La Fede e la Ragione


Fede e ragione sono elementi in antitesi o invece costituiscono i due pilastri necessari su cui deve poggiare l’uomo per evolvere veramente verso un bene eterno?

La fede costituisce realmente un’ espressione di irrazionalità, di non ragione, di pazzia della ragione o è piuttosto una forma non riconosciuta di superiore razionalità, pur basata su schemi estremamente aperti e liberi, ma perfettamente accordabili con la logica del razionale? La fede  ha sempre un soggetto nel quale venire riposta, essere o cosa che sia, a torto o a ragione. Se non lo ha ma rimane nel generico, non può dirsi fede. Non esiste, ritengo, una fede in generale o nel vago e se anche esistesse non potrebbe funzionare. La fede, certo, non può avere padroni ed è una cosa assolutamente personale che dipende da una precisa scelta o impostazione individuale e cardinale. Abbiamo due elementi che caratterizzano la fede: la qualità del suo esercizio cioè il grado di coerenza ad essa, da parte di colui che la possiede e il soggetto sul quale essa si poggia o verso cui si indirizza con le relative ragioni, simpatie, sentimenti, motivazioni. Una fede forte e perfetta in un soggetto intrinsecamente vano, falso o indegno non serve all’uomo (fanatismo e idolatrie di ogni genere, ad es.) così come non serve a nulla una fede in un degnissimo soggetto, fede che sia ipocrita e non totalmente solidale con l’impegno assunto. Per usare un paragone alpinistico, non serve a nulla assicurarsi con una corda perfetta e robusta ad un bel chiodo che non tiene alla prova dei fatti, così come è inutile assicurarsi ad un chiodo solidamente piantato con un corda vecchia e logora. Nel primo caso è probabilmente lo spirito dell’uomo ad essere vittima di un inganno, nel secondo caso l’ipocrisia o la debolezza della persona rende inutile e fors’anche dannosa la verità che le è stata rivelata pur precisamente. La fede è dunque un vincolo ed un ponte con cui l’uomo volontariamente si lega, si appoggia a qualcosa o a qualcuno in virtù di ragioni a volte indecifrabili poichè non tutte rispondenti ad esigenze cerebrali, alla logica di tipo cerebrale, ma più spesso, quando si tratta, ad es., di religione e fede in Dio, appartenenti alla logica profonda e spesso insondabile del cuore o dell’animo umano. Si dà per scontato che la fede sia strumento utile al fine dell’elevazione dell’uomo oltre le sue incapacità o impossibilità,  almeno questo è ciò che egli generalmente ritiene. La fede riposta in un soggetto falso o in abito ingannevole, illusorio serve invece a perdere e deludere l’uomo e questa è una evenienza più facile ed immediata da riscontrare, ma non sempre. Di qui la necessità imperativa della ricerca, lo strenuo bisogno di conseguire in purezzaVerità assolute, Verità pure.   Noi sappiamo bene che proprio la Verità è l’elemento che fin dalla notte dei tempi è stato maggiormente e meglio falsificato e proprio nella intenzione premeditata di mantenere l’uomo lontano dalla, speranza, dalla salvezza e dalla libertà. E’ assai facile per l’uomo conseguire certezze e quindi una fede anche fruttuosa in qualcosa nell’ambito ristretto di un sistema logico da questi creato e controllabile. Tale sistema, necessariamente limitato e circoscritto, di solito, a puri elementi sensibili della realtà materiale è infatti pienamente gestibile da chi lo ha creato ed ordinato. Mi riferisco qui, ad es., all’atteggiamento scientista, razionalista che o potuto riscontrare in alcune persone, ma questo è, in generale, un modo di affrontare la realtà che tutti gli uomini, in varia misura, tendono ad adottare, anche inconsciamente. Trovo che tale atteggiamento risulti alla fine riduttivo per le aspirazioni di crescita dell’uomo, assomigliando infine ad una stanza ben circoscritta della quale si conosce alla perfezione ogni soggetto, ogni legge (si ritiene di conoscerle tutte….), ogni elemento presente  e nella quale ci si limita a giocare facendo finta che al di fuori non vi sia null’altro, escludendo dal gioco tutto ciò che potrebbe interferire. Il gioco certo si svolge alla perfezione, ma si tratta di un ambito che sarà sempre relativo e quindi darà frutti fittizi. Ho avvertito più volte in queste persone come un senso di fastidio e disagio nel momento in cui si citano cose che potrebbero essere al di fuori del loro schema e non essendo dimostrabili in base ai loro canoni. La  presenza di un solo elemento incognito in un sistema o in una equazione, tuttavia, dovrebbe in un corretto ragionamento far presupporre o sospettare la possibilità che dietro di esso potrebbe esserci di tutto, appunto perchè è incognito. Invece quando si afferma che potrebbe esserci Dio, così come lo hanno descritto le Scritture, cala inesorabilmente la cortina dell’impossibile, del “razionalismo”, della chiusura mentale di fronte ad una possibilità che, pur non provabile scientificamente, dovrebbe quantomeno ottenere un posto anche minuscolo nelle idee possibili e indagabili da parte dell’uomo, soprattutto per le enormi implicazioni cui porterebbe se per caso si rivelasse essere un dato vero. Per uomini siffatti è evidente che Dio deve costituire un enorme fastidio in quanto non pesabile o imprigionabile in alcun modo nel loro bel sistema, nel loro bel giardinetto lindo ed ordinato alla perfezione. L’esistenza possibile, o peggio dimostrata, di Dio sconvolgerebbe irreparabilmente l’ordine perfetto di quel luogo, la sua logica, la sua legge e la vita della persona; me ne rendo perfettamente conto. Io trovo perciò che proprio coloro che ammettono di essere fedeli alla logica, al razionale, all’esatto e a null’altro non ottemperano affatto a questo principio di coerenza perchè escludono a priori, ignorano deliberatamente  un elemento che per quanto ipotetico o immateriale possa essere non potrà venire impunemente  tolto di mezzo fino a quando l’uomo non sia divenuto onniscente a sua volta e qui c’è ancora molta strada da percorrere. Sappiamo bene che l’uomo ha bisogno di un sistema che sia sottomesso alla sua volontà, lo desidera strenuamente perché solo così può essere in grado di affermare il proprio ego. Un sistema che presenti delle incognite perchè è oggettivamente più grande dell’uomo, non è da questi dominabile e la cosa crea in lui un particolare tipo di sconcerto, di timore, di disagio. Noi sappiamo che un sistema chiuso, privo di qualunque scambio con una dimensione di ordine superiore o solo più estesa, tende a divenire inevitabilmente asfittico, morto. Così è anche per la dimensione mentale e razionale dell’uomo che pure è sconfinata; se ristretta al solo pensare del cervello finisce per fare la stessa fine, diventa auto illusione, diviene non luce, ma tenebra cioè luce falsante ogni valutazione.

Io paragonerei il cuore dell’uomo alle fondamenta di una casa sulle quali poi è costruito tutto l’edificio umano: l’esistenza. Le fondamenta di solito non si vedono perchè stanno sotto terra, ma da esse e soprattutto dal terreno dove sono appoggiate dipende tutta la stabilità futura dell’edificio umano, dei costrutti mentali, della vita e la resistenza statica della costruzione all’impatto di avversità impreviste. Non considerare o negare l’esistenza e l’importanza di queste fondamenta solo perchè non si vedono o non sono accessibili non è, a mia opinabilissima opinione, un valido argomento utile per tranquillizzare e garantire la propria esistenza, specialmente in un’ottica futura. Più saggio, secondo me è chi si adopera in ogni modo per verificare fin dall’inizio se le fondamenta del proprio edificio siano giuste ed adatte a sopportare quello che si vorrà nel tempo costruirci sopra. In questo senso io credo valgano gli insegnamenti magistrali di Gesù:

Luca 6:46 Perché mi chiamate: Signore, Signore, e poi non fate ciò che dico?
Luca 6:47 Chi viene a me e ascolta le mie parole e le mette in pratica, vi mostrerò a chi è simile:
Luca 6:48 è simile a un uomo che, costruendo una casa, ha scavato molto profondo e ha posto le fondamenta sopra la roccia. Venuta la piena, il fiume irruppe contro quella casa, ma non riuscì a smuoverla perché era costruita bene.
Luca 6:49 Chi invece ascolta e non mette in pratica, è simile a un uomo che ha costruito una casa sulla terra, senza fondamenta. Il fiume la investì e subito crollò; e la rovina di quella casa fu grande».
Luca 6:46 Perché mi chiamate: Signore, Signore, e poi non fate ciò che dico?
Luca 6:47 Chi viene a me e ascolta le mie parole e le mette in pratica, vi mostrerò a chi è simile:
Luca 6:48 è simile a un uomo che, costruendo una casa, ha scavato molto profondo e ha posto le fondamenta sopra la roccia. Venuta la piena, il fiume irruppe contro quella casa, ma non riuscì a smuoverla perché era costruita bene.
Luca 6:49 Chi invece ascolta e non mette in pratica, è simile a un uomo che ha costruito una casa sulla terra, senza fondamenta. Il fiume la investì e subito crollò; e la rovina di quella casa fu grande».

Questo insegnamento ci dice proprio che ogni cosa noi possiamo fare, per quanto bella, buona, seducente, santa, eroica possa essere, è assolutamente condizionata dal fondamento su cui poggia. Un duomo meraviglioso per opere d’arte e profusione di generosità dei fedeli crollerà rovinosamente se non fondato fin dal principio sulla Roccia del Signore e tutte le belle cose i lodevoli propositi mentali con cui quella comunità l’aveva edificato faranno la stessa fine!
Recita il Salmo 126:1
Se il Signore non costruisce la casa,
invano vi faticano i costruttori.
Se il Signore non custodisce la città,
invano veglia il custode.
Questa è l’importanza e la determinanza delle fondamenta! Se non sono poggiate sulla roccia eterna del Signore che valgono per il futuro?
Ma cosa ha a che fare tutto questo ragionamento con la fede?
Mi spiego; l’uomo, molto facilmente può incorrere in questa situazione: volendo egli mettere a profitto nel bene la sua vita, potrebbe accadergli ad un tratto di scoprire di aver ricevuto in sorte un edificio iniziato su fondamenta inadatte, carenti, errate o addirittura mancanti. Potrà accadergli, ad un certo punto della sua esistenza, di trovare già presenti nel suo animo cose spiacevoli come passioni, vizi , manie ecc. che non aveva mai cercato in nessun modo e che pure si manifestano prepotentemente ad un certo punto e vi si trovavano ben installate come fossero a casa loro da sempre. Io credo siano parte integrante dell’eredità trasmessa all’uomo fin dal concepimento. Costituiscono la porzione di terra che egli, bene o male, dovrà coltivare e dissodare personalmente, con le invitabili malerbe presenti come semi o radici dormienti.  Se non fosse per la presenza, la notifica della la Legge di Dio e il confronto con essa, probabilmente, quell’uomo costruirebbe la sua esistenza su quelle basi senza nemmeno accorgersi della necessità di doverle in qualche modo emendare.  Ora, di fronte a questa evidenza, che non è mai piacevole riscontrare in se stessi e della quale non è facile prendere atto, si presentano alla persona due vie asssai diverse per obiettivo, sviluppo e punto d’arrivo. La prima, la più facile, è quella di negare l’evidenza come sciocchezza indimostrabile oppure di ignorare, negligere totalmente il problema come se niente fosse e seguire la corrente naturale senza combattere né farsi problemi di alcun tipo. L’uomo troverà, per tranquillizzarsi la coscienza e l’intelligenza, giustificazioni a iosa.
La seconda invece è dura perchè impone di muovere contro la propria natura, obbliga a correggere o misconoscere in parte il proprio cuore pur partendo da una posizione, quella della ragione, che permette sì di rivelare il guasto presente, permette di comprenderlo, identificarlo precisamente, ma che possiede mezzi assai limitati e potenza quasi nulla di fronte all’impeto di una passione, di un sentimento, di un’inclinazione o di un desiderio illeciti che vengono dall’interno  dell’uomo. Essendo noi piccoli ed impotenti, la fede ci serve perchè con essa possiamo permettere a Dio o all’Amico di aiutarci usando anche mezzi che non appartengono alla nostra personale razionalità. La retta ragione ci permette di analizzarci in rapporto a tutto quanto esiste nell’universo, dentro  fuori di noi, di individuare le ancore di salvezza, di valutare le conseguenze ultime dei nostri atti, ma ci permette anche di aver fede ovvero di rivolgerci al soggetto della nostra fede che, evidentemente è o dovrebbe essere sempre posto ad un livello superiore al nostro, altrimenti che vantaggio avrebbe l’aver fede in qualcosa di inferiore all’uomo? Certo c’è anche chi fa questo; liberissimo di fare, come di non credere in nulla. L’uomo è libero anche di suicidarsi, entro certi limiti, ma non risolve così i suoi assilli, non credo proprio. La fede è quindi un impegno, un ponte che per essere gettato richiede necessariamente un sacrificio iniziale, richiede il superamento da parte dell’uomo di un tratto oscuro più o meno lungo, in attesa di giungere al riscontro oggettivo di quanto ha fatto. Può essere talvolta una scelta molto difficile da affrontare, specialmente, io ritengo, in presenza di un forte “amor di sé”, di una attaccamento profondo ai valori della vita materiale. Ognuno è quello che è, ma l’importante  è sapere che si può divenire qualcosa di diverso da se stessi, ne abbiamo tutti quanti, nel tempo, la possibilità di cognizione ed il mezzo per realizzare questa conversione, questa purificazione profonda della nostra terra da ogni radice o seme infestante che non appartiene all’umanità e non può avere futuro insieme ad essa. La ragione non è quindi opposta alla fede come certuni ritengono, ma insieme possono agire sull’uomo perchè ne consegua un bene eterno.
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2 commenti

  1. roberto fiaschi said,

    giugno 21, 2010 a 10:14 am

    Grande! Evviva la gente come Voi, un caro saluto,
    Roberto Fiaschi

  2. giacomokorn said,

    settembre 17, 2009 a 10:15 am

    Bello, equilibrato, stimolante!
    Alla lievità con cui è portato avanti l’argomento, fa da contraltare lo stimolo a “ricercare noi stessi”.
    Con rispetto, da parte dell’Autore, per ogni sentimento degli altri.
    Giustamente si fa rilevare che ciò che a noi è incognito (quasi tutto ciò che trascende la nostra “piccolezza”) non va, per questo, “cancellato”.
    Anzi l’uomo deve sempre andare alla ricerca per darsi comunque “una spiegazione”. E’ vero, la ragione da sola poco o nulla può.
    La Fede, per chi ce l’ha, rappresenta una “fiducia” in Qualcuno che ci trascende. E queste persone sono certamente aiutate a sopportare meglio la vita terrena.
    Ci sono poi coloro che NON CREDONO, ed altri che, comunque, VANNO ALLLA RICERCA di Dio, o Chi per Lui.
    L spiritualità è per l’UOMO essenziale, in qualunque modo venga manifestata.
    Anche io credo che non vi sia un contrasto tra Fede e Ragione, anzi se ben dosate, possono dar luogo ad una SINERGIA, utile per l’Uomo e per l’Umanità.
    Giacomo Korn


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