Comunità e Chiese


Alcune precisazioni doverose 

Ogni associazione di persone legate da un qualsiasi filo comune può definirsi genericamente assemblea, chiesa, comunità. Il filo (leggi altrimenti il rapporto), può essere di diversa natura, singolo oppure plurimo ed allora si tratterà di una corda vera e propria o di una rete. Il filo che collega, qualifica e determina tutte le comunità degli empi (Babilonia) è il serpente stesso (corpo di satana). Ma esiste un Filo superiore a tutti i legami umani e terreni ed è il solo che permette di comprendere, raggiungere ed edificare la Chiesa di Dio, la celeste Gerusalemme che appunto perché celeste non è ancora terrena, pur essendo già presente e fondata in terra negli uomini che credono. Il filo di cui sto parlando è lo Spirito Santo il solo che è in grado di costituire una “città di uomini” che sia gradita a Dio, una comunità ed una Chiesa intrinsecamente perfette. Saper conoscere il filo o i fili d’unione prevalenti in un ambito di persone consente quindi di determinare fin dall’inizio quale tipo di comunità si ha di fronte nonché di comprendere quale sarà il suo fine ultimo, regolandoci di conseguenza in merito ad essa. Non è importante quindi il nome che le comunità si danno; non sono, come al solito, le etichette a garantire il contenuto ma le funzioni che esso svolge e non è perché una si dice santa, cattolica ed apostolica piuttosto che satanica che si può determinarne il reale valore assoluto. Infatti, il grande inghippo, anche quando i Padri della Chiesa o gli Apostoli parlano di Chiesa, sta proprio nel comprendere cosa si debba sostanzialmente intendere per Chiesa di Dio. Essa è sì la comunione dei Santi o dei giusti secondo Dio, ma non certo quella o quelle comunioni che vengono presentate ed amministrate ritualmente sulle piazze. Essa non coincide necessariamente con la comunità cristiana visibile anzi, vi è sempre meno presente dato che la vera chiesa di Dio è invece silenziosa, invisibile di fronte al mondo, non si contano fra loro i suoi membri, e raramente si vedono, non dicono: -Ohh quanti siamo! Ohh come siamo santi!-, essi non pregano sulla piazza per essere ammirati o giudicati bene dagli uomini, ma nel segreto del proprio cuore, dove solo Dio vede e risponde. A causa della purezza assoluta del suo Spirito chi ne fa parte, cioè chi sta camminando in essa, con purezza d’intenti, verso un traguardo di vera perfezione, nemmeno ne parla, nemmeno si considera pur sapendo, pur credendo e sperando nel cuore, e questo per non dare adito al maligno che ne approfitterebbe per creare subito una ulteriore falsa immagine da mostrare in piazza, tesa a fuorviare ancora le genti e a disprezzare il Santo. Ogni contenuto veramente e puramente vitale (tanto più lo Spirito e la Parola di Dio nella loro reale accezione interiore), infatti, non può essere, ancora, nudamente esposto alla luce del sole pena la sua immediata e certissima corruzione ad opera dei pregiudizi e delle forme di vita inferiore. Similmente, anche il prezioso contenuto di una cellula deve essere protetto da una membrana poiché, diversamente, sarebbe subito attaccato e divorato da muffe e batteri e perderebbe la sua vita e la sua funzione. E gli Apostoli ed anche i cosiddetti Padri della Chiesa ben sapevano di questo piccolo arcano e ne hanno più volte accennato sommessamente. Sommessamente perché proprio nella comunità cristiana nascente dovevano compiersi fino alla fine le parole:

 – Sono usciti di mezzo a noi, ma non erano dei nostri; se fossero stati dei nostri, sarebbero rimasti con noi; ma doveva rendersi manifesto che non tutti sono dei nostri.
1Giovanni 2:19

Ora questa frase non deve essere intesa in senso materiale, ma spirituale, non parla infatti di uscire dalla comunità terrena, formale, ma di “uscire” ed essere lontani dal consesso spirituale; indica negativamente, con ciò, proprio coloro che hanno progressivamente deviato, pur rimanendo nella comunità ecclesiale visibile, verso la ritualità sterile, verso la comunità babelica, mafiosa, capace di lecitare l’illecito a detrimento dell’autenticità, dell’intesa dei valori spirituali che le manifestazioni esteriori e rituali, in vari modi, soltanto simboleggiano.

La frase di S. Paolo: -Perciò chiunque in modo indegno mangia il pane o beve il calice del Signore, sarà reo del corpo e del sangue del Signore.
1Corinzi 11, 27

non si vuol riferire a coloro che infrangono le rigide norme rituali dei sacramenti (ad es. comunicandosi senza la precedente confessione), ma piuttosto a coloro che più non sanno in cuor loro il sostanziale, pratico significato del mangiare il pane e bere il calice del Signore. Costoro sono detti rei di queste cose perché le hanno perdute, tolte da se stessi e dalla propria vita e sostituite da un vuoto e spiritualmente sterile rituale idolatrico.

La Chiesa secondo S. Agostino

 Il significato di ” torchi “.

[v 1.] Per la fine, per i torchi: salmo di David stesso. Non sembra che nel testo di questo salmo, che ha un simile titolo, si dica qualcosa dei torchi; dal che risulta che, spesso, nelle Scritture, sotto molte e diverse similitudini si intende una sola e medesima cosa. Possiamo perciò nei torchi vedere le chiese, per la stessa ragione per cui vediamo anche nell’aia la Chiesa. Sia nell’aia sia nel torchio infatti non si compie niente altro se non la liberazione dei frutti dai tegumenti, necessari perché nascessero, crescessero e giungessero alla maturità sia della mietitura che della vendemmia. Orbene, quanto a questi tegumenti e peduncoli, il frumento si libera nell’aia dalla pula, e il vino si libera nel torchio dalle vinacce; allo stesso modo, nelle chiese, si separano in forza di spirituale amore, ad opera dei ministri di Dio, i buoni dalla moltitudine degli uomini del secolo che sta riunita insieme con loro; moltitudine che era necessaria ai buoni perché nascessero e divenissero idonei a ricevere la parola divina. Questa divisione si verifica anche ora, in modo però che i buoni sono separati dai malvagi, non nello spazio ma nell’amore, anche se gli uni e gli altri stanno insieme nelle chiese per quanto si riferisce alla presenza corporale. Verrà poi un altro tempo nel quale il frumento sarà raccolto nei granai e il vino nelle cantine. Dice: il grano raccoglierà nei granai, mentre brucerà la pula nel fuoco inestinguibile (LC 3,17). In un’altra similitudine si può intendere la stessa cosa: il vino raccoglierà nelle cantine, mentre getterà le vinacce al bestiame in modo che i ventri delle bestie possano raffigurare – in similitudine – le pene dell’inferno.
Da Esposizione sul Salmo 8.

… Ma osserviamo con un po’ più di attenzione il salmo, perché quando uno avanza nella Chiesa, è necessario che nella Chiesa sopporti i malvagi. Ma non li conosce chi è come loro; sebbene molti malvagi mormorino contro i malvagi, allo stesso modo per cui è più facile che un sano sopporti due ammalati, piuttosto che due ammalati si sopportino tra loro. Per questo vi insegnano, fratelli, che l’aia è la Chiesa di questo tempo; spesso lo abbiamo detto e spesso lo diciamo: in essa c’è la paglia e c’è il grano. Nessuno pretenda di gettar fuori tutta la paglia, prima che giunga il tempo della vagliatura; nessuno, prima del tempo della vagliatura, abbandoni l’aia, per non voler tollerare i peccatori, perché [non avvenga che], trovandosi fuori dell’aia, sia beccato dagli uccelli prima di entrare nel granaio. State attenti, fratelli, per qual motivo diciamo questo. Quando i chicchi di grano cominciano ad essere trebbiati, stando in mezzo alla paglia tra di loro non si toccano: è perciò quasi come se non si conoscessero, perché la paglia sta tra di loro. E chiunque scruta da lontano l’aia, crede vi sia soltanto paglia; se non guarda con estrema attenzione, se non tocca con mano, se non soffia con la bocca, cioè se non separa la paglia dal grano soffiando, difficilmente arriva a discernere i chicchi di grano. Orbene, a volte anche gli stessi chicchi di grano si trovano quasi separati gli uni dagli altri e senza toccarsi tra loro, in modo tale che ciascuno, nell’avanzare, crede di essere solo. Questo pensiero, fratelli, tentò Elia, uomo così notevole ; e disse a Dio, come ricorda lo stesso Apostolo: Hanno ucciso i tuoi profeti, hanno rovesciato i tuoi altari, ed io sono rimasto solo, e ricercano la mia vita. Ma cosa gli dice il responso divino? Ho lasciato per me settemila uomini, che non hanno piegato il ginocchio davanti a Baal….
Da Esposizione sul Salmo 25-5.

1 commento

  1. salvatore said,

    Mag 31, 2009 a 11:09 am

    Pace e Bene fratello in cristo. un commento a quello che dici. perché celeste non è ancora terrena, pur essendo già presente e fondata in terra negli uomini che credono. Il filo di cui sto parlando è lo Spirito Santo il solo che è in grado di costituire una “città di uomini”

    è Gesù che ha edificato la sua chiesa Mt 16, 18b su basamenti di dodici persone Ef2,20, a questi dodici èstato dato ogni potere Mt 28,18-19, apentecoste lo Spirito Santo èstato donato a loro è ad altri che si associarono a loro e a quanti credono e si fanno battezzare e si associano a loro(ecclesia) At 2,38-41, e che Gesù ha promesso “Io sono con voi tutti i giorni fino alla fine del mondo. uniti nella preghiera per l’unita dei cristiani. Pace e Bene


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