Il ritorno della Giustizia


Mi soffermo spesso ad indagare per qual motivo pare che ai giorni nostri vi sia un incremento esponenziale di azioni scellerate da parte degli uomini. Oggi più che mai assistiamo quotidianamente a gran copia di delitti assurdi, a tradimenti spietati e crudi, ad azioni totalmente sconsiderate, gratuitamente crudeli sotto ogni punto di vista che causano tragedie immani, azioni inspiegabili al più comune buon senso. Non che questi atti siano mancati anche nel passato, ma quello che più sconcerta oggi è troppo spesso la banalità assoluta delle motivazioni che li scatenano. E certo non basta ricondurre tutto ciò all’abuso di droghe, alcool ed eccitanti o alla leggerezza ed esuberanza tipica dell’età giovanile; infatti vediamo troppe volte coinvolte incredibilmente ed inaspettatamente anche persone in età matura oppure anziani, a discapito della pacatezza e della saggezza che dovrebbe generalmente contrassegnare queste fasce di popolazione.

Penso che tutto questo invece abbia a che fare con qualcosa di ben più grave e profondo, un male che serpeggia tranquillamente, non riconosciuto come tale, in questa bella e relativamente benestante società d’oggi. I fatti incresciosi di cui sopra sono la sua manifestazione, il suo frutto finale, inevitabile; il risultato di tanto lavoro sotterraneo, silente, compiuto nel cuore e nella mente degli uomini, sono la prova della sua esistenza e consistenza.

E’ implicito nello stato di un conseguito, eccessivo benessere, un rischio gravissimo che incombe sulle persone e sulle loro generazioni future. Il medesimo rischio grava, forse in misura ancor maggiore anche su coloro che il benessere lo agognano sopra ogni cosa pur faticando molto ad ottenerlo.

La natura umana, intendo quella corporale e materiale, è costituzionalmente sensibile, quando non interamente succube, nei riguardi dello stato di benessere. Non è né una colpa né un’accusa che sto avanzando; semplicemente si tratta di una constatazione generale valida anche per me. Però è bene considerare che proprio questo fatto si presta ad essere porta, varco che può essere aperto facilmente anche per introdurre nell’essere umano cose che non appartengono alla sua natura e non sono fatte per il suo bene.

Si afferma spesso che il successo sia in grado di dare alla testa e ciò pare davvero essere constatabile; si nota in troppe persone, oggi più che mai, una forma di arroganza implicita verso chi è od ha meno di loro che la dice lunga su quello dimora nel loro cuore cioè sulla natura del pilastro portante della loro esistenza; in altre parole, sulla natura reale del loro dio.

L’età presente si caratterizza negativamente anche per un culto esasperato fino all’assurdo dell’immagine personale che appare sotto molti profili come una vera e propria idolatria uguale e forse anche peggiore di quelle del passato perché più inapparente e variegata nelle sue vie. Avere è divenuto ad ogni effetto sinonimo di essere; si è veramente qualcuno solo se si ha qualcosa che altri non hanno e non possono avere. Alla base di tutto e prima di tutto si pone la facoltà economica la quale soltanto consente di diversificare, ottenere e ricevere questo culto dell’immagine di se, questa edificazione di una statua morta che l’uomo fa di se stesso fino ad apparire qualcosa di totalmente diverso da ciò che è e fino a credere veramente di essere ciò che invece soltanto appare. L’artifizio o l’artefatto viene di conseguenza assunto, secondo l’accezione comune in veste di REALTA’. In molti, anche  se inizialmente per costrizione sociale, cioè per risultare bene accetti all’interno della società, hanno erroneamente o patologicamente identificato in questa immagine di se artefatta e nella sua adorazione assoluta, il mezzo efficace per poter avanzare nella vita, per poter essere qualcuno, ciascuno nel suo modo particolare, in mezzo agli altri, calpestando gli altri.

Mi sovvengono per analogia stretta certe necessità assolute (e patologiche) di ritocchini dal chirurgo plastico, il bisogno di fitness, i dimagrimenti ossessivi, le mode portate all’esasperazione patologica, l’adesione sfrenata ed acritica ai vari status symbol e via dicendo.

Anche qui stiamo tornando al discorso antico già fatto per i farmaci che, sostenendo di curare l’uomo da un lato, contribuiscono, in mano a gente impura e malintenzionata, condizionata solo dal mercato,  a creare i presupposti per nuove, sicure e più gravi malattie; tutte forme di  nuova schiavitù per poter aumentare i loro potere e quello di chi li manipola fregandosene dell’uomo.

Ma tutto questo, tradotto in altri termini significa più brutalmente e semplicemente una sola cosa: Si è posta, a vario titolo, e a tutti gli effetti la menzogna sul piedistallo che apparteneva alla Verità! Coloro che condividono questo concetto generale, che lo ratificano ed a loro volta lo propagano, si relegano ad esistere in una dimensione diversa da coloro che queste cose non fanno, non riconoscono, non accettano. Parrebbe una dimensione assolutamente vincente sul piano materiale, al contrario dell’altra che costa sempre più in tutti i sensi, a chi le si mantiene fedele.

Ora il guaio è che tutte queste cose stanno sempre più destituendo di fondamento altri valori,  si stanno sostituendo gradatamente ed inapparentemente ad essi nelle menti, nelle funzioni e nel cuore di molti, ma non hanno la capacità di consentire e proteggere la vita. Ecco quindi apparire i morti viventi che non sanno di esserlo fino a quando la propria illusione di cui vivono non si dissolve come una bolla di sapone lasciandoli tragicamente nudi, inermi, totalmente sguarniti di ogni bene.

Quando si comincia a predicare ed a credere coi fatti compiuti  che l’immagine sia più importante o SOSTITUTIVA della sostanza si imbocca una china molto pericolosa dagli sviluppi imprevedibili. Primariamente, in queste condizioni,  se dovesse mai accadere (ed accade per motivi più disparati), che l’immagine non può essere mantenuta perfettamente lucida ed impeccabile, ne risulta immediatamente colpito l’individuo nella sua totalità e ciò è gravissimo poiché colpire l’immagine è assai più agevole che non colpire realmente il cuore di una persona. Si può da ciò capire, tra l’altro, perché le cosiddette “fatture”  o malefici che dir si voglia, possano talvolta avere riscontro reale, credito, effetto e potere solo su altrettanti idolatri, non certo sui figli di Dio.

Si sta facendo di tutto per trascinare il mondo moderno in questo errore; si coalizzano in ciò psicologie, scienza, pubblicità, comunicazione ecc. Tutto spinge ed al contempo attira l’uomo in quella direzione per farne una preda indifesa, facendogli dimenticare quali debbano invece essere le sue fondamenta incrollabili.

Isaia 26:4 Confidate nel Signore sempre,
perché il Signore è una roccia eterna;

Isaia 26:5 perché egli ha abbattuto
coloro che abitavano in alto;
la città eccelsa
l’ha rovesciata, rovesciata fino a terra,
l’ha rasa al suolo.

Isaia 26:6 I piedi la calpestano,
i piedi degli oppressi, i passi dei poveri.

A questo mira il Malvagio per antonomasia in qualunque travestimento o uomo si sia celato. Chi lo sa si guarda attentamente dalle sue seduzione come dalla peste o dal vomito ripugnante.

Verità e Giustizia sono quindi 2 elementi inseparabili fra loro e chi cancella o sovverte la verità produce, genera ed ottiene ingiustizia. Questo fino a quando sarà loro concesso: da Dio per quanto riguarda i destini generali del mondo e da noi medesimi per quanto riguarda il nostro divenire particolare.

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