La casa fondata sulla roccia


In molti mi scrivono accusando complesse, gravi e dolorose vicissitudini sentimentali, matrimoniali o esistenziali. Io non sono un conciliatore matrimoniale né un maestro di vita, tuttavia credo di poter dire qualcosa in merito alla luce dell’Insegnamento Cristiano.

Perciò questa pagina, in cui cercherò di esporre un semplice punto di vista anche alla luce della mia personale esperienza.

Ciò che oggi accade in misura certo più esetesa, è sempre accaduto e sempre accadrà fino a quando l’uomo non saprà vedere la realtà in cui vive sotto una diversa prospettiva, mettendo al primo posto in se stesso altri valori invece di quelli, certo più facili e seducenti, che il mondo odierno col suo egoismo, materialismo, relativismo propone a iosa e con la sua falsa spiritualità aiuta in ogni modo ad affermarsi, ad invadere la vita intelligente di popoli e nazioni con l’intento di stravogerne l’interiorità.

Come avviene di ogni costruzione umana, ad es,. una casa che ha le sue fondazioni, anche l’unione tra l’uomo e la donna dovrebbe essere fondata su alcune basi condivise da entrambi che possono essere più o meno solide, più o meno collaudate e via dicendo. Anche la vita stessa della persona dovrebbe avere questo fondamento e quindi il medesimo discorso vale sia per l’individuo, che per la coppia o la famiglia, che sono i nuclei primari di ogni società e comunità. Il paragone con la casa e la relativa parabola di Gesù mi pare estrememente calzante in tutti questi casi.

Perciò chiunque ascolta queste mie parole e le mette in pratica, è simile a un uomo saggio che ha costruito la sua casa sulla roccia. Cadde la pioggia, strariparono i fiumi, soffiarono i venti e si abbatterono su quella casa, ed essa non cadde, perché era fondata sopra la roccia. Chiunque ascolta queste mie parole e non le mette in pratica, è simile a un uomo stolto che ha costruito la sua casa sulla sabbia. Cadde la pioggia, strariparono i fiumi, soffiarono i venti e si abbatterono su quella casa, ed essa cadde, e la sua rovina fu grande».
Matteo 7, 24-27

Il perno del discorso a mio avviso sta tutto qui: la scelta delle migliori fondazioni e del miglior terreno su cui edificare! Se ciò è un fatto importante per una costruzione morta quale un edificio di pietre, quanto più per un costrutto vivente e prezioso quale è l’uomo con le sue più intime relazioni! Orbene la sapienza per operare correttamente questa scelta è stata data a tutti proprio con la Parola di Dio, purtroppo, altri soggetti hanno operato ed operano attivamente per sviare e distrarre l’umanità da questa Sapienza e spingerla ad edificare il propri costrutti mentali, religiosi, materiali, vitali, su terreni paludosi, infidi e ingannatori. Mettere in pratica o non mettere in pratica l’insegnamento di Gesù vuole dire proprio questo: vuol dire scegliere per tutta la propria vita i valori e i principi cui subordinare tutte le nostre azioni sia verso di noi che verso gli altri.

Vediamo insieme questo aspetto importante, tenendo presente che vi sono dei profondi tratti di similitudine tra l’unione uomo-donna e l’unione, l’amore dell’uomo verso le proprie decisioni/azioni.

Fondamento o fondazione è o dovrebbe essere sinonimo di certezza, di sicurezza, di perpetuità, di stabilità. A sua volta la fondazione è scavata ed alloggiata in un terreno, che non è meno importante della fondazione stessa ai fini della stabilità di qualsiasi edificio. La fondazione solitamente non è visibile nella sua interezza, costituzione eprofondità e nel caso dell’uomo rimane celata nell’intimità della sua anima. Chi l’ha costruita però sa bene cosa in essa è stato posto.

Nessuno affronterebbe la fatica e l’impegno della costruzione di un edificio pensando che al primo acquazzone possa crollare perchè fondato sul fango o su un terreno friabile e franoso. A maggior ragione dobbiamo avere attenzione quando fondiamo la nostra esistenza ed il nostro rapporto d’amore che sono assai più vincolanti e coinvolgenti l’uomo che non un semplice edificio.

Ma oggi, incredibilmente,  sono purtroppo  in molti a predicare ed ancor peggio, a credere che si possano impunemente trasgredire certe leggi a favore e vantaggio di una esistenza più facile, agevole, furba, che ben nasconde la propria stoltezza inguaribile, arrogantemente congenita e le sue conseguenze negative o mortali dietro i veli seducenti dell’apparenza o della gioia effimera di un momento, allontanando o dissimulando il peso grave dei frutti amari, futuri che tali azioni sconsiderate inevitabilmente matureranno.

Ci sono dunque, anche per le scelte e decisioni umane in tema di amore e rapporto affettivo molti tipi di fondazioni, di appoggi utilizzabili e  possibili, alcuni validi o validissimi, collaudati e intramontabili, altri illusori ed ingannatori, altri, ancora, evidentemente spregevoli.

Su cosa dunque basare, iniziare e motivare una unione sentimentale, la propria esistenza, il proprio divenire?

La cosa è già difficile di per se anche nella migliore delle ipotesi in quanto tutti siamo soggetti in questa vita all’azione e condizionante di forze e potenze che stanno dentro di noi e fuori di noi, ma la cui natura ed appartenenza ad un piano che sovente trascende quello della nostra comune vita e coscienza materiale, le dota di un potere particolare che l’uomo incarnato e naturale può solo con fatica, grande impegno personale e aiuto indispensabile di Dio fronteggiare efficacemente.

Abbiamo oggi  molte certezze di tipo materiale, logico, scientifico, economico, possiamo avere a disposizione dei basamenti corporei, quali la forza, la bellezza, l’esuberanza prorompente della giovinezza. Ma queste cose pur belle, utili e piacevoli a viversi vengono ad un certo punto  a tramontare; le vedremo infatti. a loro tempo, mutare, esaurirsi, fare il loro tempo, anche magari solo relativamente ad una data persona.

Recita in proprosito un brano dell’Eccelsiate (Qoelet) a me particolarmente caro perchè pieno di altissima poesia e di sommessa tristezza. Tramite metafore bellissime e commventi esso descrive e rivela la condizione dell’uomo di fronte al tramontare ineluttabile delle cose della sua vita: giovinezza, vitalità, forza, piaceri, amori, gioia, spensieratezza e mostra, esorta ed avverte che chi non pone al più presto il Signore nei fondamenti e princìpi della propria esistenza e delle proprie azioni si ritrova infine senza speranza, solo, triste, vecchio, deluso in se stesso, disorientato, privo di tutto ciò che aveva creduto  di poter possedere e godere per sempre. Davvero un povero uomo, figura triste che tutti più o meno avremo modo di constatare e compatire anche personalmente in quanto la vita stessa di ognuno ha come fine proprio quello di farci comprendere senza fallo queste cose importantissime, in un modo o nell’altro.

 Ricordati del tuo creatore  nei giorni della tua giovinezza,
prima che vengano i giorni tristi e giungano gli anni di cui dovrai dire:
«Non ci provo alcun gusto»,
 prima che si oscuri il sole, la luce, la luna e le stelle e ritornino le nubi dopo la pioggia;
quando tremeranno i custodi della casa e si curveranno i gagliardi
e cesseranno di lavorare le donne che macinano, perché rimaste in poche,
e si offuscheranno quelle che guardano dalle finestre e si chiuderanno le porte sulla strada;
quando si abbasserà il rumore della mola e si attenuerà il cinguettio degli uccellie si affievoliranno tutti i toni del canto; quando si avrà paura delle alture
e degli spauracchi della strada; quando fiorirà il mandorlo
e la locusta si trascinerà a stento e il cappero non avrà più effetto,
poiché l’uomo se ne va nella dimora eterna e i piagnoni si aggirano per la strada;
prima che si rompa il cordone d’argento e la lucerna d’oro s’infranga e si rompa l’anfora alla fonte
e la carrucola cada nel pozzo e ritorni la polvere alla terra, com’era prima,
e lo spirito torni a Dio che lo ha dato.
Vanità delle vanità, dice Qoèlet, e tutto è vanità.
Ec 12, 1 – 7

Ciò che solo su valori effimeri era stato costruito, basato, inevitabilmente tramonta, non funziona più, perde di gusto come è senza eccezione di tutte le cose che sono sotto il sole e la legge di questo mondo.

Certo è naturalmente assai più facile e veloce percorrere o lasciarsi andare senza sforzo verso una strada in discesa  piuttosto del suo contrario, faticoso, tribolato  e sudato; ma guardiamo bene dove infine conduce, non fermiamoci solo a considerare e cogliere l’attimo, il giorno, gli anni, i momenti, perchè quando siano trascorsi e consumati sarà per noi come non fossero mai stati. Non è questa una condanna generalizzata delle cose belle e piacevoli o un invito a non godere dei beni che ci sono dati su questa terra, è solo una constatazione veritiera. Il brano evangelico che segue perciò non è in contraddizione con questo, ma va solo collocato nel giusto contesto ovvero al centro del nostro cuore e prima dei beni di questo mondo.

Entrate per la porta stretta, perché larga è la porta e spaziosa la via che conduce alla perdizione, e molti sono quelli che entrano per essa; quanto stretta invece è la porta e angusta la via che conduce alla vita, e quanto pochi sono quelli che la trovano!
Matteo 7, 13 – 14

Difficile è vedere questo per chi è immerso completamente  nell’attività preminente e appagante di cogliere al meglio tutti gli attimi della propria vita senza perderne uno. Quando poi questo istinto naturale avesse a trasformarsi in una vera e propria idolatria, in un culto dell’ego, della propria figura ed immagine ….  Ahi!

Ma anche in questo la giustizia di Dio è presente!

Con grande ed intima tristezza vedo tante persone che si perdono stoltamente dietro al mondo, che barattano con leggerezza i loro autentici ed incommensurabili tesori interiori con inutili collanine di vetro colorato e specchietti procurando tanta sofferenza inutile ed affanni a se stessi e ad altri; con grande tristezza ne ascolto altre che sono molto tribolate, a volte perchè vittime innocenti di ingiustizia, molte altre perchè non capiscono che se non cambiano il modo di apprezzare e valutare le cose che hanno di fronte continueranno ad essere esse stesse la causa maggiore dei loro triboli e sofferenze senza capirlo né vederlo.

E’ prevedibile che poi, quando anche si decidesse veramente di cambiare, la cosa non è così semplice perchè il mondo acquisice dei diritti oggettivi su coloro che vi si concedono in anima e corpo, in proprozione diretta. Ed è perciò che dobbiamo ricorrere a Dio con la preghiera perchè ci liberi dal Male.

Di questi tempi si sente sempre più spesso parlare di Jihad, di guerra santa.

Anche in tal caso vediamo come il mondo e i suoi empi sacerdoti abbiano saputo stravolgere il significato primigenio di questo concetto riducendone l’interpretazione al mero piano materiale e letterale (difetto inguaribilmente congenito di tutti i primitivi inevoluti spiritualmente  e di tutti i preti … di mestiere di ogni religione nessuna esclusa).

Ma non sapete, o eternamente stolti, che la guerra santa è innanzitutto  un evento interiore spirituale e personale?

Non aveta mai pensato che gli infedeli  da combattere sono prima di tutto quei valori, idoli e contenuti inconciliabili alla Legge di Dio dimoranti ed amati nella nostra anima, nel nostro cuore che non vorremmo lasciare perchè comodi anche se ingiusti? Questo l’ho detto anche per i Cristiani, nel mio libro “Il Canto della Sorgente” ma evidentemente tenti ancora non capiscono, non vogliono capire!

Avere il coraggio di cambiare la propria vita dando ad essa dei valori simbolici che trasformino il nostro modo di agire e pensare è un impegno grande, totalizzante,  molto spesso ingrato specie agli inizi. Esso è una vera e propria guerra interiore specie nelle sue fasi inziali, con sofferenze, rinunce e vittime. Ma fuori non si avverte o  mostra nulla.

Solo questa guerra spirituale ed interiore non contraddice la legge di Dio: NON UCCIDERE!

Detto questo, ricordo che oggi più che mai,  siamo in un tempo di decisa maturazione e differenziazione della messe dell’umanità tutta.

Essa sta gradualmente maturando i frutti secondo la propria natura che viene in tal modo veramente ed infallibilmente testimoniata prima che avvenga la mietitura e la vagliatura del raccolto della terra da parte di Dio.

Può per questo motivo avvenire che persone che non si sospettava siano capaci di decidere ed operare il rinnegamento totale, improvviso dei propri valori morali, etici, religiosi per darsi ad altro, all’opposto di quanto ce le aveva magari fatte stimare, amare o sposare. Altre avranno un comportamento analogo solo per il fatto che sono state ingannate e sedotte o anche perchè la loro vera natura era stata abilmente celata in fondo al loro cuore, anche a loro stesse. Ma è imperativo che la Verità emerga alla fine di tutto.

Oggi, dunque, viene fuori la verità che uno ama veramente e che lo trasformerà in buon granocontenete la vita o in pula e paglia morte e secche, in nutrimento per il Signore che viene o in alimento per il fuoco della geenna.

Il Cristiano attento, veglia, sa, medita queste cose in cuor suo e prega Dio di aiutarlo a superare questa sua Grande Tribolazione.

 

 

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