Lo spirito delle Crociate


Tratto da:
LE CROCIATE,
dello storico Ludovico Gatto. – Newton & Compton.

…I pellegrini, infatti, ascoltando le accese predicazioni degli emuli di papa Urbano, di Pietro l’Eremita, di Gualtieri o di altri, rafforzarono il loro convincimento in base al quale, lo si accennava già, la colpa prima della triste situazione della terra santa ricadeva sugli Israeliti che avevano colpevolizzato e fatto crocifiggere Cristo, indebolendo la futura condizione dei cristiani. Pertanto appena giungevano nelle varie città germaniche della valle del Reno, attraverso le quali si trovavano dapprincipio a passare e, più avanti, attraverso quelle delle regioni carpatico-danubiane, assalivano subito le comunità ebraiche, che dovevano, a loro avviso, essere punite per l’atteggiamento dei loro avi che mille anni prima si erano macchiati di deicidio. Così cominciarono in occidente gli assalti alle sinagoghe e alle botteghe dei semiti, date alle fiamme mentre i loro proprietari andarono incontro alla più turpe delle morti e l’intolleranza razziale, quasi sconosciuta nell’età tardoantica e altomedioevale, divenne un elemento di cieca e fanatica violenza, destinato a contrassegnare in modo odioso il secondo millennio….


COMMENTO:

Vi sono anche altri elementi recenti che indicherebbero come la radice dell’antisemitismo sia primariamente ascrivibile alla chiesa romana e indicativi di come quest’ultima non può considerarsi estranea alla faccenda, quantomeno moralmente :

– Come era possibile che la Santa Sede non sapesse nulla sull’attività dei campi di sterminio, constatato che le S.S. erano composte anche da un grande numero di cristiani praticanti che, ritengo, almeno qualche volta abbiano avuto, sotto segreto confessionale, qualche dubbio da confidare al loro cappellano e consigliere spirituale in merito a quello che veniva loro ordinato di eseguire.

– C’è da chiedersi a quale titolo e soprattutto per quale interesse o accordo pregresso il Vaticano e la Croce Rossa abbiano consentito a numerosi criminali nazisti (Eichmann fu uno di questi), di assumere una nuova identità per sfuggire all’arresto ed al processo per crimini contro l’umanità, di guerra e contro il popolo ebraico riuscendo così rifugiarsi sotto abiti insospettabili in America Latina. Come mai a costoro non furono “cristianamente consigliati” di porsi con fiducia nelle mani della giustizia umana (secondo l’insegnamento di S. Paolo, che a quanto sembra vale solo per i poveri e creduli fedeli, non per quelli potenti e ricchi), al fine di porre rimedio ai torti causati, prima di incappare in quella divina?

– Del resto, i ghetti ebraici, la cui prima istituzione si deve proprio ad un papa nel 1516 a Venezia, non furono forse il preludio e l’anticamera dei campi di sterminio? Anche la coccarda gialla, il segno distintivo e del dispregio perpetuo, reso obbligatorio nei ghetti, ha trovato degno e pieno apprezzamento e continuazione nel nazismo. Quel che uno ha iniziato, l’altro, dunque, lo compie con la promessa certa di guadagnare poi la completa assoluzione!

– Sia l’inquisizione, sia il nazismo, ordinarono la confisca totale dei beni di tutti coloro che incappavano, a torto o a ragione, nelle loro attenzioni particolari. Se la cosa in sé non è probante di nulla, è però testimone ineccepibile di una identità di metodo, di una stessa volontà di rapina e di comune interesse nello svolgimento delle due “operazioni”, è testimonianza di un identico sistema di gestire il potere e quindi di una identica intenzione o spirito fondamentale

Dai loro frutti li riconoscerete…

Ma forse, per comprendere meglio quali nessi, occulti ma assolutamente reali, possano mai intercorrere tra chiesa cattolica e genocidi, tra chiesa ed antisemitismo, tra chiesa e poteri poltici di stampo sanguinario, dittatoriale e fascista, per comprendere bene quello che la Chiesa da sempre nasconde e incuba nel suo cuore bisognerebbe leggere attentamente, oltre a L’ARCIVESCOVO DEL GENOCIDIO dello Storico M. Aurelio Rivelli, libri come IN NOME DI DIO e HABEMUS PAPAM di David A. Yallop, che ne rivelano precisamente l’anima nera ed i retroscena con citazione di luoghi, fatti, date e persone. Opere estremamente preziose per tutti coloro che non hanno avuto la possibilità o il tempo di accedere a certe fonti di informazione.

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Da:
L’Arcivescovo del genocidio  (libro eccezionale da non perdere)
(PG. 275) di Marco Aurelio Rivelli
CAOS EDIZIONI

 

…questa censura storiografica è tanto più proterva quanto più documentato e incontrovertibile è il collaborazionismo del clero cattolico croato con la dittatura ustascia. Certo non tutti i sacerdoti e non tutti i frati francescani collaborarono attivamente al genocidio: ma è certo che nessuno di loro insorse e lottò per evitarlo, chenessuno di loro condivise il martirio delle vittime, e che nessuno osò sfidare gli aguzzini ustascia. Neppure dell’Episcopato si levò mai una sola voce contro il genocidio etnico-relgioso dei serbi e del clero ortodosso, anzi alcuni suoi esponenti – come i vescovi Ivan Saric, Jozo Garic e Janko Simrak – parteciparono direttamente al bagno di sangue. La massima responsabilità la ebbe il Primate di Croazia, monsignor Alojzije Stepinach […..omissis…..] Del resto la storia millenaria della Chiesa cattolica è scandita da sangue e violenza: dalla persecuzione degli “eretici” alla “caccia alle streghe”. Santa Romana Chiesa ha approvato la schiavitù dei vinti, delle popolazioni africane estirpate dalla loro terra; con il pretesto dell’evangelizzazione, ha favorito la distruzione delle civiltà precolombiane dell’America Latina. Lo stesso antisemitismo è in realtà una invenzione delle Chiesa cattolica, che lo ha teorizzato e praticato per secoli.
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Città del Vaticano, giovedì 1 ottobre 1998.
Giovanni Paolo II si appresta a partire per Zagabria [….]
Il Papa, infatti, in Croazia intende procedere alla beatificazione del cardinale Alojzije Viktor Stepinach (1898-1960)…..

 

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