Esistenza e memoria


Una risposta di fede e di logica Cristiana al problema esistenziale umano, alle dottrine della predestinazione, del karma e della reincarnazione.

Questo ragionamento si propone di giungere a definire, seppur limitatamente, l’indefinibile che sta al centro di ogni uomo e ne costituisce l’essenza eterna. Esso ha inizio da una semplice constatazione: La completezza del concetto di esistenza è, per l’essere vivente, condizionata, vincolata assolutamente alla possibilità di accesso alla propria, relativa memoria.

La dimostrazione di questo assunto non è difficile a darsi.

In coloro che perdono la memoria  a seguito di eventi traumatici, la coscienza di quello che sono e sono stati materialmente, viene annullata più o meno completamente. Con l’ipnosi sperimentale è abbastanza semplice alterare temporaneamente il rapporto fa io cosciente e memoria in un soggetto, facendo sì che egli ricordi o non ricordi precisi tratti della propria esperienza vitale al risveglio. In più, dobbiamo aggiungere che con l’ipnosi è spesso possibile far ricordare esattamente all’individuo anche momenti della sua vita che erano apparentemente assenti, scomparsi, cancellati dai ricordi coscienti, a riprova dell’esistenza di innumerevoli altre memorie, anche profonde o di accesso non immediato, la cui natura potrebbe tranquillamente trascendere il piano meramente cerebrale e materiale. In taluni casi, con l’ipnosi regressiva, la memoria può essere riportata fino al livello infantile e fetale del soggetto e, seppure discutibilmente, ancor prima di esso, aprendo la via a tutte le dispute sulla possibile esistenza di altre vite passate e loro relative memorie, che sarebbero comunque nella disponibilità subconscia o del soggetto, anche se solamente in condizioni particolari o durante il sonno.

Senza complicare ancora le cose:  in molti avranno certamente fatto l’esperienza dei cosiddetti “sogni a puntate”. Accade sovente che solo durante un sogno particolare ci si ricordi che esso è di un certo tipo e che è parte coerente di una serie di sogni gia avvenuti, imperniati sullo stesso tema,  “puntate” di una storia rivissuta e rielaborata durante varie somniazioni in periodi precedenti.

Ancora, e questo è facile a comprendersi per gli smemorati, quando accade di dimenticarsi completamente di una cosa e questa viene per qualche motivo riportata all’attenzione di colui che la dimenticò, ecco che la persona ha solitamente un sobbalzo, un trasalimento, quasi vedesse apparire dal nulla un fantasma; questo a riprova che, relativamente a quella persona e per quel tempo, ciò che non viene ricordato non esiste!

Qui possiamo riconoscere un aspetto non trascurabile della dualità, della divisione propria dell’essere umano e della dimensione materiale: l’uomo per vivere attivamente nella sua dimensione, avendo coscienza di esistere, deve poter disporre dell’io, ovvero del centro volitivo e decisionale nonché delle sue memorie, di quelli che in altre parole potremmo definire, insieme alla mente che permette di elaborarne il contenuto, i servizi all’io. Appare logico considerare che questo stato di essere deve la sua struttura al fatto che l’uomo, in quanto essere creato o subordinato, vive nella dimensione spazio-temporale durante un momento che difficilmente avrebbe per lui senso se non ne rimanesse memoria appena che fosse trascorso. Non vivendo egli al di sopra del tempo e dello spazio, è ovvio che la sua memoria diviene in un certo senso l’antidoto a questa sua limitata condizione dell’essere, mezzo indispensabile per poter vivere utilmente, estendendo la propria coscienza oltre il limite del tempo e dello spazio presenti. Questo però, ci fornisce anche indirettamente la prova o l’indizio che la vita perfetta cioè quella che si esprimesse pienamente nell’unità dell’essere deve necessariamente sovrastare la dimensione relativa.

Cerchiamo ora di definire cosa è la memoria. Se prendo una tavoletta di argilla plastica e imprimo in essa la punta del mio dito o qualsiasi oggetto, ecco che essa si comporta come memoria ovvero registra e tiene traccia interpretabile nel tempo del mio atto ed anche delle mie impronte digitali oppure la forma dell’oggetto che fu impressa. Chiunque veda l’impronta lasciata può dire che qualcuno ha toccato quel blocco di argilla e teoricamente potrebbe risalire alla persona particolare o all’oggetto utilizzato per l’impronta. In senso lato, siccome ad ogni azione corrisponde una conseguenza con relativa modifica nel mondo fisico ed anche in quello psichico, possiamo dire che ogni cosa in essi presente può potenzialmente essere memoria di qualcosa ed in effetti è proprio così. Altrimenti non potremmo spiegarci il significato del seguente passo delle Bibbia:

Giosuè disse a tutto il popolo: «Ecco questa pietra sarà una testimonianza [MEMORIA] per noi; perché essa ha udito tutte le parole che il Signore ci ha dette; essa servirà quindi da testimonio contro di voi, perché non rinneghiate il vostro Dio».
Giosuè 24:27 

La pietra infatti griderà dalla parete e dal tavolato risponderà la trave.
Abacuc 2:11

Altra cosa, naturalmente, è possedere la  capacità di lettura di queste memorie, ma il principio teorico, in se, è assolutamente valido e Dio non dovrebbe certo avere di questi problemi. Per quanto riguarda l’uomo, la sua memoria è di un tipo assai evoluto e oltremodo complesso nel funzionamento, ma il principio operante è sempre lo stesso.  Possiamo perciò teorizzare che una memoria perfetta potrebbe annullare in se il trascorrere del tempo e lo spazio pure essendovi immersa. Possiamo anche azzardare che qualora la memoria non sia più un elemento diviso o scindibile in qualsiasi modo dall’essere, ma sia costituita dall’essere stesso, quell’essere divenga eterno. Ciò, come potremo comprendere, avviene precisamente riguardo allo spirito.

Detto questo, dobbiamo ora comprendere quale sia il passaggio successivo all’utilizzo ottimale della memoria da parte dell’uomo e questo perché si comprende bene che un uomo che abbia unicamente perfetta e viva memoria di ogni particolare della sua vita, non ci pare ancora essere completo.

Proprio per il fatto che la memoria (e relativa mente) può essere distrutta, corrotta in vario modo o impedita a consultarsi dobbiamo dedurre che essa non è l’essere umano, ma soltanto uno strumento vivente, una sua parte dopotutto secondaria, perché l’essere possa giungere a qualcosa di perfetto, di più intimo, qualcosa che sia una entità inscindibile dall’Essere, qualcosa che sia Uno eterno oltre il tempo e lo spazio. E qui dobbiamo necessariamente giungere a postulare l’esistenza dello spirito!
Lo spirito, come stato perfetto, autentica dimensione dell’Essere, è l’unica sede possibile e teorizzabile per una coscienza eterna di se che possa anche prescindere totalmente dalla dimensione creata e dal rapporto di dipendenza con le menti-memorie, pure essendo ad esse legato in quanto strumenti ad esso indispensabili (nel caso dell’uomo e della creazione), per elevare il proprio grado di purezza e coscienza nella Verità e quindi potersi riunire perfettamente allo Spirito di Dio, raggiungendo quello stato di perfezione nativa implicito fin dall’inizio nel disegno di creazione di di Dio.

Ma parliamo ora dello spirito. A noi viventi non è dato di comprendere esattamente cosa esso sia in sostanza, possiamo tuttavia rilevarne i comportamenti e l’utilità e il modo di relazionarsi all’essere di carne. E’ comunque da ritenere che lo spirito rappresenti il nostro reale essente, che è per noi invisibile e avvolto da impenetrabile cortina. Noi possiamo perciò avvertirne in vario modo la presenza e la forza poiché esso comunica sempre con noi attraverso un suo linguaggio ed un suo percorso sebbene spesso imprevedibili. Non ci è comunque possibile ignorare la strettissima relazione che intercorre tra Spirito ed insegnamento eterno che lo caratterizza, che ne veicola i Valori immutabili, la Legge, la Sapienza sopra tutti i secoli. Lo Spirito, quello divino, è il reale detentore di questi tesori e di molti altri, è la Sorgente iniziale di ogni  Bene autentico ed intramontabile; è la Verità prima ed ultima!

Distingueremo fin d’ora uno spirito Divino ed uno spirito umano, un Padre ed un figlio, un Maestro ed un allievo, un Perfetto immutabile ed un perfettibile dotato di libero arbitrio cioè della libertà di scelta fra il seguire la volontà del creatore o la propria immancabilmente imperfetta. Lo spirito umano, in colui che vive carnalmente, è il centro reale dell’essere e la sua proiezione attiva, ovvero la sua immagine riflessa e identificabile nel piano materiale e mentale, è l’io. L’io, vissuto, sentito dall’uomo come il centro effettivo della persona è tuttavia solo il sembiante, l’effetto umanamente percepibile dello spirito umano il quale è vera sorgente della volontà primaria o naturale dell’uomo, espressione concreta della propria intenzione spirituale. Le cellule del corpo umano si ricambiano completamente in un ciclo di alcuni anni per cui il corpo, dopo 10 anni, non è più lo stesso di prima, la persona invece continua in esso. Con ciò voglio mettere in risalto come sia un errore identificare il proprio essere nel corpo che invece è solo un punto d’appoggio, un “vestito” di qualcosa di più grande che in esso si rivela.

Quando noi pensiamo di fare qualcosa con un fine preciso mettiamo in atto un processo elementare che è immagine e parte organica di una realtà più grande, silente e profonda che sta dietro: quella spirituale. L’agire umano, parrebbe avere un infinità di motivazioni particolari, ma questa grande varietà, in fondo ad ogni analisi, si scopre appartenere o non appartenere unicamente alla logica, alla legge d’amore e sapienza dello Spirito di Dio. Essa non può che essere consonante o dissonante col volere del Creatore e tale impostazione dà origine ad una infinita catena di cause-effetto in grado di mutare, nel tempo, la qualità e la posizione dello spirito umano. Vi sono infatti spiriti umani che, attingono, che imparano dallo Spirito superiore in accordo con la volontà del Creatore e ve ne sono invece altri che agiscono all’opposto, quale ne sia il motivo, in conflitto con la volontà divina, grazie al libero arbitrio loro concesso fin dall’inizio.

Vorrei fare notare che questa libertà di cui gode lo spirito umano si dimostra infine essere anche un potentissimo, infallibile fattore di selezione dello stesso davanti al Creatore.

Dobbiamo infatti ritenere che quando il Dio formò l’uomo dalla terra e gli insufflò il proprio alito vitale cioè il proprio Spirito divino, fece ciò per suscitare in lui e successivamente rendere perfetto a sua volta, lo spirito della materia (terra) di cui l’uomo era fatto affinché, in virtù del contatto diretto con lo spirito di Dio, potesse ancora perfezionarsi e divenire perciò membro, estensione, reggenza perfetta dello Spirito divino all’interno della dimensione materiale.

 Salmi 81:6 Io ho detto: «Voi siete dèi, siete tutti figli dell’Altissimo».

In tal modo Adamo sarebbe stato il re giusto della creazione che, nello stato di perfezione originale, venne chiamata paradiso terrestre. Adamo sarebbe divenuto, secondo l’intento di Dio, il suo Tempio in terra a tutti gli effetti.

Ma venne la caduta, con il conseguente decadimento e tal processo di creazione e perfezionamento dello spirito umano subì una fase di arresto e di regressione tali da farci ereditare ancor oggi uno spirito umano che non è quasi mai perfettamente conforme alla volontà e Legge divina e necessita perciò, ancora, degli adeguati emendamenti. Da questo, io ritengo, discenda lo spirito dell’uomo che è diverso da quello di Dio ma pur sempre affine per natura ed ancora modificabile in bene o in male, un meglio o in peggio. E questo ci permette anche capire perché è scritto che ogni bene viene da Dio: viene cioè a noi anche come insegnamento perfetto e sapienza nello Spirito affinché il nostro spirito umano possa conformarsi ad esso fino all’unione perfetta.

Da ciò, concordando col fatto che Dio è Spirito,

Giovanni 4:24 Dio è spirito, e quelli che lo adorano devono adorarlo in spirito e verità».

deduciamo come lo spirito umano sia il solo mezzo possibile (interfaccia, per usare un termine tecnico ma espressivo), attraverso il quale l’uomo può giungere effettivamente ad unirsi a Dio, a partecipare, a vivere di Dio nel modo più pieno e proprio. Nel rendere questo spirito adatto allo scopo, dal momento che, evidentemente, non lo è ancora, la vita nella carne è il solo mezzo che ci è dato, insieme a tutte le Provvidenze divine. Non dobbiamo poi ritenere che per il fatto di essere una sola cosa con Dio, non possa esistere diversità o personalità fra gli spiriti anche nella perfetta unità. Il cielo spirituale, sarebbe oltremodo monotono a viversi in queste condizioni e l’opera della creazione non avrebbe senso. Al contrario, essendo lo Spirito di Dio comprensivo di ogni bene autentico ed eterno, egli diviene la dimensione, il contenitore infinito della vita eterna di tutti secondo ogni possibile manifestazione. Egli è la Legge superiore che governa e mantiene tutte le altre leggi particolari, è lo Spirito grande all’interno delle cui infinità assolute si muove ed esiste, perfettamente libero, ogni essere creato.

Infatti, più grande, alta e generale è la realtà considerata e più elevato è lo spirito che la contraddistingue e la controlla. Non si può fare poi, per lo spirito, un discorso di quantità o di luogo o di tempo (lo spirito è come il vento), ma solo di qualità ed intenzione (nome) e le qualità che uno spirito può assumere sono infinite, corrispondenti ai suoi innumerevoli piani e stati di elevazione o di degrado se così possiamo esprimerci, ma che ricadono tutte, invariabilmente, nella Legge della Vita o in quella della morte. E’ poi vero che più spiriti identici sono o divengono un solo spirito al di là del tempo e dello spazio e di ogni altro elemento condizionante. Questo è un principio eterno in grazia del quale, Gesù disse:

Giovanni 17:21 perché tutti siano una sola cosa. Come tu, Padre, sei in me e io in te, siano anch’essi in noi una cosa sola, perché il mondo creda che tu mi hai mandato.

Vi è quindi, solo per mezzo dello spirito, la piena facoltà della molteplicità dell’essere pur rimanendo nell’unità.

Anche per questo Gesù diceva:

Giovanni 15:27 e anche voi mi renderete testimonianza, perché siete stati con me fin dal principio,

perché, essendo unito fedelmente a Dio, conobbe perfettamente l’intenzione in spirito dei propri seguaci autentici di ogni tempo, così come conosce da sempre anche quella di tutti i malvagi e seguaci fasulli. Col loro agire contrario essi ingannano solo se stessi credendo di ingannare Dio e così si allontanano spiritualmente da Lui. Se la volontà di amare Dio, infine, non proviene spontaneamente e gratuitamente dal loro cuore, vuole semplicemente dire che non appartengono in nulla allo Spirito di Dio, malgrado tutte le opere che potessero compiere. Perciò Dio non si mostrerà mai a costoro per quello che è realmente e nemmeno potrebbero vederlo, se anche si mostrasse, a causa del loro orgoglio

Matteo 5:8 Beati i puri di cuore, perché vedranno Dio.

per questo Gesù fu un Messia che non venne soltanto nella potenza di Dio, ma anche nella mansuetudine, nell’umiliazione, nella morte. Egli necessariamente doveva apparire nel mondo per testimoniare la Verità e compiere il suo Sacrificio di espiazione, ma non per essere avvertito per quello che era da tutti coloro cui in quel tempo ed anche dopo, non era dato, per svariati e motivi, di cogliere ciò che era in realtà. Egli durante la sua vita ha lanciato un messaggio ed un insegnamento all’umanità che sono stati recepiti in modo diverso dai vari tipi di uomo, dai diversi spiriti umani. Per questo Dio vuole che lo si ami anche attraverso il Prossimo che è portatore reale di quel Dio che non appare tale, proprio perché in abito debole, mendicante, carente nelle cose del mondo (avevo fame e mi avete dato da mangiare…ecc.). L’amore che l’uomo Gli porta, non deve essere mai motivato dalle sue esibizioni di potenza, dai miracoli, dai vantaggi che potrebbe elargire, dal fascino o dall’entusiasmo superficiale ed utilitaristico che potrebbe facilmente suscitare

Giovanni 6:14 Allora la gente, visto il segno che egli aveva compiuto, cominciò a dire: «Questi è davvero il profeta che deve venire nel mondo!».

Giovanni 6:15 Ma Gesù, sapendo che stavano per venire a prenderlo per farlo re, si ritirò di nuovo sulla montagna, tutto solo.

A Dio non importa nulla di questo tipo di amore e di tributo, ma solo dell’Amore, quello vero, gratuito, essenziale, consapevole, puro! Così, agendo in modo da essere segno di contraddizione per le generazioni, subendo in silenzio la condanna e la morte dopo avere dato prova di onnipotenza resuscitando i morti, non salvando se stesso dalla croce come gli suggerivano (Lc. 23, 37) e come avrebbe certamente potuto fare, volle darne una ancora più grande, ma assai più difficile ad essere colta dagli uomini: quella della Fede e dell’ubbidienza al Padre fino alla morte di croce: egli rivelò proprio in tal modo i pensieri nascosti di molti cuori; li fece cioè emergere affinché l’umanità potesse vederli capirli e riconoscerli, comprendendo ancora se stessa (Luca 2,34-35).

L’intenzione dello spirito umano permea, pure rimanendo nell’ombra, come possiamo constatare, ogni esistenza, ogni manifestazione, tempo o azione dell’uomo, giusta o errata che appaia ed è per questa soltanto che Dio decide d’indurire alcuni uomini ed di eleggere altri. La nostra esistenza sulla terra, avviene infatti come in uno specchio. Non vi è quindi predestinazione intesa come negata possibilità di salvezza da parte di Dio a taluni o, d’altra parte, come salvezza garantita ad altri malgrado tutto, perché è scritto chiaramente e senza possibilità di equivoco:

Ezechiele 33:12 Figlio dell’uomo, dì ancora ai figli del tuo popolo: La giustizia del giusto non lo salva se pecca, e l’empio non cade per la sua iniquità se desiste dall’iniquità, come il giusto non potrà vivere per la sua giustizia se pecca.

Vi è invece prescienza di Dio che, conoscendo assolutamente la tipologia e la legge di quello spirito che opera dentro le persone, già conosce anche il fine di questo spirito, nel senso che già vede infallibilmente a quale risultato ultimo esso vorrebbe condurre l’essere in cui è contenuto. Per questo ci è stata data fin dall’inizio la conoscenza della Legge di Dio e la testimonianza verace del Cristo, pure sapendo che assai difficilmente la sapremo mettere in pratica perfettamente; queste cose ci sono date proprio per metterci in guardia, per istruirci su cosa sia universalmente bene e male e perché si consideri e si provi attentamente la possibilità che il nostro spirito nativo, ove non emendato secondo i canoni della Legge di Dio durante l’esistenza terrena, non possa che condurci alla morte ed all’acuirsi del male in noi stessi. In questo senso si dice che l’uomo nasce nel peccato (Salmo 50, 7) perché egli non è inizialmente cosciente di ciò che ha dentro e solo la Legge, l’insegnamento franco e l’opera di Dio nella storia fanno in modo che ne possa prendere coscienza e possa reagire alla propria natura per cambiare il proprio spirito in senso migliorativo, per guarirlo dal male. E’ chiaro che se uno esprime uno spirito proprio molto distante dalle Leggi di Dio non avrà nemmeno fede in Lui, che pure farà di tutto per metterlo di fronte a tale evidenza, sia tramite il suo cuore, sia con l’esempio e la predicazione dei suoi inviati fedeli. Ma queste due condizioni in cui quell’uomo si trova alla nascita: la distanza da Dio e la mancanza di fede, creano un vero circolo vizioso che si auto-incrementa; un vortice potente teso a trascinare il suo essere con una forza sempre crescente verso la perdizione completa.

Qui giova ricordare che la meta ultima della perdizione è quel peccato contro lo Spirito che non sarà mai perdonato né in questo né nell’altro mondo, a significare che, raggiunto il fondo del vortice, dove la forza e la coscienza del male nella persona sono massime e totali ogni possibilità di ritorno viene annullata in eterno. L’indurimento dello spirito umano contro quello di Dio (fino a stancarlo…), può davvero condurre l’uomo, dopo un lunghissimo e travagliato percorso, a questo traguardo tragico, cioè alla piena e perfettamente cosciente ripulsa dello Spirito divino, della Sorgente di Vita, dell’Unica Verità possibile. Quell’uomo, se così lo potremo ancora chiamare, pretenderà di vivere amando in se la morte, e non potendo più nemmeno tentare di alterare la verità, sarà condannato a constatare e subire il peso della Verità o della sua inimicizia assoluta in eterno.

 L’unica cosa che  può aprire una strada diversa è dunque l’acquisita (anche dolorosamente e disperatamente), coscienza dell’errore e la decisione intima, libera, ragionata, spirituale, reattiva di porvi in qualche modo rimedio. Dio guarderà più alla volontà di riavvicinamento di quell’uomo che non ai risultati effettivi della sua opera di ravvedimento, guarderà solo alla purezza e sincerità della sua intenzione, perciò alla Fede e infine gli farà grazia, proprio come un padre, sorridendo, farebbe col suo figliolino amato, vedendolo mentre cerca con vero impegno di aiutarlo, imitandolo, nello svolgere il proprio difficile lavoro. Il padre sa perfettamente che il figlio è piccolo e non è in grado di svolgerlo perfettamente, ma, per quello che lo vede fare, riconosce se stesso e gli aprirà volentieri il suo cuore e gli donerà gioiosamente tutto ciò che possiede. L’uomo, l’individuo con la sua vita, dunque, è importantissimo, ma considerato come insieme di contenuto (spirito umano e divino) e di contenitore (corpo, psiche, anima, mente).

Quando si afferma che:

Romani 9:18 Dio quindi usa misericordia con chi vuole e indurisce chi vuole,

non dobbiamo perciò ritenere che prestabilisca rigidamente il divenire di ogni uomo, altrimenti saremmo in contraddizione con quanto sopra riportato in Ezechiele 33, 12 come in molti altri passi della Scrittura; dobbiamo invece intendere che Egli modula saggiamente la propria azione sull’uomo in rapporto al comportamento ed all’atteggiamento spirituale che questi tiene ed ama nella propria vita.

Qui, al solo fine di comprendere di più, dobbiamo affrontare anche un altro discorso assai importante per la giustizia. Noi non sappiamo cosa sia dello spirito umano prima della nascita ma, partendo da un dato oggettivo possiamo azzardare alcune ipotesi che in caso di fondatezza ci permetteranno di spiegare molti apparenti misteri.

E’ evidente che tutti gli uomini non nascono in uguali condizioni, come è innegabile che tutti hanno in se valori spirituali o indoli differenti per qualità, assortimento, proporzione (il buono o cattivo tesoro del cuore che tutti prima o poi tirano fuori nella vita davanti agli altri); abbiamo persone francamente grette, e persone spirituali, persone contrastate, dubbiose, incredule; alcuni che nascono benestanti, altri in miseria, alcuni nella pace altri nella guerra, persone che vanno incontro ad esistenze difficili o disperate ed altre che invece trovano tutte le porte spalancate. Possiamo intuire che ad ognuno è data una “costituzione” comunque appropriata e proporzionale alla vita che dovrà condurre. Se vogliamo credere nell’esistenza della Giustizia e della Sapienza di Dio sopra ogni cosa, non possiamo accettare né ritenere che sia il puro caso o la “fortuna” a designare lo stato, il luogo o il tempo in cui un uomo deve nascere e vivere; io non posso credere che non esista alcun nesso logico, seppur tutto da definire, fra valori spirituali di una persona, l’ambiente in cui viene posto con la nascita e la strada della sua vita; la casualità in questo potrebbe rendere facilmente inutili, assurde, veramente sterili, nocive moltissime esistenze aggiungendo ingiustizia ad ingiustizia. Non si capirebbe perché di 2 bambini che non hanno potuto compiere nulla di male uno possa crescere bene e vivere a lungo, mentre l’altro venga stroncato da una malattia impietosa ancor prima di sviluppare la propria coscienza. Il perchè, anche se non si conosce, c’è sempre ed è molto preciso.

Solo un’ipotesi, per quanto ardita, potrebbe spiegare questo stato di cose e chiarire molti punti.

Io ritengo che ogni nascita di uomo rappresenti una possibilità per uno spirito di cambiare, anche di poco o di pochissimo, il proprio stato d’essere in bene o in male in meglio o in peggio, relativamente a Dio e quindi alla Vita.

Deve necessariamente esistere una economia o una Provvidenza celeste, superiore anche delle nascite e sono convinto che quasi sempre sia possibile anche un accordo spirituale e prenatale fra lo spirito umano che dovrà nascere e la Provvidenza Divina, fra lo spirito umano e quello divino. In parole povere lo spirito che nascerà uomo chiede, concorda ed accetta prima molto di ciò che sarà poi la sua vita incarnata: quale destino generale, quale luogo, quale tempo, quale tracciato, quale durata, quali dotazioni corporee, psichiche e mentali assumerà, quali eredità. E così viene indirizzato dalla Sapienza e Carità Divina laddove possa meglio svolgere il compito per cui deve nascere e vivere, traendone la massima utilità possibile per se e per gli altri. La stessa cosa, penso valga anche per spiriti malvagi o involuti, in opposizione alla volontà divina oppure ancora ignoranti la stessa. E’ da ritenere che nessuno possa sfuggire realmente, anche operando tutte le manovre dell’iniquità, al controllo divino. Io ritengo che molti angeli e sopra tutti lo Spirito di Dio, siano impegnati in questo compito, con lo scopo di assistere, guidare, mediare ed anche impedire, indirizzare opportunamente, in bene ed in male, a secondo dello spirito che hanno di fronte (spada a doppio taglio). Se noi spieghiamo in questo modo il processo dell’esistenza, ovvero consideriamo la vita nella carne solo come un trattino, sebbene importantissimo ed insostituibile, di un procedimento enormemente più vasto per finalità ed implicazioni, data la grande varietà di situazioni e di spiriti che si possono dedurre ed ipotizzare (ma ve ne sono certamente un numero infinitamente più grande), possiamo facilmente dare uno scopo ed una motivazione ad ogni esistenza, anche a quelle che per la loro brevità non possono esprimersi compiutamente e parrebbero prive di senso. Possiamo comprendere perché ci sono uomini internamente così diversi fra loro, perché perseguano fini opposti ed appaiano dediti al bene o al male e siano in questo, a volte contrastati, altre volte incredibilmente aiutati a compiere il male con successo, fino al punto da farci dubitare dell’esistenza di Dio.

Ponendo in tal modo le cose, dobbiamo anche renderci conto di come sia impossibile per l’uomo giudicare alcunché. Infatti che ne sappiamo per quale fine profondo un malvagio appare in mezzo a noi? Come possiamo sapere prima se è presente per la sua redenzione o per la sua condanna definitiva? O come potremmo noi giudicare chi compie azioni riprovevoli. Il giudizio va espresso sull’azione relativamente alla Legge di Dio ed allora diviene insegnamento edificante, specie se avvalorato dall’esempio personale, ma annichilire o distruggere la persona che compie il male può significare facilmente impedirgli il domani, significa cioè togliere a Dio una possibilità, una facoltà di decisione, fosse anche quella estrema, che solo a Lui appartiene sia in caso decida di intervenire per la vendetta, sia nel caso desideri salvare quell’uomo una volta che abbia toccato il fondo. Alla luce dei principi teorici sopra esposti è possibile vedere come sia vero che ogni vita è irripetibile, unica, e che l’uomo nasce una sola volta e muore una sola volta. Vista l’esistenza con gli occhi dell’uomo e stando dalla parte dell’essere di carne è proprio così. Ma se noi proviamo a considerare la stessa questione dal punto di vista dello spirito possiamo constatare che non è difficile che esistenze diverse e distinte possano essere dimora elettiva per uno stesso spirito ovvero per uno stesso livello di elevazione dello stesso (le due espressioni si equivalgono), tanto è vero che, infine, allo Spirito di Dio appartengono totalmente le vite di tutti gli eletti, di tutti i Santi autentici di ogni tempo e luogo.

Salmi 81:8 Sorgi, Dio, a giudicare la terra, perché a te appartengono tutte le genti.

E, nella strada dell’evoluzione dello spirito umano potremmo anche ammettere parzialmente e capire come può essere nato il concetto di Karma nelle religioni orientali, ovvero quel bagaglio che lo spirito si porta dietro che condiziona nei modi più svariati e per le finalità più diverse una singola esistenza umana, che dà uno scopo ed uno sviluppo particolare a quell’esistenza, che fa sì che non tutti gli uomini nascano in pari condizioni e dotazioni interiori (dato di fatto) e perciò siano certamente tutti uguali per quanto riguarda i diritti ed i bisogni vitali, ma non, assolutamente, uguali fra loro nei contenuti interiori presenti, nel modo di rapportarsi individualmente al Bene o al Male. Lungi da noi il voler porre, con queste parole, le premesse per operare discriminazioni di qualsiasi tipo adducendo questi argomenti come pretesti per designare delle caste; lungi assolutamente da noi il considerare queste parole come un incitamento a giudicare chicchessia, dal momento che l’uomo non può sapere assolutamente, anche vedendo lo stato di degrado di qualsiasi individuo, se egli sia intento a salire o discendere la propria china personale oppure se stia portando carichi penosi o ingloriosi appartenenti ad altri, per aiutarli, come fece Cristo che fu annoverato fra i malfattori per questo. Nessuno può infatti conoscere queste cose con la sicurezza che è indispensabile al giudizio se non Dio solo che scruta tutti i cuori.

Ma come avviene in concreto la scelta dello spirito o legge di vita da seguire che porterà in alto o in basso, all’unione o alla divisione dal Creatore lo spirito di quell’uomo?

Per quello che conosco, accade ad ogni uomo, prima o poi, di essere messo a confronto con le leggi e le usanze di questo mondo il che equivale all’essere sbattuti ad un tratto in mezzo alla piazza di Sodoma. Forte del ricatto vitale che è in grado di esercitare, la società corrotta e spiritualmente deviante cercherà puntualmente di guadagnarsi anche i favori e le complicità di quell’uomo ancor vergine. Ora,  solo lo spirito di quell’uomo può decidere in proposito; solo in forza di esso egli deciderà di accondiscendere o rigettare le proposte e le oscenità di questo tipo imperante di società. In altre parole, vi sono persone che possono rifiutare ma non lo fanno, altre che vorrebbero ma non possono, altre che si troveranno invece a loro agio in questo, ma alcuni rifiuteranno assolutamente di soggiacere alle pretese del “sistema vigente” decidendo, testimoniando per una strada diversa ed assumendosene tutte le conseguenze.

Un esempio, una storiella per farmi meglio capire: due grandi amici, entrambi validi studenti in medicina si laureano a pieni voti, pronunciano insieme le nobili parole del giuramento d’Ippocrate e si danno alla professione. Ad entrambi capita di dover scegliere in condizioni simili e ad un certo momento, tra l’esercitare la medicina in modo conforme al giuramento, e quindi egualmente nei confronti di chi non ha denaro come di chi può permettersi di pagare molto. Accade però che essi, durante le scelte individuali, tappe del loro percorso professionale, si comportino, di volta in volta in modo diverso fra loro, ragionino in modo diverso. Dopo qualche anno, ecco che, immancabilmente, uno è divenuto primario in una gran clinica di lusso, l’altro si trova invece a curare gli operai delle miniere in un misero ambulatorio. Cosa è accaduto?

E’ accaduto che di fronte alle due vie che era possibile imboccare è avvenuta una scelta individuale, interiore ben precisa e motivata che, in realtà, non è quasi mai compiuta in un solo atto, ma generalmente ha, durante la vita dell’uomo, i suoi preannunci, la sua incubazione, la sua evoluzione, la sua maturazione, il suo compimento, la sua confermazione con  molte reiterazioni. Tutti e due gli amici erano partiti con un medesimo nobile ideale in mente, ma poi, messi alla prova nelle scelte della vita, ciascuno ha finito immancabilmente per operare quello che amava veramente nel cuore, nella misura sua propria; questo ha fatto sì che ciascuno conoscesse, praticasse, vivesse l’entità e la qualità del proprio spirito! In molti casi, appunto, la vita ha il compito ingrato di rivelare impietosamente alla persona che il bello ed il buono che credeva di possedere come valori assoluti indiscussi in se, (tutti nascono naturalmente ritenendo questa spesso illusoria convinzione), deve in ogni modo cedere il passo a qualcosa di più potente che emerge prepotentemente ed inarrestabilmente dal suo profondo. In questo frangente la persona, ogni volta, deve decidere se ignorare, reagire o accondiscendere alla rivelazione di quello che è operante in lei. La via più facile ed istintiva per accomodare tutto, allorché uno abbia riscontrato in se qualcosa che non corrisponde a ciò che si era veramente creduto di essere, è la generazione di una coltre di ipocrisia, di menzogna, di una cortina mentale e plausibile di auto-illusione, di auto-giustificazione e questo atteggiamento porterà inevitabilmente quella persona ad un peggioramento costante della sua condizione spirituale, a percorrere una via larga e spaziosa. In queste situazioni conflittuali, che per tutti accadono almeno una volta nella vita, gioca un ruolo importantissimo il grado di effettiva consapevolezza spirituale dell’uomo, consapevolezza che anche i perfidi però hanno, in pari misura, per loro rovina. La situazione più difficile è invece per coloro che non sanno o che non vedono chiaramente, ma è anche la più recuperabile, sotto ogni profilo. In ciò è auspicabile e di grandissima utilità l’aiuto disinteressato dei fratelli che invece sanno e vedono un po’ più chiaramente.

Lo spirito umano forgiato ad immagine e somiglianza di quello Divino è il porto di arrivo e di partenza di ogni esistenza, passata, attuale e futura e con questo voglio dire che coloro che hanno posto la loro dimora nello Spirito dell’Altissimo possono vivere o rivivere ogni esistenza che vogliono, senza alcun limite.

Lo Spirito, e nello specifico la perfetta conoscenza acquisita dello Spirito di Dio da parte dell’uomo è da ritenersi il fine, la meta ultima di tutti i processi vitali che avvengono nella materia, nel senso che tali processi preparano le condizioni per cui lo spirito umano possa regnare sulla materia con la consapevolezza, la proprietà, la dignità, la giustizia, la virtù e tutte le Qualità eccelse dello Spirito di Dio, essendo ormai divenuti una cosa sola; una sola Chiesa e un solo Spirito!  (niente a che fare con le chiese istituzionali, mi dispiace per loro). L’esperienza vitale, quindi, il suo “succo” ha come fine ultimo ed inevitabile l’iscrizione di qualità nello spirito particolare che l’ha vissuta. Con termine imperfetto, possiamo affermare che questa “forgiatura” o elevazione dello spirito umano attraverso le esperienze vitali nella carne null’altro è che un riconoscimento e purificazione dello stesso da tutto ciò che vi era indebitamente iscritto, ritenuto, creduto per Vero e Santo a causa della menzogna originale. Possiamo anche figurare questo processo come un “riavvicinamento” tra lo spirito umano e quello divino, come un riallineamento di volontà  dell’uomo, coscientemente operato e consentito, rispetto a quella immutabile di Dio. Non dobbiamo mai ignorare che vi è anche chi sta percorrendo la strada inversa, finendo con le proprie azioni malvagie per allineare il proprio spirito a quello del mentitore originale. Anche in questo caso le memorie di una esistenza vissuta consumando l’iniquità contribuiscono a forgiare lo spirito, ma secondo canoni universalmente avariati, perversi, aberranti che daranno luogo, come ultimo prodotto, alla morte eterna cioè alla non esistenza, al non potere sulla terra, alla non felicità, alla non vita e via dicendo. Lo Spirito dell’uomo, una volta unito a quello di Dio, sarà in grado di regnare sulla terra e sulla nuova creazione creando nuovamente il paradiso terrestre (…e regneranno sopra la terra). Lo spirito degli empi invece, creerà null’altro che l’inferno; non perchè Dio sia crudele, ma solo perchè è giusto! Gli empi, avendo voluto resistere assolutamente, fino in fondo, opponendosi al suo volere, rigettando la sua Carità, la sua Salvezza, la sua Legge, saranno inferno a se stessi e mai più per nessun altro; due dimensioni assolutamente divise ed indipendenti in eterno dunque, affinchè sia data Gloria Eterna ed intramopntabile alla Verità. La dimensione dei giusti sarà tutto, potendo operare ogni cosa in perfezione per virtù e sapienza dello Spirito di Dio, quella degli empi sarà nulla, essendo assolutamente impotente ad operare ciò per cui si era specializzata ovvero il parassitismo distruttivo della Creazione di Dio e dell’Uomo.

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1 commento

  1. giacomokorn said,

    maggio 27, 2008 a 3:31 pm

    Esercizio di alta filosofia, non semplice da seguire, specie nell’ultima parte.
    Ma che “prende per il bavero” ed inchioda a pensare.
    Tuttavia, nella sostanza, anche l’ultima parte è difficilmente confutabile. Ciò a dimostrazione che l’acuta analisi sulla connessione fra esistenza, memoria, finalità dell’Uomo, lascia il suo profondo segno.
    L’augurio è quello di un intenso dibattito che questo argomento merita, dal momento che fa molto riflettere.


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