Reincarnazione e Cristianesimo – Realtà inconciliabili?


Cosa si intende ordiariamente per reincarazione.

La credenza nella Reincarnazione è assai diffusa  nelle religioni orientali, secondo diverse accezioni sulle quali non ci intratterremo; anche in occidente trova esteso accoglimento presso movimenti religiosi o di matrice occultistico-esoterica quali lo spiritismo ed altri. Anche  secondo la scienza cabalistica ebraica l’anima degli esseri viventi non sarebbe creata ex novo ad ogni nascita ma avrebbe in se le impressioni di altre e molteplici esistenze nell’ottica di una sua evoluzione o involuzione attraverso la partecipazione a diverse esistenze corporali di cui costituirebbe, appunto, il filo comune e la matrice.

Tal convinzione pare trovare  riscontro oggettivo in alcune fenomenologie psichiche che si verificano, talvolta naturalmente, in sede di forti perturbazioni della psiche umana,  od anche  prodotte ad arte  con l’utilizzo delle tecniche ipnotiche (ipnosi regressiva o trance profondissima), altre volte vissute mediante il raggiungimento di stati di meditazione particolari, altre ancora in caso di forte shock emotivo o fisico della persona o in casi di pre-morte e coma. Pur differenziandosi di poco in base al metodo con cui si producono, queste esperienze straordinarie avvalorerebbero quasi costantemente  il fatto che all’interno della psiche umana  siano ordinariamente inclusi degli insiemi di contenuti logici, mnemonici, dei vissuti  che sovente sono sicuramente alieni dall’esperienza esistenziale del soggetto che  li manifesta ed anzi, in qualche caso – pare dimostrato con riscontri precisi –  testimoniano di appartenere univocamente ad altri uomini appartenenti ad epoche trascorse ed a luoghi differenti Anche nei bambini piccoli è stata spesso riscontrata e documentata la presenza di queste realtà che io definirei semplicemente come emergenza di memorie, di archivi mnemonici che nulla paiono avere in comune con la vita ordinaria del soggetto. Questi sono dati comprovati scientificamente, per quanto mi è dato di sapere.

Le dottrine religiose orientali sostengono un principio generale:  la condizione di vita in cui un’anima verrebbe a incarnarsi è predeterminata dal peso, dal retaggio, dal Karma originato dalle azioni buone o cattive compiute dalla medesima in una esistenza precedente quali: trasgressioni od osservanze riguardo alla Legge della Vita; vi è sicuramente in tutto questo più che un fondo di verità, ma  io credo che tale visione sia oltremodo limitata per un semplice motivo: non tiene conto né lascerebbe spazio alcuno all’operare della Carità ed alla Grazia di Dio, riducendo il tutto ad un meccanismo automatico senza cuore né giustizia che assoggetta l’uomo stesso in un condotto senza uscita impedendogli invece di esprimere la propria volontà, il proprio desiderio intimo. Abbiamo infatti visto come tale impostazione della conoscenza abbia finito per creare le Caste ovvero sia servita purtroppo di giustificazione sacrale all’esercizio dell’ingiustizia, dell’indifferenza e di tutte le altre le forme di sopruso ed arbitrio dell’uomo verso l’uomo. V’è da auspicare e credere che la Provvidenza Divina, pur stante questa situazione possieda ben altre ed ulteriori vie per elevare l’umanità.

Secondo la dottrina della reincarnazione, in generale, dato che vi sono molte correnti di pensiero diverse che si rifanno a questo credo,  l’anima di ogni essere subirebbe dopo la morte del corpo una serie di altre esistenze corporali, reincarnandosi sia in uomini che in animali, in epoche, luoghi e soprattutto contesti sociali e famigliari diversi ed adatti al fine di espletare completamente un cammino evolutivo (o involutivo) riguardo alla sua liberazione o soggezione dalle pastoie del mondo materiale, del desiderio, dell’individuazione corporea e di questa esistenza limitata; percorso in più tappe, svolto  cioè attraverso più esistenze che diano all’anima medesima la possibilità di “bruciare”  cioè annullare completamente mediante opportune azioni riparatrici il gravame del proprio Karma ovvero del debito, del peso delle conseguenze contratto a causa di colpe (Léggi infrazioni alla Legge della Vita), commesse  in esistenze precedenti che, in quanto tale, influenza, condiziona e determina la vita e il divenire in quelle future.

Cercando di evitare troppe complicazioni, possiamo concludere che molti fatti oggettivi nella vita dell’uomo parrebbero avvalorare questa credenza.

Cosa dice la religione cristiana:

Il cristianesimo afferma indirettamente, tramite le parole di Paolo che la reincarnazione non è possibile:

Ebrei 9:27 E come è stabilito per gli uomini che muoiano una sola volta, dopo di che viene il giudizio,
Ebrei 9:28 così Cristo, dopo essersi offerto una volta per tutte allo scopo di togliere i peccati di molti, apparirà una seconda volta, senza alcuna relazione col peccato, a coloro che l’aspettano per la loro salvezza.

Cosa si può pensare allora?

Io credo che una spiegazione possa essere data in modo semplicissimo senza scontentare coloro che si appoggiano all’evidenza di fatti scientificamente inoppugnabili. Uno di questi, da menzionare per la sua particolare qualità probatoria, è il fenomeno della xenoglossia. Attribuito oggi come nei tempi di un oscuro passato, di volta in volta secondo le necessità impure della chiesa, al demonio o allo Spirito Santo, il fenomeno del parlare lingue sconosciute al soggetto in cui l’evento si manifesta pare costituirsi a prova inconfutabile del ritorno all’esistenza  di parte di qualcosa o di qualcuno che già fu.

Facciamo ora un semplice parallelo più oggettivabile per tentare di spiegare queste cose:

Sarà capitato a molti di scoprire come ad un tratto nascano in una famiglia dei figli con forti somiglianze somatiche a qualche lontano antenato oppure, più raramente, che manifestano dei caratteri somatici particolari totalmente sconosciuti nella linea di sangue nota a memoria di quella famiglia. Ebbene, la scienza studiando le leggi che regolano la trasmissione e la manifestazione dei caratteri genetici ci dice in una parola che tali fenomeni non sono dovuti altro che all’ereditarietà e sono quindi governati dalle sue leggi per cui un carattere somatico recessivo che rimaneva inespresso a livello fenotipico, per molte generazioni, ma trasmesso come tutti insieme al  corredo cromosomico delle persone, ad un certo punto delle generazioni si trova nelle condizioni di potersi manifestare ed appare. Significa che una parte di un antenato è rivissuta? Certamente no! Significa che qualcosa che appartenne all’antenato è riapparso? Certammente si, anche se invero era presente da sempre, pure ignorato, nella genetica di tutti gli ascendenti di quella persona in cui finalmente ha potuto emergere.

Orbene, cosa ci impedisce di ipotizzare che questa legge di ereditarietà, in modo certamente assai più complesso ma analogo, non abbia un suo sviluppo e significato anche a livello della psiche umana ed anzi, sia in essa un elemento determinante e qualificante  nella conformazione mentale e psichica delle persone. In altre parole le cosiddette “esperienze di vite passate” nulla sarebbero che un corredo mnemonico di vissuti ereditato ad hoc dalla persona che li ritiene inconsapevolmente e che in qualche circostanza particolare ottiene di poterli manifestare producendo i fatti che la psicologia, la psichiatria, l’occultismo, la religione, la superstizione stessa, la filosofia antica ben conoscono da secoli ed interpretano secondo la loro visione particolare attribuendo frequentemente ad essi significati a mio avviso incompleti e devianti.

Esiste quindi  – e mi pare scientificamente incontestabile – una sorta di trasmissione, cioè di ereditarietà, a livello psichico. Cosa ci impedisce di ipotizzare che essa non si limiti a una somma di caratteri particolari ma possa invece contemplare la trasmissione per indefinite generazioni di interi vissuti, ad uso di semplice memoria,  parte integrante della vita psichica dell’uomo al fine di trarne utili indirizzi per migliorare la vita che deve affrontare ogni giorno ed evitare di incorrere nella ripetizione inutile di errori già fatti o per porre rimedio ad essi impostando le proprie scelte di vita in modo diverso? Ciò, è quasi certo, avviene naturalmente ogni giorno ed in ogni persona durante il sonno ordinario. Cosa ci impedisce di ritenere che questi vissuti apparentemente estranei possano essere in certi momenti particolari utilizzati al par di una “maschera logica e vivente” di un “abito psichico” dando l’impressione di essere tornati in vita ma solo perché la loro vita apparente gli è comunicata temporaneamente, imprestata dall’uomo medesimo che li ritiene per le più disparate motivazioni? Chi legge e studia un libro scritto da altri non ne sarà mai l’autore sebbene possa appassionatamente immedesimarsi nel racconto al punto di avere l’impressione di viverlo nella propria mente. Avete mai notato quanto siano appassionanti i sogni che riusciamo a ricordare?  Quando veniamo ad esempio svegliati all’improvviso interrompendo un sogno appassionante per quanto assurdo ne riportiamo proprio quella sensazione di immedesimazione fortissima.

Così come una persona può ad un tratto indossare un abito diverso per fattura, tessuto e colore, non ritengo affatto impossibile che l’io dell’uomo disponga interiormente di un guardaroba, di un bagaglio più o meno fornito di abiti psichici o animici secondari, oltre al proprio personale e individuale posseduto fin dalla nascita.

Il problema “reincarnazione”  o unica esistenza quindi si riduce ad un modo errato di definire un fenomeno che ha dei fondamenti reali.

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