Le incertezze dell’oggi

L’epoca presente, con il suo proliferare di mezzi di comunicazione, permette diffusamente l’accesso ad un grande massa e varietà di documentazione, libri, articoli ecc. Tutto ciò consente a coloro che hanno il tempo di dedicarvisi di valutare ed acquisire facilmente un enorme, soverchiante numero di dati di ogni tendenza, impensabile solo alcuni anni or sono.

In materia di religione o meglio di conoscenza di Dio, ho potuto tastare con mano la consistenza, la diffusione e la grandissima articolazione di due fronti o poli ben individuabili, seppur molto variegati nel modo di presentarsi o di “travestirsi”. Attorno ad ognuno di essi gravita una sterminata galassia di vite, azioni, credenze umane, interessi che ne albergano, spesso inconsapevolmente la polarità e l’imperio.

Li denominerò sommariamente, nel loro abito generico, come fronte ecclesial-religioso-spirituale e fronte ateista-materialista-positivista. Ad essi si ricollegano innumerevoli altre posizioni contrapposte quali, ad esempio, razionalismo e misticismo, per finire in politica con le varie prese di partito, con simpatie ed antipatie ideologicamente motivate conseguenti verso un popolo o l’altro e relativi culti e politiche.

Entrambi forti di elementi di riscontro, di studi profondi, robusti ed altamente eruditi, pare che i fronti si facciano opposizione esclusivamente in onore e difesa della Verità, anche a suon di dispute di altissimo livello, ma in realtà ho visto chiaramente come la loro azione consegue e persegue nei fatti un solo risultato: allontanare, sviare l’uomo dalla sana conoscenza di Dio e dalla Speranza ovvero attentare alla sua buona Fede innata e privarlo dei suoi benefici, facendo in modo da isolarlo a priori dall’accesso ad un terza via possibile, probabile o quantomeno ipotizzabile.

Se questi sono i frutti di cotanta erudizione, allora è forse meglio essere ignoranti, è meglio rimanere piccoli e semplici (entro certi limiti), almeno si eviteranno influenze, perdite di tempo e disturbi alla manifestazione, povera ma SINCERA, della propria intenzione natia.

I signori, i padroni delle religioni (cioè coloro che credono di esserlo e si comportano come tali: i preti, ma anche, sul fronte opposto, i positivisti, gli atei, dato che anch’essi, sebbene con modalità diverse, troppo spesso fanno una religione, seppur non apertamente dichiarata, delle loro convinzioni e posizioni), forniscono troppe volte, con la loro ipocrisia, coi loro errori, con la loro storica malafede, malvagità e falsità gli elementi, lo spunto all’esasperazione improduttiva e conflittuale delle convinzioni della controparte. Entrambe detengono ovviamente elementi a ragione, elementi di verità e valori oggettivi che certamente meritano di essere evidenziati e considerati, ma ciò non è per nulla sufficiente per possedere o arrogarsi in esclusiva la corona della Verità. La verità incespica in piazza si suol dire a ragione; ciò per significare che attualmente una visione sintetica di essa può essere colta appieno solo individualmente, nell’uomo,  e ciò già a fronte di molte difficoltà da superare, una delle quali è proprio quella che sto esponendo. La strenua necessità dell’uomo di appartenere, di identificarsi e di identificare gli altri in uno dei due fronti o delle loro innumerevoli propaggini e dipendenze rende l’uomo schiavo di un solo sistema, che è solo volto a negargli il diritto della prima libertà cui dovrebbe aspirare: quella di poter vivere ed essere circondato, istruito solo della verità!

Il dualismo antagonista, conflittuale fra religione e scienza fra sciamanesimo-magismo religioso anche camuffato da culto spirituale dell’unico DIO e materialismo scientista, preferibilmente o inevitabilmente ATEO, causano infine una sola vittima: lo Spirito (dell’uomo e di Dio), che viene completamente negletto, stornato dagli uomini in un modo o nell’altro, secondo le proprie inclinazioni particolari.

Il dogma posto in opposizione al metodo scientifico; l’anima contro la ragione; la concessione generosa di esistere data dall’uomo ad una possibilità che potrebbe rivelarsi reale, quale la Verità di Dio, contro, per così dire, “l’avarizia” la “taccagneria”insita nella imprescindibile, obbligatoria “dimostrazione scientifica” a sostegno di ogni elemento umanamente considerabile.

Inoltre i perfidi hanno abusato e profittato in ogni modo possibile di queste due innate e ristrette visioni umane contribuendo in totale malafede alla stratificazione di errore su errore, di rivalsa su rivalsa, di incomprensione su incomprensione, di ingiustizia su ingiustizia e il tutto a solo detrimento della Verità che permane lontana dalla cognizione umana a causa di queste precise responsabilità oltre che di errori e comprensioni mancate. In fondo, questi atteggiamenti non sono che due modi pretestuosi ed abilmente dissimulati di esplicarsi da parte dell’unico orgoglio degli uomini. Il  male che li avvelena, li inganna e li rende schiavi se la ride delle dispute viscerali dallo stesso proposte e condizionate, appigliandosi alle particolari inclinazioni e debolezze personali, facendo sì che l’uomo svolti immancabilmente a destra o a sinistra di quella che è la Via esatta, la cui esistenza si può semplicemente dedurre dal fatto che la nostra natura tende di per se stessa, istintivamente, all’esattezza ed alla verità

Dulcis in fundo, l’uomo deluso, disperato, dopo averle provate tutte inutilmente e non avendo trovato quel che cercava, si convincerà quasi certamente che Dio è morto e giungerà alla conclusione che non esiste, visti i ministri indegni, dandosi magari, per trovare consolazione ed ovviare all’immancabile depressione che consegue l’insuccesso, alla droga, all’alcool ed a tutte le altre cose che demoliscono l’uomo procurandogli una gioia effimera a prezzo della sua mercificazione morale e materiale.

In queste condizioni l’esito del procedimento dovrebbe essere praticamente scontato e la fede e la dignità umana ne escono troppo spesso distrutte in massimo grado.

Già solo queste mie povere considerazioni dovrebbero farci sospettare che qualcosa non quadra in quei bei sistemi fatti di belle parole troppo abusate che vanno per la maggiore.

Ma un esempio su questo dualismo improduttivo potrà forse chiarire meglio i concetti.

Definizione dogmatica: dal catechismo della chiesa cattolica

1. Chi ci ha creato?

Ci ha creato Dio.

2. Chi è Dio?

Dio è l’Essere perfettissimo, Creatore e Signore del cielo e della terra.

Queste sono due risposte al problema esistenziale cui si può giungere coscientemente attraverso una conquista personale e vitale oppure che si possono ricevere ed assumere tal quali ed essere così ritenute verità. E’ ciò che accade inizialmente nei giovani e nei bambini che subiscono la formazione cristiana i quali, causa la propria inesperienza di vita, non resta che accettare per buone o meno definizioni altrui. Gli si inculcano inizialmente questi principi con lo scopo dichiarato di indirizzarli al bene ed evitare loro inutili perdite di tempo. Nel caso però che essi riscontrino, anche in un esame futuro, a maturità raggiunta, l’ipocrisia dei loro maestri, potrebbe però accadere il rigetto in toto di insegnamento ed insegnante indipendentemente dalla verità oggettiva dei contenuti trasmessi.

Quanto invece può produrre la ragione:

Epicuro così speculava sulla possibile esistenza di Dio: da Wikipedia

  • Dio non vuole il male ma non può evitarlo (Dio risulterebbe buono ma impotente, non è possibile).
  • Dio può evitare il male ma non vuole (Dio risulterebbe cattivo, non è possibile).
  • Dio non può e non vuole evitare il male (Dio sarebbe cattivo e impotente, non è possibile).
  • Dio può e vuole; ma poiché il male esiste allora Dio esiste ma non si interessa dell’uomo. Questa è la conclusione che Epicuro considera vera: gli dèi sono indifferenti alle vicende umane e si chiudono nella loro perfezione.

Queste sono nulla più che tutte le deduzioni che una mente umana, pur pensando razionalmente ed esattamente come un computer, può fare in base alla propria facoltà intelligente e agli elementi che le pervengono dai sensi esteriori  considerando soprattutto al problema difficile a spiegare del male oggettivamente presente nella vita umana. Il risultato che se ne ottiene coincide con una pura constatazione dei fatti in tutte le loro possibilità ed è quindi, a suo modo, scientifico, incontestabile e perfettamente dimostrabile (finché si voglia permanere nell’ambito relativo stabilito dal ragionatore). Su questo ed altri simili ragionamenti gli atei, i razionalisti, molti scienziati fondano le ragioni e le dimostrazioni del loro non credere in Dio, mentre i credenti accettano e credono (spesso solo dogmaticamente, per comodo o partito preso  e senza curarsi di coltivare quella fede), delle affermazioni che in ogni caso non si possono dimostrare sul piano meramente scientifico a causa del fatto che l’oggetto della dimostrazione: Dio, trascende in toto, per sua stessa natura, questo piano stesso. Pretendere da parte dello scienziato o dell’uomo stesso di analizzare scientificamente Dio mettendolo in una provetta, è come pretendere di costruire una casa con le fondazioni poste sulle nuvole. Ciò invero è molto poco scientifico come è molto poco scientifico affidare la propria strategia del credere ad un ragionamento svolto unicamente sui dati oggettivi, riscontrabili e scientifici in possesso dell’uomo mentre chiunque sa benissimo che nella sfera esistenziale esistono moltissimi elementi il cui valore oggettivo permane tuttora incognito all’umanità. Ora chiunque sa bene che se un solo elemento di qualsiasi espressione matematica ha valore indeterminabile prudenza vorrebbe il ritenere possibile o ammissibile per esso qualsiasi valore fino a prova contraria. In altre parole, dietro la incognita x da noi indeterminabile potrebbe esserci di tutto anche un intero universo o piano capace di demolire o inglobare e perciò relativizzare ogni teoria scientifica prodotta dagli uomini.

Sia per gli appartenenti ad un fronte che all’altro, io credo che la loro ricaduta o captazione nei rispettivi schieramenti avvenga innanzitutto col favore della inesperienza del soggetto, in secondo luogo a causa di insegnamenti limitati,  magari inculcati come una vera e propria violenza, senza che sia contestualmente presentata la ragione di essi convalidata dall’esperienza e dalla testimonianza esemplare dei maestri. Ritengo infine, che vi sia anche una non secondaria predisposizione individuale a subire  acriticamente questi condizionamenti ideologici.

Ma perché è così importante perseguire la Verità da parte dell’uomo? Chi conosce la Verità, quella che sta sopra tutto non può essere ingannato da nulla ed è totalmente immune dai condizionamenti delle apparenze. Pertanto vive una vita sicuramente priva di vie cieche ed improduttive e contempla in ogni stante la perfezione anche se essa non è al momento riportabile in questo mondo. Egli sa che la perfezione è quantomeno possibile!

Chi ha conosciuto la Verità ha, individualmente, le risposte ai problemi esistenziali ed è libero dall’affanno, dando anche un senso ed un frutto alle tribolazioni vitali che comunque subisce al pari o peggio di altri.

La conoscenza della verità è il rimedio alla depressione, all’angoscia ed a tanti altri mali oscuri del nostro tempo.

Quello che mi preme sottolineare è comunque ciò che io ritengo essere un errore di fondo gravissimo.

Al contrario di come si ritiene comunemente, io penso che la Verità sia comunque qualcosa che sta al di fuori e al di sopra delle parti, anche di quelle più esatte e “vere”.

Mi spiego:

Essendo la Verità fatta per dimorare nel cuore degli uomini ed esservi diconosciuta, per indirizzarlo, io credo che la prima e più importante cosa in grado di farla esistere sia l’Amore (ovvero la Carità), che uno mette nel cercarla e perseguirla piuttosto che la vastità o la scelta dei mezzi che ha a disposizione nella vita. Quella persona, infatti, per quanto possa essere erudita, quasi certamente non sarà in grado di appurare con esattezza assoluta, in prima persona, come realmente si svolsero i fatti su cui basa la sua fede; potrebbe anche essere stata ingannata e i fatti o gli scritti adulterati specie se parliamo di eventi accaduti secoli e secoli or sono. D’altro canto è un fatto constatabile che la scienza, per poter divenire assolutamente esatta, deve proporzionalmente restringere il campo delle sue considerazioni ed analisi, causa, proprio, la vastità e la complessità estrema della nostra sfera vitale con tutte le sue implicazioni ed interconnessioni di portata universale. Ciò porta ad una inevitabile relativizzazione delle conclusioni.

Tutto ciò per dire che quando si abbia Amore nelle cose tutte , anche nell’apprendere ed istruire il nostro essere, si vengono a possedere le chiavi di accesso a tutto: alla Verità, alla Libertà, alla pienezza dell’esistenza, indipendentemente dalle condizioni oggettive in cui questa è vissuta. Sì, perché quello che se ne ricava è soprattutto uno stato interiore del tutto desiderabile ed amabile.

Giustamente perciò afferma Paolo:

1Corinzi 13:1 Se anche parlassi le lingue degli uomini e degli angeli, ma non avessi la carità, sono come un bronzo che risuona o un cembalo che tintinna.

1Corinzi 13:2 E se avessi il dono della profezia e conoscessi tutti i misteri e tutta la scienza, e possedessi la pienezza della fede così da trasportare le montagne, ma non avessi la carità, non sono nulla.

1Corinzi 13:3 E se anche distribuissi tutte le mie sostanze e dessi il mio corpo per esser bruciato, ma non avessi la carità, niente mi giova.

Questo vale sia per la scienza che per la religiosità; questo indica all’uomo cosa veramente deve importargli.

Nascere un’altra volta

Giovanni 3:1 C’era tra i farisei un uomo chiamato Nicodèmo, un capo dei Giudei.
Giovanni 3:2 Egli andò da Gesù, di notte, e gli disse: «Rabbì, sappiamo che sei un maestro venuto da Dio; nessuno infatti può fare i segni che tu fai, se Dio non è con lui».
Giovanni 3:3 Gli rispose Gesù: «In verità, in verità ti dico, se uno non rinasce dall’alto, non può vedere il regno di Dio».
Giovanni 3:4 Gli disse Nicodèmo: «Come può un uomo nascere quando è vecchio? Può forse entrare una seconda volta nel grembo di sua madre e rinascere?».
Giovanni 3:5 Gli rispose Gesù: «In verità, in verità ti dico, se uno non nasce da acqua e da Spirito, non può entrare nel regno di Dio.
Giovanni 3:6 Quel che è nato dalla carne è carne e quel che è nato dallo Spirito è Spirito.
Giovanni 3:7 Non ti meravigliare se t’ho detto: dovete rinascere dall’alto.
Giovanni 3:8 Il vento soffia dove vuole e ne senti la voce, ma non sai di dove viene e dove va: così è di chiunque è nato dallo Spirito».
Giovanni 3:9 Replicò Nicodèmo: «Come può accadere questo?».
Giovanni 3:10 Gli rispose Gesù: «Tu sei maestro in Israele e non sai queste cose?
Giovanni 3:1 C’era tra i farisei un uomo chiamato Nicodèmo, un capo dei Giudei.
Giovanni 3:2 Egli andò da Gesù, di notte, e gli disse: «Rabbì, sappiamo che sei un maestro venuto da Dio; nessuno infatti può fare i segni che tu fai, se Dio non è con lui».
Giovanni 3:3 Gli rispose Gesù: «In verità, in verità ti dico, se uno non rinasce dall’alto, non può vedere il regno di Dio».
Giovanni 3:4 Gli disse Nicodèmo: «Come può un uomo nascere quando è vecchio? Può forse entrare una seconda volta nel grembo di sua madre e rinascere?».
Giovanni 3:5 Gli rispose Gesù: «In verità, in verità ti dico, se uno non nasce da acqua e da Spirito, non può entrare nel regno di Dio.
Giovanni 3:6 Quel che è nato dalla carne è carne e quel che è nato dallo Spirito è Spirito.
Giovanni 3:7 Non ti meravigliare se t’ho detto: dovete rinascere dall’alto.
Giovanni 3:8 Il vento soffia dove vuole e ne senti la voce, ma non sai di dove viene e dove va: così è di chiunque è nato dallo Spirito».
Giovanni 3:9 Replicò Nicodèmo: «Come può accadere questo?».
Giovanni 3:10 Gli rispose Gesù: «Tu sei maestro in Israele e non sai queste cose?
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Questo brano del Vangelo di Giovanni pone senza dubbio ai nostri occhi un’evidenza: l’uomo naturale, concepito e nato secondo la carne in questo mondo materiale, pur animato dalle migliori intenzioni, non e’ in grado di vedere il Regno di Dio e se non lo vede, come potrà trovarne la porta per entrarci? Questo significa che ogni uomo naturale è come se fosse cieco dalla nascita, ovvero impossibilitato, per mancanza degli organi preposti, a cogliere, percepire, apprezzare il regno di Dio e la sua realtà, la sua consistenza effettiva. Ancora: chi appartiene al Regno di Dio è incomprensibile ed imprevedibile per chi, come l’uomo naturale, ancora non ne ha parte. L’uomo naturale, infatti, per sua vocazione natia, cercherà di compiacere ed assecondare le diverse esigenze della sua corporeità e vita materiale; egli  non può di norma  immaginare e tanto meno ammettere, se nessuno glielo spiega, per qual motivo altri uomini decidano ad un certo momento di agire contrariamente a quello che prevedibilmente ci si aspetterebbe da loro, non considerando ad es., la propria convenienza.
Da questo discorso si evince come il principio della convenienza umana possa essere stravolto dalla semplice ammissione e messa in pratica in se stessi di leggi di vita e principi diversi da quelli propri dell’uomo naturale. L’uomo naturale considera una cosa sacrosanta il guadagno ad es., l’uomo spirituale no, non lo considera affatto cosa sacrosanta; la cosa sacrosanta per lui è la giustizia prima di tutto, giustizia per la quale sarà pronto anche a sacrificare il guadagno personale … o altro…
Cosa significa quindi rinascere per acqua e Spirito? Significa trasformare, trasmutare l’uomo naturale in uomo spirituale attraverso l’assunzione a guida del proprio essere di un’altra logica di vita, di altri valori messi al primo posto, di un’altro Spirito nelle cose che si pensano e si fanno.  Significa crocifiggere, seppellire in noi l’uomo vecchio per far posto a quello nuovo. Se lo spirito adottato è superiore all’uomo naturale e proviene da Dio ecco la rinascita dall’Alto, ecco il potere enorme e miracoloso della Legge di Dio attuato concretamente nell’uomo. L’acqua, cioè la grazia, la benevolenza di Dio, il suo perdono, è altrettanto necessaria per lavare via la scoria del procedimento, per eliminare dall’uomo nuovo e rinato le cose vecchie, impure e pregresse che non possono più convivere accanto alle nuove, pur essendo magari servite a generarle e sostenerle inizialmente. Il rito del Battesimo cristiano dovrebbe insegnare attraverso un atto simbolico tutto questo, ma la potenza reale di tale insegnamento può essere sviluppata e concretamente posta in opera solo con l’esercizio convinto e motivato di una vita diversa. Chi non lo fa, non lo può capire e rimane prigioniero della propria incongruenza, cieco sempre convinto di vederci bene.
Questa rinascita, una volta avvenuta, produrrà effetti e mutamenti solo nel cuore di quell’uomo oltre che nelle azioni da esso conseguenti. Non è ancora il tempo, infatti, in cui questi mutamenti possano venire apertamente manifesti a tutti; essi però preparano a quel momento, così come la brace prepara l’incendio, magari per lunghi giorni.
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Salmi 74:11 Annienterò tutta l’arroganza degli empi,
allora si alzerà la potenza dei giusti.
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E’ tutto semplice in fondo, basta voler capire.
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Il vantaggio della Giustizia

Quale vantaggio ha l’uomo che decide di vivere nella Giustizia rispettandola in ogni atto della sua vita?

Vivere nella giustizia significa non commettere MAI il male quando si hanno davanti tutte le possibilità e i mezzi o i poteri di farlo, proprio quando si è certi di non poter essere visti nè perseguiti o impediti dagli uomini, significa muovere anche contro la personale convenienza anzi, significa non considerarla nemmeno se prima non si  sia certi di non fare torto ad alcuno direttamente o indirettamente.

Ama il prossimo tuo come te stesso!

Usa cioè lo stesso metro di valutazione, la stessa cura, quando agisci per il tuo bene come quando la tua azione è rivolta nei confronti di altri. Concedi loro a priori lo stesso credito, rispetto, diritto di vivere, dignità, amore che concederesti a te. Ciò è cosa ben  diversa del volersi o doversi prendere in carico tutti i problemi materiali e le contingenze che sono fardello pesante degli uomini. Nemmeno Gesù lo ha voluto fare anche se avrebbe certamente potuto. Noi, causa i nostri limiti, non possiamo pretendere di metterci a strappare le erbe infestanti, il loglio, da tutti i campi del mondo o soltanto da quelli che stanno  intorno a noi; moriremmo estenuati senza poter concludere nulla di valido e le malerbe continuerebbero a ricrescere tranquillamente. Noi invece, possiamo iniziare dal nostro campo personale, grande o minuscolo che sia, a seminare seme puro, giusto, viglilandone la crescita e ciò significa appunto seminare, rendere presente e rispettato il concetto di giustizia, il suo germe, all’interno di ogni nostra azione. Seminare la Giustizia nel Principio delle cose, nel cuore nostro e perciò di ogni azione, permette di far sì che essa cresca ed agisca parimenti allo svilupparsi del contesto; con un minimo sforzo otterremo un grande risultato; seminarla invece a posteriori e dall’esterno è solo una battaglia persa in partenza. La giustizia nell’uomo deve essere preter intenzionale. Questo  possiamo fare subito, efficacemente e sicuramente. Quando altri vedranno il nostro campo crescere bene con la benedizione del Signore e malgrado  le immancabili avversioni di coloro che non amano la giustizia, cominceranno a porsi qualche domanda  e forse decideranno anch’essi di fare secondo il comandamento. Sarà dunque l’umanità, convertendosi alla giustizia, a dare al comandamento di Dio la forza sufficiente, le braccia, i mietitori convinti per compiere nel dettaglio quella redenzione del mondo che Cristo ci ha già donato e reso possibile col proprio esempio, insegnamento e sacrificio.

Questo è il solo comandamente in grado di rendere davvero giusta la bilancia delle umane azioni, intenzioni e ragionamenti. La reciprocità, ovvero il provare a rivoltare idealmente verso noi stessi la medesima azione che stiamo per fare nei confronti di altri ci aiuta a comprendere infallibilmente se essa appartiene alla giustizia o all’iniquità.

Mi si dirà che è difficile applicare questo nel mondo.

Io credo piuttosto che esista una visione, un’interpetaziome, un’accezione di questo comandamento che volutamente  rende difficile, improbo da applicare il Comandamento e ciò con lo scopo di non far vedere quale Bene invece possa derivare da esso ove giustamente messo in pratica. Molti fra i lettori che giungono su questo bolg alla ricerca di soluzioni “magiche” ai loro problemi, alla ricerca di preghiere potenti in grado di sconfiggere la sventura, la malattia, o le soverchianti avversità della vita, dovrebbero comprendere bene quanto dico perchè questo è il vero segreto per ottenere da Dio uno scudo potente, reale contro le avversità, non certo come lo promettono i “maghi” o come lo vorrebbe il mondo, ma in un modo che solo chi è con Dio riesce a comprendere.

Occorre sapere bene che Dio non interviene in forza della sofferenza dell’uomo, ma piuttosto contro l’ingiustizia perpetrata davanti al giusto!

Dunque, imparate ad essere giusti anche solo un po’ o quantomeno a non essere ingiusti ed avrete la difesa di Dio come canta il Salmo:

Salmi 90:3 Egli ti libererà dal laccio del cacciatore,
dalla peste che distrugge.
Salmi 90:4 Ti coprirà con le sue penne
sotto le sue ali troverai rifugio.
Salmi 90:5 La sua fedeltà ti sarà scudo e corazza;
non temerai i terrori della notte
né la freccia che vola di giorno,
Salmi 90:6 la peste che vaga nelle tenebre,
lo sterminio che devasta a mezzogiorno.
Salmi 90:7 Mille cadranno al tuo fianco
e diecimila alla tua destra;
ma nulla ti potrà colpire.
Salmi 90:3 Egli ti libererà dal laccio del cacciatore,
dalla peste che distrugge.
Salmi 90:4 Ti coprirà con le sue penne
sotto le sue ali troverai rifugio.
Salmi 90:5 La sua fedeltà ti sarà scudo e corazza;
non temerai i terrori della notte
né la freccia che vola di giorno,
Salmi 90:6 la peste che vaga nelle tenebre,
lo sterminio che devasta a mezzogiorno.
Salmi 90:7 Mille cadranno al tuo fianco
e diecimila alla tua destra;
ma nulla ti potrà colpire.

La risposta di Dio, il suo aiuto, giungono sempre per tutti, solo in modalità, incisività e tempi differenti, a seconda del grado di perfezione, di coerenza nella giustizia di colui che chiede e prega. Il giusto ha quindi un grandissimo potere, quello di giudicare l’iniquo non appena si mostri in opere davanti a lui. Non è un giudizio di parole, alla maniera degli uomini, ma di sostanza, secondo Dio. E’ un confronto istantaneo e silente davanti a Dio in cui il giusto è giudice e testimone dell’ingiustizia ad un tempo. E’ come se Dio fosse direttamente presente e “obbligato” dalla sua stessa essenza a pronunciarsi tra il giusto e l’iniquo. Infatti Dio è presente perchè il giusto è, senza nessun calmore, l’occhio, l’orecchio, la bocca di Dio. Il giudizio di chi vede giustamente è quindi la “pesatura” esatta dell’iniquo  oltre ogni cortina ed imbellettamento di falsità; la dichiarazione, il riconoscimento di questo valore ha quindi peso universale, schiacciante, esecutivo e pertanto viene chiamata giudizio.
Proverbi 21:12 Il Giusto osserva la casa dell’empio
e precipita gli empi nella sventura.

Salmi 36:25 Sono stato fanciullo e ora sono vecchio,
non ho mai visto il giusto abbandonato
né i suoi figli mendicare il pane.

Salmi 54:23 Getta sul Signore il tuo affanno
ed egli ti darà sostegno,
mai permetterà che il giusto vacilli.


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