A proposito di Inquisizione


Dal Manuale dell’Inquisitore – di Nicolau Eymerich, frate domenicano che nel ‘trecento dava la caccia agli eretici. Ed. Piemme.

SETTE REGOLE PER “APPENDERE” IL SOSPETTATO.

L’inquisitore e il vescovo possono sottoporre qualcuno alla tortura? In caso affermativo, a quali condizioni? Essi possono ricorrere alla tortura, conforme alle decretali di Clemente V (Concilio di Vienne), a condizione di deciderlo insieme. Non ci sono regole precise per determinare in quali casi si possa procedere alla tortura (Sospensione del condannato con funi e caduta con strappi di corda ). In mancanza di giurisprudenza precisa, ecco sette regole di riferimento.

1. Si tortura l’accusato che vacilla nelle risposte, affermando ora una cosa, ora il contrario, ma sempre negando i capi d’accusa più importanti. Si presume in questo caso che l’accusato nasconda la verità e che, pungolato dagli interrogatori, si contraddica. Se negasse una volta, poi confessasse e si pentisse, non sarebbe considerato un “vacillante” ma come “eretico penitente” e verrebbe condannato.

2. Sarà torturato il diffamato che abbia contro anche un solo testimone. Infatti la pubblica nomea più un testimone costituiscono insieme una mezza prova, cosa che non stupirà nessuno dal momento che una sola testimonianza vale già come un indizio. Si dirà testis unus, testis nullus? Ciò vale per la condanna, non per la presunzione. Una sola testimonianza a carico dunque basta. Tuttavia, ne convengo, la testimonianza di uno solo non avrebbe la stessa forza di un giudizio civile.

3. Il diffamato contro il quale si è riusciti ad accumulare uno o più indizi gravi deve essere torturato. La diffamazione più gli indizi bastano. Per i preti, basta la diffamazione (tuttavia si torturano solo i preti infami). In questo caso le condizioni sono sufficientemente numerose.

4. Sarà torturato colui contro il quale deporrà uno solo in materia di eresia e contro il quale si avranno inoltre indizi veementi o violenti.

5. Colui contro il quale peseranno più indizi veementi o violenti verrà torturato, anche se non si dispone di alcun testimone a carico.

6. A maggior ragione si torturerà colui il quale, simile al precedente, avrà in più contro di sé la deposizione di un testimone.

7. Colui contro il quale si ha solo diffamazione o un solo testimone o un solo indizio non verrà torturato: una di queste condizioni, da sola, non basta a giustificare la tortura.


Commento:Queste “7 regole d’oro”, che si sforzano in ogni modo di apparire giuste e sacrosante, non fanno che confermare quella che per me era già una certezza; sono tese a creare una dimensione entro la quale la malvagità pura possa esercitare un dominio assoluto senza poter essere contrastata. Essa si è voluta rivestire della purezza e della giustizia di Dio non avendone assolutamente titolo, ma ritenendo quest’abito il migliore, in assoluto, per acquisire il massimo potere esistente in terra, sull’uomo. Questo è un passato che, malgrado le “scuse” assai tardive, non verrà cancellato tanto facilmente dalla storia della chiesa perché è un passato che, di fatto, ancora vive ed opera, nascosto nel suo cuore, dirigendone segretamente, con imperio, le mosse fino alla fine. Forse un medico ucciderà il paziente pur di sconfiggere la malattia? Perché costoro, che per loro pretesa dovrebbero essere anche gli eredi dei doni carismatici dello Spirito, tra cui il potere di cacciare i demoni, sono dovuti ricorrere a mezzi tanto bassi per difendere la Verità? O forse non è precisamente la verità e la vita dell’uomo che essi intendevano salvaguardare, quanto, piuttosto, il loro potere temporale e religioso, con tutti i privilegi ed i benefici “paradisiaci” che procura? Ancora, se veramente lo Spirito operava in loro, aveva forse bisogno di ricorrere alla tortura per conoscere quale era la verità? Quante volte, poi, proprio le loro azioni sconsiderate, ingiuste ed eccessive hanno dato forza ed incoraggiamento ulteriore all’eresia invece di estirparla? Ben calza a queste persone ipocrite l’accusa: –Per causa vostra il Nome di Dio è bestemmiato fra i pagani!Inoltre, il fatto che la nomea di un individuo possa costituire indizio, anche parziale, di colpevolezza va esplicitamente, guarda caso, contro quello che affermava Cristo: – Beati sarete quando gli uomini diranno di voi ogni male a cagion mia.Guai quando tutti gli uomini diranno bene di voi perché allo stesso modo facevano i loro padri con i falsi profeti.Inutile precisare che questo dir male e dir bene si riferisce proprio alla forza, al consenso della comunità e della piazza di ispirazione umana le quali sono, di fatto, la naturale culla delle nomee, delle maldicenze striscianti, delle calunnie e delle adulazioni basate su motivazioni di comodo cinicamente e puntualmente orchestrate e sfruttate dai soliti empi per i loro intenti criminali. Anche il profeta Isaia, poi, ci annuncia che il servo del Signore non giudicherà secondo le apparenze né per sentito dire. Da questo comprendiamo che i fautori morali e materiali della tortura e di tutto quello che si trova prima e dopo di essa, non sono mai stati servi di Dio, senza dubbio alcuno. Allora, tolta legittimamente la qualifica di puri e di perfetti a questi individui, non è più logico pensare che la loro intenzione, non essendo pura, fosse perversa? Per giustificare l’uso di tali sistemi, infatti, non possono considerarsi vie di mezzo, avendo essi assunto posizioni di primato assoluto, avendo preteso di esercitare un giudizio che è solo prerogativa Divina, condannando a morte gli uomini, in barba al Comandamento. Cosa c’impedisce di ritenere che ad un solo, dubbio indizio potessero facilmente aggiungersene altri costruiti ad arte o che un testimone falso e magari ricattato, in forza altre colpe, debolezze o complicità confessate in precedenza, potesse facilmente far pendere la bilancia della cosiddetta giustizia in sfavore di una persona che sicuramente era già individuata, processata e condannata dal quel potere ancor prima di essere ufficialmente inquisita, messa a morte, o alla pubblica gogna? Nulla, ….assolutamente, ….mai, ci porge garanzia della purezza d’intenti degli accusatori e degli inquisitori, o della loro unità nella volontà di Dio! Gli inquisitori erano in rapporto diretto col Papa, scavalcando ogni altra autorità ecclesiastica, ma tutti sappiamo che razze di papi hanno regnato in Roma: briganti, avvelenatori, intriganti, lussuriosi, omicidi, schiavisti, usurai, ladri, mentitori, simoniaci, nepotisti e chi più ne ha più ne metta, senza tema di sbagliare! In questo squallido contesto anche un cretino comprende come bastano poche piccole cose per sospingere l’accusato, o il presunto colpevole, in una caduta a precipizio verso un baratro buio, senza ritorno, verso la tortura del suo spirito, verso il vero inferno ancor prima di morire, così come sarebbe bastato, p. es., un po’ di vetriolo sostituito, ad insaputa di tutti, all’acqua santa dell’aspersorio, per dimostrare nell’accusato o nell’indemoniato la presenza di reazioni fisiche “veementi, violente, demoniache e terribili” in coloro che ne erano aspersi, o un bel punteruolo a punta retrattile per evidenziare che l’accusato aveva, nel corpo, dei punti anestetici a riprova del patto da questi stipulato col demonio. E se  si trattava magari di donne isteriche o gravemente esaurite nel loro sistema nervoso, anche uno spillone vero poteva non fare male, dato che in questi soggetti è quasi normale, durante le crisi, che si generino anestesie e parestesie più o meno totali. Qui il gioco dei perfidi era ancor più facilitato!

Questo tipo di violenza tacita, contenente una falsità che è nettamente evidente solo alla vittima ed al suo torturatore, quando scatenato contro il piccolo uomo comune, fa sì che molto facilmente il suo comportamento, dettato dalla disperazione e dall’impotenza a difendersi, assuma i tratti esteriori di quello di un indemoniato (vorrei vedere chiunque di loro, messo in tali condizioni come avrebbe reagito); infatti, costretto l’uomo in tali condizioni, potrà assai facilmente accadere che egli si metta a bestemmiare come un ossesso, proprio per nuda reazione irrazionale all’ingiustizia patita più che per intento avverso a Dio; non perché realmente avverso a Dio, ma piuttosto, nell’esasperazione estrema, per cercare di colpire e offendere con rabbia, da impotente e disperato qual è, quel simbolo, di uguale nome che il torturatore, mentendo satanicamente, afferma di servire, quel nome, che dovrebbe essere Nome di Giustizia per tutti e che invece, in quella situazione, consente, incomprensibilmente per la vittima, un potere grandissimo proprio a colui che dell’ingiustizia massima è fautore.

Questo meccanismo istintivo di reazione veemente e disperata difesa dell’uomo era ben noto a chi operava sadicamente quei processi e tenuto in gran considerazione. All’occorrenza, poteva esser facilmente suscitato ed esasperato in quanto serviva egregiamente per rendere evidente la “grave colpevolezza” del processato agli occhi del popolo, casomai non ne fosse ancora del tutto convinto. Chi ci assicurerà che la perversione di certi individui, che vedevano impediti i loro giochi di potere, o i soddisfacimenti di qualche desiderio particolare o morboso da una persona inamovibile nella sua integrità, non operasse al fine di far convergere su di lei i giudizi ciechi del popolaccio, del branco, vigliacco, suino, omicida, maligno ed ignorante, incline ed avvezzo da sempre a sacrificare un capro espiatorio per propria naturale consuetudine comunitaria e per proprio divertimento? La nomea: quel famoso, impersonale, anonimo, calunnioso, vile, omicida, profondamente criminale, “…dicono che...” poteva dunque essere forgiata ad arte e agevolmente diretta proprio da coloro che dettavano le leggi nonché dalla loro cerchia di accoliti parimenti corrotti.Anche con Cristo, infatti, usarono questo sistema, basato sullo sfruttamento della forza del popolo bue sobillato e sui falsi testimoni.

Ancora, chi fra costoro, quanti ce ne sono, avrà il potere di determinare come deve essere il Messia, cosa dovrà fare, come dovrà agire, chi dovrà salvare? Coloro che in Israele erano ai primi posti nemmeno lo riconobbero quando venne e lo condannarono a morte come bestemmiatore sacrilego. Lo stesso hanno fatto e continuano a fare con tutti quelli che Dio lo amano veramente. Solo Dio ha il potere di stabilire chi è il Messia e chi sono i primi davanti a Lui, senza dipendere dal consiglio di qualsivoglia comunità, chiesa, mafia o assemblea, ma solo in Verità, Bontà e Volontà sua. Ho parlato di volontà di Dio perché essa è prima della Legge stessa, in quanto la genera. Gli empi hanno creduto che la realizzazione formale della Legge fosse l’ultimo grado di ascesi prima di giungere a Dio, ma non hanno considerato che la Legge è il prodotto della Volontà e questa, a sua volta, è generata dall’Intenzione che qualifica in modo indubitabile, primario, la natura dello spirito da cui proviene. Si sono perciò arrabattati e dannati nell’anima, in ogni modo possibile, per possedere in terra il monopolio della Legge, della Parola e la loro esclusiva amministrazione, credendo di riuscire con esse a costringere lo Spirito di Dio ad agire secondo il loro disegno. Essi, infatti, potendo dominare solo sulle percezioni, sulle nozioni, sull’abito animico e mentale degli uomini, poiché più oltre non possono nemmeno comprendere, riescono con questi mezzi a “risalire” in profondità la coscienza, fino allo spirito dell’uomo, fino a “convincerlo” che quello che in Verità è lo Spirito di Dio (e non porta l’etichetta scritta in fronte), in realtà, è il suo peggior nemico; essi, umiliando l’uomo in tutti i modi possibili, assediano il suo spirito da ogni lato, mostrandogli che il grande male da lui subito in realtà proviene dal suo Creatore, dal suo menefreghismo, o peggio. Avverto ognuno che se mai riuscissero in questa operazione di “convincimento interiore”, la quale costituisce flagranza del peccato eterno contro lo Spirito di Dio e dell’uomo, faranno sì che l’uomo muti l’intenzione profonda, propria del suo spirito, verso quello di Dio. Il risultato finale è quindi la morte o la pazzia dell’uomo poiché il suo spirito non avendo più un’intenzione compresa in quella di Dio, sarebbe necessariamente rigettato e privato in eterno dello Spirito Santo. Egli sarebbe dunque cancellato dal Libro della Vita! Ma la purezza e la giustizia di Dio sono tali da far impallidire ogni interpretazione umana della legge, sono tali da distruggere in un attimo millenni di ponderosi e ortodossi ragionamenti umani, di macchinazioni volte a nascondere un intento spirituale malvagio; perciò tutti gli sforzi degli empi saranno inutili e il corno della loro massima potenza sarà spezzato e disperso come pula al vento, insieme con loro, in un giorno solo.

Per ulteriore documentazione consiglio vivamente il bel “Romanzo” storico Misteri dell’Inquisizione qui scaricabile. Un resoconto “romanzato”, di fatti probabilmente troppo veri per poter essere pubblicati in forma di puro resoconto di indagine, come si evice dalla prefazione e poi dalla lettura dei 4 pregevoli e rari volumetti; in particolare, il 4° contiene, nell’ultima parte, anche dei dati molto precisi e storicamente provati nonchè “l’anteprima”, il preludio di ciò che saranno poi i campi di sterminio del nazismo.

1 commento

  1. roberto fiaschi said,

    giugno 21, 2010 a 10:20 am

    Che dire anche qui ? Articolo giusto, genuino, biblico, intelligente, oserei dire SACRO ….
    Roberto Fiaschi


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