge e vorrebbe far ciò anche con Dio ma non gli riesce.

Per cercare comunque  una spiegazione plausibile,  ragionata, che soddisfi un po’ la nostra umanità permettendoci di condividere principi di giustizia e fatti sempre salvi i diritti assoluti di Dio,  dobbiamo innanzitutto immedesimarci nella situazione di quei momenti, pensare con quali uomini Dio si trovò interagire. Abbiamo un popolo in stato  di dura schiavitù che viene liberato dopo molte generazioni,  dall’intervento potente, indubitabile,  diretto e manifesto di Dio, del suo Dio che durante la schiavitù era rimasto in silenzio pure ascoltando i gemiti di Israele, forse quasi dimenticato dai più.

Esodo 3:6 E disse: «Io sono il Dio di tuo padre, il Dio di Abramo, il Dio di Isacco, il Dio di Giacobbe». Mosè allora si velò il viso, perché aveva paura di guardare verso Dio.

In quel momento Dio offre conferma alle parole pronunziate molte generazioni prima quando disse a Giacobbe:

Genesi 46:3 Riprese: «Io sono Dio, il Dio di tuo padre. Non temere di scendere in Egitto, perché laggiù io farò di te un grande popolo.

La prima domanda che sorge è questa: avrebbe potuto Dio agire diversamente di fronte ad Israele e soprattutto a Faraone? Vedendo quante piaghe ci sono volute per piegare l’Egitto al suo volere, e le molte resistenze di Mosè e di Israele, credo proprio di no. Evidentemente quei popoli non avrebbero tenuto  in considerazione chiunque non si fosse mostrato con il suo corollario di temibile potenza e gloria e Dio ha dovuto dimostrare ad amici e nemici di essere il maggiore anche in questo.

E’ arguibile, conoscendo la natura umana, che prima che  Dio si rivelasse a Mosè, dando inizio all’Esodo, le sue promesse fatte a Giacobbe siano rimaste nel campo dell’improbabile umano o racchiuse nel “limbo”per la stragrande maggioranza degli ebrei, magari serbate in segreto nelle speranze lontane del loro cuore. D’altro canto, il popolo egizio con la sua enorme cultura idolatrica, con la sua magia potente, col suo sistema politico religioso forte, presente e determinato, deve aver sicuramente influenzato anche la formazione mentale di quel popolo che deteneva in schiavitù.  Dalle parole pronunciate da alcuni di loro durante le peripezie nel deserto si comprende che qualcosa dell’Egitto era comunque rimasto in loro e doveva essere tolto di mezzo affinché Israele potesse essere in tutto il popolo che Dio gradiva.

Esodo 16:2 Nel deserto tutta la comunità degli Israeliti mormorò contro Mosè e contro Aronne.
Esodo 16:3 Gli Israeliti dissero loro: «Fossimo morti per mano del Signore nel paese d’Egitto, quando eravamo seduti presso la pentola della carne, mangiando pane a sazietà! Invece ci avete fatti uscire in questo deserto per far morire di fame tutta questa moltitudine».

Dio decide ad un certo punto di mostrarsi e farsi riconoscere indubitabilmente da tutto il popolo, ma vediamo che, messo alla prova nel deserto, quel popolo si dimentica presto di quello che ha appena visto e vissuto direttamente.

Come prima cosa Dio procede alla sua liberazione dal potente e spietato giogo egiziano, come seconda proclama la sua Legge ed instaura la propria Alleanza con Israele suggellata dall’accettazione promessa di quel popolo ad osservare la Legge medesima. In virtù di questa Alleanza stipulata proclama Israele  sua proprietà preziosa, suo strumento eletto per entrare ed agire a tutti gli effetti nel mondo cosa che sarà poi compiuta con l’ incarnazione del suo Verbo in un uomo: il Messia, il figlio di Dio.

La legge di Dio, peraltro già nota per sommi capi ai loro padri, è data per inculcare, per mostrare al popolo quale sia la vera Giustizia, per istruirlo a scegliere la via del bene e rigettare quella del male per togliere dai loro cuori ogni residuo di mentalità idolatrica appartenente all’Egitto ed ai popoli che avrebbero incontrato in seguito. Per potere fare ciò è assolutamente necessario sapere in primo luogo cosa è il bene e cosa è il male e proprio nella Legge di Mosè questo appare chiaramente delineato; grazie ad essa si comincia a formare nel popolo la coscienza e la conoscenza del proprio peccato, cioè di quello che lo divide da Dio. La Legge di Dio contempla 3 soggetti principali cui l’uomo pio deve rendere tributo, giustizia ed amore:

  • Dio, principio di tutte le cose e di tutti gli esseri,
  • l’altro, il prossimo, il vicino, il fratello
  • i genitori ovvero le proprie origini

Tutti e tre questi soggetti, ciascuno a loro modo, danno la loro vita affinchè l’uomo viva e pertanto chi uccide o vilipende costoro è reo di morte, secondo il dettato di Dio, perché agisce contro la propria vita. Che la realizzazione delle conseguenze avvenga per mano di uomini comandati da Dio in  tal senso oppure per ricaduta di conseguenze naturali non è rilevante. Anche l’idolatria pertanto è punibile con la morte, secondo questa lettura, in quanto è legge di morte e non di vita.

Da notare che questa Legge viene accepita inizialmente dal popolo in uno scenario di applicazione molto materiale, concreto, con implicazioni dirette e norme riguardanti la vita terrena e  il comportamento all’interno della comunità; la giustizia che in esse viene mostrata è, in un primo momento, assai simile, nella funzione e nell’obiettivo, a quella della legge di natura: in natura accade che la morte inevitabile del debole o del malato serve a  fortificare la specie; il soggetto debole pare avere quasi la funzione di far deviare su di se, proprio perché debole, tutte le cose negative, malattie comprese, distraendole quindi dagli altri soggetti più forti e trascinandole con se alla morte;  nelle legge di Dio data a quel popolo vi è qualcosa di analogo che viene dimostrato e stigmatizzato: non più la morte del debole fortifica la razza, ma la morte del peccatore purga il popolo (solo in seguito, col Cristo, si farà distinzione più precisa fra peccato e peccatore), laddove la morte al peccatore viene inferta, quindi stabilita quale conseguenza immediata del proprio peccato.

Quello di natura, che era adottato quale legge dai pagani, e quello di Israele sono quindi due modi apparentemente simili e solo parzialmente efficaci di toglier il male di mezzo al popolo; ma quello di Israele ha evidentemente qualcosa in più nel metodo, nello scopo immediato ed ancor più in quello finale; mira cioè ad identificare, MOSTRARE, collegare direttamente le conseguenze mortifere con la gravità estrema del male compiuto per cosciente scelta umana.

Notiamo come questo costituisca  già il primo inizio di innalzamento di quel popolo su ali di aquila da parte di Dio e come già in questa Legge siano contenute  pur in embrione tutte le più alte verità spirituali che, pure emergendo a tratti già in  tutto l’insegnamento successivo, verranno rivelate pienamente in seguito con la riaffermazione della medesima Legge operata da Gesù giunta che fu, a giudizio di Dio, la pienezza del tempo. Ciò avvenne  in forza della Giustizia spirituale, Giustizia che obbliga, in un certo senso, all’istituzione del perdono e della Grazia da parte di Dio per primo, proprio per poter essere Giustizia fino in fondo; ma questo era un ulteriore passo verso il cielo di quel cammino iniziato da Israele con l’Esodo. Naturalmente, nel popolo ebraico sono sempre esistite “primizie”, uomini che intesero, ancor prima dell’avvento di Gesù, lo Spirito puro della Legge. Vediamo quindi come il perdono delle colpe umane è sempre esistito presso Dio ma a patto che ci fosse una controparte cioè un Sacrificio unito naturalmente alla sincera volontà di ravvedimento dell’uomo. Per le colpe involontarie bastavano inizialmente i sacrifici prescritti di animali, ma per ottenere il perdono quelle più gravi ed intenzionali dovette scarificarsi il Figlio di Dio, l’Agnello per eccellenza.

Deuteronomio 7:9 Riconoscete dunque che il Signore vostro Dio è Dio, il Dio fedele, che mantiene la sua alleanza e benevolenza per mille generazioni, con coloro che l’amano e osservano i suoi comandamenti;
Deuteronomio 7:10 ma ripaga nella loro persona coloro che lo odiano, facendoli perire; non concede una dilazione a chi lo odia, ma nella sua stessa persona lo ripaga.

Con la Legge viene quindi data una prima misura della Giustizia a quel popolo e insieme, vengono date delle norme applicative il cui scopo è quello di  mostrare senza possibilità d’equivoco che la Giustizia infranta conduce effettivamente alla morte colui che la commette. Ecco quindi la funzione centrale della notissima norma: vita per vita, occhio per occhio e dente per dente. Essa afferma semplicemente un concetto di pareggio, di bilancio ponendo l’offeso sullo stesso piano dell’offensore, in comunicazione diretta ed immediata. Per quanto poi riguarda il contrasto apparente col Comandamento Non uccidere, laddove  si comanda invece di lapidare gli adulteri, i dediti alla magia, i maldicenti i genitori, i sodomiti, gli idolatri e via dicendo, occorre accettare che in tale contesto il sacerdote o il giudice o il popolo operavano quale braccio esecutivo di Dio, così come quando Israele dovrà in seguito sterminare e scacciare  i popoli che dimoravano nella sua Terra promessa.  Dio afferma in previsione di ciò:

Esodo 34:10 Il Signore disse: «Ecco io stabilisco un’alleanza: in presenza di tutto il tuo popolo io farò meraviglie, quali non furono mai compiute in nessun paese e in nessuna nazione: tutto il popolo in mezzo al quale ti trovi vedrà l’opera del Signore, perché terribile è quanto io sto per fare con te:
Esodo 34:11 Osserva dunque ciò che io oggi ti comando. Ecco io scaccerò davanti a te l’Amorreo, il Cananeo, l’Hittita, il Perizzita, l’Eveo e il Gebuseo.
Esodo 34:12 Guardati bene dal far alleanza con gli abitanti del paese nel quale stai per entrare, perché ciò non diventi una trappola in mezzo a te.
Esodo 34:13 Anzi distruggerete i loro altari, spezzerete le loro stele e taglierete i loro pali sacri.
Esodo 34:14 Tu non devi prostrarti ad altro Dio, perché il Signore si chiama Geloso: egli è un Dio geloso.
Esodo 34:15 Non fare alleanza con gli abitanti di quel paese, altrimenti, quando si prostituiranno ai loro dèi e faranno sacrifici ai loro dèi, inviteranno anche te: tu allora mangeresti le loro vittime sacrificali.
Esodo 34:16 Non prendere per mogli dei tuoi figli le loro figlie, altrimenti, quando esse si prostituiranno ai loro dèi, indurrebbero anche i tuoi figli a prostituirsi ai loro dèi.

Questo è ciò che possiamo dire se vogliamo credere a Dio ed alla verità di quanto riferito nei libri della Scrittura.

Naturalmente questa posizione offrirà anche a molti perversi, in tutta la storia umana, un modo eccellente per mascherare i propri delitti quale “Volontà di Dio”, ma così facendo non capiscono che si rivelano indubitabilmente agli occhi di Dio che li può giudicare ed indirizzare per quello che sono.

Quindi, viene rimarcato senza dubbio alcuno che esiste una bella differenza fra l’uccidere, magari con inganno e premeditazione l’inerme, il fratello o anche Dio stesso negli altri e l’uccidere solo per ottemperare la volontà del Dio sommo ed unico, ovvero nel compiere questa azione non per interesse o vizio personale come accade per l’omicida, ma come dolorosa, inevitabile necessità per estirpare il male di mezzo ed intorno ad Israele che doveva poi servire al disegno di salvezza di tutta l’umanità.

Deuteronomio 7:16 Sterminerai dunque tutti i popoli che il Signore Dio tuo sta per consegnare a te; il tuo occhio non li compianga; non servire i loro dèi, perché ciò è una trappola per te.

Altrove Dio afferma:

Deuteronomio 32:39 Ora vedete che io, io lo sono
e nessun altro è dio accanto a me.
Sono io che dò la morte e faccio vivere;
io percuoto e io guarisco
e nessuno può liberare dalla mia mano.

Questo lo dice per affermare solennemente un principio di proprietà assoluta della vendetta e del giudizio che egli solo può svolgere con vera Giustizia e che pertanto non può essergli sottratta in alcun modo dall’uomo, come può avvenire ad esempio per l’omicida a causa di un torto subito.

Tutta la storia dell’Esodo appare permeata sebbene con qualche defezionte temporanea, durante le quali Dio non risparmiò neppure gli ebrei infedeli, da questo trasporto ad eseguire in tutto la volontà del Signore da parte del popolo che pure non era univocamente integro né ancora perfetto. E’  in questa ottica che lo sterminio dei popoli idolatri e di coloro che in Israele erano rei di morte per le infrazioni alla Legge non può riconsiderarsi nel comandamento Non Uccidere, non lo può in quel momento storico e con Dio presente in mezzo a loro, visti anche i limiti oggettivi che permanevano nell’uomo di allora.

La durezza dei mezzi impiegati è presumibilmente proporzionata alla natura bruta degli attori e al loro scarso livello di comprensione spirituale, non certo ad un capriccio o contraddizione di Dio. Egli guarda  primariamente alla salvezza di coloro che ritiene di dover salvare essendo onnisciente oltre il tempo, lo spazio, i meandri e le coltri ingannevoli dei cuori umani. Pertanto il comandamento non uccidere è certamente Legge di validità universale, eterna ed assoluta nel regno di Dio ed ovunque a differenza della legge cosiddetta del taglione che rimane un insieme di norme applicative di governo terreno della giustizia, valide fino a quando non sarebbero state riformate,  anche se dettate da Dio. Il grado di comprensione spirituale di cui il popolo di Israele si rivelava progressivamente capace parrebbe quindi scandire i tempi della miglior rivelazione di Dio.

A riprova di ciò troviamo  nel profeta Geremia un altro importantissimo passo scritturale che parrebbe essere altamente contraddittorio, dopo che Dio ebbe in Esodo,  Levitico, Numeri e Deuteronomio,  dettato e ribadito in ogni modo una grandissima, articolata quantità di norme inerenti i sacrifici rituali di animali e gli olocausti:

Geremia 7:21 Dice il Signore degli eserciti, Dio di Israele: «Aggiungete pure i vostri olocausti ai vostri sacrifici e mangiatene la carne!
Geremia 7:22 In verità io non parlai né diedi comandi sull’olocausto e sul sacrificio ai vostri padri, quando li feci uscire dal paese d’Egitto.
Geremia 7:23 Ma questo comandai loro: Ascoltate la mia voce! Allora io sarò il vostro Dio e voi sarete il mio popolo;  [camminate sempre sulla strada  della giustizia che vi ho trasmesso n.d.a.] perché siate felici.

E’ evidente che la forma o la codificazione simbolica in cui le verità divine furono annunciate e fatte praticare a Israele non poteva prescindere, almeno nelle fasi iniziali di quel processo di elevazione del popolo su ali di aquila, da ciò che già quel popolo conosceva fin dai suoi antenati o vedeva praticare abitualmente dai popoli vicini pur assistendo già dall’inizio ad una modifica in senso migliorativo delle norme rituali al fine di innestarvi fin dal primo momento quel germe di Giustizia, quel tocco divino che, all’evidenza di quello che è giunto fino a noi, doveva mancare totalmente negli altri popoli pagani e idolatri non eletti. In questo contesto dobbiamo vedere, necessariamente, le motivazioni di legislazioni sacre che poi verranno addirittura dichiarate quali pratiche inutili alla salvezza (cfr. Ebrei 10, 11  ), ma il cui significato verrà sublimato in modo trascendente fino ad illuminarne il più alto, intramontabile ed autentico significato spirituale. E così siamo giunti a Cristo che, unico, completerà o compirà tutto il senso della Legge.

Qui si deduce che sulla terra  il regno di Dio è il cuore puro dell’uomo soltanto (per ora) e lì, infatti, tale Legge di Dio assume, manifesta e mantiene tutto il suo valore sacrale assoluto ed eterno che le è proprio; Non uccidere  è Legge perenne di vita eterna insieme alle altre!

In altre parole chi ha nel cuore il Regno di Dio che comanda sopra ogni altra cosa non uccide mai né gli viene mai chiesto di farlo dal Signore; chi ha nel cuore il mondo che regna, invece, può darsi che si trovi ad uccidere in molti modi e non certo incolpevoli.

Se consideriamo Dio come soggetto primario, come Origine dell’azione, come accadde sicuramente ai tempi dell’Esodo in cui si servì direttamente di Israele per dare corso al suo disegno, chi andrà a contestare a Lui: – perché mai hai sterminato Sodoma o hai fatto perire gli abitanti della terra nel diluvio e non li hai perdonati? Perché non hai avuto pietà degli egiziani e li hai fatti perire nel mare? Chi, ancora, andrà a confutare a Dio di non aver salvato il suo Figlio diletto dalla croce?

Noi siamo come argilla nelle mani del Vasaio; chi potrà dirgli: – Perché fai così?-

Accontentiamoci quindi di capire quel che possiamo, ma senza mai tralasciare l’umiltà e la Speranza. Non dimentichiamolo mai. La morte è comunque in tutti noi e Dio ha il potere di dare la vita o di toglierla a chi vuole e non per questo lo si potrà mai definire ingiusto perché se non fosse assolutamente giusto non potrebbe essere eterno. Anche il dono di poter capire qualcosa di Lui ci è all’evidenza donato. Cosa possediamo di nostro che non ci sia stato donato dall’alto?

Chi può comprendere comprenda.

Credere – Le ragioni della Fede e del razionalismo

Mi sono chiesto molte volte che cosa, in fondo in fondo, orienti, determini le persone a credere o non credere a certe verità  così come, d’altro canto, alle menzogne permettendo quindi la consumazione di inganni a volte atroci a loro danno . La cosa mi interessa particolarmente per quanto concerne l’aspetto della fede e della religione, ma non solo; vedremo come partendo da questo interrogativo sia possibile  generare un ampio corollario  di ragionamenti i quali ci aiuteranno a comprendere  l’uomo e ad indirizzare meglio,  di conseguenza,  la nostra vita.

Il ragionamento filosofico di coloro che incarnano una posizione scettica o negazionista, minuziosamente ragionata, riguardo all’esistenza di cose sovrannaturali, può essere anche accolto, ma non con valore assoluto. Concordo sul fatto da costoro rilevato che esistano effettivamente nei comportamenti dei popoli e proporzionalmente al loro grado di ignoranza, atteggiamenti comuni, direi morbosi, inclini ad accogliere acriticamente ogni preteso fatto meraviglioso,  preternaturale. Ciò non fornisce tuttavia la prova della non esistenza di piani esistenziali differenti da quello  materiale e immediatamente sensibile. Questo avviene perché da sempre la prospettiva di un evento miracoloso che infranga le ordinarie leggi di natura, sollevando anche solo nell’immaginario l’umanità dai gioghi pesanti di questa e consolandola dei timori più oscuri che essa prova, ottiene come risultato una accettazione estesa, annegando in questo impeto ogni stimolo ad una analisi critica dell’evento.

Se le realtà interiori esistessero – ed esistono – avrebbero su tutto il sistema materiale-sensoriale un superiore ruolo di determinanza dovuto proprio alla loro natura. Pertanto, il razionalismo, può anche, in determinati contesti, essere applicato alla fede con vantaggio, mentre la fede viene esclusa a priori e dalle sue origini dal razionalismo il quale parrebbe soltanto accettare come probante ciò che emerge unicamente dalle esperienze sensoriali, direttamente constatabile, provabile, ripetibile, quantificabile. Siccome la fede si rivolge necessariamente e per sua natura a cose o a caratteristiche di un soggetto non concretizzabili oggettivamente – altrimenti non sarebbe proprio necessaria – essa non può, in nessun caso essere contemplata dal ragionamento razionale e scientifico fine a se stesso, riducendosi in questo caso la diatriba tra le due parti ad un dialogo tra un sordo e un muto, dove uno, pur udendo, non può parlare e l’altro, potendo parlare, non ha i mezzi per udire.

La fede, non potendosi dimostrare con la ragione proprio ai ragionatori appare loro una forma di azzardo o di “investimento personale” ad altissimo rischio su cose non direttamente accertabili per coloro che ragionano sì con intelligenza ma solo basandosi esclusivamente sulla logica cerebrale e sui dati oggettivi forniti dal proprio apparato sensorio. Possiamo ammettere questo, poiché la fede si ancora su evidenze spesso molto personali ed interiori, che non sono altrettanto trasmissibili e condivisibili al pari di una esperienza sensoriale o scientifica. Tuttavia questo non significa né preclude il fatto che nell’uomo vi sia un’altro apparato, diverso dal sensorio, con funzione simile, ma rivolto massimamente verso la sua interiorità. Le scoperte della psicologia, relativamente recenti, ci dicono che l’interiorità umana è un sistema complesso, articolato, funzionale, con le sue leggi, i suoi linguaggi simbolici ed i suoi molti lati oscuri che  la scienza e la psicologia, ancora, non hanno potuto penetrare completamente. Esse hanno tuttavia il merito di averci dissipato molti fra i meandri oscuri che alimentavano la superstizione, compresa quella  che è radicata e tuttora coltivata all’interno delle religioni.

Ma vediamo da vicino in motivi e gli orientamenti del credere che un uomo può avere:

Penso che Credere sia, in ultima analisi, l’atto esprimente il riconoscersi e il ritrovarsi profondamente nei valori dichiarati o dimostrati di un determinato soggetto e nelle sue manifestazioni.

Chi è sinceramente alla ricerca del Dio Sommo contemporaneamente riscoprirà in se stesso i motivi di un grado sempre crescente di affinità con Lui, fino a raggiungere la completa identificazione col medesimo. E’ un percorso che tende necessariamente alla realizzazione dell’Unità, in modo ancor più completo che nell’unione coniugale o nel figlio per essa concepito concepito.

Una domanda semplice, chiara ed elementare mi è stata posta: Perché noi cristiani dobbiamo credere che il nostro Dio o il nostro insegnamento religioso, sia migliore di quello professato da altre religioni? In altre parole, quali sono le motivazioni per credere in questo Dio e non in un altro? Perché affidarci  al magistero cristiano piuttosto che  al magistero ebraico, islamico, buddista e via dicendo. Cercherò di rispondere spiegando il tragitto personale per cui sono giunto a certe conclusioni.

DIO è UNO SOLO! Pertanto non si tratta di credere o di seguire un Dio o l’altro ma, al più, di decidere quale forma di adorazione o di educazione religiosa sia  per noi la più adatta allo scopo di conoscerlo amarlo, raggiungerlo.

Chiariamo subito che Dio, in qualunque modo e sotto qualunque nome si voglia indicarlo non può essere che UNO come una  ed univoca è necessariamente la Verità. Dunque lo stesso Dio per tutti da cui tutto è nato. Già il poter riconoscere intimamente il valore, il peso e la Verità di questa affermazione crea a molte persone grossi problemi di logica e soprattutto di coerenza col proprio vissuto. Il primo passo per avere una conoscenza di Dio è proprio questo: saper comprendere, riconoscere e percepire il motivo della sua unicità. Di conseguenza tutte le manifestazioni, le religioni, le dottrine, le fedi debbono essere considerate, anche dove non siano manifestamente errate  o travisate,  come parziali, provvisorie; strumenti, veicoli recanti i germi della verità, utili a quel popolo, in quel periodo storico (anche lunghissimo), in quel contesto, per indirizzare l’uomo verso la totale conoscenza di Dio che sarà compiuta per tutti solo con l’instaurarsi del suo Regno sulla terra, cioè quando vedremo “faccia a faccia” e non “come in uno specchio”, per usare le parole di Paolo apostolo. Vediamo quindi – parlo per immagine – che la cima della medesima, altissima montagna sacra può essere raggiunta o quantomeno avvicinata tramite percorsi ed orientamenti assai differenti fra loro e partendo da “luoghi mentali” assolutamente distanti, sia nel tempo, sia nello spazio, sia nella logica. Ma l’obiettivo eterno iscritto, insito nella natura umana è sempre uno per tutti: salire nel punto più elevato possibile dal quale sarà poi facile vedere e giudicare esattamente tutto quello che all’intorno si trova più in basso. Le religioni, in particolare quelle rivelate, sono dunque quei sentieri che si percorrono a piedi, o con animali da soma  per salire alla cima e realizzare così la propria, percepita vocazione spirituale. Ma vi è un altro tracciato, non meno importante scritto questa volta all’interno dell’uomo, DI OGNI UOMO, il quale è un po’ come la sua mappa personale, la sua bussola e che gli permette di valutare ed apprezzare i progressi o i regressi del suo incedere, del suo percorso nell’avvicinarsi, nell’integrarsi a Dio. Sapere di possedere questo strumento interiore ed innato è il secondo passo per poter credere in maniera solida e dirigerci verso l’autentico BENE. A nulla servirebbe infatti sapersi orientare perfettamente mediante la stella polare, ben sapendo che indica il nord, se non si conoscesse qual’è la sua immagine o la sua posizione in mezzo ad altre stelle per poterla esattamente ed indubitabilmente identificare fra le tante  simili.

Luca 10:22 Ogni cosa mi è stata affidata dal Padre mio e nessuno sa chi è il Figlio se non il Padre, né chi è il Padre se non il Figlio e colui al quale il Figlio lo voglia rivelare».

Nel cuore di ogni uomo, infatti esiste, innato in ognuno, un complesso di fattori e di cognizioni che sono in grado di guidarlo esattamente ed infallibilmente, nel lungo termine; la cosiddetta coscienza, che non si fa sentire soltanto come rimorso per una cattiva azione compiuta, ma è un vero e proprio sistema capace di interagire con i pensieri e l’attività vitale dell’uomo, sebbene spesso permanga inascoltato, misconosciuto, travisato,  impedito, sottovalutato proprio dall’uomo esteriore con pretese di razionalità.

La religione, ma anche la scienza,  quale essa sia, non possono mai prescindere dalla coscienza individuale, non possono mai prevaricare su di essa quando invece dovrebbero aiutarne in modo puro, disinteressato e fedele lo sviluppo e la presa di cognizione difendendola efficacemente da tutte le innumerevoli manovre occulte, astute, menzognere, le quali tendono elettivamente ad alterarla o impedirla nelle sue funzioni. Inutile dire che abbiamo di fronte un binomio (credo-coscienza individuale) che risulta essere delicatissimo in quanto la menzogna può compiere a danno di esso dei guasti notevolissimi, travisando, nascondendo, invertendo le funzioni che ognuno dei suoi componenti dovrebbe avere originariamente. Perciò il processo del Credere è così spesso travagliato, sofferto e molti inganni e disillusioni vede e subisce durante il suo divenire prima di poter approdare in un porto sicuro.

Il riconoscimento di Dio.

Supponiamo di non sapere nulla di Dio, anzi disponiamoci ad esaminare tutto quanto può assomigliargli; non sapendo nulla di certo possiamo ritenere che Dio può essere qualsiasi cosa o essere cada sotto le nostre percezioni possedendo certe caratteristiche. Si faranno subito avanti molti pretendenti alla carica di “Dio”. Esaminiamoli dunque alla luce della nostra coscienza ovvero alla luce di quello che sentiamo essere dentro di noi amabile, desiderabile, bello, giusto, eterno sopra ogni cosa.

Guardiamo per prima cosa che cosa desiderano da noi i possibili “Dio” e cosa sono disposti a concederci, anche alla luce delle esperienze vissute in passato dai nostri antenati.

Si presenta il denaro, Mammoona e dice: – io ti posso concedere ogni cosa bella e desiderabile, lecita o illecita  che tu vedi in questo mondo, basta che mi rendi adeguato sacrificio in te su alcune cose: devi essere assolutamente fedele e sacerdote alle mie Leggi che imparerai ad utilizzare e praticare nel tempo e che io stesso ti insegnerò e nulla ti sarà precluso perché tutto ciò che è nel mondo, vita umana compresa, si può comprare, è solo questione di prezzo! L’unico limite nell’ottenere ciò sei tu stesso.

Si presenta un uomo che dice: io ho molto potere e credito nella società e te ne concederò una gran parte soltanto se tu mi servirai come un servo fedele e diverrai attuatore fedele, senza dare un giudizio morale, della mia volontà presso altri. Ti rammento che il Potere è una qualità superiore che domina, oltre che sul denaro, anche le coscienze degli uomini fornendo benefici che il denaro da solo non può concedere. Ti sentirai simile a Dio.

Si presenta un prete che dice: – Io ti insegnerò la vera via di Dio e sarai bene accetto e onorato all’interno della nostra comunità, in essa avrai un posto tuo e navigherai in acque tranquille, col vento sempre a favore, le faccende della tua vita saranno benedette dal Signore se farai fedelmente ciò che io ti dico. Io stesso pregherò e chiederò ad altri di per te.

Si presenta Gesù che dice: – Sarai mio amico se farai ciò che ti dico; io ti offro la porta stretta e la croce, ma per giungere alla Vita; tuttavia il mio giogo è soave e leggero.

Vediamo che qualsiasi aspirante ad essere Dio o miraglio della propria esistenza richiede invariabilmente all’uomo di osservare e praticare la sua legge, la sua volontà e promette in cambio un miglioramento dell’esistenza presente o futura, ma mentre i primi tre propongono in cambio qualcosa di allettante che ha riscontro concreto riguardo alla vita materiale, il Cristo avanza una proposta affatto diversa, praticamente opposta. Ne deduco che i primi tre lavorano per conquistarsi l’uomo attraverso i sensi la ragione mostrando la CONVENIENZA, mentre il quarto, Gesù, uccide la convenienza dei sensi e parla al cuore, all’interiorità dell’uomo, mostrando prima di tutto, e primo fra tutti, non ai sensi, ma all’intelligenza dell’anima, un ragionamento, una grandissimo disegno di Giustizia!

Matteo 5:1 Vedendo le folle, Gesù salì sulla montagna e, messosi a sedere, gli si avvicinarono i suoi discepoli.
Matteo 5:2 Prendendo allora la parola, li ammaestrava dicendo:
Matteo 5:3 «Beati i poveri in spirito,
perché di essi è il regno dei cieli.
Matteo 5:4 Beati gli afflitti,
perché saranno consolati.
Matteo 5:5 Beati i miti,
perché erediteranno la terra.
Matteo 5:6 Beati quelli che hanno fame e sete della giustizia,
perché saranno saziati.

E questo, una volta inteso a livello personale illumina il cuore di una luce incomparabile, attiva la speranza, cambia efficacemente la vita degli uomini in una condizione migliore.

Come  scegliere dunque e perché?

INDISPENSABILITA’ ASSOLUTA DELLA FEDE PER FARE UN PASSO DECISIVO CHE VADA OLTRE LE EVIDENZE DI SENSI

Il fattore discriminante in una scelta del genere non può che essere che il contenuto intimo dell’uomo, della persona e la scelta avverrà sia per una scelta istintiva, simpatica, consonante, sia attraverso un processo ragionato, magari integrato da tratti di esperienza vitale; sebbene una certa influenza possa essere temporaneamente esercitata dal proprio contesto sociale e culturale è da ritenere che nel lungo o lunghissimo periodo la sua rilevanza tenda a scemare completamente perché, prima o poi quella persona dovrà confrontarsi con la veridicità di quanto prima ritenuto come verità.

Se assumiamo come centro ideale l'uomo, esistono cose amabili che si muovono verso di esso ed altre che invece ne vengono repulse, allontanate. Per fare un esempio materiale e relativo al corpo, possiamo dire che i principi nutritivi del corpo appartengono alla prima categoria in quanto dopo esser stati assunti vengono trattenuti, mentre i veleni, gli scarti, appartengono alla seconda perchè il corpo, se anche li dovesse assumere in forma inconsapevole tende per suo immutabile principio ad allontanarli, ad espellerli da se con ogni mezzo possibile. Ora se questa forma di "intelligenza" sa operare automaticamente a prescindere dall'attività cerebrale e dalla cognizione del soggetto, a maggior ragione ciò accade per quello che riguarda le azioni emotive, intelligenti volitive o coscienti  della persona ed i relativi oggetti che ne costituiscono la sintesi pratica.

Paragonando quindi l’oggetto del credere ad un alimento ideale per la coscienza, per  la mente e per lo spirito umano possiamo trarre alcune conclusioni.

  1. L’uomo ha generalmente bisogno di credere in qualcosa; necessita di un appoggio, abbisogna di sperare, proprio come, generalmente, prova la fame e la sete; evidentemente ciò accade perchè si sente incompleto, mancante, debole, imperfetto in se stesso ed aspira naturalmente a conseguire una miglior condizione eterna. Se infatti possedesse già tutto ciò di cui abbisogna non gli servirebbe più di credere in nulla possedendo già tutto in se stesso. A riprova di ciò consideriamo gli egoisti e i presuntuosi, gli empi, i pieni di se che idealmente, auto illudendosi (ma evidentemente sbagliano), di essere il meglio sotto ogni aspetto, tendono a credere solo a se stessi disprezzando di conseguenza tutto quello che è al di fuori non contemplato o considerato degno nel proprio ego o che muove contro di esso. Chi è sazio, dunque non mangia, mentre a chi è fortemente affamato si può credere inizialmente di poter propinare di tutto, anche cibi avariati o deliberamene avvelenati quali potrebbero essere ad esempio le menzogne delle sette di ogni genere. Proprio nel campo della religione cioè del bisogno, della fame dello Spirito questa legge è valida, ma non reggerà sul lungo periodo proprio a causa della coscienza umana e dell’azione di Dio che vigila sulla sua Parola.
  2. L’uomo per indole naturale è portato a credere più facilmente in cose che sono affini, rispecchianti, collineari a quei valori e desideri che già possiede e soprattutto ama in se stesso. Ma il “se stesso” ha vari “strati di “contenuti, vari livelli dei quali il più profondo, che è quello spirituale, è anche il più importante e determinante nel lungo periodo. Le altre stratificazioni di contenuti appartengono invece all’anima ed alla mente e sono o dovrebbero essere utili e strumentali al livello spirituale che molto spesso non appare, sembra essere assente, noncurante o addormentato. Tutto questo porta nel tempo e nelle generazioni ad una costruzione coerente che si delinea infine come un via di cui si eredita il passato o il trascorso e della quale si vive, edificandolo il futuro. Ognuno ha sempre il potere di mutare la direzione di questo percorso, a ragion veduta ed in funzione di ciò che ritiene essere meglio oppure può decidere di mantenerla e di avanzare in essa.
  3. E’ quindi necessario, generalmente, che l’uomo sappia riscuotersi dalla sua naturale indolenza e trovi il motivo ed il coraggio per agire diversamente, discernendo e rifiutando le adulazioni, il fascino, il blandire dei falsi e cattivi maestri per accettare e sposare in se la verità.

La speranza: “respiro” dello spirito

Considero personalmente la Speranza una facoltà eccezionale data all’uomo, un vero potere che è in grado di fargli superare con una forza inusitata ogni valle oscura gli si presenti davanti.

Indipendentemente dall’obiettivo o dal soggetto in cui possiamo aver riposto speranza, tutti ne abbiamo constatato qualche volta la potenza.

A conferma, è vero che non esiste miglior mezzo per fiaccare l’uomo che individuare dove ed in cosa egli ripone la sua prima speranza e poi privarlo di essa invalidandone o interdicendone in qualunque modo l’oggetto. Io credo che un uomo privato di ogni speranza sia poco più che un uomo morto… cioè incapace di avanzare, di gioire, di migliorare, di essere attivo anche spiritualmente. Un preda annunciata per il suo nemico ed anche per le malattie! Nell’antichità la profanazione del tempio dei popoli vinti e l’oltraggio ai simulacri degli déi ivi adorati corrispondeva precisamente a questo fine; distruggere la suprema speranza di quel popolo per renderlo più facilmente assoggettabile abbattendone la forza profonda e spirituale.F

A volte, perfino la speranza riposta in un bel sogno o in una palese utopia ha il temporaneo potere di sollevare il dolore ed aiutare l’uomo a trascorrere, ad “attraversare” alcuni momenti difficili, apparentemente interminabili ma sempre passeggeri, dell’esistenza.

Ispirare motivata speranza agli altri significa incoraggiare, aiutare la vita, toglierla o tradirla deliberatamente per fine malvagio ha la stessa valenza di uccidere.

A maggior ragione essa dà forza a chi individua, propone e stabilisce come mira della sua esistenza qualcosa che è realmente Alto, Bello nella Verità, universalmente valido ed eterno, amabile, dato che una valida speranza può anche essere a volte riposta nell’uomo o in cose caduche, ma può funzionare solo per fini parimenti caduchi e limitati. Se poi la speranza è riposta con stoltezza o sopra un occulto inganno,  ecco che allora la si deve meglio chiamare col nome di illusione. La ragione sorretta dalla giustizia deve essere posta quale baluardo affinché ciò non accada. La ragione ci aiuta a scoprire, trovare e suscitare la nostra interiorità migliore  che sorreggerà poi, a sua volta, la ragione nelle sue scelte. E’ necessario inoltre considerare su quale piano di ragionamento si intende procedere ed agire perché ciò che può valere per il piano materiale spesso non concorda con quanto vale in quello spirituale così che mai e poi mai la ricchezza, che nel mondo alimenta le facili fedi e le sicure speranze di molti, potrà influire o migliorare le qualità del proprio spirito o della propria giustizia; casomai è più facile che possa peggiorarle. In tal modo anche  le speranze dell’uomo spirituale sono di natura differente da quelle ispirate dalla natura materiale e carnale.

Si impegna spesso l’esistenza intera per identificare personalmente al meglio quale sia il motivo, l’oggetto o il “luogo” di una vera Speranza, per perfezionare questo si attua, in bene o in male, ogni tentativo, ogni progresso ed ogni miglioria del proprio modus vivendi; solo per essa non ci si siede per terra ad oziare e non si smette mai di ricercare cosa sia il Meglio malgrado esposti al rischio di cadute ed errori.

Perciò parlerò ora della speranza riposta in quello che è da sempre l’obiettivo più alto ed inarrivabile per qualsiasi uomo: Dio.

Sebbene Egli sia, in ogni cosa e in ogni essere, il Signore del mondo, rimane troppe volte lontano più che altro per una questione di incomprensione o impreparazione ancora presenti da parte dell’uomo. Di qui la necessità di avere Speranza, unica cosa capace di collegarci idealmente e spiritualmente con ciò che ancora non possediamo ma a cui agogniamo disperatamente. In questo, devo dire che l’annuncio cristiano ha quantomeno saputo individuare le più alte aspettative del cuore umano proponendo alla ragione del cuore e della mente una via possibile, percorribile e plausibile, appunto un obiettivo di speranza suprema e totale in grado di rimediare efficacemente ogni torto ed ogni lacrima fin oltre la barriera del tempo e della morte. I cristiani sperano di vedere realizzato un già stabilito rapporto filiale con Dio in quanto Egli, mediante il Cristo si è voluto rivelare come Padre di ogni uomo. Non siamo dunque schiavi né servi ma figli, ma  il compimento di questa promessa ora possiamo pregustarlo solo con la Speranza per causa del mondo e fino a quando il tempo non sia finito.

La dottrina cristiana definisce Virtù la speranza e la associa giustamente alla Fede ed alla Carità in quanto servono in pratica a connotare una sola, precisa posizione  e disposizione spirituale dell’uomo. E’ infatti sul piano spirituale che la Speranza per antonomasia agisce. La definirei ” respiro dello spirito umano”.  Non si spera in Dio senza avere fede in Lui così come se non si ha carità, cioè amore e buona volontà, verso di Lui. Notare che Fede e Carità nei confronti di Dio implicitamente necessitano della disponibilità interiore umana a dare credito illimitato a Dio, unico tipo di credito , che anche e soprattutto una persona poverissima può concedere liberamente se non condizionata da un eccessivo amor proprio. Essa infatti finirà per pensare più o meno così: – La mia vita non mi da nessuna speranza di bene, non ho più nulla da perdere perché mi è stato tolto tutto, che cosa rischio a dare fiducia a Dio? Mi rimane solo lui dopo tutto.

Le parole del Salmo sono quindi il suo pensiero senza che magari lo sappia:

Salmi 38:8 Ora, che attendo, Signore? In te la mia speranza.

Salmi 61:7 Lui solo è mia rupe e mia salvezza, mia roccia di difesa: non potrò vacillare.
Salmi 61:8 In Dio è la mia salvezza e la mia gloria; il mio saldo rifugio, la mia difesa è in Dio.

Comprendete che invece per chi povero non è – e non solo in termini di denaro ma soprattutto di orgoglio e forza personale – gli interrogativi che sorgono possono essere di tutt’altra natura: –Mi conviene? Perchè devo affrontare un rischio o una perdita quando sto benissimo così come sono?-

Ma per questi è scritto:

Proverbi 11:7 Con la morte dell’empio svanisce ogni sua speranza, la fiducia dei malvagi scompare. [perché è riposta in cose del mondo che non sono eterne e quindi debbono essere considerate  ispiratrici di fatue e mendaci speranze]

Ma cosa impedisce ancora  a certi uomini di vivere con speranza, di vivere anche di speranza ?

Io penso che sarebbe troppo facile dire: perché o non hanno carità o non hanno fede, anche se ciò potrebbe essere vero; il problema viene solo trasferito dalla speranza alla fede o alla carità e il risultato comunque non cambia. Non se ne viene a capo. E’ evidente però che deve infine trattarsi di una precisa posizione, condizione  o determinazione personale.

Tutti gli uomini incontrano, più o meno decifrate,  un certo numero di rivelazioni della verità durante tutta la loro vita. Esse sono spesso dissimulate  nei contatti e nei contenuti che la vita stessa impone e trasmette; sono come imbocchi di sentieri che possiamo valutare e decidere di percorrere o scartare, sono nascosti in una foresta di dubbio ed incertezza e pochi ed a volte incerti sono gli elementi per valutarne preventivamente il valore reale. Esistono dei fari di illuminazione come gli insegnamenti etici e religiosi, ma necessitano sempre dell’azione e della ragione umana per essere utilizzati correttamente. Alcuni riescono a scorgere subito una via da seguire, giusta o sbagliata che sia, altri rimangono interdetti, a volte traumatizzati o disillusi da precedenti esperienze negative,  a volte traditi brutalmente nella loro interiore verginità, a volte semplicemente incapaci di operare dei distinguo su ciò che viene loro incontro, impediti da freni od ostacoli interiori non facilmente esplicabili.

Io mi sono convinto che una propria speranza con la S maiuscola un uomo la debba coltivare, accudire, potare, indirizzare, custodire come una pianta amata capace di crescere in terra fino toccare il cielo. Per fare questo egli deve chiamare a raccolta tutte le sue doti migliori di volontà, obiettività, giustizia, conoscenza, equilibrio, esperienza, sapienza e via dicendo. Su tutto deve dominare l’umiltà e la preghiera poiché non siamo assoluti né onniscenti e gli stessi istrumenti che utilizziamo per avanzare e comprendere necessitano di continui emendamenti perchè imperfetti, costituzionalmente impuri. E’  un processo che altri chiamano santificazione. Anch’essi comunque, quali siano, operano di concerto e servono bene solo obbedendo reciprocamente alla legge della Carità sì che uno serve a sorreggere e migliorare l’altro in continuazione affinché tutto l’uomo possa avanzare nella chiarificazione di se stesso fino a scorgere nitidamente e quindi “respirare” nel cuore  l’immagine del Vero Dio, la Promessa di Dio che in lui abita da sempre e che sarà totale e pienamente tangibile solo alla fine dei tempi divenendo l’unica realtà possibile . E’ questo che ha il potere di alimentare una speranza che diviene ogni giorno più vicina e reale. Tutti siamo imperfetti e perfettibili in questo a meno di non essere vincolati immotivatamente da qualcosa nel nostro animo e non volercene, anche irrazionalmente, staccare. Come ripeto, uno solo di questi vincoli ha il potere di arrestare o inibire il progresso e l’azione tutte le altre facoltà e di arrestare così il progresso dell’uomo. Allora la sua speranza comincia a morire poco a poco senza che egli se ne avveda o scade di livello verso obiettivi sempre meno utili alla vita sotto ogni profilo.

Nel secolo presente, tutto pare congiurare per uccidere la Speranza dell’uomo. Da questo punto di vista, cioè quello della Speranza interiore, noi possiamo ben vedere in azione la tenebra fitta o la bestia coi denti di ferro o qualsiasi altra figura biblica possa dare l’idea di soffocamento inesorabile della giustizia, di grave minaccia per l’integrità e l’esistenza dei giusti. Viene meno ogni giorno ed in ogni atto un brano di giustizia reale o di bene e nel contempo si avanzano tronfie e false un gran numero di illusioni, di sorgenti di falsa speranza. Il fine di questo andazzo del mondo è fin troppo evidente. Una cosa per spingere e l’altra per attrarre, ma il luogo verso cui vorrebbero condurre è il baratro. Si cerca di dimostrare all’uomo che l’uomo (l’altro) è sostanzialmente satanico incoraggiando così il suo orgoglio personale e rendendolo preda a sua volta dello stesso male che condannerebbe negli altri. Da ciò comprendiamo che siamo di fronte ad una fase dello scontro estremo che si sta attuando sempre più velocemente. I tempi dunque precipitano… Il comprendere questo deve servire a rafforzare la nostra speranza, non a fiaccarla e poter fare questo dipende solo dall’aver posto realmente le fondamenta della nostra casa sulla roccia. Per i credenti Dio è la Roccia eterna e Cristo la pietra d’angolo.

Il Signore che ha liberato Israele dall’Egitto ha detto:

Ezechiele 34:11 Perché dice il Signore Dio: Ecco, io stesso cercherò le mie pecore e ne avrò cura.

Io stesso! Espressione chiara che non lascia spazio ad alcun se o ma. Considerino bene tutti quelli che credono e sperano il Lui che promessa hanno davanti proveniente dal Fedele e dal Verace per antonomasia.

Noi credenti abbiamo speranza perché ci è stata fatta una grande promessa e non nuda, ma corredata delle indispensabili caparre.

La nostra stella, in questa navigazione cieca a causa delle sempre più fitte tenebre esteriori siano tutte le virtù che originano ed appartengono a quella stessa Eterna Promessa. La nostra reale fedeltà in questo è la miglior condizione e garanzia che possiamo darci affinché la nostra più pura speranza  possa divenire realtà.

Fecondazione in vitro: chiesa contraria, perché?

Un’ occasione per evidenziare alcuni errori di interpretazione

Una semplice questione:

I bambini concepiti “in vitro” nascono senza che la loro esistenza dipenda da un atto sessuale; essi vengono al mondo senza una  unione intrinsecamente peccaminosa o impura in cui la concupiscenza della carne potrebbe, secondo alcuni modi d’intendere, comunicare il peccato originale e trasmetterlo in qualche modo al bambino, tanto è vero che spesso anche le cellule maschili vengono prelevate direttamente senza che vi sia emissione seminale.

Cade quindi, di fronte a queste constatazioni, almeno una parte di quel costrutto colpevolizzante l’uomo, in parte malinteso dalle genti, teso a identificare il peccato originale con l’atto sessuale, capace di far sentire in colpa ad ogni atto e rendere quindi l’uomo più assoggettabile e malleabile al potere della religione.

Essendo da sempre la sessualità l’unico modo per generare figli, veniva automaticamente identificata quale veicolo di trasmissione del peccato originale nei nascituri rendendo quindi indispensabile la loro sottomissione al rito del battesimo se avessero voluto salvarsi.

La fecondazione in vitro, secondo questo erroneo ragionare, solo per il motivo che è priva della componente della libidine umana dovrebbe quindi permettere di ottenere dei figli liberi dalle catene del peccato originale, proprio come Gesù. Evidentemente  non può esser così. Tutti sanno che questi nascituri saranno, senza bisogno di prove, persone come tutte, senza che manchi loro qualcosa o che qualcosa sovrabbondi più di altre.

Da tutto ciò si evince che la trasmissione del cosiddetto peccato originale e la libidine non sono entità in relazione diretta, tanto meno obbligata.

Sesso, quindi non è sinonimo di peccato originale!

Si può invece parlare ragionevolmente di legge della natura e di vita carnale contraria a quella di Dio, non perché intenzionalmente nemica, ma semplicemente perché meno evoluta, più grezza, sorda allo spirito, pesante e primitiva. E’ quindi un’ indole naturale che viene ereditata insieme alla costituzione corporale dell’uomo senza relazione con la sessualità, indole simile, comune a quella degli animali, indole che tutta l’umanità ha preso in carico in Adamo col fine di perfezionare e confermare una scelta naturale da parte dell’uomo ovvero decidere consapevolmente se innalzare il proprio essere verso il cielo di Dio, mettendone in pratica ed amandone le leggi, o precipitare verso l’abisso del caos dell’involuzione dell’essere, della soggezione totale alle leggi animali e materiali. Dobbiamo anche considerare che il nerbo del cosiddetto peccato originale non può certo risiedere in una costituzione naturale quale è la vita animale che ci riveste ma la sua sede propria saranno piuttosto una volontà ed una coscienza umana, nonché i valori su cui questi elementi attivi dell’uomo si ancorano e si sviluppano. Si tratta quindi di connotazioni e valori spirituali dell’uomo, non certo corporali, quelli da considerare in primo luogo quando si tratti di stabilire quale sia il suo rapporto personale col peccato. Il corpo, certamente occulta, seduce, svia, impedisce, confonde, contrasta per un certo tempo lo spirito umano e di Dio, ma alla fine deve sempre soggiacere alla sua volontà, sia in bene che in male.

Comprendiamo allora come il cosiddetto sacramento deve necessariamente avere un aspetto primario da considerare, aspetto che non è certamente quello liturgico-rituale esteriore, ma quello dottrinale, illuminante, concernente cioè la trasmissione di un insegnamento puro di vita secondo volontà di Dio. Ed analogamente, questo dobbiamo considerarlo anche per comprendere l’essenza di qualsiasi atto religioso. Si sostiene comunemente che siccome l’atto religioso coinvolge tutto l’essere umano, ne deriva la necessità che anche il corpo partecipi obbligatoriamente a tale atto, appunto mediante i riti e le liturgie, codificate dalla propria religione. Mi permetto di dissentire assolutamente riguardo alla seconda parte; la vera liturgia della religione, almeno di quella cristiana, dovrebbe essere primariamente l’espressione concreta dell’amore verso il prossimo. Con questo solo si rende perfetta e vera l’adorazione di Dio. Ne deriva, secondo il mio modo di ragionare, che ciò che soltanto può completare nella sfera corporale e materiale e in maniera sostanziale l’atto di devozione ed adorazione interiore di Dio, coinvolgendovi l’intero essere umano in spirito, anima e corpo. Ciò non è altro che vivere esercitando praticamente la Carità custodita nel cuore. Questa dovrebbe essere la vera liturgia dei cristiani come sta scritto:

Giovanni 13:35 Da questo tutti sapranno che siete miei discepoli, se avrete amore gli uni per gli altri».

Matteo 25:37 Allora i giusti gli risponderanno: Signore, quando mai ti abbiamo veduto affamato e ti abbiamo dato da mangiare, assetato e ti abbiamo dato da bere?

Matteo 25:38 Quando ti abbiamo visto forestiero e ti abbiamo ospitato, o nudo e ti abbiamo vestito?

Matteo 25:39 E quando ti abbiamo visto ammalato o in carcere e siamo venuti a visitarti?

Matteo 25:40 Rispondendo, il re dirà loro: In verità vi dico: ogni volta che avete fatto queste cose a uno solo di questi miei fratelli più piccoli, l’avete fatto a me.

Isaia 29, 13 …. questo popolo mi onora con le labbra, mentre il suo cuore è lontano da me….

Isaia 1:14 I vostri noviluni e le vostre feste io detesto, sono per me un peso; sono stanco di sopportarli.

….

Isaia 1:16 Lavatevi, purificatevi,togliete il male delle vostre azioni dalla mia vista.Cessate di fare il male,
Isaia 1:17 imparate a fare il bene, ricercate la giustizia, soccorrete l’oppresso, rendete giustizia all’orfano, difendete la causa della vedova».

Articoli correlati: LA CHIESA E IL PECCATO – IL VERO BATTESIMO

Lo Spirito vivifica, la lettera uccide

Il rogo annunciato del Corano, una provocazione, un atto di stupidità o una occasione per riflettere?

Preferisco riflettere cogliendo l’occasione.

Abbiamo di fronte una persona, il “pastore” di una chiesa quasi invisibile che decide di compiere, o dice di volerlo fare, un atto clamoroso e provocatorio: dare al fuoco il Libro Sacro dell’Islam.

Dall’altra parte, altre persone, i terroristi, che in nome dell’Islam distruggono qualcosa di ancor più sacro: il tempio di Dio ovvero l’uomo.

Il dilemma, semplice come la risposta che ciascuno può darsi è: chi dei due (e fortunatamente sono campioni non rappresentativi dell’umanità), compie o teorizza l’atto più grave e condannabile?

Perché per un più che discutibile intento da parte di un uomo che par proprio non aver inteso nulla dello Spirito genuino Corano tanto quanto i violenti che ad esso si motivano per i loro delitti, si deve mettere a rischio o minacciare l’esistenza altrui?

Io non intendo certo fare la morale alle persone di fede islamica, non mi permetterei mai, dato poi che anche le civiltà occidentali hanno senza dubbio una sterminata quantità di torti e delitti gravissimi perpetrati a danno di quelle popolazioni da cui ora sorge il terrorismo, ma questa atmosfera di intimidazione, di minaccia impronunciata e generalizzata non rende certo l’onore dovuto a quella Fede ed è ostacolo fortissimo all’integrazione, al dialogo, al futuro perché ci lascia intendere, pur senza mai scoprirsi, di avere ormai in casa nostra un nemico potenziale che può sorgere ad un tratto, senza preavviso, a tradimento, da persone insospettabili che si credevano amiche o innocue.

Tutto ciò è controproducente per tutti in quanto rivela che nell’Islam reale, accanto a persone bene intenzionate, certamente degne di ogni rispetto, ammirazione e considerazione esiste, purtroppo diffusa, una tendenza, una indole alla prevaricazione, alla vendetta, che nasce da un presupposto profondamente errato: chi non appartiene all’Islam non è degno di rispetto e considerazione come Prossimo e come uomo, ma può essere ingannato, vessato, tradito, violentato in ogni modo possibile con tanto di beneplacito divino. Ciò permette di agire verso di esso anche con ingiustizia palese, peggio che se fosse un animale.

Senza addentrarmi nelle sottigliezze teologiche di tal religione che possono aver generato questo grave fraintendimento della stessa, credo che questo sia in sostanza il pensiero finale, nascosto, profondo, pratico che giace in fondo a molte anime di appartenenza islamica. Ma questo è soltanto ragionare sommariamente per etichette, senza guardare al reale contenuto degli uomini e purtroppo …. per colpa di qualcuno non si fa più credito a nessuno... Ciò non è certamente giustizia, ma istinto di sopravvivenza. Credono poi tutti costoro che operano il male di sfuggire al giudizio del Corano? Proprio questo li accusa e li accuserà!

Sia bene inteso che essi non fanno altro che quello che anche i cristiani per primi ed un po’ tutte le religioni,  hanno fatto a loro tempo cioè l’imporre la propria visione della religione con la violenza, il sopruso, l’uccisione, ecc. ecc.

Verrebbe da dire a tutti quelli che amano lapidare così come a quelli che lo fecero in passato:

-Chi di voi è senza peccato scagli la prima pietra!-

Ma proprio nel Corano leggo parole sante:

Al-Baqara

8 Tra gli uomini vi è chi dice: “Crediamo in Allah e nel Giorno Ultimo!” e invece non sono credenti.
9 Cercano di ingannare Allah e coloro che credono, ma non ingannano che loro stessi e non se ne accorgono.
10 Nei loro cuori c’è una malattia e Allah ha aggravato questa malattia. Avranno un castigo
doloroso per la loro menzogna.

Questo ci riporta ai precedenti discorsi fatti circa le due chiese che evidentemente riguardano trasversalmente non solo il cattolicesimo ma anche ogni religione ed aggregazione del mondo in quanto vissuta e costituita da UOMINI.

Anche per il Corano, dunque, possiamo affermare e riscontrare come sia vero che la lettera uccide in quanto impedisce e limita la comprensione dello Spirito, pure essendo mezzo indispensabile per annunciarne e diffonderne i contenuti alle genti.

Sarebbe ora, io credo, che anche coloro che credono autenticamente nel Corano (che non dice in fondo nulla di diverso dalla Bibbia per quanto riguarda la dignità ed il futuro di salvezza dell’uomo, di qualsiasi uomo e riguardo la natura di DIO), cominciassero a riflettere sul fatto che non certo con la violenza, il ricatto o la minaccia potranno conseguire una conversione autentica del cuore degli uomini; questo perché chi necessita della violenza per affermarsi dimostra incontestabilmente di non possedere spirito cioè di voler “forzare” altri a considerare vero ciò che, quantomeno per loro, ancora non lo è.

La violenza, in ogni sua forma, è solo la dimostrazione, il risultato della rabbia dell’impotente e nella storia giammai è riuscita a prevalere eternamente o tanto meno ad estinguere coloro che essa dichiarava nemici. Quindi, chiunque usa la religione per seminare violenza è uno stolto totale e dimostra di non aver capito nulla del mondo, degli uomini e soprattutto di Dio o di Allah che dir si voglia. Quando anche ci sono state guerre in suo nome con morti ed uccisi di spada io ritengo che ciò sia avvenuto solo per la durezza di cuore dell’uomo e la perversione dei suoi sacerdoti, giammai per Sua espressa volontà. Un “male necessario” quindi, “il male minore “, ma per conseguenza obbligata, come fu la morte per Adamo, della estrema piccolezza umana che rifiutava di crescere.

Ora penso sia largamente giunto per tutti il tempo per uscire da questo schema vecchio e questo è il preciso dovere di ogni Fedele di Dio, sotto ogni cielo e sotto ogni lingua, definizione e religione poiché solo di questi sarà la vittoria finale e il Regno. L’infedele pertanto, non sia più quello che prega il Padre con un nome differente dal nostro, ma invece colui che ne tradisce o non ne possiede lo Spirito; non la forma ma la sostanza quindi e la sostanza dello Spirito sono i comandamenti di Carità, comandamenti di valore universale cui nulla e nessuno può mai sottrarsi perché rappresentano la pura Volontà di Dio sopra tutte le cose. Perciò Egli è detto prima di tutto Compassionevole e Misericordioso.

Ora, che cosa hanno a che fare bombe e pietre con  la Misericordia? Cosa a che fare con la Giustizia? E le lotte fratricide, e le guerre di religione? Non vi è azione umana che possa sfuggire al supremo giudizio della Carità. Chi uccide deliberatamente gli innocenti non avrà mai scusa proprio per questo motivo ovvero che non ha avuto carità. Sono ben conscio che vi sono molti modi per uccidere l’innocente primo fra tutti quello degli imperialismi economici, ma allora perché  i terroristi, gli integralisti, pretendono di essere migliori di coloro che affermano di combattere? Io perciò penso che molti fra quei “martiri”, che causano tanti lutti, rovine e tragedie, indiscriminatamente, incorrano dopo la morte in una brutta sorpresa forse non proprio conforme alle loro aspettative ma ancor peggio sarà per coloro che li hanno convinti con la propria menzogna ed autorità.

Bruciare un libro oggi, epoca in cui non si può più credere di cancellare il suo contenuto dal mondo (potete scaricarlo anche da qui e consiglio chiunque di leggerlo perché vale davvero), è un atto certamente condannabile per il suo valore simbolico, ma che non può giustificare altra reazione che l’espressione della propria riprovazione o indignazione. Uccidere o minacciare di morte uomini innocenti per questo, visto che ogni persona è un Libro unico e irripetibile, significa invece voler estinguere un aspetto di Dio, vuol dire volergli negare per sempre una possibilità di esistere in quel modo ed in quella persona, anticipando miseramente ciò che solo il suo incorruttibile e giusto Giudizio avrà l’autorità, il potere e la dignità per poter operare nel tempo proprio e stabilito.

Da ciò  ogni uomo (e donna) di buona volontà sappia tacitamente riconoscere in ogni luogo e sotto ogni abito e travestimento i figli di Dio da quelli del serpente. Il non concedere in se, a questi ultimi, il credito ed il seguito che richiedono basta ad annientarli istantaneamente ed in eterno poiché il loro potere non è una proprietà ma deriva soltanto dalla capacità che hanno di ingannare i popoli e suscitarsi un seguito.

Che la Verità ci faccia liberi!

Questo è il mio libero pensiero.

Idolatria e sette oggi

Ho scritto la pagina che segue questa presentazione innanzitutto per chiarire a me stesso alcuni concetti intuibili ma difficilmente comunicabili in parole povere. Il buon senso dell’uomo posto di fronte a fenomeni la cui origine non appartiene al piano strettamente materiale e tangibile può facilmente vacillare o perdersi in un mare di dubbi con un maggiore possibilità di essere fuorviata verso l’errore. L’analisi e la ricerca che ho effettuato, in parte speculativa, ma quanto più sincera e disinteressata possibile, spero possano in qualche modo contribuire alla chiarezza della coscienza dei lettori. La connessione da me rilevata tra pratiche pagane antiche,  odierne e alcuni fatti della chiesa non mi lascia indifferente e per certi aspetti mi inquieta fortemente quanto ai possibili sviluppi futuri. Affermazioni gravi come quelle provenienti dell’esorcista Don Gabriele Amorth (cioè dall’interno della stessa chiesa) e riportate in questo articolo, parrebbero proprio confermare quanto  esposto in IDOLATRIA E SETTE Oggi. Buona lettura.

Nascere un’altra volta

Giovanni 3:1 C’era tra i farisei un uomo chiamato Nicodèmo, un capo dei Giudei.
Giovanni 3:2 Egli andò da Gesù, di notte, e gli disse: «Rabbì, sappiamo che sei un maestro venuto da Dio; nessuno infatti può fare i segni che tu fai, se Dio non è con lui».
Giovanni 3:3 Gli rispose Gesù: «In verità, in verità ti dico, se uno non rinasce dall’alto, non può vedere il regno di Dio».
Giovanni 3:4 Gli disse Nicodèmo: «Come può un uomo nascere quando è vecchio? Può forse entrare una seconda volta nel grembo di sua madre e rinascere?».
Giovanni 3:5 Gli rispose Gesù: «In verità, in verità ti dico, se uno non nasce da acqua e da Spirito, non può entrare nel regno di Dio.
Giovanni 3:6 Quel che è nato dalla carne è carne e quel che è nato dallo Spirito è Spirito.
Giovanni 3:7 Non ti meravigliare se t’ho detto: dovete rinascere dall’alto.
Giovanni 3:8 Il vento soffia dove vuole e ne senti la voce, ma non sai di dove viene e dove va: così è di chiunque è nato dallo Spirito».
Giovanni 3:9 Replicò Nicodèmo: «Come può accadere questo?».
Giovanni 3:10 Gli rispose Gesù: «Tu sei maestro in Israele e non sai queste cose?
Giovanni 3:1 C’era tra i farisei un uomo chiamato Nicodèmo, un capo dei Giudei.
Giovanni 3:2 Egli andò da Gesù, di notte, e gli disse: «Rabbì, sappiamo che sei un maestro venuto da Dio; nessuno infatti può fare i segni che tu fai, se Dio non è con lui».
Giovanni 3:3 Gli rispose Gesù: «In verità, in verità ti dico, se uno non rinasce dall’alto, non può vedere il regno di Dio».
Giovanni 3:4 Gli disse Nicodèmo: «Come può un uomo nascere quando è vecchio? Può forse entrare una seconda volta nel grembo di sua madre e rinascere?».
Giovanni 3:5 Gli rispose Gesù: «In verità, in verità ti dico, se uno non nasce da acqua e da Spirito, non può entrare nel regno di Dio.
Giovanni 3:6 Quel che è nato dalla carne è carne e quel che è nato dallo Spirito è Spirito.
Giovanni 3:7 Non ti meravigliare se t’ho detto: dovete rinascere dall’alto.
Giovanni 3:8 Il vento soffia dove vuole e ne senti la voce, ma non sai di dove viene e dove va: così è di chiunque è nato dallo Spirito».
Giovanni 3:9 Replicò Nicodèmo: «Come può accadere questo?».
Giovanni 3:10 Gli rispose Gesù: «Tu sei maestro in Israele e non sai queste cose?
_________________
Questo brano del Vangelo di Giovanni pone senza dubbio ai nostri occhi un’evidenza: l’uomo naturale, concepito e nato secondo la carne in questo mondo materiale, pur animato dalle migliori intenzioni, non e’ in grado di vedere il Regno di Dio e se non lo vede, come potrà trovarne la porta per entrarci? Questo significa che ogni uomo naturale è come se fosse cieco dalla nascita, ovvero impossibilitato, per mancanza degli organi preposti, a cogliere, percepire, apprezzare il regno di Dio e la sua realtà, la sua consistenza effettiva. Ancora: chi appartiene al Regno di Dio è incomprensibile ed imprevedibile per chi, come l’uomo naturale, ancora non ne ha parte. L’uomo naturale, infatti, per sua vocazione natia, cercherà di compiacere ed assecondare le diverse esigenze della sua corporeità e vita materiale; egli  non può di norma  immaginare e tanto meno ammettere, se nessuno glielo spiega, per qual motivo altri uomini decidano ad un certo momento di agire contrariamente a quello che prevedibilmente ci si aspetterebbe da loro, non considerando ad es., la propria convenienza.
Da questo discorso si evince come il principio della convenienza umana possa essere stravolto dalla semplice ammissione e messa in pratica in se stessi di leggi di vita e principi diversi da quelli propri dell’uomo naturale. L’uomo naturale considera una cosa sacrosanta il guadagno ad es., l’uomo spirituale no, non lo considera affatto cosa sacrosanta; la cosa sacrosanta per lui è la giustizia prima di tutto, giustizia per la quale sarà pronto anche a sacrificare il guadagno personale … o altro…
Cosa significa quindi rinascere per acqua e Spirito? Significa trasformare, trasmutare l’uomo naturale in uomo spirituale attraverso l’assunzione a guida del proprio essere di un’altra logica di vita, di altri valori messi al primo posto, di un’altro Spirito nelle cose che si pensano e si fanno.  Significa crocifiggere, seppellire in noi l’uomo vecchio per far posto a quello nuovo. Se lo spirito adottato è superiore all’uomo naturale e proviene da Dio ecco la rinascita dall’Alto, ecco il potere enorme e miracoloso della Legge di Dio attuato concretamente nell’uomo. L’acqua, cioè la grazia, la benevolenza di Dio, il suo perdono, è altrettanto necessaria per lavare via la scoria del procedimento, per eliminare dall’uomo nuovo e rinato le cose vecchie, impure e pregresse che non possono più convivere accanto alle nuove, pur essendo magari servite a generarle e sostenerle inizialmente. Il rito del Battesimo cristiano dovrebbe insegnare attraverso un atto simbolico tutto questo, ma la potenza reale di tale insegnamento può essere sviluppata e concretamente posta in opera solo con l’esercizio convinto e motivato di una vita diversa. Chi non lo fa, non lo può capire e rimane prigioniero della propria incongruenza, cieco sempre convinto di vederci bene.
Questa rinascita, una volta avvenuta, produrrà effetti e mutamenti solo nel cuore di quell’uomo oltre che nelle azioni da esso conseguenti. Non è ancora il tempo, infatti, in cui questi mutamenti possano venire apertamente manifesti a tutti; essi però preparano a quel momento, così come la brace prepara l’incendio, magari per lunghi giorni.
______________
Salmi 74:11 Annienterò tutta l’arroganza degli empi,
allora si alzerà la potenza dei giusti.
______________
E’ tutto semplice in fondo, basta voler capire.
____

Il Regno che verrà

Circa la venuta del regno di Dio, ritengo di dovere delle precisazioni dopo aver ascoltato l’opinione di alcuni gentili lettori dei miei articoli.

Ho sempre sostenuto che il regno di Dio verrà sulla terra, oltre che all’interno dell’uomo e sarà Regno perché solo le Leggi giuste di Dio diverranno in concreto operanti da quel momento. E’ tuttavia ancora diffusamente presente, nella cultura religiosa delle genti, una opinione che io ritengo essere profondamente erronea o incompleta, opinione secondo cui il Regno di Dio verrà non sulla terra, almeno non in modo concreto e tangibile, ma solo a livello spirituale, nell’aldilà e magari dopo che il mondo sia stato completamente distrutto dalla sua ira.

Questa opinione, credo sia esclusivamente da imputare ad alcune affermazioni contenute nelle Scritture….

Leggi tutto >>>

« Older entries

%d blogger hanno fatto clic su Mi Piace per questo: