Guarire con la mente


Quello che sto per dire non pretende affatto di avere valore di prova, tanto meno di prova scientifica e non pretende nemmeno di essere un metodo valido per tutti e in ogni caso di malattia possa presentarsi. Si tratta solo di alcune esperienze, osservazioni e ragionamenti personali che però potrebbero servire a motivare ed aiutare colui che si sentisse liberamente ispirato a svilupparle. Solo Dio è onnisciente e queste cose sono comunque cose umane con tutti i loro limiti seppure, a volte, di grandissima utilità.

Orbene, consideriamo l’uomo che abbia ad incorrere in una malattia qualsiasi. Consideriamo l’uomo e la sua malattia come un tutt’uno. Infatti è sbagliato considerare la malattia come qualcosa di separato dall’organismo che la manifesta. Sebbene le malattie possano anche avere un nome e cause comuni, individuabili per diversi soggetti, esse non sono mai nel dettaglio identiche fra loro, trovando nella particolare disposizione dell’organismo individuale un elemento di determinazione, interferenza e modulazione niente affatto trascurabile. E non parlo solo della complessione organica della persona, della base genetica. In questo contesto si ricomprendono anche le abitudini di vita, la mentalità, lo stato della coscienza morale della persona e molte altre cose. La mente può fare assai più di quello che potremmo immaginarci nel condizionare lo stato del corpo soprattutto perché è infinitamente versatile.

Come il seme di una medesima pianta posto nel terreno più o meno fertile o più o meno ben esposto al sole può originare produzioni e frutti di entità e qualità variabilissima, così, per altro verso, nel terreno del corpo umano, si comporta la malattia. L’importanza del terreno è da ritenersi, a questo fine,  pari o superiore a quella del seme o della malattia che dir si voglia anche se ordinariamente questo non viene percepito. Diciamo che il seme ed il terreno sono comunque due entità inter-relazionate strettamente, così che ad una potenza elevata dell’agente di malattia può opporsi spesso una maggiore resistenza dell’organismo affinché la malattia non si manifesti o risolva presto e benignamente. Infatti se il terreno non consente al seme di germinare e riprodursi perché non ne fornisce le condizioni è come se tale seme non fosse mai stato seminato, seppure  i semi della malattia siano onnipresenti così come le cause che indebolendo il corpo possono renderlo ottimale sede anche per i germi più deboli, normalmente incapaci a sviluppare malattie gravi o gravissime. Questo è un esempio semplice, ma serve a rendere l’idea di come il corpo opportunamente diretto dalla mente possa in teoria prevenire o condizionare, direttamente o indirettamente, lo sviluppo futuro e la risoluzione di quasi tutte le malattie che potrebbe contrarre. Io sono convinto di questo assunto anche se non è facile dimostrare ciò su due piedi.

Come certe culture ritengono, a mio avviso giustificatamente, la malattia o meglio la condizione per cui essa si può sviluppare ed affermare risiede in moltissimi casi, se non in tutti, prima nella mente che nel corpo. Guardate ad esempio cosa succede alle masse muscolari quando a causa di una paralisi o solo del mancato utilizzo causa immobilità vien loro meno lo stimolo dei nervi: perdono il loro tono, la loro vita e la loro funzionalità quindi si predispongono ad ammalarsi.
Molti indizi  mi lasciano ritenere che questo principio sia generalmente valido, specie includendo nella definizione di mente anche e soprattutto la parte inconscia, profonda, morale: l’animo dell’uomo.

Quali azioni volte al recupero della salute può dunque sviluppare la mente nel suo insieme ed in che modo possiamo dirigere la nostra volontà per risolvere i problemi organici che ci si presentano?

Bisogna sempre avere presente che curare il singolo problema senza inquadrare questo atto in un contesto generale che infine contempla l’intera nostra esistenza è un po’ come rattoppare degli strappi di un abito senza curarsi del come si sono prodotti, ma se inizialmente la cosa può anche essere accettata, proseguendo senza ricomprendere più vasti scenari diviene un agire inutile ed inefficace perché i guasti ritorneranno in forze fino a renderci impossibile l’atto di rattopparli tutti. Possiamo affermare che più vasto e profondo è lo scenario dove si protende la nostra volontà e desiderio e ricerca del Bene autentico, più l’azione che ne consegue sarà potente, duratura, completa ed efficace nel tempo anche se probabilmente non di riscontro immediato, viceversa accadrà l’esatto contrario; ad una azione superficiale potrebbe succedere un immediato risultato ma la sua durata sarebbe breve o brevissima. In altre parole, sarebbe bene che l’origine del nostro agire fosse fondata nel nostro spirito piuttosto che nel cervello soltanto e per ottenere ciò bisogna prima sapersi identificare e purificare nel proprio spirito rendendolo compartecipe della Legge divina la quale ha proprio questa funzione di tutelare a tutti gli effetti ed in mille guise la Vita dell’uomo, sia quella materiale che quella spirituale.

Tengo a sottolineare che tali azioni di auto-guarigione sono semplici funzioni naturali a nostra libera disposizione che nulla hanno a che fare, in se stesse, col Sacro o col magico sebbene frequentemente, stati di coscienza concentrati, assorti nella meditazione, appaiano sovrapponibili, addizionabili o possano con vantaggio essere coesistenti, sinergici, perfettamente integrati e contigui a stati di preghiera, introspezione, ispirazione ed elevazione dello spirito. In pratica, la parte mentale ed animica (psiche) dell’uomo si unisce in tal caso a quella spirituale per contribuire alla nascita di  una “riquadratura” dell’uomo, tendente naturalmente al benessere generale. Ma ognuna delle due parti può anche agire con funzioni e tempistiche ben differenti e separate.

Esse si  possono articolare su piani, scenari e tempi molteplici, di cui alcuni sono noti, altri meno.

La mente conscia, razionale, ad es.,  permette efficacemente all’uomo di ricercare, ragionare, studiare, sperimentare cure e farmaci, elaborare migliori stili di vita, strategie mediche, individuando e correggendo ad es. errori marchiani o di fondo nella sua vita e questo è l’aspetto più immediato a comprendersi e contemporaneamente anche il più mediato, cioè superficiale all’essere umano in quanto si avvale, per la cura delle malattie, di rimedi quali ad es., i farmaci, che debbono essere individuati,  studiati, reperiti, e introdotti dall’esterno o di procedure mediche che devono essere applicate, certo, con collaudata competenza. Anche le scelte salutistiche degli stili di vita se ben condotte, con giudizio, informazione e giustizia possono aiutarci a stare meglio o ad evitare gli eccessi con conseguenza negative per il nostro corpo e psiche. La mente, consultando e confrontando anche i dati di esperienze già vissute, consente all’uomo di agire sul proprio corpo e di impostare uno stile di vita, un idoneo comportamento atto al recupero della salute o alla prevenzione di talune malattie attraverso farmaci ovvero con l’utilizzo di contenuti di cui è riconosciuto ed estesamente provato l’effetto sul corpo. Ciò si verifica indipendentemente, anche ignorandone totalmente la composizione chimica e la cinetica farmacologica (medicina empirica), così che ad una scarsa o nulla conoscenza scientifica di un tempo corrispondevano però solide ed obiettive conoscenze degli effetti di sostanze tramandate da generazioni. Non era certo la verità assoluta ma serviva a tirare avanti un po’ meglio, e soprattutto vi potevano avere accesso anche i poveri data la gratuità della natura.

Da notare come nei tempi recenti, si sia operato sotto le mendaci ed abbaglianti apparenze della scientificità e della ragione, per lo più in nome di interessi non certo genuini e puri, per sostituire ogni cosa che all’uomo poteva appartenere interiormente come istinto, conoscenza o possibilità con qualcosa di analogo ma che, guarda caso, bisogna sempre in qualche modo PAGARE e sempre più caro. E’ stato fatto coi cibi, coi farmaci e soprattutto con la conoscenza. Abbiamo barattato troppe volte un vero tesoro interiore che poteva essere coltivato e sviluppato con una massa di cose che ci costano sempre e comunque ma che spesso e sempre meno in futuro, producono i risultati sperati o promessi.

Un aspetto di tale bagaglio sottratto o dimenticato, di cui vorrei qui trattare, è segnatamente quello dell’azione diretta di mente e volontà sul corpo, certamente meno noto, ma che consente talvolta di aggiustare o migliorare situazioni spiacevoli con poco. E’ un metodo che può essere utile soprattutto a chi non ha nulla e, certo, non pretende di sostituirsi agli altri metodi di cura, ma può agire in piena concordanza con essi, favorendone anzi l’azione curativa, o anche da solo, qualora non fosse possibile fare diversamente.

Sappiamo che la mente, attivata sotto l’impulso della volontà è in grado di far eseguire direttamente al corpo diverse azioni coscienti come ad es. muovere dei muscoli a comando; la volontà si rivela pertanto essere il primo motore di ogni umana attività. Si rileva altrettanto facilmente che diverse funzioni corporee e vitali subiscono in negativo una influenza sensibile da parte della mente inconscia, quando essa sia ad es. sottoposta prolungatamente a stress, preoccupazioni, assilli di vario genere, delusioni o dolori  affettivi profondi. Analogamente possiamo ritenere, in base ad esperienze oggettive, che questa mente inconscia, quando indirizzata da una volontà e da una intenzione cosciente, illuminata, mirata al ripristino del benessere e della salute possa a suo modo indurre, anche se per vie per lo più ignote, effetti tendenzialmente benefici e perciò naturalmente curativi nel corpo, proprio all’inverso di quanto produca, quando, condizionata dallo lo stress, dalla fretta o da qualsiasi altro evento negativo.

Ciò che avvelena la mente finisce insomma per avvelenare il corpo e viceversa.

Se guardiamo infatti quale risulta essere il frutto dello stress, noi vediamo che produce in primo luogo una disaggregazione, una suddivisione, una polverizzazione, un logorio delle energie mentali, nervee e di conseguenza fisiche, dirigendole verso una infinita serie di vani obbiettivi. Esso storna e dissipa il flusso energetico naturale dell’uomo in una moltitudine di rivoli improduttivi e spesso auto-conflittuali cioè incapaci di determinare qualcosa di efficace e finisce alla lunga per prosciugarne la sorgente. L’uomo così si sente sempre più debole (anche fisicamente), incapace, demotivato, depresso (e questo va a creare poi un circolo vizioso che si auto-incrementa), e per contro le malattie divengono più grandi, potenti, aggressive, a meno di non donarsi completamente alla dipendenza dai farmaci che tuttavia riveleranno immancabilmente, nel tempo, la loro sempre maggiore inefficacia a risolvere veramente  i problemi di salute della persona che originano dal suo interno. (Studi recenti avrebbero individuato nelle forme di meditazione la capacità di influire positivamente anche sulle manifestazioni del genoma umano riuscendo addirittura ad attivare una quantità di geni dormienti e a disattivarne altri causa di disfunzioni.)

Ora vorrei parlare di ciò che ho personalmente sperimentato su me stesso con risultati più che apprezzabili malgrado non sia un esperto di tali pratiche e nemmeno un cultore. Il discorso non è semplice nemmeno per me da affrontare.

E’ assolutamente necessario innanzitutto sapersi ritagliare nella giornata e nella vita dei momenti di tranquillità, per potersi un attimo ritirare in se stessi, cacciando fuori dalla “nostra stanza dell’attenzione e del cuore” ogni cosa possa disturbarci dal nostro fine. Per inciso, il nostro fine sarà quello di far fronte ad una malattia o, inizialmente, anche solo quello di recuperare fortezza e dominio sul nostro stesso corpo.

So che per certi stili di vita e per alcune persone questo è assai difficile specie inizialmente, ma tale passo è assolutamente indispensabile perché altrimenti non potremo concentrare le nostre energie nello scopo che ci prefiggiamo.

Il primo risultato di tale pratica è che molte cose che prima pareva impossibile o addirittura “sacrilego” trascurare, si rivelano essere futili, non indispensabili e magari degne di essere lasciate a se stesse, presto o tardi, in un’ottica di eventuale restyling del nostro stile di vita. E’ necessario che queste cose siano temporaneamente ma fermamente allontanate dalla nostra coscienza oltre che dalla nostra presenza ed inizialmente potrebbe essere molto difficile ottenere davvero una tale condizione, anche perché quasi sempre lo stato di malattia o debolezza instauratosi finisce per condizionare più o meno negativamente l’istrumento stesso che ci proponiamo di utilizzare per guarire ovvero: la nostra mente, il nostro entusiasmo. Il più della volte questo ci farà sentire deboli, inadatti, svogliati a compiere quell’atto intenzionale che potrebbe invece risollevare la nostra salute. Il consiglio generale è di sforzarsi comunque di uscire da quella situazione di stallo ed inedia con tutte le nostre forze non tenendo conto delle apparenze che, salvo in casi gravissimi o irrecuperabili, sono sempre maggiori di quanto in realtà appaiono. Anche l’aiuto di una persona autenticamente benevola e amica ha molta influenza su questo procedimento.

In proposito vorrei ricordare come un atteggiamento consolidato e motivato di fede reale in Dio ed affidamento alla sua Provvidenza, che faccia da sfondo, fondamento e guida al nostro agire sia fin da questo momento di grandissimo aiuto come afferma giustamente il Salmo:

Salmi 102:3 Egli [il Signore], perdona tutte le tue colpe,
guarisce tutte le tue malattie;

Salmi 102:4 salva dalla fossa la tua vita,
ti corona di grazia e di misericordia;

Salmi 102:5 egli sazia di beni i tuoi giorni
e tu rinnovi come aquila la tua giovinezza.

Voi dovrete avere una intenzione pura, semplice, mite, BUONA e costante nel far questo, una calma ed una fiduciosa fermezza di propositi nel realizzarlo. La fretta e la pretesa non devono neppure essere prese in considerazione. Il procedimento dovrebbe partire previdentemente assai da lontano (prima), rispetto al problema perché non contempla tabelle di marcia o forzature di alcun genere, ma la vostra volontà, pensiero ed intento devono agire come una fiammella costante, perenne, che riscalda senza bruciare, penetrando nel profondo la nostra intera esistenza col suo calore dolce e ristoratore. Può volerci anche una vita a far questo compiutamente ma è sempre qualcosa che vale la pena di iniziare a fare quanto prima possibile perché porta buoni risultati in ogni caso e fin dall’inizio. Non vi è violenza alcuna in questo e la natura corporale deve avere il tempo di conformarsi alla nostra volontà, di rispondere, di risuonare spontaneamente e senza coercizione sotto il suo impulso. Noi , d’altro canto, abbiamo bisogno di molto tempo ed occasioni per capirla intimamente a nostra volta. Essa vi risponderà (e voi lo capirete nel silenzio della vostra coscienza soltanto), con un linguaggio suo che non è fatto di parole ma di sensazioni, di impressioni mentali e fisiche ricevute, di intuizioni, di riflessioni interiori e infine di momenti e stati vissuti.

Se guardiamo  alla sorgente di qualsiasi malanno, inteso come risultato di una perturbazione o guasto dei normali processi vitali, possiamo facilmente intuire che collateralmente al suo verificarsi debba potersi riscontrare una alterazione di qualche flusso energetico, per quanto infinitesimale, poiché ogni cosa che accade in questo universo materiale comporta contestualmente movimenti ed espressioni corrispondenti di tipo energetico. In pratica, possiamo teorizzare che una piccolissima, infinitesimale quantità di energia, opportunamente modulata ed indirizzata secondo precise leggi, anche se infinitamente complesse ed a noi ignote, possa essere in grado, direttamente o indirettamente, di innescare, scatenare o risolvere una malattia. L’elemento modulante, il “catalizzatore” di questa piccola energia fuori posto può essere un microorganismo, e/o un qualsiasi atteggiamento psicofisico  o comportamentale errato da parte dell’uomo, una sostanza chimica tossica per il corpo o la mente e via dicendo. Ma io sono convinto che la mente umana abbia in se la naturale predisposizione a costituirsi quale catalizzatore ed agente superiore a tutti gli altri perché, in teoria, infinitamente versatile e capace di comprendere e tradurre adeguatamente ed automaticamente, nelle infinite ed a noi coscientemente ignote lingue della materia vivente, il concetto primario, archetipo impressole dalla nostra intenzione e volontà. Siccome però il problema reale è come rimodulare o neutralizzare opportunamente questo squilibrio nella sua origine, che è quasi sempre celata dietro infinite catene di cause-effetto, tanto complesse da superare ogni capacità razionale e pratica, ecco l’uomo ricorrere preferibilmente a sostanze: i farmaci, che hanno spiccatamente questa caratteristica di emanare o possedere una forma di energia opportunamente modulata per specifiche esigenze ovvero con particolari, caratteristiche, connotazioni  precise per ogni sostanza ad azione farmacologica, caratteristiche che si possono rilevare praticamente in molti modi a differenza di quanto invece non potrebbe avvenire per il quid energetico in quanto tale che portano in se. E’ insomma più facile identificare, utilizzare e classificare ciò che è indissolubilmente legato ad un corpo concreto, definibile precisamente e tangibile piuttosto che un’anima pura o un’emanazione soltanto; un farmaco o medicinale piuttosto che un ‘energia particolare e  umanamente ancora indefinibile.

L’omeopatia rivela poi che questa sola modulazione energetica portata anche in assenza o insignificante presenza delle molecole attive del principio, sarebbe in grado di svolgere sensibile azione terapeutica o modificatrice sui corpi.

Ora, ragionando,

perché non imparare a demandare invece la generazione di questo quid energetico specifico, atto a compensare lo squilibrio iniziale, direttamente alla mente umana, cioè alla nostra mente medesima senza usare farmaci o anche solo per potenziare l’efficacia degli stessi? Il nostro pensiero non può, in teoria, creare o modulare tali entità in una gamma ancor più estesa che non quella legata ai farmaci?

La difficoltà pare essere grande se volessimo analizzare e stabilire i particolari di ogni energia in ogni dettaglio;  infatti, data la natura di questo mondo, è assai più efficace distruggere a casaccio che ricostruire con precisione e giustizia analitiche l’infinito disegno della sana natura; è naturalmente più facile nuocere con la menzogna che riabilitare con la verità; tuttavia questo, per quanto appaia infinitamente complicato non inficia in alcun modo la superiore utilità e l’ottimo potere della verità.

L’ipotesi che vorrei avanzare in questa speculazione ed introspezione personale è quella che dal centro dell’uomo provenga naturalmente, in condizioni normali il flusso della sua vita, quindi la forza che, per propria irrinunciabile vocazione alimenta e mantiene sapientemente la sua salute nel tempo riparando spontaneamente i guasti causati dall’usura e dagli accidenti dell’esistenza. Immaginiamolo come il fluire continuo di una sorgente che chiunque ha in se stesso (anche se molti lo hanno dimenticato quasi completamente), più o meno potente, pura ed abbondante fin dalla nascita. Ora questo flusso di acqua di vita, per irrigare completamente l’uomo e mantenerlo in salute come fosse un giardino deve passare ed esser distribuita al corpo attraverso una serie di canali, di vie che non sono soltanto a mio parere i canali energetici riconosciuti dall’agopuntura, ma piuttosto si tratta in genere di comunicazioni che possono, per vari motivi, essere aperte, oppure ostruite o chiuse all’interno della mente profonda in primo luogo, poi nel cervello, nel sistema nervoso e di qui fino al corpo. Ne deriva così che alcuni “nodi” cioè problemi irrisolti dimoranti nel profondo della psiche umana possono causare malattie organiche; come anche la psicoanalisi ha inconfutabilmente dimostrato.

Individuare e correggere queste cause di interruzione che permangono nelle profondità dell’uomo potrebbe essere la via per una medicina nuova e preventiva già peraltro intuita da diversi studiosi, sciamani, psicologi e filosofi di ogni nazione della terra. La superiore difficoltà è data piuttosto dalla vastità e varietà dell’ambiente interiore umano, una dimensione probabilmente infinita e multiforme dove è possibile che più di un universo abbia la capacità di interagire o di influire.

Ora, ciò premesso, la tecnica semplice che vorrei qui accennare è quella dell’imparare a condurre la mente, tutta e non solo quella cerebrale, (cioè la propria parte attiva sospinta dalla volontà e diretta dall’intenzione) e con essa la propria consapevolezza, nel corpo in generale e segnatamente laddove  si avverte che ve ne sia maggior bisogno. Credo esser questa una sana abitudine da esercitare spesso e ripetutamente, appena possibile. Così come un padrone saggio, che visiterà spesso le sue proprietà per prevenire ogni frode dei suoi amministratori, ogni uomo dovrebbe dedicare un certo tempo a mantenere viva e vigile, attiva la propria coscienza sul proprio essere.

Questo semplice procedimento favorisce già di per se stesso l’instaurarsi di un processo virtuoso, bonificante e fortificante in quelle parti che, pure non essendo a noi mentalmente note nel dettaglio e nella problematica, potrebbero soffrire qualche sorta di patologia magari dormiente ed ancora  asintomatica. Se sappiamo ascoltare, se impareremo ad ascoltare senza essere pretenziosi, da esse verranno dei segnali precisi. Dalle esperienze del training autogeno (pratica di auto rilassamento),  sappiamo – e ciascuno lo può facilmente provare su se stesso – che se si opera in stato di riposo e concentrazione del pensiero, dirigendo placidamente la propria volontà al fine di ottenere rilassamento muscolare, oggettivamente si produrranno quasi certamente, in tempi brevi, nei muscoli cui si è ordinato di rilassarsi dei tremori involontari, piccoli tic perfettamente percepibili e reali che non sono prodotti direttamente dalla volontà motoria della persona come avviene per il movimento volontario, ma che parrebbero dovuti ad una sorta di recepimento vegetativo, inconscio, dietro le quinte della volontà del soggetto da parte della propria struttura organica: i muscoli in questo caso. Sappiamo poi che con l’allenamento e la reiterazione di tale procedimento gli effetti vengono potenziati, velocizzati  e facilitati grandemente nella loro produzione oltre che estesi ad altri fenomeni come ad esempio la capacità di variare a volontà la temperatura corporea di singole parti del corpo o la frequenza del battito cardiaco, pure essendo il cuore un muscolo involontario. Tutto questo ci porta ad una semplice constatazione: la volontà della persona può avere, in determinate condizioni, influenza anche sui comportamenti vegetativi, involontari del corpo e della psiche oltre che servire ad indirizzare e concentrare le proprie energie vitali e naturalmente riparative verso le parti del corpo che più ne abbisognano come ad esempio quelle malate o in sofferenza. Il fatto di portare istintivamente la mano sul luogo di un dolore improvviso o di una ferita e l’attenzione che ivi viene violentemente richiamata mediante il dolore testimonia la verità di questa asserzione. Il tutto naturalmente non può rimanere staccato dal quadro delle condizioni generali del soggetto ovvero non potrete pretendere di curare un arto dolente con questo metodo se poi la vostra giustizia e cognizione non vi fa capire che dovrete anche concedergli il riposo necessario e tutte le condizioni fisiche affinché possa rimettersi. E’ infatti assai importante, se non essenziale, il riposo in questo procedimento. E’ importante non disfare subito dopo, nella vita e senza saperlo, quello che si è iniziato a fare prima.

Il metodo è dopotutto semplice anche se non sono semplici le malattie. Io ritengo che la mente abbia in se la naturale capacità di riconoscere infallibilmente e provvedere cosa meglio serva in quel caso, solo bisogna attivarla ad agire e perciò dobbiamo esserne a tutti gli effetti i saggi proprietari. Questo perché l’uomo è fatto ad immagine e somiglianza di Dio. Alcune malattie, specie quelle cronicizzanti possono richiedere tempo e molta dedizione ma a parere dello scrivente il beneficio di tale pratica si manifesta quasi subito e con una tal naturalezza da passare quasi inavvertito, da essere ritenuto incredibile e addirittura inutile come metodo.

Ma quale tipo di volontà serve allo scopo?

Potremmo paragonare la volontà ad una radice che sta sotto alla pianta e potremmo anche paragonare la radice della pianta alle fondazioni di un edificio. Secondo le specie, vi saranno radici più o meno grosse e più o meno profonde dipendendo le loro dimensioni e la loro potenza sia dalla pianta a cui appartengono, sia dal tempo in cui essa si è accresciuta ma anche, in parte, dal terreno esterno e dalla sua disponibilità a nutrirla adeguatamente.

Come le piante cresciute in fretta difficilmente penetrano la roccia con le loro radici così la volontà umana di un attimo non modificherà nulla di un corpo se non gli aspetti più immediati e superficiali. Le malattie invece, specie quelle più terribili e cronicizzanti si instaurano nel corpo in tempi generalmente lunghi a volte anche più di una generazione. Ecco quindi che la nostra volontà di contrastarle dovrà avere caratteristiche analoghe. Come la goccia che scava la roccia più dura e come la fiammella mite e costante che cuoce a fuoco lento un intero bisonte senza bruciarlo. Questi i paragoni che mi vengono immediati. A volte tuttavia non c’è il tempo per intervenire poiché il vantaggio acquisito dalla malattia è ormai tanto grande da condurre alla morte prima che il processo di guarigione naturale possa recuperare alla salute o limitare il danno. Qui trovano infatti utile impiego i farmaci, ma alle volte neppure essi bastano a salvare la vita, anche perché la morte è un retaggio di ogni essere vivente su questa terra. Il risultato dipende infatti: dall’equilibrio fra i due agenti opposti, la componente costitutiva individuale ed il tempo che uno ha in vantaggio dell’altro; a volte può fare la differenza fra il successo e il fallimento. Perciò prevenire è meglio che curare e perciò a volte l’uso di farmaci potenti si rende indispensabile ed inevitabile quantunque tossici, ma sarebbe meglio avere sempre innanzi a se il desiderio, la volontà di poter giungere, con ragione, a farne a meno ponendoci nelle condizioni di poterlo fare senza conseguenze.

In pratica, se avete un disturbo organico oppure dei problemi che vi recano disagio interno, provate, senza rinunciare alla vostre cure abituali, a distendervi, ritagliandovi un momento tranquillo della giornata. Concentrate la vostra attenzione, rilassando il corpo, con la volontà di farvi del bene. Ascoltate attentamente i messaggi di risposta che il vostro corpo e la vostra psiche vi mandano, cercate di interpretarli e comprenderli. Poi, come un proprietario che visita i propri possedimenti, indirizzate la mente alle varie parti del corpo e segnatamente laddove ritenete esse siano in sofferenza. Applicate una volontà dolce, costante in ciò, come una supplica o una preghiera. Pensate che dovete maturare e guadagnare con esperienze un enorme bagaglio di saggezza e conoscenza personale che passa anche attraverso la comprensione e l’attenzione al corpo, ma che invero dovrebbe giungere a contemplare tutti gli aspetti, anche morali, della propria esistenza. Dovrete essere saggi e giusti in questo per non cadere nell’idolatria mortale dei pagani. Il corpo ben vivo, bello e sano non è per servire come strumento di prostituzione, vanagloria o prevaricazione, ma piuttosto come efficace attuatore, testimonio vivente di vera giustizia e carità verso tutti.  Infine ricordatevi di quello che avete fatto anche durante i giorni successivi e ripetetelo, cercando di migliorare, approfondire la vostra comunicazione mente-corpo ogni volta di più. Il vostro meditare (cioè l’elaborazione ed il riordino di pensieri, impressioni, intuizioni raccolte durante questa esperienza) diventerà una specie di luogo-momento piacevole, bello, utile in cui amerete rifugiarvi di tanto in tanto. Una attività interiore deliberata che può darvi gratuitamente numerose utilità. Certo, per curare un dente cariato avrete sempre bisogno del dentista, ma voi cercherete di non dare adito futuro alla carie, ad esempio, apprendendo uno stile di vita, igiene e nutrizione più consono.

Praticamente adotto questa metodologia:

Premesso che non sempre siamo ben disposti ad attuare questo genere di pratica ed in tal caso è meglio non insistere troppo:

Mi stendo o mi siedo in luogo tranquillo, comodamente, libero la mente dai pensieri della vita attiva convincendomi del fatto che in gran parte sono una dolorosa, inevitabile inutilità, cerco di rilassarmi al meglio concentrandomi in me stesso. Dirigo il mio pensare alle problematiche fisiche che posso avere riscontrato o, in caso stia bene, allo stato generale dell’organismo. Cerco di prendere coscienza mentalmente e quanto più dettagliatamente possibile del mio corpo, parte per parte, usando la mente come fosse uno scanner diretto a recepire e catalogare la minima sensazione da esso proveniente  Ascolto interiormente e cerco di interpretare tutte le impressioni che da esso mi vengono. Cerco di trasmettere  e comunicare a tutto il corpo e segnatamente alle parti sofferenti un messaggio, un’impressione, un input di pace di ottimismo, di fiducia, di forza ed incoraggiamento che naturalmente trova la sua miglior efficacia solo se dietro di esso c’è una vita coerente, una persecuzione superiore di obbiettivi di bene autentico, quale ad esempio quello proprio della Legge e giustizia di Dio. Se riuscirete a dialogare abitualmente col vostro corpo, scoprirete di poterlo fare anche con le altre cose vive fuori di voi, seguendo e intendendo il loro linguaggio particolare che non è fatto di parole.

Certamente con questa pratica entrano positivamente  in gioco anche fattori di autosuggestione, ma non credo siano essenziali ; penso che la sua efficacia reale dipenda da ben altri meccanismi cioè dal potere originale dell’uomo il quale può interiormente comunicare con tutto l’universo in maniera fluida, senza il vincolo delle forme, delle lingue, di pensieri, formule e parole.

Tutto qui, null’altro serve o dovrebbe servire, ma non tutti lo possono capire. Certo le medicine e i medici serviranno sempre ma se questo riesce anche solo ad alleviare un poco certe sofferenze o meglio ad evitarle, ecco che è gratuito, non costa nulla ed è per tutti; è indiscutibilmente un bene nostro, inalienabile e dipende soltanto da noi.

Questo è un dono della nostra natura che possiamo coltivare o dimenticare per sempre; sta a noi soltanto.

Per chi volesse approfondire la questione consiglierei di leggere l’ottimo libro “MALATTIA E DESTINO” di THORWALD DETHLEFSEN  RUDIGER DAHLKE ; i cui conetnuti ritengo possano essere in gran parte condivisibili.

 Articolo correlato: Omeopatia: bisogno di chiarezza. Testimonianza dell’autore.

 

11 commenti

  1. Matteo said,

    aprile 15, 2015 a 6:38 pm

    Ciao! Ho letto tutto e mi è sembrato molto interessante. Volevo semplicemente chiedere se secondo lei sarebbe possibile guarire da una patologia come la dermatite seborroica, utilizzando questa tecnica, concentrando pensieri positivi sulle zone colpite (nel mio caso la cute della testa). Spero di ricevere almeno una risposta!
    Buona serata 🙂

    • aprile 16, 2015 a 8:18 am

      Non sono un medico. Comunque, quello che ho scritto significa solo che taluni atteggiamenti o posizioni della coscienza possono influenzare “l’ambiente”, l’ambito di azione della forza vitale di cui ciascun essere è più o meno naturalmente dotato. Da qui a fare della concentrazione mentale un farmaco diretto contro specifiche patologie molto ce ne può correre. Certo è che provare non costa nulla e non comporta nessun rischio. Io se fossi in lei mi rivolgerei magari all’omeopatia per provare a risolvere il problema. Sono molte infatti le componenti personali della malattia e credere che si possa curarla efficacemente e permaenentemente senza affrontare un teatro di più vaste considerazioni che riguardano la persona nella sua interezza fisica, moral, mentale e psichica, è un volere ingannare se stessi o semplicemente come fa spesso la medicina farmacologica, eliminare un problema cerandone magari altri più gravi a seguire.

  2. buraga angela said,

    agosto 21, 2013 a 1:37 am

    Stupendo !!! E tutto cosi deliziosamente spiegato,cosi dolcemente viene inteso… Spero che arrivi a tanta gente … E spero tanto che il mondo torni ad accettare nuovamente Dio come Unico suo Creatore. Solo allora il mondo sara sano . Grazie !

    • Secondo said,

      dicembre 27, 2014 a 10:28 am

      Se bastasse credere, i credenti sarebbero più sani?

      • dicembre 27, 2014 a 10:45 am

        Credere è una forza fondamentale, ma dipende da in che cosa credi. Questo è il problema. Il nazismo o qualsiasi altro fanatismo ad esempio danno una dimostrazione innegabile della forza del “credere”, peccato che sbagliano soggetto cui riporre la loro fede. Io parlo di coscienza però, che è una cosa diversa, anche se in qualche modo collegata al credere. E’ collegata dal comune vincolo di COERENZA che dovrebbe riguardare tutte le cose umane come riguarda da sempre quelle di Dio. Se vuoi la puoi chiamare con molti nomi simili: coerenza piuttosto che fedeltà, onestà, lealtà e via dicendo. Tutti questi valori positivi sono vie aperte nella mente e nel cuore che risultano scorrevoli, ordinate, funzionali. I loro opposti invece equivalgono a vie tortuose piene di nodi, incroci pericolosi, strettoie, curve, intasamenti, false segnalazioni ecc. In queste vie l’energia naturale dell’uomo viene dispersa e non potrà dargli un benessere duraturo. Ancor peggio se queste tortuosità sono iscritte e codificate a livello del corpo materiale.

  3. Mr.Loto said,

    novembre 8, 2012 a 3:52 pm

    Sono d’accordo con te; bisogna però aggiungere che non tutti, su questa terra, hanno la fortuna di ricevere il dono della fede o l’intelligenza necessaria per comprendere determinati concetti. Sicuramente anche queste persone rientrano nel piano di Dio e concorrono alla realizzazione dello stesso; a noi non è dato di sapere perchè una persona riceve in dono la fede ed un’altra no ( sono sicuro che capiremo tutto una volta lasciato questo corpo mortale ). Nel frattempo non ci resta che pregare per le persone che ancora non hanno la fede, soprattutto quando queste ci sembrano percorrere in modo evidente una strada pericolosa ed andare contro i principi di Dio.

    Buona giornata

    • novembre 9, 2012 a 2:48 pm

      Sono d’accordo con te anche se non parlerei di fortuna in queste cose ma piuttosto di disegno di Dio per ciascuno, cosciente o incosciente che ne sia. Vero è che ciascuno ha in qualche modo responsabilità di se stesso anche se certo il giudizio non ci appartiene causa i limiti della nostra natura. Alle volte comunque bisogna toccare il fondo per avere la spinta a risalire e il volerlo impedire può nuocere invece che aiutare. Lasciamo dunque fare a Dio che tutto sa e può. Un caro saluto

    • buraga angela said,

      agosto 21, 2013 a 2:30 am

      Ciao a tutti ! Penso che tutte le risposte ci vengono dal “Padre Nostro” stesso . Come vediamo non si e fatta ancora la volonta di Dio sulla Terra cosi come nei Cieli. … Perche ?! Perche noi non vogliamo … Non vogliamo perche siamo ancora schiavi di questo mondo e dei suoi “piaceri”. Rifiutiamo ancora Dio! Fino a quando non saremmo tutti simili a Lui,il mondo sara imperfetto …

  4. Mr.Loto said,

    ottobre 29, 2012 a 3:10 pm

    Molto interessante questa tua personale visione della salute; in verità io stesso mi trovo a fare qualcosa di simile quando ho qualche malanno.
    Nella mia vita molto raramente ho fatto riscorso a medicine e non mi ricordo di essere andato dal dottore per una visita.
    Anch’io trovo molto utile concentrarmi sulla parte del corpo interessata da qualche malanno e dirigere lì le energie necessarie alla guarigione, può darsi che sia un effetto placebo, ma i benefici di solito li avverto in modo distinto.
    Personalmente ritengo che le malattie abbiano origine dalla nostra anima; come tu sai è l’anima che da energia e movimento al nostro corpo quindi è molto probabile che se noi “danneggiamo” la nostra anima il corpo possa risentirne.
    Anche l’anima, come il corpo, ha bisogno di nutrimento per stare in salute ed il suo cibo è rappresentato dalla conoscenza ( delle cose di Dio ); per questo motivo mi viene da immaginare che una persona che lascia per molto tempo a digiuno la sua anima la rende debole ed espone il corpo ad un maggior rischio. Ovviamente poi subentrano altri fattori che solo Dio sa e che non ci permettono di identificare con chiarezza il meccanismo delle malattie.
    In fin dei conti penso che sia tutta una questione di ordine, di saper cioè assegnare il giusto valore alle cose e non passare la vita a rincorrere l’effimero; il primo esempio che mi viene in mente è quello di chi mette il mangiare al primo posto. Se si esce dall’ordine dando un valore esagerato al cibo si viene poi rimessi in ordine con l’obesità o peggio con patologie legate al troppo peso.
    Il meccanismo con cui poi il tutto si svolge avviene tramite scambi energetici che sono però il mezzo con cui agiscono le regole divine, non la causa. A mio parere quindi, controllare queste energie significa quindi controllare la propria anima e la correttezza delle sue scelte.

    Un saluto

    • ottobre 29, 2012 a 3:32 pm

      Caro Mr. Loto, ti ringrazio per il tuo ottimo commento che sintetizza e completa molto bene il mio pensiero. In fin dei conti se la Legge di Dio è legge di vita sopra ogni cosa questo varrà in linea di principio anche per la vita del corpo, considerandola però in senso non idolatrico o di adorazione ed esaltazione dell’animalità posta al di sopra di tutto e di tutti. Quella che in tal modo potrebbe sembrare salute e vita è in realtà morte perché priva il corpo del beneficio dell’anima nella sua parte più nobile, quella che comunica con lo spirito di Dio e dell’uomo. Per contro, si esalta in tal modo l’anima più bassa, vegetativa, che comprende solo la legge animale (della Giungla) e se questa ad alcuni pare vita adatta all’uomo a me pare solo vita di bestia e morte del divino che c’è in noi.

      • Elisabetta said,

        novembre 19, 2013 a 12:04 am

        Salve Mr Loto…
        ho trovato questo spazio per caso , cercando una preghiera, cercando aiuto. Non riesco a dimenticare una persona e a smettere di coltivare la speranza di un rapporto soddifacente. Tra me e questa persona non c’è più nulla da diverso tempo se non messaggi telefonici. Io scrivo e lui risponde a volte e in modo vago lasciandomi alle mie congetture ed ai mei dubbi che poi gli espongo. Condivido con questa persona i miei pensieri e nonostante mi renda conto che è passato tanto tempo da quando l’ho visto l’ultima volta, nonostante cerchi di stare coi piedi per terra e razionalizzare, quando mi rilasso e sono sola ecco che vengo colta come di sorpresa e a volte quasi senza motivo e spinta come da una cosa più forte di me gli scrivo. E come un vizio consapevole.


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