Magia -Idolatria e sette oggi


IDOLATRIA

solo un peccato d’altri tempi?

Il legame dell’idolatria con forme settarie di aggregazione religiosa è talmente stretto e vincolante che, stabilito l’esistere della stessa in un certo ambito umano, diviene automatico ritenere di trovarsi di fronte  ad una aggregazione settaria anche se non dichiarata apertamente in tal senso.

Cosa  intendere per idolatria

IDOLATRIA è una pratica di adorazione di uno o più idoli; termine etimologicamente derivato dal greco e significa latria dell’idolo ovvero culto religioso, servizio portato all’immagine (degli dèi), ma, in accezione moderna, anche in senso lato, all’immagine di se o di altri. In generale si riconducono a questa forma di culto tutte le pratiche religiose definite pagane, che pure manifestandosi collettivamente, trovano origine in precisi atteggiamenti e disposizioni interiori dell’individuo. Il medesimo concetto può essere, ancor oggi, ampliamente esteso traslato ed individuato all’interno di molteplici contesti, sia interiori che esteriori all’uomo, ma trova la sua origine comune in una devianza o in una ignoranza del concetto di Dio vero ed unico. L’idolo rappresenta, per l’uomo che vi aderisce, il “vorrei ma non posso” o il “potrei ma non voglio” del Dio vero ed unico, ad uso e consumo di chi non conosce Verità.

Non è un peccato secondario

Idolatria non è affatto considerabile, specialmente da parte di un credente monoteista, quale peccato secondario o minore,come talvolta si lascia intendere, è invece il primo e più grave dei peccati perché devia, inizia l’uomo alla via della morte e della schiavitù distogliendolo da Dio e dalla Verità, sostituendo ad essi la menzogna di suggestioni, vane figure, idee, apparenze, esseri o cose comunque creati e relativi, lo siano essi dall’uomo o da Dio. Per renderlo noto senza dubbi sono infatti dati senza possibilità di equivoco il primo e secondo dei comandamenti di Dio [1].

Déi, demoni, idoli secondo il paganesimo antico

Nell’opera del vescovo Agostino da Ippona [3] rinveniamo alcune interessanti notizie storiche da lui riportate concernenti la filosofia, i concetti etici dei Greci e degli Egizi, la capacità di fabbricazione degli idoli e intorno agli spiriti dell’aria (demoni), che venivano in antico adorati dal paganesimo ritenendoli, in forza della loro natura spirituale, incorporea e della loro comunanza passionale all’uomo, capaci, unici mediatori tra l’uomo e le divinità beate superiori diversamente ritenute inaccessibili. Agostino riferisce di un certo egiziano chiamato Ermete (Trismegisto) il quale ha scritto che l’idolo, inteso come statua, figura, simulacro materiale fatto dall’uomo e rappresentante una pretesa divinità, sarebbe null’altro che la parte corporea del “dio” nel quale, con l’ausilio di una non meglio specificata arte, sarebbe stato possibile agli uomini vincolare, con funzione di anima e mediante l’impiego di opportuna energia vitale, uno spirito, il quale avrebbe conferito a quel simulacro arcani ed effettivi poteri, di fare il male o il bene, di nuocere o guarire, di fornire auspici, visioni e divinazioni, prodigi, secondo il favore che gli uomini sapevano o non sapevano ingraziarsi con opportuna adorazione, come se l’idolo avesse quindi una specie di vita propria. Lo scrittore egiziano riconosce all’uomo il potere di fabbricare idoli  in virtù della sua immagine e somiglianza con il Dio Sommo, creatore degli Déi, ma  non ammette però la capacità umana di crearne l’anima ed è perciò che, secondo Ermete, al posto del corpo vi è un simulacro, statua o immagine prodotte da mano umana ed al posto dell’anima verrebbe invece infuso lo spirito di un demone oppure l’anima di un defunto, unito a quel corpo in forza dei vincoli delle passioni impure proprie di quello spirito, passioni che evidentemente venivano in qualche modo soddisfatte dalla pratica di culto particolare tributata a quell’idolo come ad esempio i riti orgiastici, i banchetti rituali, i sacrifici di animali o di uomini e tutte le altre abominazioni tipiche del paganesimo.

Definizione di IDOLO e differenze con vero Dio

Ho parlato di déi creati da Dio e dall’uomo (idoli). Dobbiamo spiegare che Dio non ha mai creato nulla perché fosse adorato dagli umani, ma entità spirituali come ad esempio gli angeli o gli spiriti che governano gli enti naturali. L’uomo invece decise erroneamente, per dolo o per timore, di prendere questi “déi” e farne degli idoli per se stesso, ma ciò non gli fu mai comandato da Dio; gli fu insegnato da satana. Tante sono le debolezze, le passioni, le paure degli uomini quanti gli idoli che essi hanno fabbricato, scelto ed adorato in tutta la loro storia. Potremmo anche dire, in ultima analisi, che l’idolo non è altro che la controparte o un modo di divinizzazione e auto-giustificazione del proprio peccato o debolezza, spesso condiviso da molti nella comunità, divinizzazione operata con arte dall’uomo-sacerdote, ma sempre con la sua totale volontà e perseveranza a voler ignorare la Verità. Quello che è certo è che queste operazioni producono, sempre ed immancabilmente, una grave corruzione o sostituzione dell’Imago Dei all’interno dell’uomo cioè della concezione profonda di Dio che egli ritiene, che dovrebbe costituire il principale strumento di orientazione della sua vita e per tutte le sue azioni.

L’idolo si presenta sempre come un  sembiante, ovvero una cosa, un traguardo, un simulacro, un’idea, adatti a svolgere funzione di “centro di raccolta “, di captazione, ricezione e indirizzamento di non meglio specificabili “forze”. Per la sua forma e posizione particolari, per il suo aspetto e significato anche solo concettuale, esso è in grado, con l’ausilio di una potente arte di seduzione che tende a promuovere il fanatismo e l’abulia fra i fedeli, di convogliare a sé le energie, la vita dei suoi adoratori: energie fisiche, mentali, psichiche ed anche, di conseguenza, economiche, secondo il grado di profondità e la specie della seduzione che riesce a realizzare nei suoi tributari. Se in fatti concepissimo l’idolo omettendo di considerare la sua componente metafisica e le implicazioni che esso causa nel cuore umano, questo sarebbe davvero una sciocchezza, un’assurdità senza senso alcuno.  E’ infatti soltanto dal cuore degli uomini che un idolo può prendere forza e consistenza anche nella realtà vivente e pur di conquistare quel luogo non si esiterà a fargli assumere anche tratti insospettabili ed impensabili come quelli di Maria, Gesù Cristo, dei santi ecc. E’ fin troppo evidente che un idolo per “funzionare bene”, deve essere “emotivamente e profondamente legato” in modo molteplice, sentito ai suoi fedeli e succubi senza il seguito dei quali esso non sarebbe altro che un nulla impotente, cioè non potrebbe esercitare alcuna azione, per quanto sempre relativa e vana, ai fini della vita dell’uomo. Perciò possiamo già ora rendere evidente che la forza che l’idolo esercita (ammettendo che sia in grado di esercitarla), è in realtà forza proveniente, raccolta dall’uomo o dagli uomini che lo adorano, magari e meglio credendo in buona fede di adorare Dio e non già dalla sua millantata natura, santità o divinità. Qui si tende purtroppo a confondere colpevolmente questi due concetti.  Possiamo altresì tratteggiare un’altra regola generale: l’idolo viene intenzionalmente creato e mantenuto da coloro che poi ne raccoglieranno, ne godranno ed amministreranno i frutti, secondo le loro intenzioni particolari, ma certamente in modo molto terreno. Idolo è insomma una specie di interfaccia mistificante indispensabile per occultare ai creduli l’azione parassita che dietro il suo sembiante viene premeditatamente orchestrata da uomini che hanno commercio abituale con la falsità e il demonio o permangono comunque nella dimensione delle verità relative e terrene. La differenza con Dio, quello vero, dovrebbe essere assolutamente netta ed evidente a chiunque. Così comprendiamo perché l’idolo necessiterà sempre, inderogabilmente, di una chiesa in espansione continua cioè di una comunità o gruppo umano ad esso consacrato, organizzato, orante, sottomesso e convinto che lo serva in continuo mediante pratiche, riti dal valore simbolico precisamente codificati e sempre impegnanti e compromettenti a vario grado la psiche, l’anima ed il corpo dell’individuo con le loro facoltà di immaginazione, concentrazione ed emotività. Vi sono per questo reti di captazione capillari ed insospettabili quanto le radici di un albero che, diffuse in mezzo alle società, con questo o quel pretesto servono gli scopi di questi ingannatori e fabbricanti di idoli nascosti nell’ombra dei quali riusciamo ora a formulare un profilo abbastanza preciso proprio individuandone il fine.

Perché l’uomo cade facilmente nell’idolatria

L’idolatria trova il suo appiglio nella concupiscenza e nelle passioni umane deteriori e terrene, come pure nel desiderio antico di prevaricazione dell’uomo su un Dio che è in disaccordo con lui, che gli appare lontano sebbene sia vicinissimo, oppure non è da questi dominabile in nessun modo, per il semplice fatto che è e rimane il suo Perfetto, Eterno Creatore e Signore. Ecco quindi nascere, sotto ispirazione di un desiderio dell’uomo in sé volto al male, seppur probabilmente non conosciuto dall’umanità iniziale nei suoi tremendi sviluppi futuri, la necessità tutta umana di cercare, proporre, creare ed adorare un “dio” più malleabile di quello vero, più vicino ed indulgente al difetto dell’uomo, più accondiscendente, manipolabile, incline al compromesso nei confronti della sua debolezza congenita particolare. Per altro verso, l’uomo che avesse perso completamente la nozione dell’esistenza di Dio si rivolgerà all’idolo nel suo disperato tentativo di guardare in alto, incontrando cose a lui superiori per natura e piano esistenziale, riconoscendole come tali, ma ignorando completamente l’esistenza del loro Creatore, ignorando il fatto che la loro superiorità è dovuta alla loro natura e funzione, non necessariamente alla loro santità. L’idolatria può assumere aspetti ed “etichette” molteplici,  ma se è tale condurrà sempre gli umani al loro male anche se praticata a fine apparente di bene. Non ci sono scusanti possibili ed ammissibili su tale principio.

Necessità delle pratiche occulte al buon gioco dell’idolatria.

Parlerò di questo argomento non perché io creda allo strapotere di queste cose, ma perché ritengo che, vere, possibili o solo ipotetiche che siano, tali nozioni possano fornire un punto essenziale di collegamento per tentare di spiegare, pure a grandi linee, molti fenomeni incomprensibili che parrebbero deporre a favore di un intervento divino straordinario ed invece, secondo la mia personale convinzione, costituiscono soltanto prova di azioni occulte svolte dietro le quinte e le maschere da coloro di cui è scritto:

Matteo 18:6 Chi invece scandalizza anche uno solo di questi piccoli che credono in me, sarebbe meglio per lui che gli fosse appesa al collo una macina girata da asino, e fosse gettato negli abissi del mare.

La componente occulta, misterica, esoterica, magica, connessa con l’idolatria è segnalata da molte fonti e fa parte di una tradizione assai variegata, articolata, discutibile, che viene tuttora tramandata, attivamente praticata e sviluppata presso un gran numero ed assortimento di sette, circoli, organizzazioni in modo quasi sempre riservato, chiuso, nascosto, ma anche dagli uomini, a  volte in modo cieco e solo superficialmente consapevole. Alla luce di quanto esposto nel prosieguo, dobbiamo ritenere che neppure le religione cristiana e segnatamente la chiesa cattolica romana possa dirsi esente da tali esecrabili abitudini. La connessione dell’ambiente occulto con la sfera psichica e naturale dell’uomo è forte e profonda in quanto esso si serve ordinariamente di strumenti quali la suggestione, la seduzione, l’emotività, la passione, il desiderio, l’immaginazione, per realizzare i propri patologici arcani. Tutte cose che in natura certo esistono, che hanno la loro ragione d’essere né buona, né cattiva in se stessa, ma che, manipolate da un intento spirituale impuro o malvagio, producono il substrato principale ed il mezzo per dare vita e consistenza ad una realtà deviante, nascosta agli occhi di molti, ma capace di condizionarli pesantemente, facendo leva proprio sulle loro debolezze, vanità, ignoranze, peccati o incompletezze umane.

Esiste un vocabolo che ho appreso in questi giorni a seguito di ricerche, che sintetizza ed esprime un contenuto capace di spiegare molte cose, anche apparentemente sovrannaturali o mirabili, che avvengono fra gli uomini, originate da un piano occulto, immateriale,  ma sempre e solo per atto o permissione di altri uomini: il termine EGREGORE [3].

Premetto che ciò che viene interpretato di questo paragrafo deve essere ritenuto con valore di pura speculazione intellettuale da parte mia, cioè come formulazione di ipotesi di pensiero nell’ambito del possibile, fino a riscontro contrario o favorevole.

Egregore o egregora designa, in terminologia esoterica, una entità di tipo psichico, astrale, etereo, generata dalla focalizzazione di un pensiero comune, esaltata mediante opportune pratiche e con un traguardo preciso. Sinonimi sono: mente di gruppo, psichismo collettivo, spirito di gruppo, forma-pensiero collettiva, anima collettiva ecc. Le caratteristiche attribuite dai conoscitori dell’occulto a questo genere di entità permetterebbero sicuramente di spiegare in modo eccellente, seppure a grandi linee, anche solo da un punto di vista teoretico, moltissime cose “strane” o incomprensibili alla logica comune che ignora un tal concetto, come le apparizioni mariane o altri fenomeni di bassa lega definiti con troppa facilità e per comune interesse come miracolosi.

In rete questo termine è assai presente con molte attribuzioni non sempre corrette o complete: ne riassumo i concetti più significativi:

Ogni pensiero formulato (seppure nato a seguito di suggestione ricevuta), anche a livello individuale, animato da volontà, brama, immaginazione, coagulerebbe attorno a se un certo quantitativo di energie-particelle-vibrazioni non meglio specificate generando una cosiddetta  forma-pensiero cioè assumendo un proprio “corpo sottile” in grado di esplicare una sua influenza sul reale o solo di rendersi presente, sensibile sebbene con forma ampiamente variabile in una vastissima scala di valori compresa tra l’insignificanza quasi totale fino alle dimensioni planetarie.

Un pensiero generato in queste condizioni da una collettività all’unisono, avrebbe una potenza e dimensione maggiore rispetto a quello del singolo data dalla sinergia di tutte le generazioni di pensiero individuali, meglio se prodotte in ambito concelebrativo, fanatico, mistico o isterico, che ne favoriscono il miglior controllo da parte dell’officiante. In tal modo si forma l’egregora la quale, a detta dei cultori, aumenta di potenza col passare del tempo (ci sarebbero ancora egregore di antichissima origine attive fra gli uomini), tende ad autoalimentarsi e ad auto accrescersi fino ad assumere una parvenza di individualità e personalità proprie (dominabili però da chi ne ha il controllo). L’egregora sarebbe poi in grado di pilotare, in particolare nei momenti della sua massima eccitazione energetica, comportamenti ed atteggiamenti delle persone tributarie spersonalizzandole più o meno completamente, facendo anche in modo che eseguano inaspettatamente azioni estreme, irrazionali cui individualmente non sarebbero mai giunti. Essa, in vario grado, tende continuamente a prenderne il maggior controllo e ad esigerne il tributo, dando loro in cambio un’illusione percepibile come sensazione di sicurezza, esaltazione, importanza, approvazione, serenità, pace, giustificazione. D’altro canto, chi è succube di una egregora può anche utilizzarne in tutto o in parte il potere per fine personale, secondo il suo proprio grado di dominanza all’interno della stessa. Egregora è ordinariamente invisibile, ma potrebbe in determinate condizioni assumere aspetto sensibile ed anche una forma che le viene dalla volontà che la domina e la controlla, a volte umana, a volte non umana. Si parla, per quanto concerne gli aspetti visuali e percepiti, di luci, di punti o globi luminosi, di aspetti teriomorfi (animali) mostruosi o fantasiosi, di aspetti umani splendenti, mostruosi, fiammeggianti o tenebrosi. Avrebbe insomma caratteristiche dinamiche simili a quelle delle anime, ma con una maggiore plasmabilità sia a livello formale che funzionale. La visione avverrebbe soprattutto in persone particolarmente predisposte come ad esempio: fanciulli, sensitivi, ipnotizzati, mistici, sofferenti e di tutti coloro che, per svariate motivazioni, anche del tutto naturali, riescono a vedere o percepire appena oltre la barriera della materia mediante lo sviluppo, anche in stato di veglia, di uno stato concomitante di trance o sensibilità più o meno profonde. Tuttavia, anche coloro che non vedono nulla, né con gli occhi del corpo, né con quelli della mente, potranno a volte avvertire distintamente una sensazione come di “cappa” opprimente, in caso di “ambiente” fortemente negativo, oppure, in altri casi, di “condizionamento” indotto, impalpabile, indefinibile, di trasporto sempre emotivo. Partiti politic[4], religioni, stati, chiese, sette, associazioni, tifoserie, eserciti, gruppi di preghiera ed ogni aggregazione umana capace di coinvolgere una “massa” sarebbero, secondo gli occultisti, immancabili generatori di egregore spesso in conflitto o competizione fra loro, egregore di estensione, tendenza, tipologia e influenza variabilissime a seconda del grado di fidelizzazione e spersonalizzazione specifica e della grandezza del circolo che le alimenta. Anche la qualità dell’intenzione dello spirito o dell’intento che, umano o non umano che sia, le promuove, contribuisce decisamente a questa caratterizzazione. Riti e norme che codificano, armonizzano, pensieri emozioni e comportamenti del gruppo, impegnandolo attivamente, utilizzando la seduzione, la persuasione, il convincimento, il raggiro ed ogni argomentazione funzionale ed utile a ciò, servono egregiamente a potenziare l’egregora così come i sacrifici rituali di animali o, all’estremo, umani, così come gli atti sessuali, i simboli, i luoghi, l’usura della vita altrui, e molte altre cose facilmente intuibili, tutte invariabilmente volte al degrado dell’esistente. Anche l’uso della droga così diffusa ai giorni nostri potrebbe benissimo far parte di un piano più esteso che non quello di grandi guadagni da parte dei trafficanti; dietro potrebbe esserci un progetto di controllo dell’umanità in quanto l’uso degli stupefacenti aiuta a rendere l’uomo succube di volontà altrui eccitando oltremisura la sua dipendenza dall’egregora, causa la peculiarità di queste sostanze di abbattere o indebolire certe barriere naturali poste tra conscio e psiche. Un altro tentativo di costituzione di egregora potrebbe ravvisarsi nelle cosiddette “catene di S. Antonio” che nacquero inizialmente proprio in ambito religioso per creare un insieme di persone in continua espansione convinte a pregare e a far pregare altri con la minaccia di maledizione e sventura nel caso, dopo aver ricevuto il messaggio postale di esortazione a pregare, non propagassero a loro volta la catena di preghiera inviando lo stesso ad altre 10-15 persone. Se veniva fatto come richiesto, recitava il messaggio, avrebbero avuto invece ogni vantaggio di pace e prosperità. E’ risaputo poi che anche le operazioni di cosiddetto esorcismo utilizzano forze agenti sul medesimo piano; infatti  mi risulta che ci sarebbe sempre, durante la celebrazione dell’esorcismo, l’azione di aiuto al sacerdote esorcista fornita dalla preghiera ripetitiva di comunità dedicate, quando non di interi conventi claustrali. Siccome si ammette che l’efficacia dello stesso possa in qualche modo dipendere dal fervore delle preghiere, dalla loro ripetizione, dalla quantità e dal “trasporto” degli oranti, più che dalla santità dell’officiante,  ciò per me basta a qualificare in modo certo la natura non genuina di queste pratiche. Si tratta solo di “giochetti” con forze psichiche umane che, personalmente, mi lasciano del tutto indifferente.

Il mio pensiero perciò è che tutto quanto argomentato potrebbe avere benissimo un riscontro nella realtà delle cose. Se, vero come è vero, il pensiero è anche energia ed esprime sempre una sua “polarità”, tensione e contenuto, visto che è l’iniziatore di qualsiasi forma di attività cosciente dell’essere, non è inverosimile che perciò possa attrarre a se naturalmente, in senso puramente fisico o ciecamente magnetico, elementi ad esso affini per natura energetica (si ipotizzano fotoni o particelle-vibrazioni), che possa cioè rivestirsi naturalmente di una sorta di abito o “corpo mediante e sottile” per interagire con realtà, piani e dimensioni più o meno “pesanti” di quanto il pensiero non sia come ad es. la materia del corpo, i suoi nervi, la realtà psichica del creato e dell’uomo. Questo fenomeno, quando avviene naturalmente, è un meccanismo normale agente in funzione della vita. Ciò che invece è  patologico, senza dubbio demoniaco, è che qualcuno pensi di utilizzare queste conoscenze per disegni personali, per realizzare volontà di potere, supremazia, predominio e per rendere soggetto il suo prossimo ingannandolo a vario titolo, per rendersi (falsamente) come Dio nei confronti dell’uomo! Noi sappiamo che chi vuole essere come Dio è sempre e soltanto satana, l’antico serpente che è causa di ogni agire umano per il male e pure sappiamo che ora, precipitato sulla terra dalla vittoria di Cristo, può solo giocare l’ultima sua carta che è quella di cercare di penetrare a fondo nel cuore dell’uomo, esservi amato e prendervi il posto di Dio anche tramite interposte persone o ingannevoli (quanto alla loro santa origine), apparenze.

Non bisogna temere, praticare, subire o adulare queste cose, ma solo tenere presente che … potrebbero anche essere così come le sto descrivendo. Il Signore è uno scudo infallibile contro di esse perché il Signore è Verità e la Verità rende liberi. L’uomo non deve sprecarsi e sporcarsi in questi “dettagli” credendo di poter auto-realizzarsi o auto-elevarsi mettendosi ad armeggiare con questi piccoli espedienti, ponendosi sul loro stesso piano anche solo per contrastarli; il fine della sua esistenza è un altro ed assai più elevato e prezioso; una volta conseguitolo, la signoria reale su tutto questo e molto altro gli sarà data gratuitamente e in sovrappiù da Colui che tutto può.

La Bibbia ne parla indirettamente

Ho già trattato estesamente e sotto un’altra prospettiva degli aspetti occulti, nascosti del sacerdozio e dell’anima sia individuale che collettiva [5]. Ora queste spiegazioni si integrano e completano perfettamente con quanto qui affermato. Ogni volta che nella Sacra Scrittura si parla di bestie, ma spesso anche di città [6], abbiamo una concordanza evidente del significato ed un riferimento al concetto di egregora ovvero di “anima collettiva, anima comunitaria”. Molto significativa, in proposito è l’occorrenza del concetto di statua resa animata dalla bestia che si ritrova in Apocalisse 13 , 15. del quale ho spiegato dettagliatamente nel mio libro[5]. Quale è allora la differenza con l’unità di spirito di cui parla Gesù? [7] La differenza fra egregora e Comunione, tra comunità e Comunione, tra Babele e Nuova Gerusalemme, sta, oltre che nello spirito, anche nel modo e nel piano o livello in cui questa unione viene realizzata. Per quanto armonica o monolitica possa essere l’unione di comunità realizzata massimamente in forza dell’egregora rimane sempre a livello di anima, ovvero a livello anima-le (perciò la Bibbia e Apocalisse in particolare, utilizzano il termine bestie), posta al servizio di non si sa quale volontà, mentre invece la Comunione è puramente spirituale in prima istanza ed è al servizio diretto dello Spirito di Dio. Da una parte abbiamo una sorta di concatenazione, sodalizio fra uomini che si realizza mediante relazioni  prevalentemente “orizzontali”, anche se gerarchizzate (rapporti sociali, regole di comunità e quant’altro), dall’altra abbiamo invece una Comunione, identità di intenti e di spirito che fa in modo che ogni uomo sia unito agli altri, ma facendo vertice a Dio, passando per lo Spirito e non necessita obbligatoriamente di alcun collegamento “orizzontale” in quanto tutto il resto è ad essa subordinato. La comunità è quasi sempre un obbedire agli uomini, la Comunione è un obbedire direttamente a Dio, un giungere sì agli uomini, ma passando prima per Dio, mettendolo sopra e prima di ogni altra cosa!

Alcune riflessioni

Alla luce di quanto esposto, dobbiamo ritenere che anche e soprattutto la preghiera in raccoglimento, sia individuale che collettiva, l’adorazione, generino una propria forma-pensiero, uno “strumento di mediazione”, un messaggero in grado di innalzarsi dall’uomo verso la dimensione trascendente. Tutto questo, come ho detto, deve ritenersi un processo del tutto naturale di comunicazione ed espressione dell’interiorità umana. Anche il sacrificio di sangue già in uso presso i popoli primitivi e pagani con le finalità più sopra esposte, viene riproposto, riformulato dal Dio d’Israele come pratica cultuale, ma già con diverso significato. Deduco da ciò che tutte le pratiche di culto, sia pagane che non pagane e fino a Cristo, abbiano utilizzato la comune forma naturale all’uomo di comunicazione col trascendente poiché questo era il solo mezzo dato per quei tempi. Nel patto abramitico prima e mosaico dopo, avvenne l’introduzione graduale da parte di Dio di passi verso l’innalzamento dei significati delle pratiche religiose naturali ai popoli idolatri. Dio, come usa fare per farsi intendere ed entrare attivamente nella storia di un popolo da lui scelto, si serve inizialmente del già esistente, di ciò che è già accetto, famigliare e comprensibile da parte di quel popolo e lo rimodella poco a poco, lo distilla fino a far emergere interamente all’interno di esso quello che è il disegno e il frutto della sua volontà elevante, fino a far risaltare nuovamente quella Verità originale da cui le pratiche di culto pagano derivarono causa un processo evidente di abbrutimento, allontanamento da Dio e degrado della specie umana. Così, se nell’Israele antico Dio cominciò col condannare il sacrificio dei primogeniti a Moloch (pratica pagana evidentemente in uso), a ridurre il sacrificio di sangue ai soli animali, che espiavano e pagavano il prezzo della colpa in sostituzione dell’uomo, poi potrà affermare, senza contraddirsi, di non aver mai comandato nessun sacrificio di animali, perché non già Dio, ma l’uomo sordo e duro di cervice intese poveramente la volontà di Dio, non poté intenderla meglio, come dimostra ad esempio questo brano – ma ve ne sono moltissimi altri – il quale si muove in direzione di una miglior traduzione concreta del significato di sacrificio:

Siracide 35:1 Chi osserva la legge moltiplica le offerte; chi adempie i comandamenti offre un sacrificio di comunione.

E’ molto evidente come in questo momento della storia di Israele potessero coesistere nella cognizione interiore di quel popolo, con la stessa Legge data e i medesimi riti due aspetti del sacrificio di sangue, due modi opposti di intenderne la funzione.

Il sacrificio di sangue inteso come generatore di forza, per aumentare l’energia magica della preghiera volta a condizionare la Divinità a favore dell’uomo, secondo l’accezione pagana, oppure il sacrificio di sangue animale annunciantesi come atto d’Amore per la salvezza dell’uomo, prefigurazione di ciò che Cristo sarebbe venuto poi a compiere, facendosi Dio stesso in Lui Agnello sacrificale per salvare il mondo. Infatti, si parla, per Israele, di sangue dell’Alleanza posto a suggello della stessa. E’ la promessa poi realizzata da Dio, garanzia di fedeltà e d’amore totale verso il mondo che viene prefigurata col suggello di sangue. Vediamo in questo particolare quale potere abbia Dio di trasmutare le cose attraverso i significati che esse assumono dentro all’uomo. La sublimazione delle concezioni produce il trasformarsi degli atti e degli esseri umani senza che venga tradita o smentita in alcun modo la loro radice originale poiché è la visione e la prospettiva dell’uomo che migliorano e cambiano e non già la Parola di Dio, che non muta col passare del tempo. Con l’avvento di Cristo è stato dato al mondo lo Spirito Santo, come afferma Giovanni 7, 39 …infatti  non c’era ancora lo spirito perché Gesù non era stato ancora glorificato. Lo Spirito invero era già presente ed attivo in qualche uomo, ma qui si intende come la possibilità di accedervi aperta a tutto il mondo seppure in tempi diversi per ciascuno.

In forza dello Spirito di Verità si sono avverati e si avverano, per coloro che credono in Cristo i seguenti fatti: la riforma del sacerdozio antico, dei suoi riti e quindi, ritengo, anche del modo antico di pregare come ben spiega Paolo in Ebrei 9, 9 e ss. Se dunque il tramonto è venuto anche per cose giuste, solo in quanto strumenti obsoleti di adorazione ed evoluzione perciò riformati in forza di migliori prospettive, a maggior ragione non ha senso oggi l’adorazione di tipo idolatrico; non ha senso la ripetizione continua di preghiere quando Cristo ha detto:

Matteo 6:7 Pregando poi, non sprecate parole come i pagani, i quali credono di venire ascoltati a forza di parole.

L’idolatria perciò è vecchia due volte e la fine di essa era stata ampiamente prevista, seppur con rammarico, anche dallo stesso Ermete l’egiziano.

Dubbi pesanti circa il culto e le apparizioni mariane

Premesso tutto ciò, non mi è possibile omettere un breve cenno al riguardo delle apparizioni mariane della cristianità poiché, partendo proprio da esse e dall’analisi critica dei loro contenuti sono giunto ad ipotizzare un quadro come quello appena tratteggiato quale meccanismo possibile e probabile di generazione delle stesse e per tutto quanto di miracoloso fosse provato in quell’ambito e  non sia altrimenti spiegabile con l’impiego spudorato della truffa, che, ritengo sia pure da mettere in conto visti gli interessi economici e non solo che esse immancabilmente implicano. Certo è che, al di là delle possibili o ipotetiche spiegazioni, il contenuto dei messaggi lascia in ogni caso dei sospetti notevoli e pesanti sulla loro genuinità e provenienza [8]. Io credo che proprio l’aspetto comunicativo sarebbe da prendere in considerazione come indizio primario; l’aspetto soprannaturale e miracolistico dei fenomeni, le percezioni di pace  e beatitudine che paiono pervadere quei luoghi, anche se inspiegabili eppure reali e sensibili, non dovrebbero mai essere un metro di valutazione del fenomeno perché è scritto:

Matteo 24:24 Sorgeranno infatti falsi cristi e falsi profeti e faranno grandi portenti e miracoli, così da indurre in errore, se possibile, anche gli eletti.

Confutazioni teologiche al culto mariano

Segnalo ai Lettori, risparmiandomi la fatica di scriverne un riassunto, queste pagine molto interessanti e puntuali di un sito evangelico pentecostale che riportano numerose affermazioni, riflessioni, notizie utili e condivisibili perché, come afferma Agostino: Perciò, come dentro la Chiesa va condannato ciò che è del diavolo, così, fuori di essa, va riconosciuto ciò che è di Cristo [9].

Ciò a testimonianza che la vera Chiesa non è l’istituzione terrena ma la comunione di tutti i veri, sostanziali credenti di ogni luogo e tempo.

Link:

http://camcris.altervista.org/madonna.html

http://camcris.altervista.org/mariane.html

Conclusione

Comprendiamo bene che oggi, dopo 2000 anni di cristianesimo predicato, di condanna stentorea ed esplicita dell’idolatria da parte della dottrina neo e vetero-testamentaria, chi volesse sperare di ricondurre ancora a quel tipo di adorazione pagana i cristiani, per usarne a suo piacimento, deve necessariamente dare al suo idolo una apparenza ingannevole ed un abito, trascendente, sovrannaturale, santo e cristiano che sia da loro plausibile o compatibile. Quale migliore travestimento possibile della madre stessa di Gesù,  rivelatasi mediante qualche fenomeno straordinario, sconosciuto ai più e magari fatto veracemente testimoniare da innocenti fanciulli? Chi oserà dubitare di credenziali così universalmente riconosciute? Chi fra gli uomini oserà solo criticare o dubitare, disposte così le cose? Se qualcuno poi lo facesse, quale miglior difesa che non tacciarlo di essere indemoniato e posseduto, come fecero con Cristo quando proclamava la Verità?

Il fine imperativo di questi individui e di chi sta dietro di loro è, ancora una volta, quello di penetrare e dominare nel cuore umano, di insediarsi ad ogni costonel solo luogo dove ancora potrebbero trovare acqua che li salvi dal deserto totale che sono diventati e nel quale vengono stretti sempre più dall’azione implacabile di Dio nella storia umana. Ma infine non prevarranno di fronte alla Verità e potranno convincere e trascinare con se solo quelli che (pozzi ormai inariditi), a loro già appartengono interamente! Ognuno comprenda e rifletta se si tratta solo di una sterile speculazione mia personale o se vi è qualche cosa di condivisibile e oggettivamente riscontrabile, tenendo ben presente che non possono essere ammesse soluzioni mezzane quando si tratta di questi argomenti. Nel caso, sarò lieto di accogliere in questa pagina le testimonianze di coloro che abbiano potuto rilevare le stesse cose, magari per esperienza diretta.


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Fonti, note e riferimenti

[1] Esodo 20, 2-5

[2] La Città di Dio, Lib. VIII, par. 10-28

[3] La parola “egregore” deriva dal greco, έγρήγοροι (egregoroi), che significa “osservatori” guardiani, viglilanti, sorveglianti …[omissis].Questa parola appare nella Bibbia dei Settanta – Libro delle Lamentazioni, cap.4 v.14 così come nel Libro dei Giubilei e nel Libro di Enoch. (Tradotto da Wikipedia in English)

[4] Il Nazismo è un esempio eclatante. Gli aspetti occulti di questa aberrazione dell’umanità non sono ancora stati intermente chiariti.

[5] C. Della Valle – Ipotesi e riflessioni sull’Apocalisse di Giovanni cap. 5 e 9.

[6] Con l’espressione  “figlia di Gerusalemme” assai ricorrente nei Profeti,  il riferimento è al popolo di Gerusalemme che viene in tal modo considerato, al femminile, come un tutto unico, una grande “fusione” di simboli, intenti, cuore, una grande anima. Analogamente, in questa modalità di intendere, si può intuire perché secondo Levitico 4, 3 il peccato commesso dal sacerdote unto avesse la conseguenza di rendere colpevole il popolo.

[7] Giovanni 10, 30 – 17, 11 – 17, 21

[8] Vedi sotto, le pagine correlate: La Sallette, Fatima, Medjugorie, ultime parti del lungo filo dell’inganno.

[9] Agostino da Ippona, Sul Battesimo – lib. 4° p. 9, 13

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1 commento

  1. Mr.Loto said,

    marzo 8, 2010 a 11:24 am

    Come sempre quello che scrivi è molto interessante e ben esposto. Avendo letto diversi testi di Sant’Agostino avevo già riflettuto su questo tasto dolente presente nella nostra società più che mai. Mi trovo d’accordo con quanto hai scritto.
    Un saluto.


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