Ciò che non si può vedere


Il problema di Dio, dell’esistenza del male e della vita oltre la morte.

Quando l’uomo nasce apre gli occhi alla luce; egli proviene dall ‘oscurità ovvero non sa nulla del prima e del dopo di questa sua breve vita terrena e la sua coscienza cresce, si sviluppa inizialmente proprio grazie alla luce  e all’opera dei sensi che entrano in attività. Questo tuttavia è relativo alla sua coscienza nel tempo della vita e non è di per se prova dell’inesistenza di una coscienza diversa, preesistente e successiva, sopravvivente alla vita stessa del corpo .

In secondo tempo, ecco che le esperienze dei sensi creano nella sua mente il supporto perché qualcosa di più profondo, uno stato “derivato”  o sopraggiungente, si possa manifestare. Ciò altro non è che una elaborazione senza dubbio intelligente e di livello superiore dei nudi dati raccolti ed elaborati dalla mente tramite i sensi. Ad una coscienza inizialmente di tipo vegetativo, o istintivo, o reattivo, quindi, se ne aggiunge o si rivela gradualmente, ben presto, una di tipo morale la cui funzione primaria è quella di valutare il buono ed il cattivo, il bene ed il male in base alle esperienze vitali vissute. Il passaggio dalle sensazioni corporee di dolore-piacere a quelle mentali di bene-male e morali di giusto-non giusto avviene senza soluzione di continuità in modo naturale. Il fatto che certi uomini decidano di ignorare più o meno completamente l’esistenza di questa coscienza non è, anche in questo caso, prova della sua inesistenza.

Ora, il concetto di bene e male, come quello del piacere-dolore, è un elemento oggettivo e constatabile anche nei suoi effetti così come sono constatabili le loro dimensioni relative. (ciò che è bene per me può essere male per un altro). La stessa logica di cui siamo dotati naturalmente ci fa comprendere che un simile concetto, proprio perché relativo, non può essere valido per sempre né per tutti. Di qui, vista la relatività del concetto umano di bene e di male sperimentati, viene dall’intelligenza stessa la necessità di individuare la fonte pura ed assoluta (l’origine filosofica, l’archetipo) di questi concetti, la necessità di sapere, capire, possedere quale sia la vera, pura essenza del concetto o valore in questione e viene anche la necessità di rintracciare una giustizia possibile, credibile, eterna (il bene si vorrebbe che non finisse mai). Tutto questo viene proiettato o attribuito genericamente a Dio. Potremmo azzardare che si sia chiamato Dio ciò che l’uomo non possiede naturalmente, ma a cui agogna intellettualmente e spiritualmente. Parrebbe una bestemmia, ma io ritengo che sia solo un modo diverso di esprimere uno stesso dato sostanziale. Noi, naturalmente, disperatamente, siamo proiettati dal nostro stesso essere alla ricerca del Perfetto, qualunque cosa sia, perché sappiamo che solo in esso troveremo compimento, pace e dimora stabile e felice. L’uomo agogna naturalmente la felicità infinita.

Si giunge perciò a postulare, ammettere e credere nell’esistenza possibile di un Dio guardando attentamente in ciò che accade nell’uomo. Su questo basamento le Rivelazioni, le Religioni permettono poi di proseguire nella ricerca, indicando strade precise e coerenti. Ma c’è chi decide di rimanere cieco oppure deviante, per vari motivi che non voglio qui sindacare. Il cieco, tuttavia, non può negare l’esistenza della luce per il solo fatto che lui non la può vedere (osservazione non mia).  Si può obiettare che, a differenza della luce del sole, Dio non lo ha mai visto nessuno a parte chi proviene da Dio cioè Cristo. Certo che Dio non l’ha mai visto nessuno fra gli uomini; è Parola della Scrittura.

Giovanni 6:46 Non che alcuno abbia visto il Padre, ma solo colui che viene da Dio ha visto il Padre.

Però Israele ne ha udito laParola, ne ha visto coi propri occhi le manifestazioni ineguagliabili, ne ha ricevuto la Legge (Deuteronomio 5, 24 e simili). Intendevo parlare della Luce, dei “preludi di Dio” che non mancano mai nella vita di ogni essere umano. Questo perché la fede possa essere in qualche modo motivata, diretta a ragion veduta e non assolutamente cieca, immotivata; questo perché si possa amare e conoscere questo Dio ancor prima di poterlo possedere e “toccare con mano”. Se noi concentrassimo tutte le migliori qualità e virtù che l’uomo può ipotizzare concepire e desiderare in un solo punto che le possieda tutte, che ne sia anche la sorgente e l’arca, ecco Gerusalemme, ecco il Paradiso, ecco il cuore di Dio; ma tutto ciò è fuori dalla portata, per l’uomo naturale; non lo è però per la sua ragione e coscienza che sono strumenti attivi di trasformazione dell’uomo impotente, messi a sua disposizione perché possa dotarsi delle “ali” necessarie. Attenzione bene! Servono le ali dello Spirito per elevarsi, la mente e l’intelletto dell’uomo da soli sono assolutamente impotenti.

Il fatto stesso che esistono in ogni società e cutura uomini così diversi per moralità, scelta dei valori, condotta di vita, dovrebbe farci intuire che ciò non dipende strettamente dal corpo, dal contesto vitale o dal cervello, ma sommamente da un corpus individuale di valori innati, amati e ritenuti di cui l’uomo materiale non è che il contenitore vivente, l’agente materiale, il mezzo di realizzazione esteriore. Altrimenti, la morte o il dolore di un figlio ci lascerebbe indifferenti come la caduta di una foglia ed invece nemmeno la caduta di una foglia ci lascia insensibili totalmente.

Il problema del male e della giustizia.

Chi uccide con volontà e chi è ucciso, chi sbaglia e chi subisce le conseguenze degli errori altrui. Questo è un innegabile aspetto della vita umana dal quale non possiamo separarci in alcun modo. Tutti siamo, con varia responsabilità e misura, offesi ed offensori ad un tempo, non solo tra uomini, ma anche riguardo a tutto ciò che vive. Siamo tutti sulla stessa barca. Siamo tutti liberi di scegliere e di sbagliare, ma da questo nasce il bisogno imperativo di giustizia, non solo per regolare la vita, ma per poter comprendere il modo di vivere meglio. Come per il bene ed il male anche la giustizia deve essere proiettata nel cielo ovvero, nell’uomo nasce il desiderio e la ricerca di una giustizia universale e pura perché ne ha bisogno, disperatamente. E dove la collocherà e la ricercherà? In Dio, ovvero nel solo luogo possibile o teorizzabile dove essa può nascere, conservarsi pura e beneficiare tutto l’esistente.

Ci siamo mai chiesti come mai il forte, il prevaricatore il potente, l’iniquo, l’omicida, dopo migliaia di anni di esercizio e perfezionamento nella loro iniquità, non siano ancora riusciti, malgrado tutto ciò che fanno a distruggere ed annientare, a divorare completamente, ad estinguere i poveri, i deboli, gli inermi? Come mai la potenza di un regime assoluto come il nazismo non ha potuto compiere la Soluzione finale e conseguire il proprio obiettivo fino in fondo? E quanti altri ce ne sono, di fautori dell’iniquità che neppure conosciamo? Per chi subisce in prima persona questo è il male assoluto, indipendentemente dal numero di coloro che lo subiscono insieme.

Questo è prova che comunque esiste una forza o una disposizione nell’umanità che impedisce al male di giungere al compimento del suo intento omicida e distruttore malgrado tutto. Si tratta di una prova oggettiva, inconfutabile. Ora, chi potrà giudicare in assoluto ed in eterno il malfattore (ovvero dichiararne e proclamarne esattamente il valore)? Quale purezza di giustizia è necessaria a fare questo? Chi può separare il male fatto per errore o per autoinganno da quello fatto con intenzione pura e giudicarne gli artefici? Solo chi possiede la Giustizia in grado assoluto. Dio, per noi credenti e nonsochi per gli altri! Venendo meno l’esistenza di Dio, anche solo per ipotesi, la Speranza di tutti verrebbe meno. Infatti chi riesce a cancellare questo anelito da se stesso si annichilisce o diviene un vampiro, un demolitore a vario titolo della esistenza altrui, un parassita, un azionista grande o piccolo del male cioè dell’antivita, un ladro, perché ruba la vita di altri, un adultero, perché se ruba la vita ruberà anche la donna; un omicida, perché rubare la vita in ogni forma è omicidio, un uomo senza amore! La legge umana di vita, senza legge morale è mors tua vita mea, è OMICIDIO e nemmeno gli animali si comportano così! Siamo sicuri che la morale, l’etica, la spiritualità sia solo appannaggio dei credenti? Che gli atei dimostrino il contrario. Certo, mi si dirà, l’etica e la morale, la spiritualità non paiono essere solo appannaggio dei credenti. Io posso replicare solo dicendo che così come vi sono credenti sedicenti che non hanno, in verità, né etica né morale se non a parole, così vi sono atei sedicenti che in cuor loro difendono, praticano e purificano un loro concetto di giustizia. Io vorrei comunque evitare di discutere degli stadi intermedi o “misti” possibili delle persone, che sono infiniti ed evolventi, essendo ogni uomo non un essere fisso, ma in continua evoluzione verso una meta; per semplicità di discorso, parlo solo del tipo puro di movente che può animare la persona insieme ad altri, senza voler sindacare se quella persona è “immobile”,  transeunte verso una direzione oppure verso quella opposta. La grande purificazione è in atto e quindi non fa meraviglia trovare un gran numero di moventi diversi per natura e valore intrinseco all’interno di uno stesso uomo.

Quindi, se non riusciamo a dimostrare l’esistenza di Dio perché non è possibile pesarlo, abbiamo dimostrato invece l’esistenza e la necessità di qualcosa che con Dio ha un rapporto innegabile, parentale, genetico. Ora. Se esiste il frutto dovremo ragionevolmente postulare, pur non potendolo vedere, l’esistenza dell’albero; esso ne è il testimone, la prova inconfutabile!

 Il male per poter essere reso inoffensivo deve essere visto e conosciuto in purezza nella sua essenza, deve esplicare la sua natura completamente davanti agli uomini, altrimenti avrebbe sempre una anche piccola possibilità di ingannare, di sedurre. La sua manifestazione, allorché abbia raggiunto la pienezza, segnerà anche il momento della sua fine, del suo potere di inganno su ogni cosa e ad essa Dio lo sta attirando, seducendolo  irresistibilmente suo malgrado. Esso sarà perciò riconosciuto, sposato o rigettato assolutamente da ogni essere in piena autocoscienza alla luce delle esperienze vissute sulla propria pelle ed essendo incapace di sussistere dovrà auto divorarsi per sempre implodendo in se stesso. Ecco l’inferno possibile!

A questo punto la separazione universale sarà compiuta in eterno e gli uomini non patiranno più di queste situazioni tragiche ed incomprensibili. Allora non potrà più esistere un uomo che ad esempio soffre per il figlio drogato ed allo stesso tempo arricchisce commerciando e producendo cibi adulterati. Chi lo farà ragionare dicendogli: guarda che tuo figlio è così, ma quanti tu ne hai tolti ad altri genitori col tuo agire illecito? Perché ora ti lamenti?

Io vedo che comportamenti di tale cecità, incongruenza ed ipocrisia non sono affatto rari nella vita degli uomini, io credo siano ancora la regola per molti. Tutti costoro dovranno prima o poi incontrare i fantasmi neri dei loro atti perché solo così possono ancora avere una possibilità di ravvedimento e di comprensione dei propri errori. Vi sono poi fra gli uomini anche coloro che subiscono ed espiano per altri cose indicibili, in silenzio; io credo siano spiriti eletti, ad immagine di Dio, che tutti dovranno infine riconoscere ed onorare grandemente per questo. Ecco perché il male appare in mezzo agli uomini senza essere impedito da Dio ad agire.

Per i Cristiani, Dio per primo ha voluto, in Gesù, partecipare personalmente a questo (venne per servire), per mostrare che non usa privilegi nemmeno con se stesso. E come avrebbe potuto altrimenti se non si fosse incarnato come uno di noi? Per poter efficacemente parlare agli uomini ed essere creduto si è fatto uomo. Mi pare un cosa semplice dopotutto.

Se tutti fanno qualcosa per poter essere ricordati dagli uomini, il credente fa qualcosa (vive) per essere ricordato da Dio. Ora non si ricordano proprio le cose che non si fanno amare. Ne viene che l’Amore è Dio, Vita. L’amore non si può dimostrare col microscopio eppure muove l’universo, rende ferree le scelte dei Santi e le testimonianze dei puri.

Concludo però dicendo che per chi non vuole credere ogni dimostrazione non è sufficiente mentre per chi crede è inutile o superflua. (affermazione non mia che però condivido).

Quanto alla preghiera, infine siamo certi che Dio non risponde? A me risulta il contrario. E se anche fosse, ci siamo mai chiesti quale può esserne il motivo? E’ forse l’incoerenza della nostra vita a bloccare l’accoglimento della nostra preghiera e l’intesa con Dio? Io non posso dire per altri ma credo che per me questo potrebbe essere un motivo valido. Secondo l’esempio di prima: avrà risposta da Dio il padre di quel povero drogato se non pensa nemmeno lontanamente di dover mutare la sua condotta verso gli altri e porre rimedio ai mali provocati? E’ Dio che non vuole rispondere oppure l’uomo che imporrebbe a Dio condizioni proibitive? Credo, (opinione del tutto personale), che ciascuno dovrebbe esaminarsi bene in questo senso prima di affermare che Dio non risponde alle preghiere. L’uomo doveva rendere liberamente a Dio il suo amore soltanto, piccolo ma preziosissimo, e sarebbe divenuto come Dio, ma è stato sedotto, affascinato da un principio mendace e queste sono le conseguenze finchè non sia divenuto insensibile al fascino ingannevole ed apostolo di Verità.

1 commento

  1. giacomokorn said,

    Mag 1, 2009 a 9:17 am

    Un articolo che “sollecita” una profonda riflessione in noi stessi.
    Prezioso e ben articolato, condivisibile (credo) anche da parte di coloro che non professano la religione Cristiana.
    Giacomo Korn


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