La Fede, ponte che permette di superare l’insufficienza umana


Mi sono chiesto molte volte che cosa, in fondo in fondo, orienti, determini le persone a credere o non credere a certe verità  così come, d’altro canto, alle menzogne, permettendo così la consumazione di inganni dagli esiti a volte atroci a loro danno. La cosa mi interessa particolarmente per quanto concerne l’aspetto della fede e della religione, ma non solo; vedremo come partendo da questo interrogativo sia possibile  generare un ampio corollario  di ragionamenti i quali ci aiuteranno a comprendere  l’uomo e ad indirizzare meglio,  di conseguenza,  la nostra vita.

Il pensiero di coloro che incarnano a vario titolo una posizione scettica, rigorosamente ponderata, legata al “dimostrabile” ed al “ripetibile”, riguardo all’esistenza di cose sovrannaturali, può talvolta essere ammesso, ma non con valore assoluto. Si riscontrano effettivamente, nei comportamenti comuni dei popoli, atteggiamenti, disposizioni che definirei morbose, inclinazioni volte ad accogliere acriticamente ed indiscriminatamente ogni preteso e riferito accadimento meraviglioso, preternaturale, miracoloso; ma questa è, nella miglior ipotesi, comoda creduloneria che non costa nulla, non certo fede! Concordo con l’opinione che questo è dopotutto un indice di ignoranza e barbarie, ma ciò non costituisce prova circa la insussistenza di ulteriori piani esistenziali differenti da quello materiale e immediatamente sensibile. Tal fenomeno di credulità che si può a ragione definire patologica e pagana è possibile perché da sempre la prospettiva di un evento miracoloso che infranga le ordinarie leggi di natura, sollevando l’umanità, anche solo nell’immaginario, dai gioghi pesanti di questa e consolandola dei timori più oscuri che essa prova con promesse e rassicurazioni mirabolanti, ottiene come risultato certo una accettazione estesa, direi agognata, soffocando in questo impeto ogni stimolo ad una analisi critica dell’evento.

Se poni mente alle persone, la carità colpisce, l’iniquità blandisce.                Agostino. Omelia 7

Proprio in forza di dette condizioni  tale fenomeno è con frequenza utilizzato dagli ingannatori di professione, fra cui annovero senza dubbio anche molti sacerdoti, veri creatori di misteri e indemoniati, veri mentori della superstizione ancorchè rivestita di simbologia cristiana. Essi agiscono in tal modo per essere poi chiamati a dissipare il guasto che essi hanno deliberatamente ingigantito ove non direttamente creato, nel tentativo di rendersi indispensabili e preziosi, mantenendo ed accrescendo di conseguenza il loro potere.

Siccome la fede si rivolge necessariamente e per sua natura a cose o a caratteristiche di un soggetto non concretizzabili oggettivamente – altrimenti non sarebbe necessaria come tale – essa non può, in nessun caso essere contemplata dal ragionamento razionale e scientifico se non come mera ipotesi, riducendosi in questo caso la diatriba tra le due parti ad un dialogo tra un sordo e un muto, dove uno, pur udendo, non può parlare e l’altro, potendo parlare, si nega i mezzi per udire. La fede intesa come credulità acritica ed irrazionale da una parte, e la razionalità esasperata e deificata dall’altra, sono immagine di queste due persone che null’altro rappresentano, secondo il mio avviso, se non due forme antitetiche di una stessa idolatria, chiusura ed egoismo. Ma la fede, quella autentica, ha una marcia in più, potendo estendere il suo ragionamento razionale ben oltre i limiti del cerebrale, e del “sensoriale”.

« Il passo estremo della ragione porta a riconoscere che ci sono innumerevoli cose che la sorpassano. Essa è ancora debole se non giunge a conoscere questo. Che se le cose naturali la sorpassano, che diremo delle soprannaturali? » Blaise  Pascal

Pertanto, tutti i sistemi di pensiero che rifacendosi esclusivamente al concreto, al positivo ed alle evidenze sensoriali, tendono invariabilmente, quand’anche onestamente, all’ateismo più o meno esplicito, escludendo di conseguenza ogni percorso di fede, possono e devono, in determinati contesti, essere utilmente applicati al processo della fede con vantaggio di critica costruttiva al fine di debellare e smascherare la menzogna, mentre invece il contrario non è possibile ed accade che la fede venga esclusa a priori e dalle sue origini, venendo da essi negati o messi seriamente in dubbio il suo oggetto e il suo metodo.

La fede, non potendosi dimostrare con la ragione proprio ai ragionatori, credo appaia loro, nella miglior ipotesi, una forma di azzardo o di “investimento personale” ad altissimo rischio su cose mai direttamente e sicuramente accertabili nella migliore delle ipotesi. Possiamo ammettere questo, poiché la fede si ancora su evidenze spesso molto personali ed interiori, che non sono così facilmente condivisibili come una esperienza sensoriale o scientifica. Ma, basta variare la posizione in cui l’uomo si mette e tutto appare diverso. Io ritengo che questa disposizione a “rischiare”, ad investire, a sacrificare qualcosa di se stesso a favore dello Spirito sia connessa centralmente alla buona disponibilità d’animo della persona, alla sua generosità, alla dimensione sostanziale della sua Carità e senso di giustizia!

Genesi 15:6 Egli [Abramo], credette al Signore, che glielo accreditò come giustizia.

Io penso poi che nell’uomo esista un’altro apparato logico, razionale e funzionale, diverso dal sensorio, con funzione simile, ma rivolto ed agente verso la sua interiorità e attraverso essa, diretto a mettere l’uomo in rapporto con gli universi “invisibili” ed immateriali. Proprio le scoperte della psicologia, relativamente recenti, ci provano che l’interiorità umana è un sistema complesso, articolato, funzionale, con le sue leggi, i suoi linguaggi simbolici, ed i suoi molti lati oscuri che le scienze, ancora, non hanno potuto penetrare completamente. Esso ha una sua vita di cui qualche rumore o riflesso scende a toccare, qualche volta vistosamente, la vita ordinaria coordinandone però, sempre e silenziosamente, i destini più lontani. Le scienze della psiche hanno fornito già da molto tempo i mezzi razionali che hanno dissipato molti dei meandri oscuri che alimentavano la superstizione, compresa quella  che è radicata e tuttora coltivata intenzionalmente all’interno delle religioni e che fornisce gran messe di validissime argomentazioni ai detrattori, ai critici della “fede”. Per fare un solo esempio, basti citare i segni che vengono ancor oggi indicati dalla chiesa come indizi di inequivocabilie possessione da parte del maligno e tali da rendere necessaria la celebrazione di esorcismi. La moderna psichiatria ci ha ampiamente dimostrato come la xenoglossia (parlare lingue sconosciute) e la forza erculea straordinaria sono “segni” che non indicano proprio nulla in tal senso dato che si possono far manifestare anche durante stati di trance ipnotica profonda in certi pazienti, sono perfettamente spiegabili e sono spesso riproducibili e meglio curabili con farmaci senza bisogno di tirare in ballo il demonio. Eppure c’è ancora chi si da un gran da fare a portare avanti queste teorie medioevali profittando del fatto che l’uomo non è padrone di queste realtà, ma le deve troppo spesso subire in stato di impotenza.

Ma, tralasciando il bailamme di corenti filosofiche e diatribe teologiche sterili seppur dotte, vediamo da vicino i motivi e gli orientamenti del credere che un uomo può avere:

Si dice che la fede sia un dono di Dio, come ogni cosa che l’uomo possiede e questo può essere accettato in termini molto generali anche se non spiega nulla ed anzi fornisce troppo frequentemente un alibi agli ignavi. Ritengo invece che l’uomo sia chiamato fin dalle sue origini a partecipare attivamente in se stesso alle Opere di Dio, certo, solo nella misura in cui riesce a viverle e comprenderle veramente.

Penso quindi che Credere sia, in ultima analisi, l’atto esprimente il riconoscersi e il ritrovarsi profondamente nei valori comuni a un dato soggetto e nelle sue dirette manifestazioni. Non è possibile credere veramente in qualcosa se non lo si ama interiormente ancor prima di averlo visto. L’amore richiede insomma l’amore, ma come si spiega questo apparente paradosso? Per poter amare qualcosa motivatamente, questo qualcosa deve essere già, in qualche forma, posseduto, pre-conosciuto dall’uomo ed ecco, per quanto concerne il Divino, l’importanza dell’imago Dei quale polo traente delle azioni umane e sigillo della fede. Ma l’imago Dei, pure presente in tutti, può risultare alterata, mutilata, sepolta, imperfettamente o erratamente identificata nella coscienza umana, pertanto la funzione della fede risulta essere quella di sanare e superare queste lacune temporanee della coscienza umana in attesa che siano perfettamente appianate.

Chi è sinceramente alla ricerca del Dio Sommo, mosso anche solo dall’amore per ciò che sente esser suo valore, riscoprirà e rafforzerà contemporaneamente in se stesso i motivi concreti di un grado sempre crescente di affinità con Lui, fino a raggiungere la completa e concreta identificazione col medesimo. E’ un percorso che tende necessariamente alla realizzazione dell’Unità della vita, in modo ancor più completo, sacro e totale che nell’unione coniugale o nel figlio per essa concepito.

Una domanda semplice, chiara ed elementare mi è stata posta: Perché noi cristiani dobbiamo credere che il nostro Dio o il nostro insegnamento religioso, sia migliore di quello professato da altre religioni? In altre parole, quali sono le motivazioni per credere in questo Dio e non in un altro? Perché affidarci  al magistero cristiano piuttosto che al magistero ebraico, islamico, buddista e via dicendo. Cercherò di rispondere spiegando il tragitto personale per cui sono giunto a certe conclusioni.

  1. DIO è UNO SOLO! Pertanto non si tratta di credere o di seguire un Dio o l’altro ma, al più, di decidere quale forma di adorazione o di educazione religiosa sia la più adatta allo scopo di conoscerlo ed amarlo in tutta Verità.Chiariamo subito che Dio, in qualunque modo e sotto qualunque nome si voglia indicarlo non può essere che UNO come una è necessariamente la Verità. Dunque lo stesso Dio è per tutti. La diversità fra religioni si configura di conseguenza come sintomo di loro imperfezione, di approssimazione riguardo  all’esatto concetto di Dio. Già il poter riconoscere intimamente il valore, il peso e la Verità di questa affermazione crea a molte persone grossi problemi di logica e di coerenza col proprio vissuto. Il primo passo per avere una conoscenza di Dio è proprio questo: saper comprendere, riconoscere e percepire il motivo della sua unicità. Di conseguenza tutte le manifestazioni, le religioni, le dottrine, le fedi debbono essere considerate, anche dove non siano deliberatamente errate o avariate, come parziali, provvisorie; strumenti, veicoli recanti i germi della verità, utili, pur coli loro limiti ed errori, a quei popoli, in quel periodo storico (anche lunghissimo), in quel contesto, per indirizzare l’uomo verso la totale conoscenza di Dio che sarà compiuta per tutti solo con l’instaurarsi del suo Regno sulla terra, cioè quando vedremo “faccia a faccia” e non come in uno specchio, per usare le parole di Paolo apostolo. Vediamo quindi – parlo per immagine – che la vetta della medesima, altissima montagna sacra può essere raggiunta o quantomeno avvicinata tramite percorsi ed orientamenti assai differenti fra loro e partendo da “luoghi” assolutamente distanti, impensabili, sia nel tempo, sia nello spazio, sia nella logica. Ma l’obiettivo eterno, originale iscritto, insito nella natura e nell’istinto umano più recondito è sempre uno per tutti: riuscire a salire nel punto più elevato possibile per sconfiggere ogni ombra e dal quale sarà poi facile vedere e giudicare esattamente tutto quello che all’intorno si trova più in basso. In una parola: ritornare alla propria origine divina! Le religioni, in particolare quelle rivelate, sono dunque e malgrado le orribili aberrazioni cui spesso soggiacciono, quei sentieri comuni dati da Dio all’umanità che si percorrono a piedi, o con animali da soma, per salire alla cima e realizzare così la propria, percepita vocazione spirituale. Sebbene l’uomo debba effettivamente a Dio tutto quel che possiede, fede compresa, la sua attiva collaborazione a camminare secondo la guida divina è richiesta e benedetta nella misura in cui la Verità comincia a prendere vita in lui e ad essere riconosciuta. La diatriba se l’uomo possa salvarsi per mezzo delle sue opere o solamente per mezzo della fede (affidamento) in Dio, ci fa capire che nessuna delle due opzioni ha il sopravvento sull’altra, ma è bene che a ciascuna sia dato il ruolo che le compete. Così, dato e provato che l’uomo è un essere piccolo in tutti i suoi aspetti, non potrà certo salvarsi con le sue sole forze ma necessiterà di qualcuno che, più avanti o in alto di lui gli indichi il sentiero e magari gli cali dall’alto una fune assicurata per consentirgli di scalare le impervie pareti in sicurezza; d’altro canto è anche vero che non per questo egli deve essere un peso morto in attesa che altri lo sollevino se può aiutarsi con le sue braccia e le sue gambe io credo abbia il dovere di collaborare attivamente alla sua ascesa secondo sua possibilità. Il giusto ruolo ad ogni ruolo quindi. E la via di mezzo è come al solito la migliore.
  2. Ma vi è un altro tracciato assai personale, non meno importante, scritto questa volta all’interno dell’uomo, DI OGNI UOMO, il quale è un po’ come la sua mappa, la sua bussola e che gli permette di correggere, valutare ed apprezzare i progressi o i regressi del suo incedere, del suo percorso nell’avvicinarsi, nell’integrarsi a Dio. Sapere di possedere questo strumento interiore ed innato è il secondo passo per poter credere in maniera solida e dirigerci in sicurezza verso l’autentico BENE. A nulla servirebbe infatti sapersi orientare perfettamente mediante la stella polare, ben sapendo che indica il nord, se non si conoscesse qual’è la sua immagine o la sua posizione (coordinate celesti), in mezzo ad altre stelle per poterla esattamente ed indubitabilmente identificare fra le tante  simili.

Luca 10:22 Ogni cosa mi è stata affidata dal Padre mio e nessuno sa chi è il Figlio se non il Padre, né chi è il Padre se non il Figlio e colui al quale il Figlio lo voglia rivelare».

Nel cuore di ogni uomo, infatti esiste, innato in ognuno, un complesso di fattori esperienze e cognizioni che sono in grado di orientarlo esattamente ed infallibilmente al Bene, nel lungo termine; la cosiddetta coscienza, che non si fa sentire soltanto come rimorso per una cattiva azione compiuta, ma è un vero e proprio sistema capace di interagire con i pensieri e l’attività vitale dell’uomo, sebbene spesso permanga inascoltato, misconosciuto, travisato, impedito, sottovalutato soprattutto dall’uomo esteriore con pretese di razionalità e ragionamento positivo.

La religione, quale essa sia, non può mai prescindere dalla coscienza individuale, non può mai prevaricare su di essa; invece, dovrebbe aiutarne in modo puro, disinteressato e fedele lo sviluppo e la presa di cognizione difendendola efficacemente da tutte le innumerevoli manovre occulte, astute le quali tendono ad alterarla o impedirla nelle sue funzioni. Inutile dire che abbiamo di fronte un binomio (istruzione religiosa-coscienza individuale), che risulta essere delicatissimo in quanto la menzogna introdotta con l’istruzione religiosa può compiere, a danno, dei guasti notevolissimi, travisando, nascondendo, invertendo le funzioni che ognuno dei suoi componenti dovrebbe avere originariamente. Perciò il processo del Credere è così spesso travagliato, sofferto, discusso e molti inganni e disillusioni vede e subisce durante il suo divenire prima di poter approdare in un porto sicuro. Ma tutto questo è concesso da Dio proprio al fine di fortificare l’uomo, aguzzandone l’intelligenza.

Il riconoscimento di Dio.

Supponiamo di non sapere nulla di Dio,anzi disponiamoci ad esaminare tutto quanto può assomigliargli; non sapendo nulla di certo, possiamo ritenere che Dio può essere qualsiasi cosa o essere cada sotto le nostre percezioni possedendo certe caratteristiche. Si faranno subito avanti molti pretendenti alla carica di “Dio”. Esaminiamoli dunque alla luce della nostra coscienza ovvero di quello che sentiamo essere dentro di noi amabile, desiderabile, bello, giusto, eterno sopra ogni cosa. Vedremo che la scelta sarà molto probabilmente condizionata da ciò che uno già possiede e coltiva in cuor suo e che, pertanto desidera aumentare fino al limite dell’infinito e conseguire fino alla sua pienezza.

Guardiamo allora che cosa desiderano da noi i possibili pretendenti al ruolo di “Dio” e cosa sono disposti a concederci, anche alla luce delle esperienze vissute in passato dai nostri antenati.

Si presenta il denaro, Mammoona e dice: – io ti posso dare ogni cosa bella tu vedi in questo mondo, basta che mi rendi adeguato sacrificio in te su alcune cose: devi essere fedele alle mie Leggi che imparerai ad utilizzare e praticare nel tempo e che io stesso ti insegnerò e nulla ti sarà precluso perché tutto ciò che è nel mondo si può comprare, è solo questione di prezzo.

Si presenta un uomo che dice: io ho molto potere e credito nella società e te ne concederò una gran parte soltanto se tu mi servirai come un servo fedele e diverrai attuatore fedele, senza farti un giudizio morale, della mia volontà presso altri. Ti rammento che il Potere è una qualità superiore che domina, oltre che sul denaro, anche le coscienze degli uomini fornendo benefici che il denaro da solo non può concedere. Ti sentirai simile a Dio.

Si presenta un prete (di qualsiasi religione) che dice: – Io ti insegnerò la vera via di Dio e sarai bene accetto e onorato all’interno della nostra comunità, in essa avrai un posto tuo e navigherai in acque tranquille, col vento sempre a favore, le faccende della tua vita saranno benedette dal Signore se farai fedelmente ciò che io ti dico. Io stesso e tutti pregheremo per te.

Si presenta Gesù che dice: – Sarai mio amico se farai ciò che ti dico; io ti propongo la porta, la via stretta e la croce, ma per giungere alla Vita; tuttavia il mio giogo è soave e leggero.

Vediamo che qualsiasi aspirante ad essere considerato Dio o miraglio della sua esistenza richiede invariabilmente all’uomo di osservare e praticare la sua legge, la sua volontà e promette un miglioramento dell’esistenza presente o futura, ma mentre i primi tre propongono in cambio qualcosa di allettante che produce riscontro concreto riguardo alla vita materiale, il Cristo avanza una proposta affatto diversa, praticamente all’opposto; anche se gli effetti di questa promessa ricadono fin dalla vita presente, tuttavia la sua piena realizzazione è demandata ad un futuro di cui solo il Padre conosce il giorno e l’ora. Ne deduco che i primi tre lavorano per conquistarsi l’uomo attraverso i sensi, la ragione mostrando la CONVENIENZA in una soluzione dopotutto di breve riscontro, mentre il quarto, Gesù, uccide la convenienza dei sensi e parla invece al cuore, all’interiorità dell’uomo, mostrando prima di tutto all’anima, un ragionamento, un’ ipotesi di Giustizia possibile, perfetta e meravigliosa che prenda le mosse dall’interno dell’umanità! Gesù distrugge la piccolezza della convenienza umana immediata con la proclamazione, l’annuncio dell’esistenza di un disegno superiore, preesistente, infallibile di portata eterna, di prospettiva infinita, che è possibile all’uomo comprendere naturalmente e nel quale – solo per questo – egli crederà con la semplicità di un bambino! La fede quindi non è un atto stupido, vile e cieco come talvolta viene dipinta e intesa, ma al contrario, nasce dall’aver amato, approvato, riscontrato, nell’oggetto di fede con gioia e sopra ogni cosa ciò che si è interiormente compreso o intravisto chiaramente e che, necessariamente, deve essere annunciato affinchè sia risvegliato nel cuore del credente.

Matteo 5:1 Vedendo le folle, Gesù salì sulla montagna e, messosi a sedere, gli si avvicinarono i suoi discepoli.
Matteo 5:2 Prendendo allora la parola, li ammaestrava dicendo:
Matteo 5:3 «Beati i poveri in spirito,
perché di essi è il regno dei cieli.
Matteo 5:4 Beati gli afflitti,
perché saranno consolati.
Matteo 5:5 Beati i miti,
perché erediteranno la terra.
Matteo 5:6 Beati quelli che hanno fame e sete della giustizia,
perché saranno saziati.

E questo, una volta inteso veramente a livello personale ed interno, è sufficiente per polarizzare ed orientare silenziosamente una intera esistenza.

Come  scegliere dunque e perché? Quale è dunque la differenza fra una Fede che salva davvero ed una fede che deluderà?

E’ una domanda difficile da soddisfare anche sa già abbiamo data una prima risposta: la reale Verità dei valori che si amano e che dimorano nel nostro cuore è il primo elemento che ci consentirà di riconoscere la stessa verità in altri e precisamente in colui che solo ci può salvare;ma ciò ancora non mi basta; aggiungiamoci anche che tale fede deve soddisfare la Giustizia, ma non è sufficiente perché se nell’uomo non è già presente ed amata, la giustizia, come farà a riconoscere ed accettare quale sia quella vera? Occorre, ancora, vivere insieme a colui che si è individuato per cercare di conoscerlo meglio, intimamente nei suoi frutti appunto. Ma qui può divenire evidente che uno si è ingannato nel prestar fede ed allora dovrà tornare indietro e rivedere innanzitutto se stesso.

Sebbene io sia personalmente convinto che la vera Fede abbia una carta in più al punto da non poter essere ingannata in nessun modo, è anche vero che non si potrà averne la certezza assoluta fino al conseguimento della sua Promessa, ma in questo ci soccorre una solida, motivata speranza. La motivazione di questa speranza risiede in un tipo di analisi delle proprie percezioni interne ed esterne, delle esperienze vitali che questo tipo di fedele esegue e che per lui personalmente assume equivalenza di certezza.

Si dice anche che la Fede sia una concessione o dono di Dio e questo è vero in un certo senso come afferma anche Gesù:

Giovanni 6:44 Nessuno può venire a me, se non lo attira il Padre che mi ha mandato; e io lo risusciterò nell’ultimo giorno.

Giovanni 6:45 Sta scritto nei profeti: E tutti saranno ammaestrati da Dio. Chiunque ha udito il Padre e ha imparato da lui, viene a me.

INDISPENSABILITA’ ASSOLUTA DELLA FEDE PER FARE UN PASSO DECISIVO CHE VADA OLTRE LE EVIDENZE DI SENSI

Il fattore discriminante per cui, posti di fronte ad un medesimo annuncio, alcuni credono ed altri non credono, non può che essere, laddove non sia in atto un particolare e segreto disegno di Dio, che il contenuto intimo e personale dell’uomo; la scelta avverrà sia per impeto istintivo, simpatico, consonante, sia attraverso l’ausilio di un processo ragionato, magari integrato da tratti di esperienza vitale; sebbene una certa influenza possa essere esercitata dal contesto sociale, religioso e culturale, è da ritenere che nel lungo o lunghissimo periodo la sua rilevanza tenda a scemare completamente perché, prima o poi quella persona dovrà confrontarsi con la veridicità di quanto assunto come verità ovvero dovrà necessariamente verificare di che qualità siano i frutti dell’albero che si è messo a coltivare. Se i frutti non saranno autenticamente buoni è da ritenere che sradicherà l’albero vecchio e ne pianterà uno nuovo oppure lo innesterà; va da se poi che esistono dei coltivatori inetti o incapaci cui qualsiasi albero non darà frutto, e coltivatori cattivi per cui il frutto pessimo è quello buono in quanto serve loro per avvelenare il prossimo e depredarlo, ma questi sono i casi della vita e qui non ci interessano.

Io, che ho ricevuto e mantenuto l’annunzio cristiano, sono fermamente convinto che esso rappresenti la via più diretta, la migliore sotto ogni aspetto: perché fa di noi dei figli e degli sposi e non degli esseri schiavi e privi di libertà, perché in se stessa rende superno il concetto di giustizia proclamandola senza guardare in faccia nessuno, perché riconosce ed insegna che ogni cosa creata proviene da Dio e come tale la rispetta nel suo ruolo e nella sua dignità assicurandole un futuro. I molti e crudeli tradimenti operati dall’uomo a danno di questa via religiosa non hanno potuto offuscarne lo splendore; certo anche le altre vie hanno propugnato o abbozzato simili concezioni, ma per Cristo io posso vederli con la massima definizione e soprattutto messi in pratica in ogni loro dettaglio. Insomma, anche se è indispensabile una certa fede per ciò che ancora non possediamo o vediamo chiaramente, il conto generale quadra. Di qui la mia scelta.

Rispondi

Inserisci i tuoi dati qui sotto o clicca su un'icona per effettuare l'accesso:

Logo di WordPress.com

Stai commentando usando il tuo account WordPress.com. Chiudi sessione /  Modifica )

Google photo

Stai commentando usando il tuo account Google. Chiudi sessione /  Modifica )

Foto Twitter

Stai commentando usando il tuo account Twitter. Chiudi sessione /  Modifica )

Foto di Facebook

Stai commentando usando il tuo account Facebook. Chiudi sessione /  Modifica )

Connessione a %s...

%d blogger hanno fatto clic su Mi Piace per questo: