Saper discernere


Se anche preti infami ed apostati sono esistiti ed esistono ancora, se religiosità corrotte e degeneranti hanno potuto traviare molti loro fedeli, ne hanno scandalizzati altri ed hanno assassinato i popoli, questo impedirebbe forse a Dio di esistere davvero e di essere giusto, buono, santo, eterno? Se ci sono uomini che vivono come animali, ciò può servire a dimostrare che non possono esistere uomini santi?
Può essere questa, a rigor di logica,  una valida argomentazione a sostegno della negazione dell’esistenza di Dio? Una domanda dovrebbe porsi colui che propende per la negazione dell’esistenza di Dio in ragione degli abusi e scandali commessi dall’uomo nel suo NOME: – Sono certo di voler vedere, sono sicuro di desiderare la pura Verità o non, piuttosto, soltanto quello che, per svariate motivazioni, mi fa comodo? Non sto forse creandomi o ricercando una “verità su misura” ? –
Naturalmente, la risposta a tale quesito deve essere indirizzata a se stessi soltanto, perchè saper trovare la giusta e veritiera risposta è nel vantaggio della persona stessa prima di tutto. Avete mai pensato che proprio in mezzo ad una zona di ombra qualcuno potrebbe anche scegliere di nascondere perfettamente la sua presenza? Questo qualcuno, Dio, nel nostro discorso, sarebbe così interamente invisibile ed impercettibile a tutti coloro che non possiedono una ben determinata lanterna.
Si tenga presente il principio generale per cui, laddove sia limpidamente aunnunciata una grande ed autentica Verità vi è la possibilità, quasi sicuramente colta, di generare, a sua imitazione, anche la più insospettata e bieca menzogna, perchè quella verità stessa fornisce la sostanza ideale sulla quale i mentitori e gli incantatori possono operare al meglio delle loro capacità e possibilità. Non possiamo e non dobbiamo mai dimenticarci di tener conto della possibilità che qualcuno operi con intento premeditatamente malvagio al fine di farci ignorare, mal giudicare, sottovalutare, disprezzare, ciò che invece potrebbe essere strumento di vita perfetta.

Così – state bene attenti -, anche il comportamento indegno ed impunito di certi ministri millantatori può servire da eccellente incoraggiamento e centro di aggregazione a che si rivelino e vengano alla luce tutti i nemici nascosti di un re; tutti quelli che quella lanterna, magari, avevano ricevuto dall’inizio, ma che l’hanno ceduta a terzi, disprezzandola,  in cambio di privilegi o l’hanno smarrita per non aver voluto ben custodirla.

Prima ancora del credere all’esistenza di un Dio (cosa che non si può negare né dimostrare in modo scientifico), bisognerebbe che l’uomo si ponesse un’altra domana ben precisa:

Sono io disposto, intimamente, ad ammettere la possibilità dell’esistenza di un qualcosa, un quid più grande dell’uomo, di natura superiore al piano vitale, tangibile, sensoriale, oggettivo, controllabile?-

ed ancora:

– Conosciamo forse tutto del mondo che ci circonda tanto da poter esserne al di sopra e dominatori assoluti, creatori o ri-creatori dello stesso? –

Ogni mente che non sia vittima di ignoranza ed auto-illusione non faticherà a rispondere negativamente a questo secondo quesito.

Per completezza, ci dovremmo ancora chiedere: – Può il semplice caso aver creato tutto quanto esiste nell’universo, pure in milioni di miliardi di anni? –

Ed ancora: -Quello che esiste e vive oggi è soggetto a sua volta a leggi casuali oppure a regole che è possibile riconoscere come aventi una loro logica, per quanto particolare possa essere? Tale logica, se riconosciuta in essere, non  può essere opera dell’uomo in quanto preesistente allo stesso-

L’osservazione più elementare ci dimostra che la logica in quel che ci circonda esiste sempre ed anche esiste una legge che la governa nel tempo.

Tutto questo, non può essere creato dal caso!

Tale concetto è più facile a dimostrasi che non il suo contrario; ed è più facile vederlo direttamente da se stessi che cercare di dimostrarlo ad altri con le parole.

Se in un essere vivente io posso apprezzare, riconoscere e dimostrare a me stesso un’armonia di forme, delle precise funzionalità che lo abilitano perfettamente alla vita ed alla riproduzione, all’adattamento ed all’evoluzione, alla comunicazione – e questo è innegabile – non sarà mai possibile dimostrare che il caso abbia nei millenni costruito qualcosa che vada oltre un assemblamento casuale e difficilmente ripetibile di fattori. Ora non è difficile constatare che in un organismo vivente gli assemblamenti di fattori sono, oltre che assai complessi e precisi, anche coordinati profondamente fra loro su molteplici piani. L’essere vivente è insomma una costruzione ordinata e funzionale, reattiva,  intelligente, inserita nel suo ambiente e non un mucchio, una piramide di sassi o di atomi messi lì dove capita. Possiamo anzi affermare il contrario e cioè che, proprio nel mondo vivente, la casualità parrebbe avere esistenza più difficile che altrove. Si rileverebbe, cioè, anche dal punto di vista puramente statistico, che nel mondo dei viventi la presenza ed il peso della casualità subisce una inspiegabile, imponente rarefazione proprio a cusa delle leggi operanti!!

Il problema che sorge per logica conseguenza è: – Ma allora chi è stato a fare tutto questo? Se non è stato il caso né l’uomo, chi? E subito sorge un’altra domanda non meno essenziale: – Perché? –

Domande che ESIGONO ed impongono, di fronte alla nostra ragione una risposta valida o almeno la formulazione di un’ipotesi ad alto indice di probabilità! Una risposta cioè che possa “girare” efficacemente nella nostra logica, ampliandone positivamente le vedute, le prospettive e gli orizzonti, permettendoci di effettuare ulteriori verifiche e così di avanzare nella qualità e nella purezza della conscenza reale.

Un altro interrogativo che l’uomo dovrebbe porsi è: – Da dove vengono le concezioni di giustizia, di perfezione, di felicità, di eternità che generano da sempre, sia nel credente che nel non credente, le sue più intime, migliori aspirazioni. Per contro, egli dovrebbe anche chiedersi seriamente che cosa genera le sue miserie. –

 A tutte queste domande il primitivo, che ben sentiva, a torto o a ragione, l’esistenza di “cose superiori a se stesso” ha risposto con l’adorazione di quelle cose: il fuoco, il fulmine, gli animali e via dicendo. Poi ne vennero dei culti, degli idoli anche abominevoli e l’uomo rimase comunque nella barbarie sebbene grandi civiltà poterono affermarsi in quei tempi.

Vennero poi, a loro tempo le religoni rivelate! Dio o l’ente supremo che manda dei messaggeri, degli incaricati per far conoscere il suo vero Nome fra i popoli della terra e per scalzare le false visioni di Dio che l’uomo si era costruito: appunto le idolatrie, sempre perniciose appunto perchè false. Non dobbiamo tuttavia ignorare che, ancor prima di una aperta rivelazione di Dio, vi sarebbero numerose testimonianze al fatto che la sua conoscenza, o almeno delle antiche riminiscenze della stessa, fossero presenti e vive in qualche raro uomo, presso vari popoli della terra.

E allora… Perchè no? Perchè escludere a priori anche la sola possibilità? Verrebbe qui da chiedersi, secondo il mio modo di vedere: – Come mai, a volte, si profonde tanto impegno “intellettuale” a voler dimostrare l’inesistenza di un Dio, quando invece sarebbe più utile o almeno altrettanto utile appurare nell’uomo i motivi ideologici per i quali Dio, ASSOLUTAMENTE NON DOVREBBE (E NON POTREBBE) ESISTERE?

Qui vi sono di quelli che sostengono che le religioni sarebbero solo delle astute invenzioni,  opere esclusivamente umane generate col solo fine di soggiogare le libere coscienze dei popoli. Altri, pure ammettendo la possibilità di un generico “input divino” affermano che l’uomo ha avuto una gran parte del determinare il significato e lo sviluppo di questi messaggi, in senso riduttivo ed utilitiaristico. In parte, anche macroscopica, la consistenza di questo ultimo aspetto non si può certo negare, ma ciò ci riporta alle righe iniziali di questo scritto e soprattutto non risponde alle domande appena suscitate. Non si considera la possibilità reale che Dio potrebbe comunque celarsi  o semplicemente risiedere proprio DIETRO a tutto questo; dietro, cioè, ad un alibi apparentemente validissimo, ma solo nell’ottica dell’osservazione materiale. In altre parole, non si è mai pensato che tutto questo controverso dibattersi potrebbe costituire un vaglio assai preciso ed efficace per separare chi ha parte e quindi vista, nel piano dello Spirito, da coloro che invece non l’hanno e forse, per loro propria durezza, orgoglio o indegnità, non la potranno mai avere?

Chi non ha Spirito è solo bestia. Non vuole affatto essere un’offesa tale affermazione (nemmeno per le bestie), ma solo una constatazione per significare che tutti i moti vitali dell’uomo, senza ispirazione dello Spirito per quanto evoluti siano, ricadono e ricadranno inevitabilmente nel ciclo animale della vita, né potranno mai fuoriuscire da tale ambito, malgrado i tanti ornamenti e fronzoli che si danno.

Certamente moltissimi e diversificati, anche nella qualità, sono i modi di intendere, vedere, recepire la stessa cosa, la stessa realtà oggettiva e sensibile, come molti sono i momenti di un percorso vitale umano e non tutti vi avanzano allo stesso modo, nello stesso tempo e con lo stesso fine.
Proprio per questo dobbiamo limitarci a ragionare senza giudicare. Ragionare, provare, ipotizzare, è sempre lecito, anzi doveroso; giudicare no!

E una volta ammessa, in nostra coscienza, la sola ipotesi di un possibile Dio, il lavoro grande dell’uomo avveduto dovrebbe essere quello di provare, di riformulare tutta la sua realtà vitale alla luce di questa nuova, possibile ipotesi; solo questo lavoro, infatti, è in grado di aprire nuove prospettive alla nostra mente ed al nostro agire, consentendoci di scegliere, fra tutte, la strada veramente migliore; solo in questo modo ovvero impegnandoci in tal senso, consentiremo anche alla eventuale provvidenza di Dio di soccorrerci ed indirizzarci al vero bene, salvandoci dalle conseguenze della nostra imprfezione.  Nessuna idea, bella o brutta, giusta o sbagliata, può infatti essere apprezzata e pesata esattamente se non entra a far parte del “vivo” della nostra esistenza, se non viene “collaudata” direttamente sulla pelle dell’uomo. Io apprezzo molto coloro che parlano sinceramente di quello che hanno provato e vissuto personalmente perchè sono i soli che sanno davvero quel che dicono.

Trattandosi di un grande problema cardinale, perchè è posto a bussola di tutte le scelte future, io credo perciò che l’impegno umano a far luce a se stessi sul problema della reale esistenza di Dio dovrebbe essere fra quelli assolutamente prioritari. E’ tuttavia necessaria una grande sincerià con se stessi e l’umiltà perchè esso possa volgere a buon fine.

 

 

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6 commenti

  1. novembre 1, 2009 a 10:14 pm

    imparato molto

  2. Anita said,

    aprile 13, 2008 a 8:55 pm

    … Sì, Dio permette il male perché ne venga un insegnamento. Infatti è molto semplicistico, ma vero, il vecchio adagio: ” Non tutti i mali vengon per nuocere…”
    L’uomo impara dai propri fallimenti. Prova e riprova, finalmente, esso porterà le torbide e limacciose acque in superficie e si libererà dal male, grazie a Dio Padre, comunque, sempre presente nella vita dei Suoi figli. Innalziamo, quindi, il nostro grazie a Colui che ci ha creati per la gioia e per la libertà. Pure gli imperterriti malvagi non resisteranno alla potenza Divina… si ravvederanno e non recheranno più alcun male ai propri simili.
    Con questo augurio e questa certezza, ti saluto caro Claudio!

    Anita

  3. aprile 13, 2008 a 9:24 am

    Infatti, chi agisce in malafede ha una intenzione ben precisa: impedire che le persone possano cibarsi della verità ed essere così libere. Costui si configura così figlio di colui che fu omicida fin dal principio.
    Chi agisce in malafede costruisce perciò una falsa verità, ad immagine e somiglianza di quella genuina, che gli consente di vivere a discapito, parassitandoli, di tutti coloro che hanno la sfortuna di aderirvi incautamente. Ma questo è permesso da Dio, io ritengo, affinchè l’uomo comprenda concretamente, alla fine di eventuali sue disavventure, quale è l’importanza ed il peso della sua responsabilità di fronte alla Legge di Dio ed alla Verità. E’, tale situazione, una specie di vaccinazione per coloro che non hanno intenzione malvagia nel cuore, mentre è, al contempo, un potente autoinganno sui perversi di cuore, un mezzo per radunarli e farli uscire allo scoperto. In tal modo non saranno più nascosti, anche agli occhi delle loro vittime che, compresa la loro natura, diverranno sempre più immuni dal loro seducente veleno. Morale della favola: un bel giorno gli artefici del male potranno solo continuare a fare del male a loro stessi, perchè non avranno più alcun potere né diritto su alcuno dei Viventi. Questo sarà davvero il loro inferno.

  4. Anita said,

    aprile 13, 2008 a 8:26 am

    3

    Anita ha detto
    Aprile 13, 2008 a 9:10 am
    Innanzitutto, complimenti a Claudio!…E un caro saluto a lui e a Giacomo… Poi: “Chi nega l’Esistenza di Dio… e lo fa per partito preso o in malafede, lo fa a scapito o contro una fede che diventa ragione e logica, quando l’individuo ha scandagliato e rischiarato il proprio intimo con quella “Lanterna” di cui Claudio parla. Ma se l’uomo non si procura questo Lume, rimarrà sempre al buio, e, perciò nell’errore.” VVB!

    Anita

  5. Claudio said,

    aprile 9, 2008 a 1:12 pm

    Come ti ho già detto, caro Giacomo, sono pienamente d’accordo con te sul fatto che esistano persone diverse.
    Non mi propongo di rendere tutti uguali con questo, non sarebbe assolutamente possibile e giusto nemmeno se lo volessi, ma invece desidero solo evidenziare i falsi ragionamenti che magari frenano o fuorviano chi può ancora “guarire” da certe sue lacune. Il termine “guarire” , ne sono conscio, è tale ed ha quel valore solo dal mio punto di vista, ma questo è uno dei limiti dell’umano linguaggio.
    Tutti, credo, siamo coscienti che tra i fautori di Dio ed i suoi negatori, una delle due parti soltanto potrà infine rispecchiarsi nella Verità, l’altra dovrà solo riconoscere il proprio errore.
    Ciao e grazie per il commento.
    claudio

  6. giacomokorn said,

    aprile 9, 2008 a 10:16 am

    Quanto argomenti è perfettamente condivisibile.
    Il “caso” non può presentarsi come “costruttore” di una “infinità” di esseri complessissimi (uomo, animali e vegetali), nonchè quel mondo intero che ci ospita e ci permettere di vivere (a meno che non arriveremo adautodistruggerci, proprio a causa della nostra “irrazionalità”).
    Ritengo che (si tratta di un parere peraltro opinabilissimo) il “perchè” ciò che per te è naturale pensare o argomentare, non sia condiviso da altri (esempio: atei) sta, a mio avviso, unicamente nel fatto che ogni persona è diversa dalle altre. Anche nel modo di pensare, di credere, di “vedere” il mondo e le cose.
    C’è anche chi lo fa per partito preso o in malafede. Ma lo fa.
    Giacomo Korn


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